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Saturday, August 23, 2008

Bilanci falsi per 30 mld L’Ue smaschera Prodi



da "IL GIORNALE" del 23.08.08 articolo di Claudio Borghi

Scoperto l’ultimo bluff dell’Unione: hanno spostato da una Finanziaria all’altra un patrimonio per incolpare Berlusconi dei loro conti in rosso. Ecco svelato il sistema di Padoa Schioppa: creare delle voci "una tantum" per gonfiare il deficit

L’esperienza della sinistra al governo nella scorsa legislatura potrebbe presto arricchirsi di un altro primato: quello del «falso in bilancio» più grande della storia, una cifra vicina ai 30 miliardi di euro (sessantamila miliardi delle vecchie lire) con i quali si sarebbero inutilmente «sporcati» i conti pubblici italiani allo scopo di far sembrare peggiore la situazione ereditata dal governo Berlusconi e accreditarsi come risanatori. Di questa cifra Eurostat ha già accertato l’inesistenza di quasi 15 miliardi e, secondo quanto risulta al Giornale, i conti italiani sarebbero «sotto revisione» per quanto riguarda la somma rimanente.

Facciamo un passo indietro: l’indicatore più popolare per misurare la «performance» della politica economica di un governo è l’evoluzione del rapporto fra il deficit e il Prodotto interno lordo. Questa misura è importante sia in senso assoluto (perché se eccede stabilmente il 3% l’Europa apre una procedura di infrazione) sia in senso relativo perché si possono confrontare i comportamenti dei diversi Stati fra di loro e rispetto alla media europea. Ogni governo è «responsabile» degli anni per i quali firma la legge finanziaria che, come è noto, stabilisce spese e entrate per l’intero anno. Pertanto economicamente vengono per convenzione attribuiti al centrosinistra i risultati degli anni dal 1997 al 2001, al centrodestra quelli degli anni dal 2002 al 2006, di nuovo a Prodi gli anni 2007 e 2008. Ebbene, Prodi, Padoa-Schioppa e Visco si inventarono delle voci «una tantum» che pesarono sul deficit italiano del bilancio 2006 per circa due punti in modo da consegnare alle stampe e a un’imbarazzata Istat un dato pesantissimo: meno 4,4%, il risultato peggiore dal 1996 e che sarebbe rimasto alle cronache come responsabilità del governo di centrodestra. Peccato però che queste voci fossero inesistenti.

La prima di queste voci fantasma, relativa a possibili rimborsi sull’Iva delle auto aziendali e pesante per ben 15 miliardi di euro, è già stata cassata da mesi (nel silenzio generale) da Eurostat che ha provveduto a classificare come «metodologicamente scorretto» il carico di spese solo eventuali e non ancora verificatesi sul bilancio 2006. La cosa è immediatamente verificabile dal sito di Eurostat dove il rapporto deficit/Pil per l’Italia nell’anno in questione appare ora ridotto al 3,4 per cento.

Nella stessa nota in cui Eurostat accerta il primo falso nel bilancio statale però c’è anche una nota che indica come le voci relative a «investimenti infrastrutturali» siano sotto esame. Di cosa si tratta? È una storia incredibile, che indica con quanta spregiudicatezza si sia mosso il governo Prodi pur di poter addossare al governo precedente responsabilità non sue. L’ultimo dei 1.364 commi della legge finanziaria per il 2007 (quella famosa del «più tasse per tutti») è molto strano: dice, come da prassi, che la legge entra in vigore il 1° gennaio «tranne» quattro commi che, in modo del tutto irrituale, entrano in vigore il 27 dicembre. Tali commi prevedono l’accollo dello Stato dei debiti delle Ferrovie dell Stato per 13 miliardi che quindi, per tre soli giorni, venivano caricati totalmente sull’esercizio 2006. Un vero e proprio colpo di mano che era inoltre finanziariamente indeterminato, perché il decreto attuativo sarebbe stato emesso solo in seguito.

C’è di peggio: esiste la prova che Eurostat aveva imposto sin dal 2005 un diverso criterio di imputazione del deficit. L’istituto europeo aveva classificato tale somma come debiti dello Stato nel 2005 e, secondo quanto si può leggere sul rapporto che accompagnava la riclassificazione, aveva stabilito tassativamente che fossero imputate come deficit solo e solamente le cifre relative a debiti giunti a scadenza e non onorati dalle Ferrovie e, in ogni caso, solo per gli anni in cui queste scadenze fossero avvenute. Non c’era quindi nessuna ragione per disporre l’accollo di una simile cifra e soprattutto nessuna motivazione per una così clamorosa forzatura contabile, congegnata in modo da gonfiare il deficit 2006, anzi, Eurostat aveva espressamente deciso tutt’altro.

Alla luce di tutto ciò si capisce l’imbarazzo dei contabili europei nell’avere «sotto revisione» dei numeri che risultano falsati per quasi 30 miliardi con conseguente difficoltà di raccordo di cifre che impattano l’intero bilancio dell’eurozona. Se, come pare, anche l’accollo dei debiti delle Ferrovie - dato il palese artificio contabile e l’esplicita indicazione contraria del 2005 - verrà cassato da Eurostat, bisognerà riscrivere la storia economica delle ultime legislature, ammettendo che il risanamento era stato in effetti iniziato dal governo Berlusconi, dato che il centrodestra, senza il «superfalso» in bilancio della sinistra, risulta aver ricevuto un deficit/pil al 3,1% ed averlo riconsegnato migliorato al 2,5% (in controtendenza con la media dell’Europa a 15 nazioni che, nel periodo, ha al contrario leggermente peggiorato tale rapporto). Risulterebbe invece così pressoché nullo il risultato dell’ultimo governo di Prodi, Diliberto e Di Pietro, ai quali potrebbe rimanere invece il poco ambito riconoscimento come «autori del massimo falso in bilancio» in Europa: curioso destino per chi ne aveva fatto un simbolo delle malefatte del centrodestra.
posta@claudioborghi.it

Foto tratta dal sito Silvioforever

Wednesday, September 05, 2007

Convertire i lavavetri stranieri in lavoratori socialmente utili???

"La soluzione proposta dal governo è delirante. Trasformare lavavetri ed extracomunitari in lavoratori socialmente utili, a cosa non si sa, a carico dei contribuenti, è una vergogna ed una forma di razzismo ai danni degli italiani".
Maurizio Gasparri - Alleanza Nazionale.

"Che il governo non tiri troppo la corda già logorata dalle innumerevoli cazzate compiute in questi mesi di fallimenti, o si potrebbe spezzare".
Fosca - RRRESISTENZA.

Wednesday, July 25, 2007

Una mozione per la sicurezza degli italiani

Riporto dalla prima pagina di "Liberazione" un articolo incredibilmente senza commenti che riguarda la mozione della Lega al Governo sull'immigrazione dei popoli di religione musulmana.
Non sarà il massimo, ma qualcosa si sta muovendo...

Il Carroccio chiede una moratoria di 5 anni
per gli stranieri provenienti dai paesi islamici.

Una moratoria di cinque anni per tutti gli stranieri provenienti dai paesi islamici. E' quanto chiede la Lega in una mozione al governo, presentata iei in una conferenza stampa, nella quale si propone anche «l'immediata espulsione degli imam» che contribuiscono a diffondere «la strategia del terrore». Nel documento, che porta la firma di tutti i deputati del Carroccio a cominciare da quella del capogruppo Roberto Maroni, si chiede anche che vengano programmati i flussi annuali di ingresso «in modo di privilegiare i cittadini provenienti da Paesi culturalmente affini all'Italia». Si chiede «una mappatura» di tutte le moschee in Italia e la schedatura in appositi registri tutti gli imam presenti «nel nostro paese». Infine propongono al governo Prodi di non avere più l'Ucoii come interlocutore perché «è un'associazione che inneggia al terrorismo e rinnega lo Stato di Israele». Tra i tanti temi di contrasto che abbiamo con il governo Prodi - afferma Maroni - quello sull'immigrazione ci vede agli antipodi.«Il nostro - sottolinea - non è razzismo. Vogliamo solo contrastare la politica del governo su questo fronte perchè noi vogliamo la sicurezza. E i "senza lavoro" clandestini quando arrivano in Italia incrementano le rapine in villa, gli scippi e gli stupri: tutte cose che non riusciamo a definire come micro-criminalità...»

Wednesday, July 18, 2007

"Er mejo fico der bigoncio"

«Hamas è una forza reale che rappresenta tanta parte del popolo palestinese», ha detto ieri pomeriggio Massimo D'Alema. «È sbagliato regalare ad Al Qaeda movimenti come Hamas e Hezbollah. Hamas si è reso protagonista di atti terroristici, ma è anche un movimento popolare: per l'Occidente non riconoscere un governo eletto democraticamente, magari mentre andiamo a braccetto con qualche dittatore -??- (NdF), non è una straordinaria lezione di democrazia», ha sostenuto il ministro degli Esteri. A suo avviso, «è interesse della comunità internazionale evitare di spingere questi movimenti nelle braccia di Al Qaeda». (Corriere della Sera)

Il D'Alema pensiero è sulla bocca di tutti.
Purtroppo.

Fini ha pensato bene di denunciare l'irresponsabilità del nostro dannoso ministro degli esteri. Ma lo ha fatto limitatamente alla frase che ha svelato la particolare concezione del "nostro" su ciò che rappresentano i movimenti come Hamas e Hezbollah.

In verità, da quando è diventato parte di questo governo fallimentare, il signor D'alema si è sempre comportato irresponsabilmente:
proclamando un'"equivicinanza" con Israele ed i Paesi arabi, mentre di fatto appoggiava chi tuttora si augura che Israele sia cancellato dalle carte geografiche;
conducendo un'allucinante gestione del rapimento di Mastrogiacomo e dei due afghani che lo accompagnavano e costringendo il governo Karzai a liberare 5 terroristi in cambio del solo italiano;
intrattenendo rapporti cordiali con dittatori di stati canaglia (e a questo proposito mi chiedo a chi alludesse accusando la Comunità Internazionale di "andare a braccetto con qualche dittatore").

Non ci giurerei, ma presumo che nemmeno durante gli ultimi anni del Governo Fascista, Il mondo civile avesse un'immagine così negativa del nostro Paese.

Leggi anche: Elly e Hawkmoon269


Tuesday, June 26, 2007

W KOSSIGA!


Riporto da Liberali per Israele, con suggerimento di Alessandro Spano, un articolo in cui IL PRESIDENTE conforta gli animi degli italiani sull’attuale stato della sicurezza dei nostri soldati in Libano.

Libano, Cossiga: Nessun timore, il governo parteggia per Fatah

Il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, all’indomani dell’attentato in Libano ai danni del caschi blu della missione Unifil costato la vita a sei militari (tre spagnoli e tre colombiani), ha dichiarato: “Sono infondate le preoccupazioni della Commissione Esteri del Senato sull’incolumità delle unità italiane dell’Unifil. Il Governo italiano è amico e non da oggi della Siria, dell’Iran, degli Hezbollah e di Hamas, e anche se non apertamente, parteggia nella quasi guerra civile del Libano per i palestinesi di Fatah Al Islam, e la sua politica, grazie anche all’antisemitismo del ministro degli Esteri, è nettamente anti-israeliana e in generale antiebrea: e Israele e gli ebrei della Diaspora lo sanno bene! E tutto questo lo sa bene anche quel loquace generale italiano che per loro disgrazia è al comando delle unità dell’Unifil, e che con i suoi sproloqui filo-Hezbollah spera di guadagnarsi i galloni del grado superiore! L’unico pericolo, i militari italiani lo correrebbero se il generale alla vigilia della Commissione d’Avanzamento per farsi qualche merito di più, ordinasse di sparare sulle unità delle Forze di Difesa Israeliane, perché quelli sono ragazzi e ragazze determinati e abili nello sparare e che non vogliono correre il rischio di un’altra Shoah, quella auspicata dal “nostro alleato”, l’Iran islamico. E poi è attesa per oggi la annunciata dichiarazione del Ministro degli Esteri e del Ministro della Difesa che individua nelle Forze di Difesa Israeliane o nelle forze paramilitari del Mossad l’attacco alle unità spagnole dell’Unifil. E poi sempre per oggi è atteso l’annuncio che il Governo italiano denuncerà al tribunale internazionale per i crimini di guerra i comandanti americani delle unità operative della Nato in Afghanistan”.

Thursday, May 03, 2007

I nazi-comunisti non vogliono ricordare le vittime del terrorismo


La proposta per l'istituzione di una "giornata della memoria" per le vittime del terrorismo in Italia è stata approvata all'Aula della Camera senza i voti di Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti Italiani che si sono astenuti.
Un idiota, il solito fascistello rosso (indovinate di chi si tratta) ha votato contro.

Ci stupiamo di queste oscenità? Non credo. Un'aula del senato è dedicata alla memoria di un buffone aspirante terrorista, pertanto non posso stupirmi delle cazzate di questi nazi- comunisti che vorrebbero governarci.

Tuttavia mi vergogno di vivere in uno Stato che una volta era democratico (con tutti i difetti tipici delle democrazie occidentali) ed ora sta mutando in regime.
Mi auguro che tutto ciò finisca al più presto.

Sunday, March 18, 2007

La vergogna del Regime


Il governo barzelletta dell'Unione s’imbarazza se il suo portavoce si fa ritrarre con dei trans: cerca di negare fino all’ultimo il coinvolgimento del caro Silvio Emilio e quando comprende che alcune testate giornalistiche sono in possesso delle foto ”incriminate”, (non da oggi, ma dal novembre scorso), ne impedisce la pubblicazione, pena la galera.
Ma il governicchio prodi non avrebbe altri motivi di cui vergognarsi? Chessò, magari della sua deprecabile politica estera.
A questo proposito, non sarebbe stato meglio sorridere sbirciando le foto di un esponente del governo che va a braccetto con dei trans (rispettabilissimi), invece che farsi cadere le braccia e altro guardando le foto dell’inetto D’Alema a braccetto con Hezbollah (terroristi)?
Inoltre, questo governo psichedelico non ha una punta d’imbarazzo nel proporre l’acquisto dell’oppio afgano?
Di più, non si sente proprio una cacchetta a prospettare una Conferenza di Pace insieme con gli sgozzatori talebani, quelli che nel 1996 furono sistemati al comando dell’Afghanistan da Bin Laden in cambio di una protezione duratura?

Infine, questo governo con aspirazioni da Regime comunista, non si sente una vera m., quando permette ai suoi sgherri, giornalisti fasulli, di infangare il nome dei suoi oppositori, promuovendo il linciaggio mediatico di chi ritiene più pericoloso (Guzzanti, Scaramella, ecc)?
Nonostante ciò, pare che questo stesso governo sia ben lesto a censurare ogni presunto attacco alla sua integrità.

No, questo governo non ha vergogna: ritiene di avere la ragione dalla sua parte.
Siamo franchi: il governo dell’Unione è il più pericoloso regime politico dai tempi del Ventennio fascista.

Di seguito, l’articolo del Sen. Guzzanti pubblicato su Il Giornale di oggi.

Aria di regime che inizia a fare paura

di Paolo Guzzanti

La notizia cattiva è che si respira aria di regime tanto prepotente e arrogante quanto stupido. La notizia buona è che quest’aria la avvertono tutti e tutti cominciano a preoccuparsene. La libertà è un rampicante tenace e ha per fortuna fitte radici ovunque. Gli interventi in difesa delle scelte di Maurizio Belpietro e del Giornale si moltiplicano e tutti capiscono che ci sono dei principi generali che il governo neozarista di Romano Prodi non può calpestare senza provocare reazioni energiche. Il primo punto è che non si possono usare due pesi e due misure: uno quando si tratta della gente comune, magari nani e ballerine, e uno quando si tratta di figure pubbliche, non soltanto genericamente politiche, e che rappresentano il governo.
In qualsiasi democrazia un governo o un rappresentante del governo sottoposto a ricatto, o anche ad ipotesi di ricatto, fa notizia da prima pagina e nessuno può azzardarsi a censurarla perché è amico del governo o perché ha ricevuto una telefonata dal governo. In qualsiasi democrazia occidentale – manteniamo fuori da questa definizione la democrazia iraniana cui Prodi guarda con simpatia – non conta nulla la questione sessuale, ma conta l’uso della menzogna. Bill Clinton ha passato un guaio in America (diversamente da quel che pensano molti italiani) non perché una stagista si inginocchiava davanti ai suoi pantaloni, ma perché a domanda aveva risposto con una menzogna proverbiale, «Non la conosco neppure», che vale tanto quanto il «Non ci sono fotografie» del caso Sircana. Le fotografie ci sono e non sono state pubblicate su queste pagine per scelta deontologica - e questo è bene - mentre negare che ci siano è male perché è una bugia.
Le foto, come più volte spiegato, non dicono assolutamente nulla di terribile su Sircana, ma provano invece l’esistenza di un ricatto in corso nei confronti non del macellaio sotto casa, non della soubrette del sabato sera e neppure dell’onorevole della provincia lontana, ma dell’uomo che rappresenta il Governo della Repubblica. Ed è il Governo della Repubblica che con tutto il suo circo di nani e ballerine del giornalismo ai suoi ordini ha reagito come può reagire il governo di Kim Il Sung o di un satrapo sudamericano o asiatico.
E adesso due parole su quell’allegra compagnia che è l’Ordine dei Giornalisti. Nei Paesi che hanno creato e che tuttora insegnano (con qualche magagna, ma nessuno è perfetto) che cosa sia l’etica nell’ambiguo mestiere del giornalismo, l’Ordine italiano dei Giornalisti con la sua pompa magna, le tessere e gli apparati, non esiste: uno è giornalista se fa il giornalista. E lo licenzia il suo direttore o lo incrimina il magistrato se commette un reato. Punto, e fine della storia. Così nei Paesi di alta civiltà, anglosassoni e non anglosassoni fra cui non si è mai trovata l’Italia. In Italia invece l’Ordine dei Giornalisti si comporta come un ordine ecclesiastico: esprime reprimende, scomuniche, persino sospensioni a divinis. E se non usasse due, ma anche tre, quattro pesi e altrettante misure, poco male sarebbe. Il fatto è che l’Ordine e gli Ordini interregionali esprimono inclinazioni politiche e non regole di garanzia uguali per tutti.
Essendo io un esempio vivente di quel che dico, so quel che dico. Quando a partire dallo scorso mese di dicembre, in aperta violazione della legge, alcuni giornali e giornalisti (sempre gli stessi) pubblicarono stralci manipolati e abusivi di intercettazioni abusive sul telefono di un parlamentare, essi giornalisti commettevano sia un reato penale che una violazione del codice deontologico. L’Ordine, anzi gli Ordini, non hanno emesso un fiato, altro che avviso disciplinare come quello inviato a Maurizio Belpietro. Ancora: dal giorno 26 novembre 2006 il quotidiano La Repubblica ha pubblicato una serie di interviste (a Limarev, Gordievsky, Bukovsky) che io stesso ho provato essere tutte delle manipolazioni e dei falsi raccogliendo le dichiarazioni degli intervistati che si sono espressi in questo modo davanti al microfono o per iscritto, cosa che ho reso pubblica. Quelle interviste false e fabbricate hanno provocato reazioni politiche calcolate e mostruose, hanno devastato e tuttora devastano la mia immagine, mi hanno trascinato in un tritacarne che ancora gira e macina, mentre il quotidiano in questione si è ben guardato dal far sapere ai propri lettori quel che i suoi pretesi intervistati hanno detto «on the record» o scritto con documenti certificati della manipolazione subita. L’Ordine, questa suprema autorità etica, non ha fiatato, non ha convocato, non ha censurato. Quelle intercettazioni usate in maniera contraria alla legge e quelle interviste false che sono state e tuttora vengono usate per distruggere, attraverso il loro uso anche parlamentare, l’immagine di un eletto del popolo e il lavoro del Parlamento stesso, facevano e fanno comodo a una sola parte politica: quella del Governo che vuole impedire l’uso della drammatica intervista in cui Alexander Litvinenko, poi assassinato come la sua fonte il generale Trofimov, racconta con grande dovizia di particolari quel che seppe su Romano Prodi.
Di qui la constatazione banale: l’etica nel cui nome il regime nascente agisce, non ha nulla di etico. L’etica è quella cosa, come ricordava Immanuel Kant, che è indipendente dalle singole persone e dalle singole situazioni: «Fa che la tua norma possa essere accolta da tutti come norma universale», cioè l’esatto contrario di: «Fa quello che più ti fa comodo invocando le regole, e quando gli altri ti danno fastidio cerca di distruggerli piegando le stesse regole cui tu affermi di attenerti». Quel che poi ha fatto e scritto il «Garante della privacy» (altra figura ridicola di per sé, politicamente corretta come tutta la paccottiglia di banalità e stupidità che soffoca ormai l’Europa) è semplicemente grottesco. Chiamato dal Governo, come un impiegato ossequioso si comporta come i personaggi spagnoleschi della Milano manzoniana, fra il Conte Zio e l’Avvocato Azzeccagarbugli. Il «latinorum» è stato sostituito con il «politicamente corretto» a geometria variabile: luoghi comuni, ma flessibili.
Questo governo è dunque ora che faccia i bagagli e vada a casa perché sta anche appestando il clima democratico, sta eccitando i peggiori bassi istinti e i peggiori bassi servitori. In questa farsa tendente all’incubo si aggredisce il giornalista che rappresenta l’opposizione e si chiudono tutti e due gli occhi di fronte alle menzogne, le turpitudini e le fabbricazioni di chi usurpa il nome di giornalista, anche se certamente avrà la essera in regola con tutti i bolli.
Così è nato il tentato linciaggio nei confronti di Maurizio Belpietro il quale ha agito come la sua professione e la sua coscienza imponevano: pubblicando le notizie e non pubblicando foto che non hanno nulla di «scandaloso», ma che sono la prova sia della esposizione che del tentativo di ricatto di un uomo che non è un privato cittadino, ma rappresenta, come portavoce, il Governo della Repubblica. Siamo contenti che lo sguaiato coro liberticida non sia più unanime e che esistano coscienze libere da vincoli di appartenenza. Questo rassicura sulla società e sul giornalismo, ma il governo ha dato di sé una pessima prova che rende doveroso il suo immediato licenziamento.
Paolo Guzzanti

Thursday, March 08, 2007

Il governo Prodi ha sempre la battuta pronta!

Ebbene sì, spiace ammetterlo, ma Prodi è un grande, ci aiuta a sorridere, anzi a sganasciarsi dalle risate.
Il leader del governo-barzelletta dell’Unione, ha escogitato un nuovo tormentone che ci allieterà fino alla prossima estate: “La conferenza internazionale di pace sull’Afghanistan”.
Nell’Italia del 2007, dove notoriamente la“fantasia è al potere”, i ministri non sono solo dei politici, sono dei fenomeni, altroché lo Zelig.

Per Franco Giordano l’acquisto dell’oppio afgano (anche questa è bella) e la soluzione “POLITICA” del conflitto (Ah! Ah! Ah! Troppo forte!), saranno i punti qualificanti della conferenza e rappresenteranno la “discontinuità" con il passato.


Occorre rimarcare che la storiella dell'acquisto dell'oppio a fini farmaceutici non è originalissima: fu inventata dal Senlis Council, un centro di ricerca britannico, consulente anche del governo di Tony Blair (leggi). Ma è bella lo stesso, basta saperla raccontare.