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Wednesday, April 20, 2011

Ancora sul "Martire della Pace"


Estratto dal Blog di Arrigoni
Arrigoni: - "....non sono umani, credo che non lo sono mai stati"
Sub: - "Sono dei maiali"

Ovviamente si parla degli israeliani
Per coloro che come Fosca, senza insultare, intendevano partecipare al blog rimproverando il finto pacifista di alimentare l'odio causando maggiori danni al popolo palestinese più che ad Israele (come in realtà avrebbe voluto), venivano affibbiati dei titoli tipo l'ormai obsoleto: “bastardi sionisti”
.
Dunque, come ho scritto in un post precedente, il pacifinto fino a poche settimane fa era il perfetto giocattolo della propaganda di Hamas poi, con lo stupore di tutti, soprattutto dei suoi avversari, è uscito dallo stordimento che credevamo perenne rendendo partecipi i suoi compagnucci italiani riguardo alcuni piccoli dubbi sul potente e ricco manipolo che governa Gaza.

Ora pensate cosa sarebbe accaduto se il nostro finto pacifista , il volontario Arrigoni, avesse continuato a manifestare il suo dissenso sull'operato del governo della Striscia. Certamente una delle conseguenze sarebbe stata l'apertura di una piccola breccia nel consenso di quella parte dell'Occidente che fino ad ora ha appoggiato il terrorismo anti-Israele proprio grazie a irresponsabili come lui.
E intendiamoci, una breccia benché minuscola è destinata ad allargarsi.

Probabilmente in questo ultimo periodo l' Arrigoni senza esserne consapevole incuteva più timore della minaccia di un'intera divisione israeliana aviotrasportata su Gaza.
Pertanto si potrebbe presumere che qualcuno nella Striscia, forse anche a malincuore, si sia convinto che il pacifinto ormai potesse continuare ad essere utile ad Hamas soltanto da morto, da martire.
Il “Martire della Pace” per l'appunto, come l'emittente RAI di chiare simpatie (nazional) comuniste titolava qualche giorno fa il servizio sulla sua morte.

Dispiace per la madre di Arrigoni: avrebbe potuto compiere un importante gesto di distensione, ma non ha saputo/voluto cogliere questa occasione preferendo impedire che il feretro del suo ragazzo compiesse il viaggio naturale attraverso Israele per giungere in Italia. Così facendo ha soltanto reso noto a tutti che l'ottusità e l'odio verso gli ebrei è comune in quella famiglia disgraziata e in quella parte politica.

E allora che beffa sarebbe se magari scoprisse che alcuni dei palestinesi che le hanno inviato le loro condoglianze sono implicati nella morte del suo figliolo...

Monday, May 31, 2010

Sommations de la Marine israélienne à la "Flottille"



Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Poteva Israele evitare la sfida e lasciar passare la flottiglia? No, non poteva

Cari amici, volete capire freddamente che cos'è successo stamattina nella acque davanti a Israele? Ripensate alla famosa frase di Clausewitz: la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. La politica consiste nel cercare di accumulare consenso con gesti simbolici e discorsi, di negoziare alleanze, di imporre così degli obiettivi e di realizzarli sul terreno. La guerra sostituisce ai discorsi le azioni fisiche e punta soprattutto a indebolire il nemico, a metterlo in difficoltà, per acquisire così un vantaggio. Nel caso di Gaza l'obiettivo politico immediato è stabilire la legittimità di Hamas e della sua "lotta"; quello più a lungo termine, naturalmente, la distruzione di quell'entità "estranea" (Sergio Romano) che è Israele. La guerra non sono più i carri armati e non ancora i missili balistici e le atomiche; oggi sono i razzi Kassam, gli attentati e le azioni che indeboliscono la capacità israeliana di autodifesa.

La spedizione delle navi turche e degli attivisti di sinistra verso la Striscia è stato un atto di questa guerra, freddamente calcolato e organizzato in maniera militare. L'obiettivo dei "pacifisti" armati che le popolavano non era affatto assistere la popolazione: in quel caso avrebbero accettate le forme di trasporto indiretto dei materiali proposte da Israele. Quello era solo un pretesto. Il punto era "rompere il blocco", cioè aprire la strada a un futuro comodo rifornimento di armi pesanti per Hamas e alla sua possibilità di proiettarsi all'esterno; oppure obbligare Israele a intervenire, come ha fatto, danneggiando ancora la sua immagine internazionale, isolandolo, indebolendolo. Come si è espresso nei giorni scorsi un capo di Hamas, "noi abbiamo vinto comunque, o riapriamo il porto di Gaza, oppure smascheriamo Israele".

In termini militari questa si chiama guerra asimmetrica, ed è la strategia dei palestinesi da sempre. Di fronte a una forza militare maggiore si compiono azioni che colpiscono la normalità della vita quotidiana (gli attentati alle fattorie degli anni Cinquanta, i dirottamenti degli anni Sessanta, le stragi all'estero, gli attentati suicidi, i rapimenti e i razzi), non pensando che questo modifichi l'equilibrio militare, ma facendo sì che il nemico si trovi nell'"alternativa del diavolo" di non reagire al terrorismo che minaccia la sua popolazione e quindi logorare la sua stessa esistenza o presentarsi come oppressivo, violento e inumano. E' quel che è accaduto negli ultimi anni con la guerra in Libano, con quella di Gaza e oggi con la flottiglia allestita dai turchi. Lo scopo è delegittimare Israele, renderlo incerto sul suo stesso territorio, trasformarlo in una stato paria. Purtroppo in buona parte questo è già successo. In questa guerra asimmetrica hanno una parte importantissima le organizzazioni internazionali (pensate al consiglio dei diritti umani dell'Onu e al giudice Goldstone), le organizzazioni "umanitarie" che agiscono in maniera unilaterale, gli intellettuali e i giornalisti che invece di spiegare quel che accade producono pregiudizi e demonizzazioni. Chi legge Informazione Corretta sa bene come queste forze della guerra asimmetrica dell'informazione siano massicciamente schierate.

Poteva Israele, come hanno suggerito i soliti noti di Haaretz e dintorni, evitare la sfida e lasciar passare la flottiglia? No, non poteva. Se Hamas realizzasse l'obiettivo tattico di avere libero accesso all'esterno senza controlli israeliani – il senso della "rottura del blocco" voluta dai "pacifisti" è questo - in mezzo al Mediterraneo si stabilirebbe un santuario terroristico, una base armata inattaccabile per l'islamismo combattente, l'equivalente della Somalia o delle valli tribali del Pakistan. Anche l'Egitto, che certo non vuol bene a Israele, tiene bloccata Gaza: perché è il solo modo per contenere una minaccia terrorista globale (a parte la riconquista della Striscia, che sarebbe stata opportuna già l'anno scorso, quando Olmert e Barak non ebbero il coraggio di andare fino in fondo – ma oggi dopo Goldstone e con Obama al potere è praticamente impossibile). Fra i due rischi, un'ennesima demonizzazione globale e la liberazione strategia di Hamas, Israele ha scelto giustamente il male minore e ha mandato i suoi ragazzi ad affrontare, col minor uso della forza possibile, "pacifisti" armati e militarmente organizzati.

Wednesday, September 23, 2009

Abbandonare l'Afghanistan è una follia Possibili scenari.



Prendo lo spunto da un commento di Elly al post qui sotto, per postare alcune considerazioni sull'eventuale ritiro dei nostri soldati.
Ovviamente già il titolo non nasconde quale sia il Fosca- pensiero riguardo all'abbandono di quel Paese.


Per chi vorrebbe il ritorno dei soldati dall’Afghanistan, anche perché potrebbero risultare utili in patria per contrastare il terrorismo fondamentalista, si potrebbe ribattere che sono centinaia i musulmani “europei”, “americani”, australiani che partono dalle loro terre di “adozione” per raggiungere l’Afghanistan e per combattere contro le forze della coalizione. Questo non tanto perché i maomettani sono attaccabrighe di professione, quanto perché loro hanno ben capito, a differenza di molti di noi, l’importanza di combattere quella guerra.

Le analisi semplicistiche (o furbe) vorrebbero farci credere che siamo in Afghanistan solamente per togliere il Burka alle donne o, peggio, per controllare un territorio che potrebbe fungere da importante punto di transito del petrolio proveniente ad esempio da alcune repubbliche ex sovietiche.
In verità, stentiamo a comprendere ciò che i musulmani sanno molto bene: combattere in quel Paese significa difendere la nostra civiltà.

L’Unione Sovietica, è letteralmente crollata poco tempo dopo il ritiro dall'Afghanistan.
Ebbene, i fondamentalisti sono fermamente convinti che la fine dell’Unione Sovietica e del comunismo sia da attribuire all’intervento divino che ha voluto così colpire chi voleva portare l’ateismo nei loro territori.

Adesso mettiamo che per ipotesi le forze della nato decidessero di mollare l’Afghanistan per un motivo squisitamente occidentale e quanto mai plausibile: l’elevato costo dell’operazione (in denaro, non in vite umane) che alla fine non viene compensato da risultati eclatanti.
Quale pensate sarebbe la reazione dei fondamentalisti (di tutto il mondo)? Ve lo dico io.

“L’Occidente si è arreso all’Islam, semplicemente perché è impossibile vincere contro il popolo prediletto da Allah ”. E se non può vincere, può essere vinto.
E conquistato.
Di più, dal momento che per i maomettani chi si arrende non è certo degno dell’onore delle armi, ma è un perdente, il “Guai ai Vinti” diventerebbe il nuovo motto del fondamentalismo islamico e la “Riconquista” inizierebbe il giorno dopo il ritiro delle truppe.

Con molta probabilità, il terrorismo si propagherebbe in tutto il mondo occidentale, mentre da subito, i governi dei Paesi vicini come il Pakistan potrebbero capitolare e finire sotto il controllo dei fondamentalisti (con le terribili conseguenze che possiamo ben immaginare).
Mentre il Medio Oriente verrebbe attraversato da un ondata di fanatismo religioso, le violente insurrezioni degli immigrati maomettani bloccherebbero le capitali europee, inoltre si replicherebbe decine di volte “L’11 settembre”, nella diabolica e quanto mai errata convinzione che l’Occidente, pur di evitarsi ulteriori sofferenze, offrisse la sua resa, lasciandosi conquistare docilmente.
Personalmente a questa ultima ipotesi non credo, la “riconquista dolce” che si sta attuando in questo momento in Europa, a mio avviso, ha maggiori probabilità di successo.
Tuttavia, sono fermamente convinto che una eventuale decisione di abbandonare la guerra contro i talebani, che in definitiva è una guerra contro il fondamentalismo islamico che minaccia le nostre libertà , porterebbe agli scenari descritti e ad un periodo di rovine e disastri per l’umanità.

E allora mi chiedo: perché rischiare? Invece, tutte le forze della coalizione dovrebbero impegnarsi maggiormente in Afghanistan, abbandonando peraltro quel pudore che colpisce noi occidentali (non certo loro) quando rimangono uccisi anche degli innocenti . E basta con i piagnistei quando muoiono i nostri soldati. In fondo sono veramente pochi, rispetto ai tanti maomettani che ogni giorno, per fortuna, cadono sotto il fuoco delle nostre armi.

I nostri avi hanno combattuto affinché noi vivessimo in un mondo libero, noi abbiamo la responsabilità di conservare le libertà che ci sono state affidate. Per questo non dobbiamo tirarci indietro e, non mi stanco di ripeterlo, dobbiamo combattere con più forza e determinazione, affinché la nostra vittoria sia bruciante per le bestie maomettane.
Più umiliante sarà la loro sconfitta, maggiore sarà il periodo di pace di cui potremo godere.

E chi non è d'accordo, si fotta.

Monday, June 15, 2009

"A letter to Mankind" di Ali Sina


Dal sito Faithfreedom.org riporto la lettera di Ali Sina all'umanità. La versione in italiano è anche qui.

Spero di cuore che l'anticristo, l'adoratore di Maometto, che malauguratamente siede alla Casa Bianca, abbia l'occasione di leggere questo messaggio, scritto da chi ha abbandonato l'Islam da molto tempo.


Dear Fellow human,
Today humanity is being challenged. Unthinkable atrocities take place on daily basis. There is an evil force at work that aims to destroy us. The agents of this evil respect nothing; not even the lives of children. Every day there are bombings, every day innocent people are targeted and murdered. It seems as if we are helpless. But we are not!

The ancient Chinese sage Sun Zi said, "Know your enemy and you won't be defeated". Do we know our enemy? If we don't, then we are doomed.

Terrorism is not an ideology, it is a tool; but the terrorists kill for an ideology. They call that ideology Islam.

The entire world, both Muslims and non-Muslims claim that the terrorists have hijacked "the religion of peace" and Islam does not condone violence.

Who is right? Do the terrorists understand Islam better, or do those who decry them? The answer to this question is the key to our victory, and failure to find that key will result in our loss and death will be upon us. The key is in the Quran and the history of Islam.

Those of us, who know Islam, know that the understanding of the terrorists of Islam is correct. They are doing nothing that their prophet did not do and did not encourage his followers to do. Murder, rape, assassination, beheading, massacre and sacrilege of the dead "to delight the hearts of the believers" were all practiced by Muhammad, were taught by him and were observed by Muslims throughout their history.

If truth has ever mattered, it matters most now! This is the time that we have to call a spade a spade. This is the time that we have to find the root of the problem and eradicate it. The root of Islamic terrorism is Islam. The proof of that is the Quran.

We are a group of ex-Muslims who have seen the face of the evil and have risen to warn the world. No matter how painful the truth may be, only truth can set us free. Why this much denial? Why so much obstinacy? How many more innocent lives should be lost before YOU open your eyes?

We urge the Muslims to leave Islam. Stop with excuses, justifications and rationalizations. Stop dividing mankind into "us" vs. "them" and Muslims vs. Kafirs. We are One people, One mankind! Muhammad was not a messenger of God. It is time that we end this insanity and face the truth. The terrorists take their moral support and the validation for their actions from you. Your very adherence to their cult of death is a nod of approval for their crimes against humanity.

We also urge the non-Muslims to stop being politically correct lest they hurt the sensitivities of the Muslims. To hell with their sensitivities! Let us save their lives, and the lives of millions of innocent people that could become their victims.

Millions, if not billions of lives will be lost if we do nothing. Time is running out! "All it takes for evil to triumph is for good people to do nothing." Do something! Send this message to everyone in your address book and ask them to do the same. Defeat Islam and stop terrorism. This is your world, save it.

The ex-Muslim Movement

Sunday, January 04, 2009

La guerra infinita. UNRWA ovvero L'ONU in difesa di HAMAS

Karen AbuZayd, commissaria generale dell’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso dei profughi palestinesi, esprime l’ “orrore” per la terribile distruzione di Gaza e l’immane perdita di vite umane, esortando Israele a cessare immediatamente il bombardamento della città QUI

Il comunicato prosegue informando che gli assassinii e le distruzioni di questi giorni arrivano dopo settimane di stretto assedio che hanno impedito all’UNRWA e ad altre agenzie “umanitarie” di assistere alla popolazione e mitigare la difficile situazione economica che è conseguenza dell’assedio.


In un articolo del giugno scorso la commissaria dichiarava :For 60 years, Palestine refugees have been in exile from their ancestral lands. Nowhere is this more starkly visible than in the West Bank, where the illegal barrier ( si riferisce al muro che, pur risultando economicamente svantaggioso per Israele, ha fermato il 99% degli attacchi terroristici kamikaze e salvato centinaia di vite? Ah, dimenticavo, la vita di un ebreo non conta - ndF), hundreds of checkpoints and physical obstructions daily reinforce the exile. And in Gaza, the policies of closure and indiscriminate punishment devastate lives, causing mass despair, threatening to destroy hopes for peace (difatti Hamas si è data molto da fare per la pace eterna di Israele - ndF).”


Comunque è comprensibile che una organizzazione dell’Onu creata ad hoc per soccorrere i profughi palestinesi impieghi ogni mezzo (lecito), per assolvere la sua mission. Malgrado ciò permangono alcuni dubbi. Innanzitutto una sciocchezzuola: curiosamente i profughi palestinesi, caso unico nella storia dei profughi in tutto il mondo, invece di diminuire in numero, aumentano ogni anno. Ed il numero si incrementa in modo esponenziale.

Dagli 800.000 circa della fine degli anni ’40, arriviamo ai 4 milioni e passa di questi giorni. Per fare una battuta, se l’organizzazione per la salvaguardia della foca monaca avesse ottenuto un incremento in rapporto pari a quello ottenuto dall’UNRWA con i suoi profughi, potremmo esportare questi graziosi pinnipedi in tutto il mondo.

Ma lo scopo dell’Agenzia “sarebbe” quello di arrivare ad un punto X nel quale i profughi cessano di esserlo. E quando anche l’ultimo profugo diventasse cittadino di una qualsiasi nazione, l’ UNRWA avrebbe assolto il suo compito e potrebbe chiudere i battenti.

Ma quando mai….

La realtà amara è che i profughi sono una merce di scambio, una fonte di guadagno e soprattutto di potere per tutti :ONU, Paesi Arabi, terroristi compresi. Il problema dei profughi palestinesi non avrà mai una fine.


Secondo me, ciò che ho appena descritto è un peccatuccio dell’ONU. Tuttavia vi sono altri dettagli che io (bastardo simpatizzante sionista) ritengo un po’ più gravi.

Peter Hansen, il responsabile delle agenzie dell’ONU per la Cisgiordania e Gaza, ex commissario generale dell’UNRWA, ha dichiarato in un’intervista alla CBC NEWS canadese, che certamente membri di Hamas sono impiegati all’interno dell’UNRWA e che in fondo non ci vede nulla di male.

Ok, a parte il fatto che Hamas è considerata un’organizzazione terroristica sia dagli Stati Uniti sia dalla UE (l'opinione dell'inetto D'Alema su questo blog è ininfluente), il candido Peter Hansen non si pone qualche dubbio sul fatto che L’ONU, in questo modo, legittima i terroristi di fronte al mondo e, per me cosa più grave, di fronte ai palestinesi che non fanno parte di Hamas, ma che si rendono conto che è inutile ribellarsi ad una organizzazione così potente da essere rappresentata con i suoi membri perfino all’interno di un’agenzia delle Nazioni Unite.

E poi, parliamoci chiaro, vi immaginate, all’interno dell’UNRWA un ufficio del personale diretto da un membro di Hamas? Una manna per molti abitanti della striscia di Gaza: un posto all’ONU, di fattorino, usciere, pilota d’ambulanza non si rifiuterebbe a nessuno.

O meglio, non si rifiuterebbe a chi accettasse di far parte dell’organizzazione e offrisse il proprio aiuto ad Hamas, nel momento del bisogno, proprio dall’interno dell’Agenzia.


E ora riguardatevi il video vah, coi tempi che corrono c'è il rischio che lo cancellino.

Saturday, January 03, 2009

And then Israel woke up...










A natale solitamente non mi aspetto dei regali. Ho trascorso tre mesi all’estero e tornare in Italia per qualche giorno è già un bel regalo. Ma queste feste hanno portato a me e a molti un dono inaspettato: l’insulso e farlocco governo israeliano, in un sussulto di dignità (oddio, siamo in prossimità delle elezioni), ha deciso di dare una risposta netta e decisa alla violenza del terrorismo fondamentalista palestinese e da domenica 28 dicembre la sua aviazione ha colpito incessantemente Gaza, eliminando buona parte della forza offensiva di Hamas, distruggendo una parte dei rifugi e dei tunnel impiegati per il passaggio delle armi, eliminando molti dei quadri dell’organizzazione terroristica e, notizia di poche ore fa, eliminando anche Nizar Rayyan, la nuova guida spirituale di Hamas, un assassino che all'interno dell'organizzazione terroristica aveva rimpiazzato il posto che fu dello sceicco Yassin.


La dichiarazione unilaterale della fine della tregua ed il martellamento con i missili Kassam dei territori israeliani confinanti con la striscia di Gaza hanno certamente contribuito ad accelerare l’azione di forza, che comunque era attesa e auspicata da Hamas.

Oh no, non è masochismo. Verosimilmente i capi di Hamas hanno creduto possibile che un’azione contro Gaza avrebbe causato molte vittime tra i civili e grazie a ciò il mondo intero si sarebbe sollevato contro Israele. Se le vittime non fossero state molte, gli operatori delle emittenti occidentali “amiche” avrebbero trasmesso comunque delle immagini di distruzione e di morte che, vere o false, sarebbero servite allo scopo.

Ma non dimentichiamoci che Hamas brama la fine di Israele, pertanto è anche probabile che abbia creduto in una rapida discesa in campo dei Paesi Arabi, uniti per soccorrere Gaza e distruggere il “piccolo satana”. A questo proposito, almeno fino a ora, pare che l’organizzazione terroristica abbia sbagliato i suoi calcoli, perché, a parte le solite dichiarazioni di condanna contro Israele, che ci arrivano dalla Lega Araba, nessun leader islamico intende fare qualcosa di concreto per aiutare i terroristi.

Chissà, forse Hizbullah potrebbe decidere di ricominciare i suoi attacchi contro Israele per impegnarlo su due fronti. Sarebbe la ciliegina sulla torta ed Israele di certo non perderebbe l’occasione per tentare di annichilire definitivamente la rinvigorita forza militare del Partito di Dio.


Ma anche l’opzione: tante vittime civili = tanto sdegno contro Israele, sembra ormai crollare definitivamente, perché l’aviazione israeliana, sganciando le sue bombe su obiettivi mirati, scoperti in mesi di eccellente lavoro di intelligence, sta fortunatamente limitando al minimo il numero delle vittime innocenti. Inoltre, grazie ad alcuni (pochi) media “liberi” dalla propaganda filo-terrorista, tutto il mondo ormai è a conoscenza che i palestinesi di Gaza che abitano nei pressi degli obiettivi da distruggere 1* sono avvertiti per tempo, affinché possano mettersi in salvo. Caso strano, ma eclatante, anche Nizar Rayyan era stato avvertito (testimone è uno dei suoi famigliari sopravissuti al bombardamento) eppure è rimasto ad attendere la morte, costringendo anche le sue mogli ed alcuni dei suoi figli a condividere lo stesso destino.


Leggendo le battute iniziali di questo post, qualcuno mi accuserà di essere un cinico.

E certo: non è politicamente corretto affermare che un’azione di guerra ha la valenza di un regalo di Natale.

Può darsi che sia cinico, ma è certo che non sono un ipocrita. E non nascondo che ho auspicato anch’io per molto tempo un’azione radicale di Israele contro i terroristi di ogni fazione e provenienza. Consapevole che ad ogni minaccia a cui non sarebbe seguita una pronta risposta, Hamas (e altri gruppi terroristi) avrebbe creduto in un inesorabile indebolimento del piccolo stato ebraico.


Per contro, anche se sono assolutamente convinto che con i terroristi non si dialoga, ma è necessario annichilirli dovunque essi siano (in tutto il mondo), rimango dalla parte dei più deboli, in questo caso anche di quei tanti palestinesi che vorrebbero vivere una vita normale ed invece a causa dei loro leaders, vivono nel terrore e, in molti casi, nella miseria.

Tuttavia, i capi palestinesi o le nazioni arabe che li appoggiano non sarebbero così forti senza l’apporto fondamentale di una parte marcia dell’Occidente.

Ed è proprio l’Occidente che con le sue scelte sbagliate alimenta la guerra infinita che nuoce maggiormente al popolo palestinese. Ma qui da noi nessuno pare rendersene conto.


Consiglio di leggere il piccolo post qui sotto, troverete un fulgido esempio di ideologia nazista prestata alla politica pacifista. Una chicca.

Ma il commento non mi sorprende né mi scandalizza: i pacifinti, sebbene siano una delle cause del disastro del popolo palestinese, sono assolutamente ridicoli.


Nota : 1* gli obiettivi sono quasi sempre nascosti tra le abitazioni civili, o all’interno di edifici religiosi


Wednesday, October 08, 2008

RUBBISH - Ovvero: le solite cazzate maomettane


Appel à l'union des musulmans - khilafa


Il filmato qui sopra è uno dei tanti video-propaganda girati dal gruppo Hizb ut Tahrir (questo dovrebbe essere della "sezione" danese). Molti sono i filmati di questo tipo fruibili dalla Rete, ma il tema è unico e si potrebbe riassumerlo in poche parole:
" Nel passato e nel presente i terroristi cristiani hanno occupato le nostre terre e torturato ed ucciso tanti poveri figli dell'Islam, ora, con l'aiuto di Allah, tocca a noi ribellarci, riconquistare i territori islamici e se dio vuole il mondo intero.
Per la gloria di Allah
, bla bla bla e bla bla bla..."
Insomma, le solite cazzate maomettane.

Il filmato è stato commentato e tradotto in francese da un altro figlio d'Allah.
Se non comprendete questa lingua.... guardate le figure!

Troverete un accenno a questa organizzazione islamica (che ha più successo e adepti in Europa che nel resto del mondo) anche nel post: Khilafa. Il destino dell'Europa?

La mia opinione è sempre la stessa: KTA.
Altri video correlati qui e qui ecc. ecc

Wednesday, July 02, 2008

The Islamist-Leftist Allied Menace


Spesse volte abbiamo sottolineato l’appoggio del popolo della Sinistra alla causa del fondamentalismo islamico. Tralasciamo per il momento il comune odio di sinistri e islamici per la democrazia e gli americani (la logica de "il nemico del mio nemico è mio amico") e soffermiamoci sul motivo principe di questa "alleanza" , giustificata dalla gran parte dei “compagni”, dal colpevole passato dell’Europa: crociate e colonialismo.

E attraverso la conquista coloniale, a detta di molti, si intendeva depredare i popoli non cristiani, nel nome di una cultura al tempo ritenuta superiore.

Tuttavia, a guardar bene, la Sinistra semplicemente finge di ignorare che furono proprio il califfato islamico prima e l’impero Ottomano poi, le più grandi potenze coloniali fino all’inizio del XX secolo.
Alcuni ritengono che gli islamici non fossero animati dalla brama di ricchezze, personalmente concordo, il motore delle spedizioni di conquista va ricercato nella volontà assoluta di assoggettare culture diverse all’Islam, considerato l’unico vero Credo.
Un’unica religione per una razza superiore.
Pertanto le “tracce” dell’Islam in Europa e nell’Asia non sono frutto di un pacifico proselitismo*, ma la conseguenza di antiche, sanguinose guerre di conquista, in due parole: di colonialismo islamico.

Non illudiamoci che tutto ciò sia parte della storia passata, il sogno colonialista dell’Islam è più che mai attuale. Certamente il colonialismo brutale dei secoli passati è desiderio vivo soltanto tra i tantissimi islamisti all’ AL-QAEDA, che operano per una (ri)conquista dell’Europa e di quella parte del mondo non devoto al loro sanguinario profeta (Dar al Harb, la dimora della guerra). Questa “espugnazione” dell’Occidente verrebbe messo in atto attraverso una maggiore immigrazione e continui atti di terrorismo.
E’ uno scenario tragico che, dopo i molti attentati compiuti dalle bestie islamiche, facilmente siamo in grado di ipotizzare.

Altri islamici (bontà loro) ritengono che “ormai non siano più utili le spade per la Riconquista, è sufficiente il grembo delle milioni di madri musulmane che già si trovano in Occidente" (a questo proposito sconsiglierei al Cav. di ostinarsi a cercare un dialogo con “il libico”).

Tuttavia quando si conosce il nemico è possibile combatterlo con le sue stesse armi.
Invece devo ammettere di ritenere più dannosa la legittimazione da parte di tanti intellettuali e politici cristiani di quegli islamici che, vestiti all’occidentale e di buone maniere (esperti nella pratica della Taqiyya?), sono invitati nei salotti buoni d’Europa dove vengono acclamati mentre tranquillamente espongono i loro deliri che trattano di un Occidente al tramonto e di una cultura ebraico – cristiana ormai priva di valori condivisi, che presto sarà sostituita, senza colpo ferire, dalla civiltà dell’Islam.
E sono questi, insieme ai sostenitori del nuovo culturalismo, le menti del neonato colonialismo islamico che sta pervadendo il nostro vecchio continente.

* concediamo un 1% di pacifico proselitismo?

Di seguito posto un interessantissimo articolo del Prof. Daniel Pipes su l’Islam e la sua “strana” alleanza con la Sinistra.

da Daniel Pipes National Rewue

"Here are two brother countries, united like a single fist," said socialist Hugo Chávez *1 during a visit to Tehran last November, celebrating his alliance with Islamist Mahmoud Ahmadinejad. Che Guevara's son Camilo *2, who also visited Tehran last year, declared that his father would have "supported the country in its current struggle against the United States." They followed in the footsteps of Fidel Castro, who in a 2001 visit told his hosts that "Iran and Cuba, in cooperation with each other, can bring America to its knees." For his part, Ilich Ramírez Sánchez*3 ("Carlos the Jackal") wrote in his book L'islam révolutionnaire ("Revolutionary Islam") that "only a coalition of Marxists and Islamists can destroy the United States."

It's not just Latin American leftists who see potential in Islamism. Ken Livingstone , the Trotskyite mayor*4 of London, literally hugged prominent Islamist thinker Yusuf al-Qaradawi. Ramsey Clark, the former U.S. attorney general, visited Ayatollah Khomeini and offered his support. Noam Chomsky, the MIT professor, visited Hezbollah leader Hassan Nasrallah and endorsed Hezbollah's keeping its arms. Ella Vogelaar, the Dutch minister for housing, neighborhoods, and integration, is so sympathetic to Islamism that one critic, the Iranian-born professor Afshin Ellian, has called her "the minister of Islamization."

Dennis Kucinich*5, during his first presidential campaign in 2004, quoted the Koran and roused a Muslim audience to chant "Allahu akbar" ("God is great") and he even announced, "I keep a copy of the Koran in my office." Spark *4, youth paper of Britain's Socialist Labour party, praised Asif Mohammed Hanif, the British suicide bomber who attacked a Tel Aviv bar, as a "hero of the revolutionary youth" who had carried out his mission "in the spirit of internationalism." Workers World, an American Communist newspaper, ran an obituary lauding Hezbollah's master terrorist, Imad Mughniyeh.

Some leftists go farther. Several — Carlos the Jackal, Roger Garaudy, Jacques Vergès, Yvonne Ridley, and H. Rap Brown — have actually converted to Islam. Others respond with exhilaration to the violence and brutality of Islamism. German composer Karlheinz Stockhausen termed 9/11 "the greatest work of art for the whole cosmos," while the late American novelist Norman Mailer called its perpetrators "brilliant."

And none of this is new. During the Cold War, Islamists favored the Soviet Union over the United States. As Ayatollah Khomeini put it in 1964, "America is worse than Britain, Britain is worse than America and the Soviet Union is worse than both of them. Each one is worse than the other, each one is more abominable than the other. But today we are concerned with this malicious entity which is America." In 1986, I wrote that "the U.S.S.R. receives but a small fraction of the hatred and venom directed at the United States."

Leftists reciprocated. In 1978-79, the French philosopher Michel Foucault expressed great enthusiasm for the Iranian revolution. Janet Afary and Kevin B. Anderson explain:

Throughout his life, Michel Foucault's concept of authenticity meant looking at situations where people lived dangerously and flirted with death, the site where creativity originated. In the tradition of Friedrich Nietzsche and Georges Bataille, Foucault had embraced the artist who pushed the limits of rationality and he wrote with great passion in defense of irrationalities that broke new boundaries. In 1978, Foucault found such transgressive powers in the revolutionary figure of Ayatollah Khomeini and the millions who risked death as they followed him in the course of the Revolution. He knew that such "limit" experiences could lead to new forms of creativity and he passionately threw in his support.

Another French philosopher, Jean Baudrillard, portrayed Islamists as slaves rebelling against a repressive order. In 1978, Foucault called Ayatollah Khomeini a "saint" and a year later, Jimmy Carter's ambassador to the United Nations, Andrew Young, called him"some kind of saint."

This good will may appear surprising, given the two movements' profound differences. Communists are atheists and leftists secular; Islamists execute atheists and enforce religious law. The Left exalts workers; Islamism privileges Muslims. One dreams of a worker's paradise, the other of a caliphate. Socialists want socialism; Islamists accept the free market. Marxism implies gender equality; Islamism oppresses women. Leftists despise slavery; some Islamists endorse it. As journalist Bret Stephens notes, the Left has devoted "the past four decades championing the very freedoms that Islam most opposes: sexual and reproductive freedoms, gay rights, freedom from religion, pornography and various forms of artistic transgression, pacifism and so on."

These disagreements seem to dwarf the few similarities that Oskar Lafontaine, former chairman of Germany's Social Democratic party, managed to find: "Islam depends on community, which places it in opposition to extreme individualism, which threatens to fail in the West. [In addition,] the devout Muslim is required to share his wealth with others. The leftist also wants to see the strong help the weak."

Why, then, the formation of what David Horowitz calls the Left-Islamist "unholy alliance"? For four main reasons.

First, as British politician George Galloway explains, "the progressive movement around the world and the Muslims have the same enemies," namely Western civilization in general and the United States, Great Britain, and Israel in particular, plus Jews, believing Christians, and international capitalists. In Iran, according to Tehran political analyst Saeed Leylaz, "the government practically permitted the left to operate since five years ago so that they would confront religious liberals."

Listen to their interchangeable words: Harold Pinter describes America as "a country run by a bunch of criminal lunatics" and Osama bin Laden calls the country "unjust, criminal and tyrannical." Noam Chomsky terms America a "leading terrorist state" and Hafiz Hussain Ahmed, a Pakistani political leader, deems it "the biggest terrorist state." These commonalities suffice to convince the two sides to set aside their many differences in favor of cooperation.

Second, the two sides share some political goals. A mammoth 2003 joint demonstration in London to oppose war against Saddam Hussein symbolically forged their alliance. Both sides want coalition forces to lose in Iraq, the War on Terror to be closed down, anti-Americanism to spread, and the elimination of Israel. They agree on mass immigration to and multiculturalism in the West. They cooperate on these goals at meetings such as the annual Cairo Anti-War Conference, which brings leftists and Islamists together to forge "an international alliance against imperialism and Zionism."

Third, Islamism has historic and philosophic ties to Marxism-Leninism. Sayyid Qutb, the Egyptian Islamist thinker, accepted the Marxist notion of stages of history, only adding an Islamic postscript to them; he predicted that an eternal Islamic era would come after the collapse of capitalism and Communism. Ali Shariati, the key intellectual behind the Iranian revolution of 1978–79, translated Franz Fanon, Che Guevara, and Jean-Paul Sartre into Persian. More broadly, the Iranian analyst Azar Nafisi observes that Islamism "takes its language, goals, and aspirations as much from the crassest forms of Marxism as it does from religion. Its leaders are as influenced by Lenin, Sartre, Stalin, and Fanon as they are by the Prophet."

Moving from theory to reality, Marxists see in Islamists a strange fulfillment of their prophesies. Marx forecast that business profits would collapse in industrial countries, prompting the bosses to squeeze workers; the proletariat would become impoverished, rebel, and establish a socialist order. But, instead, the proletariat of industrial countries became ever more affluent, and its revolutionary potential withered. For a century and a half, author Lee Harris notes, Marxists waited in vain for the crisis in capitalism. Then came the Islamists, starting with the Iranian Revolution and following with 9/11 and other assaults on the West. Finally, the Third World had begun its revolt against the West, fulfilling Marxist predictions—even if under the wrong banner and with faulty goals. Olivier Besançonneau, a French leftist, sees Islamists as "the new slaves" of capitalism and asks if it is not natural that "they should unite with the working class to destroy the capitalist system." At a time when the Communist movement is in "decay," note analyst Lorenzo Vidino and journalist Andrea Morigi, Italy's "New Red Brigades" actually acknowledge the "leading role of the reactionary clerics."

Fourth, power: Islamists and leftists can achieve more together than they can separately. In Great Britain, they jointly formed the Stop the War Coalition, whose steering committee includes representation from such organizations as the Communist party of Britain and the Muslim Association of Britain. Britain's Respect Party amalgamates radical international socialism with Islamist ideology. The two sides joined forces for the March 2008 European Parliament elections to offer common lists of candidates in France and Britain, disguised under party names that revealed little.

Islamists benefit, in particular, from the access, legitimacy, skills, and firepower the Left provides them. Cherie Booth*4, wife of then-prime minister Tony Blair, argued a case at the appellate-court level to help a girl, Shabina Begum, wear the jilbab, an Islamic garment, to a British school. Lynne Stewart, a leftist lawyer, broke U.S. law and went to jail to help Omar Abdel Rahman, the blind sheikh, foment revolution in Egypt. Volkert van der Graaf, an animal-rights fanatic, killed Dutch politician Pim Fortuyn to stop him from turning Muslims into "scapegoats." Vanessa Redgrave funded half of a £50,000 bail surety so that Jamil el-Banna, a Guantánamo suspect accused of recruiting jihadis to fight in Afghanistan and Indonesia, could walk out of a British jail; Redgrave described her helping el-Banna as "a profound honour," despite his being wanted in Spain on terrorism-related charges and suspected of links to al-Qaeda. On a larger scale, the Indian Communist party did Tehran's dirty work by delaying for four months the Indian-based launching of TecSar, an Israeli spy satellite. And leftists founded the International Solidarity Movement to prevent Israeli security forces from protecting the country against Hamas and other Palestinian terrorism.

Writing in London's Spectator, Douglas Davis calls the coalition "a godsend to both sides. The Left, a once-dwindling band of communists, Trotskyites, Maoists and Castroists, had been clinging to the dregs of a clapped-out cause; the Islamists could deliver numbers and passion, but they needed a vehicle to give them purchase on the political terrain. A tactical alliance became an operational imperative." More simply, a British leftist concurs: "The practical benefits of working together are enough to compensate for the differences."

The burgeoning alliance of Western leftists and Islamists ranks as one of today's most disturbing political developments, one that impedes the West's efforts to protect itself. When Stalin and Hitler made their infamous pact in 1939, the Red-Brown alliance posed a mortal danger to the West and, indeed, to civilization itself. Less dramatically but no less certainly, the coalition today poses the same threat. As seven decades ago, this one must be exposed, rejected, resisted, and defeated.


Note *1 -In disaccordo con Pipes, non ritengo che Lo Sciacallo, Chavez, Fidel Castro e Camilo, figlio di Che Guevara, siano propriamente uomini di Sinistra.
*2 - Consiglio la lettura del breve ma intenso incontro tra i due figli di Guevara e gli uomini di Ahmadinejad a Teheran durante la conferenza "Che Guevara come Charman" QUI .
*3 - Mi stupisco che a quell'assassino sia data ancora visibilità.
*4 - E ci sorprendiamo se Londra viene chiamata "Londonistan"?
*5 - Pensate che avrebbe voluto partecipare alle primarie del 2008!

Wednesday, April 23, 2008

Chi sono i "pacifisti"?


Nel 2003 ebbe vasta eco nel mondo la scomparsa della ventitreenne statunitense RachelCorrie, pacifista dell’IMS (Movimento di Solidarietà Internazionale).

Insieme ad alcuni compagni stava tentando di fermare le ruspe israeliane che erano in procinto di bonificare un’area nella zona di Rafah (lungo la strada tra Gaza e l'Egitto), quando un bulldozer in fase di manovra la colpì con la lama e l’attivista morì poco dopo nell’Ospedale di Gaza.

Sorvoliamo sulle manifestazioni di protesta e sulle le accuse contro Israele, organizzate dai gruppi “pacifisti” di tutto il mondo dopo la morte della giovane americana.
Vi allego soltanto un documento dell’ISM, la “ Dichiarazione sull’omicidio di Rachel Corrie”, dove si richiede alle Nazioni Unite di condannare fermamente Israele.

Nel caso non vogliate leggerlo tutto (ma è breve), riporto un periodo illuminante:

“L'ISM -formato da civili sia palestinesi che stranieri- fa appello alla comunità internazionale perché rompa il silenzio che circonda i grotteschi abusi dei diritti umani perpetrati dagli israeliani. I civili stranieri si trovano nei Territori Occupati per cercare di difendere i diritti umani e le vite dei palestinesi proprio perché le organizzazioni internazionali istituzionali si rifiutano di farlo.”

Ebbene, è proprio vero che l’ISM è un gruppo formato da “civili” palestinesi e stranieri? Ed aggiungo, è sempre vero che questi civili si trovano nella “cosiddetta Palestina” per salvaguardare i diritti umani dei “poveri palestinesi”??

Nel 2006 un ragazzo inglese che ha avuto il coraggio (e l’impudenza) di denunciare alla polizia i traffici di droga delle bande di pakistani (e la corruzione di alcuni poliziotti), dopo essere stato più volte minacciato di morte, aver perso tutti i suoi beni ed essere stato abbandonato dalle istituzioni, fugge in Israele.
Ed allora, per uno strano gioco del destino, all'aeroporto Ben Gurion, prima di salire su un minibus per Gerusalemme, conosce un giovane studente americano. Dietro suo consiglio scenderà a Gerusalemme Est.
L’inglese comprende soltanto al suo arrivo che si trova “dalla parte sbagliata” della città, ma l’americano sembra trovarcisi benissimo… Il seguito lo leggerete QUI (in inglese- Leggete anche le parti 2-3-4).

Riassunto in breve: l’americano è un attivista dell’IMS. A Gerusalemme EST ve ne sono degli altri, di tutte le nazionalità (anche un italiano). Insieme a loro, il “nostro” visita il carcere di Gerico e ha l’occasione di conoscere sia poliziotti palestinesi, sia terroristi delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa. Durante il tour guidato da uno dei terroristi palestinesi, i “pacifisti” si fanno ritrarre imbracciando il Kalashnikov ed “abbracciando” alcuni "martiri" di Al Aqsa. Tutte le foto, durante la serata verranno cancellate. Tutte, eccetto quelle dell’inglese che prima del controllo, toglie la scheda dalla fotocamera.

Al’’inglese viene detto che il l’obiettivo principale dell’IMS è raccogliere fondi per la causa palestinese. Durante la notte all’inglese vengono raccontati tutti gli orrori compiuti da Israele (l’indottrinamento). Il giorno dopo al gruppo di “pacifisti” viene ordinato di raggiungere un territorio nella West Bank per ricevere maggiori “informazioni” e addestramento. A questa “missione” il "nostro" non partecipa.

Lionhearth che ha vissuto questa “interessante” esperienza, ci parla anche del Movimento di Solidarietà Internazionale, non risparmiandoci le sue (/mie) opinioni su quel branco di “utili idioti” alla causa del terrorismo QUI e QUI.

Potrebbe interessare a qualcuno:

Un libro sulla tragica morte della "pacifista" di IMS QUI
Manifesto di solidarietà a IMS dalla "
Rete Ebrei contro l’occupazione e dal Movimento palestinese per la cultura e la democrazia" QUI.
Un sito di Informazione di "pacifisti" a Gaza QUI.
ISM in Italia QUI.

Un video QUI.

Nell'immagine, due componenti dell' IMS e tre terroristi delle Brigate dei martiri di Al Aqsa.

Thursday, April 17, 2008

Kill them All

“L’Olp è l’unico legittimo rappresentante del popolo palestinese e non ha mai cambiato di una virgola il suo programma politico”. Lo ha dichiarato l’ambasciatore dell’Autorità Palestinese in Libano Abbas Zaki, in un’intervista trasmessa mercoledì scorso dalla tv libanese NBN, ora tradotta in inglese dal Middle East Media Research Institute (MEMRI).
“Alla luce della debolezza della nazione araba e della mancanza di valori – ha spiegato il rappresentante palestinese – e alla luce del controllo Americano su tutto il mondo, l’Olp ha deciso di procedere per fasi, senza cambiare i propri obiettivi strategici. Lasciatemi dire che, quando l’ideologia d’Israele inizierà a crollare e noi prenderemo perlomeno Gerusalemme, l’ideologia d’Israele crollerà del tutto e noi, a Dio piacendo, inizieremo a realizzare il nostro programma ideologico e li cacceremo fuori da tutta la Palestina”.
Il video dell’intervista di Abbas Zaki è disponibile (con sottotitoli in inglese) al link:
http://www.memritv.org/clip/en/1738.htm

UN PREDICATORE DI HAMAS ESORTA ALLA CONQUISTA DI ROMA E DEL MONDO INTERO

In un sermone mandato in onda venerdì scorso dalla tv di Hamas Al-Aksa (ora tradotto in inglese da MEMRI), il parlamentare e chierico di Hamas Yunis al-Astal ha detto ai fedeli che l’islam presto conquisterà Roma, “la capitale dei cattolici, la capitale crociata che ha dichiarato guerra all’islam e che ha insediato in Palestina i fratelli delle scimmie e dei maiali [gli ebrei] per impedire il risveglio dell’islam”, come fu per Costantinopoli. Roma, ha affermato al-Astal, diventerà “un avamposto della conquista islamica che si estenderà su tutta l’Europa e poi si volgerà alle due Americhe ed anche all’Europa orientale”. “Allah ha scelto voi per sé e per la sua religione – ha continuato il predicatore palestinese – affinché serviate da motore che traini questa nazione verso la fase della successione, della sicurezza e del consolidamento del potere, e verso la conquista delle capitali di tutto il mondo per mezzo della predicazione e delle conquiste militare. Credo che i nostri figli e i nostri nipoti erediteranno la nostra jihad [guerra santa] e i nostri sacrifici e, a Dio piacendo, i comandanti delle conquista si leveranno fra loro. Oggi noi instilliamo queste buone nozioni nelle loro anime e, mediante le moschee, i libri coranici e le storie del nostro Profeta, dei suoi compagni e dei grandi condottieri, li prepariamo per la missione di salvare l’umanità dal fuoco dell’inferno sul cui orlo oggi si trova”.
Il video del sermone di Yunis al-Astal è disponibile (con sottotitoli in inglese) al link:
http://www.memritv.org/clip/en/1739.htm

(Da: Jerusalem Post, 14.04.08)


Ho inserito la simpatica immagine immediatamente sopra, come schietto commento al post pubblicato da Liberali per Israele.
In confidenza, si tratta di una figura stampata sulla maglietta che amavo indossare qualche anno fa. Ne avevo un'altra assai più carina, dove sotto l'immagine che al momento preferisco non descrivere, era scritto: "RUDI, MA VOLGARI".
Ma amici miei, francamente, serenamente, pacatamente, dopo aver letto quell'articolo, l'unico commento che il cuore mi suggerisce è proprio questo:
KIll them all!

Wednesday, March 26, 2008

Per questa volta è andata bene.



Anni fa ho vissuto per qualche tempo a Kiseljak, una cittadina croata della Bosnia Erzegovina a circa 20 Km da Sarajevo. Di tanto in tanto torno da quelle parti, anche perché ho degli amici che frequento tuttora. Ieri uno di loro mi ha raccontato che l’8 marzo scorso si è trovato in mezzo ad una azione delle forze speciali della polizia e per un attimo ha creduto di essere finito sul set di un film d’azione, o di essere tornato in guerra.

Era appena entrato all’interno del disco pub che poche ore dopo avrebbe ospitato centinaia di donne per la ricorrenza dell’8 marzo, quando il locale è stato presso d’assalto da uomini armati e mascherati che si sono qualificati come membri di una sezione operativa del Ministero dell’Interno. Fuori, sulla strada proprio di fronte alla discoteca, altri uomini dei reparti speciali armeggiavano intorno ad un’auto, mentre due di loro tenevano sotto mira un uomo già ammanettato.

Quando gli agenti all’interno del locale hanno concluso la raccolta delle generalità dei presenti, hanno invitato tutti ad uscire, per proseguire indisturbati le loro ricerche all’interno dell’edificio.

A farla breve, l’uomo catturato era un musulmano ed aveva parcheggiato l’auto di fronte al pub pochi minuti prima.

Beh certo, sebbene trattasi di maomettano, il solo fatto di entrare con l’auto in una città croata e parcheggiare di fronte ad un locale, non dovrebbe (credo) costituire un reato. Tuttavia nell’auto dell’islamico erano ben nascosti due ordigni esplosivi con l’innesco a tempo e ciò, anche da noi, è proibito.

La versione “ufficiosa” che "gira" a Sarajevo e dintorni è che la polizia aveva ricevuto una "soffiata" riguardo la preparazione di un attentato da eseguirsi in una località croata non distante dalla capitale, durante la Festa della Donna.

Il disco pub era stato inaugurato da poco e la sua prima grande iniziativa sarebbe stata proprio una grande festa per l’8 marzo. Per essere certi dell’affluenza, i gestori del pub avevano distribuito i manifesti pubblicitari perfino a Sarajevo. Pertanto, pur controllando altre cittadine croate, la vigilanza si era accentuata su Kiseljak e su quel locale.

La versione ufficiale del Ministero degli Interni è che il musulmano è stato arrestato “per caso” durante una normale azione di polizia (seeeh!). Inoltre, sempre secondo il governo di Sarajevo, l'islamico avrebbe probabilmente venduto gli ordigni a terze persone.

Monday, March 17, 2008

I palestinesi amano i loro bambini.


Cliccando l'immagine si aprirà un video di Youtube. Mostra alcune zecche palestinesi che sparano dei colpi di mortaio verso le case degli ebrei, poste al di là del confine israeliano.

Fin qua nulla di nuovo. Il curioso è che la postazione armata è sistemata nel cortile di una scuola elementare.
E' chiaro che le bestie arabe speravano ardentemente che la IAF rispondesse con i suoi missili, colpendo la scuola e uccidendo qualcuno dei bimbi che si trovavano all'interno dell'edificio. Così avrebbero mostrato ai boccaloni del mondo intero e a D'Alema, il "nuovo atto terrorista di Israele".
Farsi scudo degli innocenti non è soltanto una caratteristica palestinese.
Dall'ultima guerra il Libano abbiamo appreso che il più delle volte le postazioni missilistiche del gruppo neo-nazista Hezbollah erano collocate a ridosso di scuole, abitazioni civili, organizzazioni umanitarie.
Ma tornando al video, si vedrà che la Iaf non abbocca e fintanto che la postazione è attiva, non interviene. Quando il mortaio viene smobilitato, la Iaf elimina i terroristi.
Alè!


A' Propos di "zecche", ho "rubato" l'immagine da un sito di boccaloni comunisti. Sono uno spasso, andate a leggerli : http://www.pdci-ibarruri.it/internazionalismo.htm.
Il video l'ho "visto e preso" dal sito di Daniela (From Italy to Israel). Spero si affretti a riaprire il suo blog.

Sunday, September 16, 2007

Khilafah. Il destino dell'Europa?


Sono appena tornato da un viaggio e domani ripartirò. Il tempo è tiranno, ciò nonostante mi sento in dovere di lasciare qualche traccia sul blog. Ma a spingermi a postare non è soltanto l’amico serbo Stevan che proprio ieri mi ha accusato di scrivere troppo poco (Ecchec*…zo! non ho mica un lavoro comodo io….), ma anche/soprattutto alcune pessime novità di queste ultimi giorni.

Ho appena lanciato un’occhiata ai blogs degli amici e mi ha colpito l’articolo riportato da Filippo nel suo ARCHIVIO. In Finlandia, sotto lo sguardo premuroso e amorevole degli entusiasti sostenitori del multiculturalismo, ha emesso il primo vagito il Partito Politico Islamico.

Tempo fa alcuni intellettuali islamici dichiararono che lo scopo finale dell’immigrazione musulmana in Europa era di guadagnare potenza politica per introdurre gradualmente nella società occidentale i valori, le tradizioni e le leggi dell’Islam.

Complimentoni! La strada per la fondazione dell’Europa Islamica è spianata.

A questo proposito ricordo che l’ex ministro della Giustizia olandese Piet Hein Donner, giusto un anno fa, affermò che in un paese realmente democratico la possibile applicazione della sharia sarebbe auspicabile se la maggioranza della popolazione ne fosse a favore.

Mmmmh, vediamo: in Finlandia i musulmani sono circa il 10% della popolazione. Forse per qualcuno è ancora un po’ presto per pensare al futuro Paese dei fiordi trasformato in uno stato dominato dalla legge islamica.

Siamo consapevoli che il rigetto dell’immigrazione dei popoli di religione musulmana è presente nei Paesi nordici forse più che in altre nazioni europee (sarà per l’incredibile numero di violenze compiute dagli immigrati in quest’ultimo decennio?). Ma in questo momento nella stessa Finlandia, in tutti i Paesi nordici e negli altri Stati europei sembra predominante la tendenza dei governi ad ignorare i pericoli legati a questa immigrazione. O a rinviarne la soluzione: “per ora va bene così, nel futuro se la vedranno i nostri discendenti”.

L’Europa è la terra dei coglioni. Non mi stancherò di ripeterlo.

....

Di seguito riporto un articolo di Jane Perlez pubblicato su l’ “Herald Tribune” del 5 agosto scorso. Lo avevo inserito in archivio in attesa di poterlo postare. Diavolo, quale “peggiore occasione” di questa?

Per chi non lo conoscesse, lo Hizb ut-Tahrir, il Partito politico Islamico internazionale (di origine palestinese) il cui unico fine è l’unione dei musulmani per la creazione del “califfato” mondiale (il nuovo impero islamico), è bandito in molti Paesi arabi per le sue posizioni estremiste e di appoggio al terrorismo, ma ( e non ridete) è cresciuto, è stato nutrito, coccolato e protetto proprio in Europa (Coglioniland)). Difatti nel Regno Unito è presente legalmente dalla fine dagli anni ottanta, quando Londra concesse l’asilo politico ai suoi leaders. Solo in questi ultimi tempi, dopo le accuse di connivenza (provata) con il terrorismo che ha insanguinato la City, si è deciso di dichiarare il Partito Panislamico un organizzazione fuorilegge.

Certo, ma buona parte dei suoi membri sono ancora Londra, liberi come fringuelli. Che credevate?

Radical Islamic party convenes in London

LONDON: A radical Islamic party that has become a focus of attention in Britain, with calls in Parliament for its prohibition, began a frontal attack on its critics this weekend at a carefully stage-managed conference in London that attracted several thousands of well-dressed, mostly professional Muslims.

Calls of "Allahu Akbar," or God is great, punctuated the leaders' speeches at the conference held by Hizb ut-Tahrir, or Party of Liberation, a group that calls for a caliphate in Muslim countries, the end of Israel and the withdrawal of all Western interests in the Middle East.

"There is no Islam as a way of life without a Khilafah," said Kamal Abuzahra, an Islamic academic of Bangladeshi origin, using the Arabic work for caliphate and earning a roar of approval from the crowd segregated into his and hers sections.

The conference was titled, "Khilafah, The Need and the Method."

The chairman of the party, Abdul Wahid, a medical doctor in Harrow, England, took on Britain's political leadership: "They say: 'You preach hate.' I preach a hatred of the lies of people in this country that send soldiers to Iraq. I preach a hatred of torture."

Other speakers assailed the British government for linking the group to terrorism and for too often treating British Muslims as terror suspects.

Hizb ut-Tahrir, founded in the early 1950s by a Palestinian judge dissatisfied with the Muslim Brotherhood, has existed in Britain for a number of years, and remains legal in other Western countries, including the United States, where it has less appeal than here.

In the aftermath of the botched terror attacks in London and Glasgow, there were renewed calls for the prohibition of Hizb ut-Tahrir, on the grounds that although the group proclaims advocating peaceful means for winning the Caliphate, its rhetoric can encourage Muslims onto a path toward terrorism.

Some analysts describe Hizb ut-Tahrir as "soft jihadists"; others contend that it veers beyond that.

"The only difference between Islamists from Hizb ut-Tahrir and jihadists is that the former are waiting for their state and caliph before they commend jihad, while the latter believes the time for jihad is now," said Ed Husain, a former member of Hizb ut-Tahrir who has criticized the group in a recent book, "The Islamist."

Hizb ut-Tahrir is banned in a number of Muslim countries, particularly those that feel vulnerable to its calls for the overthrow of their governments - including Egypt, Pakistan and Saudi Arabia.

The group was proscribed by the German Interior Ministry in 2003 for "spreading hate and violence," under a chapter in the Constitution that is often used to clamp down on anti-Semitism. Hizb ut-Tahrir is appealing that ban.

In Britain, Hizb ut-Tahrir has waxed and waned, enjoying considerable strength in the mid-1990s, when members recalled that it attracted a crowd of many thousands to a meeting at Wembley Stadium.

The party, which does not announce membership numbers, remains potent on British university campuses, frequently fields speakers on television talk shows, and runs a slick Web site that falls short of running into problems with British law.

During Prime Minister Gordon Brown's first question time in the House of Commons last month, the leader of the Conservative Party, David Cameron, asked the new Labour leader why Hizb ut-Tahrir had not been banned.

Cameron said the group was "poisoning the minds of young people and has said that Jews should be killed wherever they are found."

Brown replied that he had only been in office a short while and would look into it.

But John Reid, the former home secretary, jumped in, saying there was not sufficient evidence under British laws to ban the organization.

That, say British officials, is the nub of the problem. Even under the new 2006 anti-terrorism law that prohibits the glorification of terrorism, Hizb ut-Tahrir cannot be prosecuted, a British government official said.

"They are very savvy, very sophisticated, they know how far they can push," the official said.

Former Prime Minister Tony Blair was urged last year by the Pakistani president, Pervez Musharraf, to ban the group on the grounds that it "brainwashes people and that leads to violent acts," a senior Pakistani official said. The British Foreign Office received a similar message from Pakistani officials last month.

During a lunch break in the sunny courtyard of the Alexandra Palace, a 19th-century brick pile in northern London, conference-goers - information technology managers, bankers and teachers - told of the appeal of the ideology of a Caliphate in the Muslim world.

"If you look at the political structure in the Muslim world, it's a police state," said Mohammed Baig, 28, a second-generation British Indian who is an asset manager specializing in corporate governance. "You have the public opinion underground, and then staged public opinion in the media."

Most people in the Muslim world want the introduction of Sharia, or Islamic law, said Baig, who said he had been a member of the group for seven years.

"Our feeling is: What gives Western governments the right to impose a set of values on a people who don't believe in them?" he said, referring to the United States and Britain pushing for democratic values in the Middle East.

Asked about Hizb ut-Tahrir as a conveyor belt to terrorism, Baig said: "I'm not going to say Hizb ut-Tahrir has been a perfect organization for 20 years. There are people who have come and gone in the organization. An atmosphere was created in the youth in the mid '90s, mistakes were made."

Some of the most ardent adherence to the party's ideas about a Caliphate was expressed by women members at the conference.

Rubina Ahmed, 33, a mother of four who came on a charter bus from Manchester, said, "It's the in-depthness of the caliphate that I like." Hizb ut-Tahrir "doesn't compromise on the values of Islam and it's not afraid to speak out for what it wants."

Why did Hizb ut-Tahrir not work for the goal of the Caliphate in Britain, asked someone in the audience during a question-and-answer session.

"We focus our work where we can get the quickest results," Abuzahra said.

Riguardo l’avanzata massiccia dell’Islam in Europa (e le eventuali tattiche per porvi un freno) invito a leggere QUI (tesi “pessimiste”, Bat Ye’or, autrice del libro “Eurabia”), e QUI (tesi ottimiste)

Ma è mia personale convinzione che soltanto le soluzioni urgenti e radicali risolveranno il problema creato dall’immigrazione musulmana.
Ne riparleremo.