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Saturday, May 16, 2009

LA REPUBBLICA : odio senza fine.


IL GIORNALE di oggi apre con l'editoriale di Mario Giordano "A Repubblica scappa il manganello" Ovviamente si riferisce alla ennesima campagna antiberlusconiana promossa dal giornale di Ezio Mauro. Avevo già letto in precedenza le famose 10 domande poste dal quotidiano del PD al nostro Premier. Ero tentato di inviare un commento all'articolo della Repubblica, ma ho pensato fosse più facile pubblicarlo direttamente sul blueblog, tanto son certo che qualche utente di quel giornale lo troverà


Caro signor D'Avanzo, perché voi della Repubblica non scrivete che alcune dichiarazioni (le più gravi) sono state trasmesse alla stampa da “un’amica” della Lario? Quest'amica è invero assai importante e sarebbe un bene se i vostri lettori ne conoscessero almeno il nome. Meglio sarebbe se la intervistaste, in quanto questa fantomatica amica è causa del sorgere di qualche dubbio, non certo tra molti dei vostri fedeli lettori che si bevono tutto ciò che scrivete, ma tra quelli che sono cultori della verità.


Dubbio n°1: questa amica ha passato ai giornali quelle dichiarazioni con l’autorizzazione della signora Lario? L’amica é forse l’avvocato della signora Lario? O magari una velina delusa? E’ un/una giornalista? O una psichiatra? Insomma, voi giornalisti avete riempito decine e decine di pagine di dichiarazioni gravissime contro il Capo del Governo, grazie alle asserzioni di una donna (non siamo nemmeno sicuri che lo sia) che asserisce di averle ascoltate dalla signora Lario? Comunque la signora non smentisce, anzi per la verità sembra essersi eclissata: sui giornali non appaiono nemmeno suoi ulteriori commenti alle parole espresse da Berlusconi in propria difesa. Ciò mi fa passare al Dubbio n° 2: tra le dichiarazioni passate alla stampa, ve ne sono di gravissime riguardo alla salute mentale del Premier, personalmente le ritengo storie della serie “ai confini della realtà”e mi chiedo se anche a qualche giornalista sia passata per la testa l’ipotesi che:

A- la signora Lario potrebbe avere lei stessa dei problemi di salute mentale, forse innescati dalla consapevolezza del fallimento del suo matrimonio;

B- che qualcuno abbia pensato bene di approfittare del momento di depressione della signora per plagiarla con lo scopo di colpire ferocemente il capo del Governo;

C- che alcune persone, non necessariamente di una sola parte politica, giudicando anche in buona fede l’inadeguatezza o la pericolosità di un governo guidato dal Cavaliere, dopo avere constatato i continui fallimenti della campagna giudiziaria, abbiano deciso di mettere in atto una delegittimazione della figura morale di Berlusconi. Una nuova campagna più subdola che parte con la cronaca delle gaffes vere o presunte del Premier, per arrivare all’accusa infamante di pedofilia.


Vivo nell’est europeo, dove arrivano certamente le notizie sulle nuove "noie" di Berlusconi, ma vengono trattate in tono minore e, forse per questo motivo, la confusione è ancora maggiore. Amici croati, romeni, serbi mi chiedono se veramente il governo italiano sia guidato da un malato di mente. Io rispondo semplificando: dal 1994, da quando Berlusconi ha deciso di entrare in politica, ha subito centinaia di processi che non hanno portato a nulla. Ora siamo entrati in una nuova fase e si cerca di colpirlo nella sfera privata. Vi sembrerà strano, ma la confusione scompare ed i miei amici stranieri comprendono al volo ciò che sta accadendo in Italia.

I romeni mi hanno anche riportato episodi di questo tipo accaduti recentemente in Romania.

Mal comune, mezzo gaudio??

Sunday, April 05, 2009

Oh, non scherziamo, mostratemi una opposizione vera... Vi prego...



La Sinistra Bollita


Che tristezza. Mi vergogno come un ladro perchè in Italia non c’è una opposizione che sia una. E’ come quando la tua squadra del cuore stravince contro dei brocchi, e tu sei consapevole che è una vittorietta, che c’è poco da esultare.

Ormai non ti puoi aspettare alcun brivido nemmeno dai giornali della Sinistra .Una volta scorrevi le righe dei quotidiani rossi con il timore di trovarci chissà che pericolo per il Berlusconi.

Ora anche l’Unità e la sua direttora hanno deciso che si va avanti con la politica del gossip. Possiamo biasimarli? I loro padroni in Parlamento hanno forse qualche debole ma valida idea che possa leggermente scalfire il consenso ottenuto dal governo?

No, sicuramente quei giornalisti non hanno grosse colpe. Tuttavia lasciatemelo dire: per l’Unità assumere la sora Conchita non è stato un eccellente affare. Ora il glorioso giornale dell’opposizione pare una copia politicizzata di Novella 2000. Ma in fondo che si può pretendere da una Conchita che anni fa, dai microfoni di Rai2, cominciava la trasmissione con la lettura della rassegna stampa cubana? Io ascoltavo stupito. E mi chiedevo: ma *azzo ce ne frega a noi dei quotidiani di un isola distante migliaia e migliaia di chilometri, e per giunta governata da un sanguinario dittatore comunista?

Adesso quella Conchita è direttora dell’UNITA’. Scritto maiuscolo perché il quotidiano fondato da ANTONIO GRAMSCI e’(era), nel bene e nel male, un pezzo della nostra storia. Ma ora il vuoto assoluto, di cui parlavo nel post precedente, è l’unico vero protagonista di questo ormai decadente giornale politico. Io stesso, ve lo giuro, amerei trovarci nuove raffinate strategie di lotta contro il governo. Ahimè, vi trovo solamente pagine, su pagine, su pagine di presunte gaffes di Berlusconi, e sebbene non una di quelle sia realmente avvenuta, le smentite, quei poveri infelici, non le scriveranno mai.

Diavolo, qualcosa di comunista c’è su quel foglio: la solita disinformazione di staliniana memoria. Ma orsù, se Stalin sapesse che uso ne fanno quei poveracci dell’Unità, si rivolterebbe nel suo loculo come una trottola.


Ora la direttora Conchita è tutta contenta perchè a Praga, mentre parlava Obama, dei suoi ragazzi hanno esposto un cartellone: “OBAMA SORRY 4 BERLUSCONI”. E' opinione del giornale che questa frase, la cui elaborazione ha di certo coinvolto un’intera redazione (per giorni), sia stata letta in tutto il mondo*. E allora, giù risate. E vai con con un altro bell’articolone sui retroscena “dell’azione di Praga” e sugli eroi che con tanto coraggio hanno osato sfidare il Berluscone.

E vabbè che ci vuo’ fà, Siamo costretti ad un’opposizione di coglioni.

E' avvilente.

Ma perché non abbiamo anche noi degli antagonisti con le palle??


*NB:Personalmente, in questo angolo sperduto dell'est europeo, ho la possibilità di guardare centinaia di televisioni satellitari, eppure ho scoperto la foto del cartellone antiberlusconi soltanto sull'ex valoroso giornale comunista...

Monday, March 24, 2008

TIBET LIBERO! (Dai tibetani)

Sì, avete letto bene. Il sogno (non) nascosto dei compagnucci di Diliberto è un Tibet finalmente scevro dalla “dittatura religiosa” imposta dai “professionisti dell’eversione reazionaria” (leggi Dalai Lama e suoi accoliti), pilotati e finanziati dal diabolico imperialismo americano.

Tibet libero dai tibetani e pienamente “comunista”.

Gli stessi individui che urlano, piangono, battono i piedi e si strappano i capelli chiedendo a gran voce la fine “dell’occupazione” in Iraq e Afghanistan – “l’Iraq agli iracheni!”, do you remember?” - probabilmente sono i primi ad augurarsi che un intero popolo sia finalmente cancellato dal mondo e dalla Storia.

Nuie ce fâ, il tempo passa, ma loro, i figli di Stalin, non cambiano e rimangono gli stessi comunisti di 50 anni fa: dannosi, illiberali, fedeli alle loro aberranti ideologie.

Ma il peggio è che tuttora in Italia ci si può permettere di dichiararsi pubblicamente “marxisti” senza per questo essere esposti al pubblico ludibrio. E si può celebrare il comunismo senza incorrere nel reato di “apologia del comunismo”, perché questo reato non esiste.
Non ancora.
Ma questa è un’altra storia…

di Massimo Ciusani
Sulle questioni internazionali lo sbando della cosiddetta sinistra (radicale, ambientalista o di governo) è totale. Le continue folgorazioni che spesso influenzano le scelte del ceto politico di sinistra riservano sempre delle bizzarre sorprese. E’ ormai prassi quotidiana pontificare contro quei Paesi che cercano di modificare i rapporti di forza nel mondo contro l’attuale egemonia imperialista. Tra la sinistra italiana è di moda sventolare la bandiera del separatismo dei movimenti arancione: dall’Ucraina alla Bielorussia, dal Kosovo alla Cecenia per arrivare fino al Tibet.
Che la sinistra italiana abbia abbandonato ogni ipotesi di cambiamento e di trasformazione del mondo è chiaro nelle sue scelte subalterne al campo occidentale. Il separatismo è infatti un’arma micidiale usata dall’imperialismo americano ed europeo per indebolire i nemici strategici dell’impero. Secondo le esigenze si utilizza lo strumento della guerra, come è successo per smembrare la Jugoslavia, oppure in presenza di entità statuali pesanti - come la Cina e la Russia - il lavoro sporco viene gestito dai servito segreti e affidato a personaggi ed arnesi professionisti dell’eversione reazionaria reclutati in loco. Il Dalai Lama è un tipico esempio.
I comunisti invece lavorano per scardinare la supremazia Usa che è militare in particolare, ma non solo. Russia e Cina (ma anche altre importanti realtà regionali) sono ormai avviate con notevole sicurezza e decisione verso il ruolo di potenze antagoniste, mentre l’Europa è ormai - insieme allo stato canaglia di Israele - il gendarme dell’ordine imperialista. Per di più è anche venuta ad esaurimento la relativa, ma non secondaria, autonomia gollista della Francia.
I comunisti, invece, si schierano nettamente nel fronte antimperialista, nel senso preciso di una netta opposizione alle aggressioni Usa ed europee: aperte o sotterranee, con mezzi militari o con la “democrazia” finanziata con milioni e milioni di dollari, con manovre e pressioni diplomatiche, con l’intervento di gruppi finanziari e multinazionali americani, europei, italiani.
Per la sinistra quello che conta è il politicamente corretto. Per i comunisti il problema decisivo è la riduzione, in qualsiasi modo venga ottenuta, della supremazia Usa.
Si deve essere favorevoli alla resistenza irachena, pur se è inutile negare che si è in buona parte trasformata in guerra tra sunniti e sciiti. Si deve essere favorevoli all’Iran e al fatto che all’interno non prevalgano i “modernisti” e “riformisti” filoccidentali, ma non certo perché si possa nutrire particolare simpatia per idee e atteggiamenti culturali degli Ayatollah. Si deve essere favorevoli alla resistenza afgana, ma non necessariamente ai loro costumi, cultura, mentalità. Non sento invece di appoggiare i ceceni malgrado la ferocia con cui esercito e polizia russi li massacrino o i rivoltosi birmani, pur se non mi riconosco nella giunta militare.
Nel Tibet la situazione è ancora più limpida e trasparente. Con la presa del potere da parte dei comunisti cinesi inizia un lungo processo di trasformazione sociale che comprende l’abolizione della servitù della gleba e della schiavitù, la distribuzione dei pascoli ai contadini senza terra e il programma di alfabetizzazione di massa con partenza da quota zero.
Il potere popolare ha dovuto scontrarsi contro il potere religioso schierato in difesa dei privilegi delle classi possidenti e dell’oscurantismo medioevale, così come successe tra le fine degli Anni 70 nella Repubblica Democratica dell’Afghanistan e agli inizi degli Anni 80 nella Polonia Popolare.
Perché se non si capisce che la “resistenza” cecena o le “rivolte” birmana e tibetana (come la “democrazia” in Ucraina e Georgia) fanno comunque il gioco della supremazia imperialista Usa e del tentativo degli Usa di contenere e accerchiare Russia e Cina - loro antagonisti principali in questa fase storica - siamo al sostanziale analfabetismo politico, al risultato di decenni di “rincoglionimento” delle masse da parte di una sinistra buonista, politicamente corretta, subalterna ai poteri economici e finanziari internazionali e completamente incapace di una pur minima analisi di fondo, strutturale come si diceva un tempo.
Dopo le elezioni del 14 aprile è necessario porre all’ordine del giorno la battaglia per l’unità dei comunisti sganciata da ogni zavorra moderata e subalterna per mantenere aperta, qui in Italia, una prospettiva di cambiamento e di trasformazione.

Da: http://www.pdcitorino.it/
Situazione nel Tibet vista dai comunisti: http://www.resistenze.org/

Saturday, July 28, 2007

L'azione di polizia alla Moschea di Perugia. Differenti punti di vista.

Sul giornale “Liberazione” del 22 luglio scorso leggo Perugia, operazione antiterrorismo: ed è un’altra volta razzismo.

L’articolo scritto da Tiziana Barucci, giornalista impegnata da sempre nel campo dell’immigrazione, a prima vista sembra ostile all’azione di polizia che ha portato alla chiusura della moschea di ponte Felcino (PG) e all’arresto dell’imam e di due suoi aiutanti.

Già il titolo del pezzo induce a credere che alla Barucci sembra importare ‘ssai poco dell’azione antiterrorismo in sé. Anzi, pare che la giornalista sia più interessata alle ripercussioni determinate da questa presunta “rinnovata ostilità contro i musulmani”
Ma leggiamo le prime righe dell’articolo, che sovente, come sappiamo, rivelano l’essenza dell’intero pezzo: “ E’ scattata ieri mattina una nuova operazione antiterrorismo delle forze dell’ordine. Con lei è iniziata una nuova campagna di caccia allo straniero, che vede impegnati i protagonisti di un’opposizione xenofoba e razzista”.
Complimentoni! La Barucci non poteva essere più esplicita.

Non commento oltre. Per continuare la lettura di questo entusiasmante pezzo, correte sulla pagina di Liberazione.

Dimenticavo, la giornalista ha creduto bene di non far mancare ai suoi lettori solidaristi e multiculturalisti la dichiarazione del segretario nazionale dell’UCOII, Hamza Piccardo che commentando i recenti arresti ha rilevato che spesse volte operazioni del genere sono finite in una bolla di sapone, ricordando che in Italia, dal 1993, sono solo cinque le persone condannate per terrorismo.
Noi, confidando anche nel fatto che la giudice Clementina è in altre faccende affaccendata, ci auguriamo che le parole del buon Piccardo cadano nel vuoto.

Possiamo leggere un differente punto di vista riguardo all'operazione della settimana scorsa, nell’articolo scritto da Magdi Allam sul Corsera. Lo posto direttamente.
Guarda il caso, lo condivido pienamente.
Colgo l’occasione per ricordare che si può esprimere la propria solidarietà ad Allam per le accuse ricevute da 200 pseudo intellettuali oscurantisti inviando una mail alla redazione di “Io sto con Oriana

“Chiudiamo le moschee dell'odio, della violenza e della morte. Via dall'Italia i predicatori del terrorismo islamico. Grazie alla Digos per gli arresti di Perugia, complimenti al capo della Polizia Manganelli e al ministro dell'Interno Amato. Ma non basta tirare un sospiro di sollievo per il mancato attentato. Dobbiamo liberarci dalle «fabbriche dei kamikaze» presenti nel territorio nazionale.
Solo pochi giorni fa il comandante generale dei Carabinieri Gianfrancesco Siatzu aveva ammonito che siamo un Paese a rischio, puntando il dito proprio sui terroristi maghrebini. Ora abbiamo l'ennesima conferma dell'intreccio fisiologico tra il terrorismo islamico globalizzato e la rete delle moschee dove si inneggia alla «guerra santa» nel nome di Allah. Così come abbiamo la certezza che si tratta di una realtà strutturale, ben radicata e diffusa sull'insieme del suolo italiano. Di ciò ormai le autorità di sicurezza sono convinte perché si tratta della nuda e cruda realtà. Ma allora perché non riusciamo ad affrancarci da questa minaccia che incombe sulla nostra vita e che condiziona la nostra libertà? La prima ragione è che la magistratura e più in generale il mondo politico, intellettuale e giornalistico continuano a voler ascrivere la predicazione d'odio nell'ambito della libertà d'espressione. È significativo che solo oggi la Procura di Perugia, per la prima volta dal luglio 2005, ha proceduto agli arresti applicando l'emendamento alla norma 270 del codice penale che sanziona «l'addestramento a finalità terroristiche». Ma in generale le norme che considerano la predicazione d'odio come «apologia di terrorismo» non sono mai state finora impugnate pur in presenza della flagranza di reato. La seconda ragione è che fatichiamo ad assumere la piena consapevolezza che la vera arma del terrorismo islamico globalizzato non sono gli esplosivi o le pistole, ma il lavaggio di cervello che trasforma le persone in robot della morte. E che ciò avviene all'interno delle moschee, nell'ambito di una filiera che parte dalla predicazione d'odio che inculca la fede nel cosiddetto «martirio» islamico, si passa all'arruolamento in gruppi terroristici, poi all'addestramento all'uso delle armi e degli esplosivi, infine si arriva alla fase dell'attuazione dell'attentato terroristico vero e proprio. In Italia e altrove in Europa non si riesce a far propria questa visione d'insieme, a prendere atto che si tratta di un’unica struttura organica e integrata del terrorismo. Il risultato è che finiamo per procedere con una navigazione a vista.

Ci sentiamo in pace con noi stessi se riusciamo a convivere con i predicatori d'odio, fintantoché non scoppiano gli attentati, immaginando che ciò sia espressione di una autentica democrazia liberale. Consideriamo un successo il riuscire a scovare in tempo i piani per compiere gli attentati, considerandolo giustamente un successo degli operatori della sicurezza. Ma ci asteniamo dall'andare in profondità, non vogliamo confrontarci con la radice del male. Temiamo e scongiuriamo l'attentato, che è la punta dell'iceberg, ma non vogliamo guardare in faccia e affrontare con determinazione la realtà dell'iceberg. Piuttosto preferiamo rinviare la soluzione del problema di fondo, che se ne occupi qualcun altro che arriverà dopo di noi, il futuro governo o i nostri figli. La vicenda della moschea-scuola di terrorismo di Perugia evidenzia un altro aspetto che ci riguarda da vicino.

Il sobborgo di Ponte Felicino, che ospita la struttura eversiva, si è trasformato in un ghetto dove su circa 5 mila abitanti solo il 2% sono italiani. E i ghetti sono il terreno di coltura ideali delle identità separate e conflittuali, specie nel caso degli estremisti islamici. Il terrorismo si previene anche con una strategia dell'integrazione che impedisca la formazione dei ghetti e porti obbligatoriamente alla condivisione dei valori e delle regole comuni. Diversamente non potremo mai dar vita a un modello di convivenza sociale che salvaguardi le certezze degli italiani e soddisfi le aspettative degli immigrati. Sarebbe assai grave se la vicenda di Perugia, così come è già accaduto in esperienze simili a Cremona, Milano, Bologna, Genova, Torino, Brescia e Firenze, si concludesse con il sorriso e la soddisfazione dei responsabili della sicurezza. Perché il problema di fondo del terrorismo islamico in Italia è tutto da affrontare e da debellare.” Magdi Allam

Wednesday, July 25, 2007

Parole in libertà 2



Sotto il nome di un quotidiano “rosso” leggo “Giornale Comunista”.
Bella cosa: comunisti e fieri di gridarlo al mondo.

Sappiamo che nel secolo scorso il fascismo e il nazismo e l’insieme delle dittature che nel mondo si sono rifatte a queste ideologie, compresi anche alcuni regimi e movimenti del medio oriente, complessivamente non hanno causato l’incredibile numero di morti che invece ha prodotto il comunismo.

Dall’Unione Sovietica ai Paesi dell’Est Europeo; dalla Cina alla Corea del nord; dalla Birmania al Vietnam, al Laos alla Cambogia; da Cuba ad alcuni paesi africani. Dove il comunismo ha attecchito, il mondo civile ha assistito impotente all’instaurarsi di dittature profondamente sanguinarie.

In Italia il Partito Comunista erede di Gramsci e di Togliatti, l’uomo che pare fu complice di Stalin nello sterminio di centinaia d’italiani nei campi di concentramento sovietici, si sciolse, immagino per vergogna, nel 1991. Dalle sue ceneri sorse il PDS, ma una consistente parte della sinistra non entrò nel nuovo partito (probabile che l’attributo “democratico” che compare nel nome del movimento non fosse gradito a quelle persone). Avvenne così che nello stesso anno nascesse il Partito della Rifondazione Comunista. E dal momento che “al peggio non c’è mai fine”, nel 1998 la parte radicale di Rifondazione si allontanò su posizioni estreme, formando il partito dei Comunisti Italiani.

Sarebbe interessante che qualcuno spiegasse quale sia il motore che spinge così tanti italiani a votare senza vergognarsene per un’ideologia che nel mondo ha portato solo dolore e morte.
Inoltre, ma ne avevamo già parlato, nel nostro Paese per fortuna non si può rifondare il partito fascista (che si potrebbe chiamare “ Il Partito della Rifondazione Nazional popolare Fascista”) ma permettiamo che esista il partito della “Rifondazione Comunista”, il partito dei “Comunisti Italiani”, il partito dei “Giovani Comunisti”, un “giornale comunista” (Liberazione), ecc. ecc.

E in fondo che lo dico a fare: c’è un’aula del Senato intitolata alla memoria di un comunista aspirante assassino di carabinieri…

E’ uno schifo. Mi auguro che negli anni a venire, qualcuno vi porrà rimedio.

Nel sito web di “Liberazione”, si trova il collegamento a www.giovanicomunisti.it. Nella prima pagina del sito, mi colpisce il logo del gioco “pretofilia” provo a cliccare sulla graziosa vignetta dove un prete accarezza un bimbo, ma un commento cortesemente mi avverte che il passatempo non è più in funzione, poiché è stato rimosso in seguito all’interpellanza parlamentare dell’on. Luca Volontè dell’UDC.

Il gioco è stato rimosso, ma il logo è rimasto. A che pro?

Eppure proprio sotto l’immaginetta ludica c’è un invito a giocare... clicco e … voilà, mi ritrovo su un sito anglosassone dove saltano subito all’occhio alcune foto di procaci ragazze che, quarda il caso, dalle didascalie sotto le immagini sembrano provenire tutte da paesi della provincia italiana. Dal momento che cà nisciuno è fesso, comprendo che il sito è dotato di un programmino che registra il mio IP e cambia in tempo reale la nazionalità riportata nei sottotitoli. Pertanto presumo che da Belgrado, vi troverei immagini di ragazze “provenienti” da Ruma o da qualche sperduto villaggio della Vojvodina; navigando da Sarajevo, magari potrei ammirare le foto delle ragazzotte di Kiseljak.
Ok, non è grave. L’importante è NON cliccare sulle immagini.
Per il resto, anche il mio super potente antivirus non rivela pericoli di sorta e mi permette di continuare la navigazione.

Ho il gioco sullo schermo. Il suo nome originale è “Operation Pedopriest”. Scopo del gioco è arrestare il prete che tenta di avvicinarsi ai bimbi. Dal fermo dell’immagine iniziale il giochino mi pare un po’ scarso anche nel disegno. Sinceramente sono attratto dai giochi per PC. Ma sono avvezzo ad un altro livello di contenuti e grafica. Per fare un esempio Syberia di Benoit Sokal è il mio mito. Invece questo passatempo, mi sembra tanto una gran cazzata.
Comunque lo faccio girare per una manciata di secondi.
Hmmm…Ah!

Chiudo il collegamento e torno sul sito comunista.

Il gioco è disgustoso: non mi farebbe sorridere nemmeno se al posto del prete ci fosse un imam o il granprofetapedofilo in persona che insegue Aisha, e lo scopo del gioco fosse di fermarlo sparandogli un missile nelle parti basse.

E’ un passatempo ributtante. Degno di chi ama sentirsi “comunista”.
C’è del marcio in quella parte della sinistra.

Continuo l’esplorazione del sito e vi trovo un collegamento a “Il campeggio nazionale delle/dei Giovani Comuniste/i”. Siamo tornati alla normalità. Un campeggio comunista mi ricorda molto il campo Hobbit dei primi anni ’80. Ma conoscendo le tante affinità tra i gruppi dell’ultra destra e della sinistra radicale, non trovo nulla di cui meravigliarmi.

In basso a destra c’e una bella bandierina della Palestina. In effetti è un altro collegamento ad un “campo di lavoro” che si svolgerà nel prossimo agosto a Jenin.
Apriamo una parentesi. Anni addietro altri italiani giunsero a Jenin per organizzare manifestazioni contro il muro dell’Apartheid. Per loro fortuna, nel periodo della protesta quella separazione così avversata dai pacifinti fu d’impedimento agli attacchi terroristici. Dunque non si ebbero ritorsioni israeliane e gli italiani non furono usati come scudi umani dai palestinesi. Chiudiamo la parentesi.
Lo scopo dichiarato del “campo” sarà di riaccendere il sorriso ad un gruppo numeroso di ragazzini palestinesi. “Le attività del summer camp comprenderanno: clown, musica, animazione, disegno, sport”.
Inoltre i volontari italiani potranno essere impiegati anche in altre attività come dipingere scuole o piantare alberi.
Tutto ciò è giusto e caritatevole. Allontanare i bimbi per un periodo seppur breve dal disastro provocato dagli adulti palestinesi in quelle zone, è un atto meritevole di plauso.

Purtroppo va da sé che questi volontari, magari i più giovani, saranno sottoposti al solito indottrinamento palestinese. Ed allora m’immagino che di sera, davanti al fuoco, donne velate con voci vibranti racconteranno la storia del massacro di Jenin del 2002. Nell’ordine:

  • l’aggressione di Sharon alla comunità indifesa del campo profughi (causa de “l’aggressione” fu che dall’interno di questa “comunità indifesa” la Brigata Al Aqsa organizzò l’attentato kamikaze che durante il festeggiamento della Pasqua ebraica, nel Park Hotel della città di Netanya, uccise 30 persone e ne ferì 140, molte delle vittime erano anziani sopravvissuti all’olocausto);
  • le centinaia di donne/bambini/vecchi uccisi dall’esercito di Tzahal con l’ordine di Sharon (in realtà dalla Comunità Internazionale furono accertati 23 morti israeliani e 52 morti palestinesi, al tempo i palestinesi parlarono di 500 morti, dal momento che sono passati un po’ di anni, come al solito, avranno aumentato le loro stime);
  • le misere abitazioni abbattute dall’esercito (almeno 50 case furono minate alle fondamenta dai palestinesi per uccidere il più alto numero di ebrei).

Inoltre, se il racconto non avrà suscitato tra le matricole italiane abbastanza sdegno e sano sentimento anti-israeliano, certamente sarà proiettato a ripetizione il film dell’ormai famosa produzione di Palliwood, “Jenin Jenin”. Ovviamente nessuno spiegherà agli italiani che il regista palestinese Bakri un anno dopo l’uscita del lungometraggio sconfessò la sua opera, non per paura delle torture degli israeliani, ma per essere prosciolto dall’accusa di calunnia, mossagli da cinque soldati di Tzahal, che si erano riconosciuti in alcuni spezzoni del film e raccontavano una storia sostanzialmente diversa.
Nel filmato “Pallywood” di cui allego il link, si possono gustare alcune esilaranti scene di quel “documentario”, compresa l’immagine dell’ospedale palestinese “cannoneggiato” dai carri armati israeliani.
I racconti dell’epopea della “resistenza” palestinese provocheranno sicuramente un brivido profondo nelle femminucce pacifinte e un po’ d’invidia nei compagni maschietti, quando si farà riferimento al leggendario capo delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, Zakaria Zubeidi. Si parlerà delle sue coraggiose gesta (che hanno causato la morte di così tanti civili in Israele) e del suo amore impossibile per Tali Fahima, la ragazza israeliana che giunta nella West Bank per portare aiuti ai bimbi palestinesi, s’innamorò di Zakaria e divenne il suo corriere per le armi e il suo scudo umano personale.

Chissà quante di quelle giovani pacifinte italiane vorranno avere una storia romantica come quella vissuta da Tali… Certamente, durante il “summer camp” ci sarà l’occasione per qualcuna di loro, di incontrare qualche bel palestinese tenebroso dal grilletto veloce (…XD*).

Al termine dell’esperienza tutti torneranno in Italia, felici per aver fatto del bene ai bimbi palestinesi ( e questa è veramente una bella cosa), ma certamente alcuni avranno la testa zeppa di assurda propaganda che impedirà loro di azionare i pochi neuroni rimasti per mettere insieme UNA opinione che sia UNA e personale, sulla questione mediorientale. Insomma, un po’ come quel vongolacopiaeincolla che venne a trovarmi tempo fa (copiaeincolla perché scrisse un commento di risposta al mio Post, copiando integralmente OGNI singola frase di ogni periodo da alcuni spezzoni di testi antisemiti, negazionisti e propri alla propaganda palestinese).

L’articolo sul viaggio in Palestina mi ha fatto sorridere un po’, cancellando per un momento quella sorta di ribrezzo provocato dal gioco “pretofilia”. Ora mi accingo a cancellare per sempre dalla mia macchina il sito delle giovani zecche ital… ops intendevo dei giovani comunisti, e a tornare sul sito di “Liberazione” per scoprire come la vicenda della Moschea perugina sia stata affrontata da questo giornale.

To be continued.



Nota* stavo per scrivere una battuta troppo scontata...ho preferito risparmiarvela.

Vignetta di introduzione al post rubata dal blog di Antikomunista

Wednesday, May 09, 2007

I “pacifisti” francesi: "Sarko facho, le peuple aura ta peau"



Da tre notti le città francesi sono teatro di manifestazioni e violenze: un migliaio le auto incendiate e le vetrine spaccate; centinaia i manifestanti arrestati; un centinaio i feriti tra i contestatori e le forze di polizia.

A Parigi gli scontri e i vandalismi iniziano a place de la Bastille e coinvolgono anche le banlieues.

Gli scontri con la polizia avvengono anche a Lyon, a Nantes, a Toulose e nelle periferie di Marsiglia

A VilleUrbanne, un comune alle porte di Lyon, la sede dell’UMP (il partito del neo eletto Presidente) è stata incendiata con bottiglie molotov, mentre il sindaco del capoluogo, il socialista Gérard Collomb, invitava alla calma e al rispetto della volontà popolare espressa dalle elezioni presidenziali.

Dopo il disastro provocato venerdì scorso da Sègolene Royale con l'intervista ai microfoni di RTL (una vera e propria “chiamata alle armi” NdF), ieri mattina François Hollande, Segretario del Partito Socialista, ha lanciato un appello dalla stessa emittente: “A tutti quelli che possono sentirmi, chiedo di cessare completamente questa condotta. Siamo una repubblica dove il suffragio universale è l’unico diritto che riconosciamo. Ci può essere delusione, rabbia e frustrazione, ma l’unico modo per reagire è usare il proprio voto, non altre armi”.

Quasi in risposta alle parole concilianti di Hollande, la signora Marie-George Buffet, Segretario del Partito comunista francese intervistata dall’Humanitè ha affermato:

… Io dico che l’elezione del Presidente dell’UMP è una vera catastrofe politica. Per la prima volta dopo la Liberazione si trova alla più alta carica dello Stato un uomo che racchiude in sé la gran parte dei temi politici dell’estrema destra……… Io invoco con urgenza una mobilitazione generale di tutte le forze della sinistra per organizzare la risposta………..
Oggi più che mai il nostro popolo ha urgenza di una grande forza di resistenza e di proposta. Mi rivolgo a tutte quelle e tutti quelli che si vogliono impegnare in questa battaglia, (chiedendo) di unirsi al Partito comunista.

Ammettiamolo: ci siamo stupiti perché gli scontri hanno avuto inizio ancora prima della nomina legale del nuovo capo dell’Eliseo, ma suvvia: eravamo certi che la violenza dei sinistri, legati a doppio filo ai francesi d’origine musulmana ed ai sans-papiers, non avrebbe tardato ad esplodere.
Attendiamo ora l’inizio della campagna di denigrazione del Presidente all’interno e all’estero, l’organizzazione di scioperi a catena per mettere in ginocchio il paese, e (se i sinistri francesi hanno imparato la lezione dai loro cugini/compagni italiani) vari tentativi di delegittimazione di Sarkozy con l’aiuto di magistrati compiacenti.

Ci auguriamo solamente che tutto l’odio riversato contro quest’uomo democraticamente eletto non sfoci in qualche disastro maggiore. Chiunque, dopo Sègolene e Marie-George, intenderà accrescere il clima di divisione in Francia, dovrà assumersi la responsabilità delle conseguenze.

Fonti: L'Humanitè, Europe1, CNN, RTL infos

Thursday, May 03, 2007

I nazi-comunisti non vogliono ricordare le vittime del terrorismo


La proposta per l'istituzione di una "giornata della memoria" per le vittime del terrorismo in Italia è stata approvata all'Aula della Camera senza i voti di Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti Italiani che si sono astenuti.
Un idiota, il solito fascistello rosso (indovinate di chi si tratta) ha votato contro.

Ci stupiamo di queste oscenità? Non credo. Un'aula del senato è dedicata alla memoria di un buffone aspirante terrorista, pertanto non posso stupirmi delle cazzate di questi nazi- comunisti che vorrebbero governarci.

Tuttavia mi vergogno di vivere in uno Stato che una volta era democratico (con tutti i difetti tipici delle democrazie occidentali) ed ora sta mutando in regime.
Mi auguro che tutto ciò finisca al più presto.