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Friday, August 15, 2008

«La Russia vada avanti, adesso deve cadere Tbilisi»



«Saakashvili è un criminale: o si arrende accettando il processo per genocidio o deve morire» Chiede «la conquista di Tbilisi», mette il presidente georgiano Saakashvili di fronte a due opzioni: «O si consegna ai russi per farsi processare o deve morire». Alexander Dugin è il leader del movimento Eurasia, uno dei gruppi che sostiene la politica di ritrovato orgoglio nazionalistico. Conosce bene Putin, oggi primo ministro, che ascolta volentieri i suoi consigli. Dugin incarna, anche fisicamente, il prototipo dell’intellettuale russo. È alto, magro, ha gli occhi azzurri e si è fatto crescere la barba lunga, alla Solgenitsin. Porta sempre un voluminoso revolver, che esibisce alla cinta. La settimana scorsa era in Ossezia del Sud e oggi è in stretto contatto con i leader della regione secessionista. Su quel conflitto ha idee chiarissime (e bellicose), come dimostra in questa intervista concessa al Giornale. La Russia non sta esagerando nell’Ossezia del Sud? «Niente affatto, dovevamo intervenire, perché l’esercito georgiano ha aperto il fuoco sui nostri caschi blu, ma soprattutto perché conduce una politica di genocidio verso gli osseti. Hanno bombardato i civili, provocando almeno duemila morti e trentamila profughi, hanno fatto pulizia etnica nei villaggi. Non potevamo rimanere indifferenti». Ma ora i georgiani si stanno ritirando, non basta? «Assolutamente no. È stato il presidente della Georgia a cominciare questa crisi. È un nuovo Hitler, perché ha attaccato popolazioni innocenti e non armate. Era nostro dovere fermarlo per non ripetere gli errori della storia. Non c’è che una soluzione: conquistare Tbilisi e riportarla sotto il nostro controllo». Eppure Saakashvili è stato eletto democraticamente... «Guida un regime criminale, paragonabile ad Al Qaida o alla Germania nazista. Era da decenni che non si assisteva a un genocidio di queste dimensioni. Di fronte a sé ha due opzioni: o si consegna ai russi e accetta di farsi processare a Mosca oppure deve morire». Eppure anche i russi sono intervenuti in Cecenia e non certo con i guanti. Lui no e voi sì? «I massacri contro i civili in Ossezia del Sud sono documentati, mentre il nostro intervento in Cecenia era mirato contro i terroristi, non contro la popolazione civile. Qui i georgiani vogliono annientare un popolo». Ma ora il conflitto rischia di allargarsi. Dopo la Georgia toccherà all’Ucraina? «Sì, perché il governo ucraino si sta comportando allo stesso modo di quello georgiano. Ha riabilitato i nazisti ucraini, perseguita i russi ortodossi e appoggia Tbilisi nel genocidio nell’Ossezia del Sud. Ha addirittura mandato lì dei soldati, mentre al fianco degli osseti del sud ci sono volontari ucraini. Così non si può andare avanti». Dunque guerra anche in Ucraina? «La situazione lì è molto seria e la crisi sta per esplodere. Ci sono due popoli con due opzioni geopolitiche, due visioni del futuro. Da una parte i russofoni che hanno come riferimento il Cremlino, la religione ortodossa, l’Eurasia. Dall’altra gli ucraini che guardano agli Stati Uniti, all’Occidente, alla Nato. I primi stanno con gli osseti, i secondi con i georgiani. Come può il Paese rimanere unito? Le divisioni in Ucraina sono gravi, profonde, irreparabili». Ma questo rischia di destabilizzare tutta la regione, non è preoccupato? «Ribadisco non siamo stati noi ad iniziare questo processo. Certo, che sono preoccupato, ma ad essere aggrediti sono i russi e dobbiamo difendere i nostri diritti, a cominciare da quelli umani». Che lei sappia, il Cremlino condivide le sue opinioni? «Io parlo per me, ma credo che in questo momento un’ampia maggioranza dei poteri russi la pensi allo stesso modo».

da " IL GIORNALE" articolo di Marcello Foa del 11.08.2008

Venti di Guerra 2

Che cosa è accaduto nel Caucaso?

I rapporti tra Ossetia del del Sud e Georgia sono tesi da sempre, almeno dal primo referendum per l'indipendenza del 1992, che portò ad una guerra con 2000 vittime.
In seguito accadde ben poco fino al 2004 quando vi furono nuovi combattimenti con molti morti e feriti
Nel settembre del 2006, dopo circa due anni di pace, gli osseti abbatterono l'elicottero che trasportava il Ministro della Difesa ed il Capo di Stato Maggiore della Georgia.
Non ci furono vittime, ma alcuni giorni dopo la risposta della Georgia fu l'attacco ad alcune pattuglie ribelli. Tre osseti ed un soldato georgiano restarono uccisi. Due mesi dopo il governo secessionista dell'Ossetia del sud ottenne una larga maggioranza al secondo referendum per l'indipendenza. Tuttavia, come nel 1992, l'Unione Europea si rifiutò di riconoscere il piccolo stato (poco meno di 100.000 abitanti).

Dal 2006 al luglio del 2008 non vi furono che alcune sporadiche scaramucce tra i due paesi.

Nello scorso mese di luglio l'Ossetia intensifica le operazioni di disturbo sul confine. Alcuni aerei russi partono dal territorio osseto e sorvolano ripetutamente lo spazio aereo georgiano. Da postazioni dei separatisti vengono lanciati a più riprese dei missili contro la Georgia. Mikheil Saakashvili, il presidente georgiano denuncia la violazione del "cessate il fuoco" da parte dell'Ossetia. Iniziano i primi combattimenti nelle zone di confine.
E' il 1 agosto.

Dopo sei giorni la Georgia tenterà l'invasione dell'Ossetia del Sud, finendo direttamente nella trappola russa.


Posto la traduzione di un articolo apparso su "РОССИЯ.3" il sito dell'Unione della Gioventù Eurasiatista (o Eurasista). Riguarda il congresso che si è svolto, guarda il caso, proprio nell'Ossetia del Sud, poche settimane prima dell'inizio della nuova ondata di provocazioni ossete che hanno portato al fallito tentativo di invasione.

Il 30 giugno scorso si è tenuto in Ossetia del sud, nella città di Tskhinval, il III Congresso dell’Unione della Gioventù Eurasiatista.
Hanno partecipato alcune centinaia di giovani eurasiatisti provenienti dalla Russia, dall’Ucraina, dal Kazachistan, dalla Turchia, dalla Francia, dall’Italia, e dalla Serbia. Tra i più importanti relatori del convegno dobbiamo ricordare il filosofo politico Alexandar Dugin , il presidente dell’Ossetia del Sud Eduard Kokoity e Pavel Zarifullin, il leader dell’Unione della Gioventù Eurasiatica.

Punti salienti dell’incontro:
• Non si riconosce il catastrofico crollo dell’Unione Sovietica verificatosi contro la volontà popolare espressa dal referendum del 1991;
• Si prende atto che vi sono cambiamenti positivi in Russia dopo l’elezione del Presidente Dmtri Medvedev che assieme a Putin si è opposto all’aggressiva espansione della Nato verso Est;
• Si deve accettare l’idea che la Russia è sotto minaccia di guerra da parte degli Stati Uniti che intendono far entrare nella Nato l’Ucraina, la Georgia e l’Arzeibagian.
• Vi è un fronte nemico interno alla Russia finanziato da speciali servizi occidentali. Questa rete di guerra sta cercando di sabotare la riforma patriottica di Putin/ Medvedev (si fanno alcuni nomi: Trenin, Belkowsy, la Fondazione Soros, L’Istituto di strategia Nazionale, ecc.)
• Si annuncia la mobilitazione contro “lo spietato e pericoloso nemico”. Ed il nemico interno deve essere schiacciato;
• Si prende atto che la parte più importante del paese è il Caucaso. Per questo motivo i servizi occidentali stanno tentando di staccare la Russia dal Caucaso. Loro hanno finanziato la ribellione in Cecenia e sono responsabili del sangue di Beslan. E nel caso di avvio di nuovi conflitti provocati dai burattini degli Stati Uniti (Georgia e Azerbaigian), ci saranno migliaia di volontari armati che raggiungeranno l’Ossetia meridionale, L’Abkhatia e il Lezgistan.
• Si prende atto che in Ucraina potrebbe presto scoppiare una guerra civile tra i ribelli del Sud-est che hanno in odio il regime Yushchenko-Tymoshenko . A questo proposito l’intervento della Nato che vuole assorbire il Paese, scatenerà una rivoluzione del popolo.
• Per contrastare le azioni di controllo da parte dei servizi segreti ucraini e georgiani si crea una organizzazione di intelligence da affiancare agli apparati dell’ l’Ossetia meridionale e dell’Abkhatia.
Nella foto, il Presidente del governo separatista dell'Ossetia del Sud, Eduard Kokoity e Alexandar Dugin