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Tuesday, June 01, 2010

Dieci morti per una verità capovolta



La lucida analisi di Fiamma Nirenstein

L’episodio di ieri notte, con i suoi morti e feriti sulla nave turca, ha qualcosa di diabolico. Perché diabolico è il rovesciamento, la bugia che si sta disegnando nell’opinione pubblica internazionale, come per la battaglia di Jenin, come per la morte di Mohamed Al Dura: la verità, salvo quella tragica e che dispiace assai, dei morti e dei feriti, ne esce capovolta, capovolte le responsabilità. Le condanne volano, e hanno tutte un carattere nominalista: chi era sulle navi si chiama «pacifista» o «civile», i soldati israeliani coloro che ne hanno sanguinosamente interrotto la strada verso una «missione di soccorso». Nessuno parla di organizzazioni filo Hamas, nessuno di provocazione: ed è quello che davvero veniva trasportato da quelle navi. Oltre naturalmente, all’essenza umana di chi ci spiace comunque di veder sparire.

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Wednesday, July 25, 2007

Parole in libertà 2



Sotto il nome di un quotidiano “rosso” leggo “Giornale Comunista”.
Bella cosa: comunisti e fieri di gridarlo al mondo.

Sappiamo che nel secolo scorso il fascismo e il nazismo e l’insieme delle dittature che nel mondo si sono rifatte a queste ideologie, compresi anche alcuni regimi e movimenti del medio oriente, complessivamente non hanno causato l’incredibile numero di morti che invece ha prodotto il comunismo.

Dall’Unione Sovietica ai Paesi dell’Est Europeo; dalla Cina alla Corea del nord; dalla Birmania al Vietnam, al Laos alla Cambogia; da Cuba ad alcuni paesi africani. Dove il comunismo ha attecchito, il mondo civile ha assistito impotente all’instaurarsi di dittature profondamente sanguinarie.

In Italia il Partito Comunista erede di Gramsci e di Togliatti, l’uomo che pare fu complice di Stalin nello sterminio di centinaia d’italiani nei campi di concentramento sovietici, si sciolse, immagino per vergogna, nel 1991. Dalle sue ceneri sorse il PDS, ma una consistente parte della sinistra non entrò nel nuovo partito (probabile che l’attributo “democratico” che compare nel nome del movimento non fosse gradito a quelle persone). Avvenne così che nello stesso anno nascesse il Partito della Rifondazione Comunista. E dal momento che “al peggio non c’è mai fine”, nel 1998 la parte radicale di Rifondazione si allontanò su posizioni estreme, formando il partito dei Comunisti Italiani.

Sarebbe interessante che qualcuno spiegasse quale sia il motore che spinge così tanti italiani a votare senza vergognarsene per un’ideologia che nel mondo ha portato solo dolore e morte.
Inoltre, ma ne avevamo già parlato, nel nostro Paese per fortuna non si può rifondare il partito fascista (che si potrebbe chiamare “ Il Partito della Rifondazione Nazional popolare Fascista”) ma permettiamo che esista il partito della “Rifondazione Comunista”, il partito dei “Comunisti Italiani”, il partito dei “Giovani Comunisti”, un “giornale comunista” (Liberazione), ecc. ecc.

E in fondo che lo dico a fare: c’è un’aula del Senato intitolata alla memoria di un comunista aspirante assassino di carabinieri…

E’ uno schifo. Mi auguro che negli anni a venire, qualcuno vi porrà rimedio.

Nel sito web di “Liberazione”, si trova il collegamento a www.giovanicomunisti.it. Nella prima pagina del sito, mi colpisce il logo del gioco “pretofilia” provo a cliccare sulla graziosa vignetta dove un prete accarezza un bimbo, ma un commento cortesemente mi avverte che il passatempo non è più in funzione, poiché è stato rimosso in seguito all’interpellanza parlamentare dell’on. Luca Volontè dell’UDC.

Il gioco è stato rimosso, ma il logo è rimasto. A che pro?

Eppure proprio sotto l’immaginetta ludica c’è un invito a giocare... clicco e … voilà, mi ritrovo su un sito anglosassone dove saltano subito all’occhio alcune foto di procaci ragazze che, quarda il caso, dalle didascalie sotto le immagini sembrano provenire tutte da paesi della provincia italiana. Dal momento che cà nisciuno è fesso, comprendo che il sito è dotato di un programmino che registra il mio IP e cambia in tempo reale la nazionalità riportata nei sottotitoli. Pertanto presumo che da Belgrado, vi troverei immagini di ragazze “provenienti” da Ruma o da qualche sperduto villaggio della Vojvodina; navigando da Sarajevo, magari potrei ammirare le foto delle ragazzotte di Kiseljak.
Ok, non è grave. L’importante è NON cliccare sulle immagini.
Per il resto, anche il mio super potente antivirus non rivela pericoli di sorta e mi permette di continuare la navigazione.

Ho il gioco sullo schermo. Il suo nome originale è “Operation Pedopriest”. Scopo del gioco è arrestare il prete che tenta di avvicinarsi ai bimbi. Dal fermo dell’immagine iniziale il giochino mi pare un po’ scarso anche nel disegno. Sinceramente sono attratto dai giochi per PC. Ma sono avvezzo ad un altro livello di contenuti e grafica. Per fare un esempio Syberia di Benoit Sokal è il mio mito. Invece questo passatempo, mi sembra tanto una gran cazzata.
Comunque lo faccio girare per una manciata di secondi.
Hmmm…Ah!

Chiudo il collegamento e torno sul sito comunista.

Il gioco è disgustoso: non mi farebbe sorridere nemmeno se al posto del prete ci fosse un imam o il granprofetapedofilo in persona che insegue Aisha, e lo scopo del gioco fosse di fermarlo sparandogli un missile nelle parti basse.

E’ un passatempo ributtante. Degno di chi ama sentirsi “comunista”.
C’è del marcio in quella parte della sinistra.

Continuo l’esplorazione del sito e vi trovo un collegamento a “Il campeggio nazionale delle/dei Giovani Comuniste/i”. Siamo tornati alla normalità. Un campeggio comunista mi ricorda molto il campo Hobbit dei primi anni ’80. Ma conoscendo le tante affinità tra i gruppi dell’ultra destra e della sinistra radicale, non trovo nulla di cui meravigliarmi.

In basso a destra c’e una bella bandierina della Palestina. In effetti è un altro collegamento ad un “campo di lavoro” che si svolgerà nel prossimo agosto a Jenin.
Apriamo una parentesi. Anni addietro altri italiani giunsero a Jenin per organizzare manifestazioni contro il muro dell’Apartheid. Per loro fortuna, nel periodo della protesta quella separazione così avversata dai pacifinti fu d’impedimento agli attacchi terroristici. Dunque non si ebbero ritorsioni israeliane e gli italiani non furono usati come scudi umani dai palestinesi. Chiudiamo la parentesi.
Lo scopo dichiarato del “campo” sarà di riaccendere il sorriso ad un gruppo numeroso di ragazzini palestinesi. “Le attività del summer camp comprenderanno: clown, musica, animazione, disegno, sport”.
Inoltre i volontari italiani potranno essere impiegati anche in altre attività come dipingere scuole o piantare alberi.
Tutto ciò è giusto e caritatevole. Allontanare i bimbi per un periodo seppur breve dal disastro provocato dagli adulti palestinesi in quelle zone, è un atto meritevole di plauso.

Purtroppo va da sé che questi volontari, magari i più giovani, saranno sottoposti al solito indottrinamento palestinese. Ed allora m’immagino che di sera, davanti al fuoco, donne velate con voci vibranti racconteranno la storia del massacro di Jenin del 2002. Nell’ordine:

  • l’aggressione di Sharon alla comunità indifesa del campo profughi (causa de “l’aggressione” fu che dall’interno di questa “comunità indifesa” la Brigata Al Aqsa organizzò l’attentato kamikaze che durante il festeggiamento della Pasqua ebraica, nel Park Hotel della città di Netanya, uccise 30 persone e ne ferì 140, molte delle vittime erano anziani sopravvissuti all’olocausto);
  • le centinaia di donne/bambini/vecchi uccisi dall’esercito di Tzahal con l’ordine di Sharon (in realtà dalla Comunità Internazionale furono accertati 23 morti israeliani e 52 morti palestinesi, al tempo i palestinesi parlarono di 500 morti, dal momento che sono passati un po’ di anni, come al solito, avranno aumentato le loro stime);
  • le misere abitazioni abbattute dall’esercito (almeno 50 case furono minate alle fondamenta dai palestinesi per uccidere il più alto numero di ebrei).

Inoltre, se il racconto non avrà suscitato tra le matricole italiane abbastanza sdegno e sano sentimento anti-israeliano, certamente sarà proiettato a ripetizione il film dell’ormai famosa produzione di Palliwood, “Jenin Jenin”. Ovviamente nessuno spiegherà agli italiani che il regista palestinese Bakri un anno dopo l’uscita del lungometraggio sconfessò la sua opera, non per paura delle torture degli israeliani, ma per essere prosciolto dall’accusa di calunnia, mossagli da cinque soldati di Tzahal, che si erano riconosciuti in alcuni spezzoni del film e raccontavano una storia sostanzialmente diversa.
Nel filmato “Pallywood” di cui allego il link, si possono gustare alcune esilaranti scene di quel “documentario”, compresa l’immagine dell’ospedale palestinese “cannoneggiato” dai carri armati israeliani.
I racconti dell’epopea della “resistenza” palestinese provocheranno sicuramente un brivido profondo nelle femminucce pacifinte e un po’ d’invidia nei compagni maschietti, quando si farà riferimento al leggendario capo delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, Zakaria Zubeidi. Si parlerà delle sue coraggiose gesta (che hanno causato la morte di così tanti civili in Israele) e del suo amore impossibile per Tali Fahima, la ragazza israeliana che giunta nella West Bank per portare aiuti ai bimbi palestinesi, s’innamorò di Zakaria e divenne il suo corriere per le armi e il suo scudo umano personale.

Chissà quante di quelle giovani pacifinte italiane vorranno avere una storia romantica come quella vissuta da Tali… Certamente, durante il “summer camp” ci sarà l’occasione per qualcuna di loro, di incontrare qualche bel palestinese tenebroso dal grilletto veloce (…XD*).

Al termine dell’esperienza tutti torneranno in Italia, felici per aver fatto del bene ai bimbi palestinesi ( e questa è veramente una bella cosa), ma certamente alcuni avranno la testa zeppa di assurda propaganda che impedirà loro di azionare i pochi neuroni rimasti per mettere insieme UNA opinione che sia UNA e personale, sulla questione mediorientale. Insomma, un po’ come quel vongolacopiaeincolla che venne a trovarmi tempo fa (copiaeincolla perché scrisse un commento di risposta al mio Post, copiando integralmente OGNI singola frase di ogni periodo da alcuni spezzoni di testi antisemiti, negazionisti e propri alla propaganda palestinese).

L’articolo sul viaggio in Palestina mi ha fatto sorridere un po’, cancellando per un momento quella sorta di ribrezzo provocato dal gioco “pretofilia”. Ora mi accingo a cancellare per sempre dalla mia macchina il sito delle giovani zecche ital… ops intendevo dei giovani comunisti, e a tornare sul sito di “Liberazione” per scoprire come la vicenda della Moschea perugina sia stata affrontata da questo giornale.

To be continued.



Nota* stavo per scrivere una battuta troppo scontata...ho preferito risparmiarvela.

Vignetta di introduzione al post rubata dal blog di Antikomunista