Molto tempo è passato (secoli forse?) da quando Đan ed io decidemmo di uscire dal Gioco. La verita' e' che in quella occasione fu lui ad impuntarsi affinché' abbandonassimo, mentre io temporeggiavo, cullandomi indolente ed illudendomi che nulla mutasse...Ora e'sempre lui ad insistere: giura di essere immerso nel Blu profondo di quei giorni lontani, ed e' persuaso che sia facile tentare... e sognare di nuovo.
Una nuova guerra contro lo stato ebraico si può realizzare soltanto con l’isolamento di Israele dalla Comunità Internazionale.
Adesso riflettiamo un attimo: ma vi sembra logico che dei "pacifisti" attacchino delle forze speciali dell'IDF? No, non equivocatemi, ovviamente non credo che i "pacifinti" non siano in grado di compiere azioni contro Israele. Anzi, ho la sensazione che molti attentati avvenuti in passato contro dei civili israeliani si siano realizzati grazie all'apporto decisivo di pacifisti come questi . Tuttavia, mentre penso che molti cosidetti "pacifisti" abbiano contribuito ad azioni subdole contro gli ebrei, mi viene difficile credere che possano attaccare direttamente a "viso aperto" le forze speciali dell'IDF, sperando di vincere. Sono forse degli stupidi? O forse no? In fondo, se si fossero arresi, molte emittenti occidentali avrebbero comunque documentato "l'ennesimo atto di prepotenza di Israele". Ed invece hanno reagito. Ed è mia opinione che abbiano tentato di linciare alcuni soldati dell'IDF, proprio con lo scopo di suscitare una reazione violenta, da mostrare al mondo intero. Il fine ultimo è manifesto: allontanare ancora una volta Israele dalla Comunità Internazionale. Una idea nata certamente in Turchia, magari con l'input trasmesso dal nuovo amichetto di Erdoggan, Ahmadinejead .
Stiamo attenti, se la manovra riuscirà ed Israele verrà isolata, in poco tempo alcuni stati arabi (quelli che sognano "la rivincita" contro Israele) e l'Iran muoveranno guerra contro lo stato ebraico, certi che fioca, inutile e flebile sarà la voce dell'opposizione all'interno della Comunità Internazionale.
Poteva Israele evitare la sfida e lasciar passare la flottiglia? No, non poteva
Cari amici, volete capire freddamente che cos'è successo stamattina nella acque davanti a Israele? Ripensate alla famosa frase di Clausewitz: la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. La politica consiste nel cercare di accumulare consenso con gesti simbolici e discorsi, di negoziare alleanze, di imporre così degli obiettivi e di realizzarli sul terreno. La guerra sostituisce ai discorsi le azioni fisiche e punta soprattutto a indebolire il nemico, a metterlo in difficoltà, per acquisire così un vantaggio. Nel caso di Gaza l'obiettivo politico immediato è stabilire la legittimità di Hamas e della sua "lotta"; quello più a lungo termine, naturalmente, la distruzione di quell'entità "estranea" (Sergio Romano) che è Israele. La guerra non sono più i carri armati e non ancora i missili balistici e le atomiche; oggi sono i razzi Kassam, gli attentati e le azioni che indeboliscono la capacità israeliana di autodifesa.
La spedizione delle navi turche e degli attivisti di sinistra verso la Striscia è stato un atto di questa guerra, freddamente calcolato e organizzato in maniera militare. L'obiettivo dei "pacifisti" armati che le popolavano non era affatto assistere la popolazione: in quel caso avrebbero accettate le forme di trasporto indiretto dei materiali proposte da Israele. Quello era solo un pretesto. Il punto era "rompere il blocco", cioè aprire la strada a un futuro comodo rifornimento di armi pesanti per Hamas e alla sua possibilità di proiettarsi all'esterno; oppure obbligare Israele a intervenire, come ha fatto, danneggiando ancora la sua immagine internazionale, isolandolo, indebolendolo. Come si è espresso nei giorni scorsi un capo di Hamas, "noi abbiamo vinto comunque, o riapriamo il porto di Gaza, oppure smascheriamo Israele".
In termini militari questa si chiama guerra asimmetrica, ed è la strategia dei palestinesi da sempre. Di fronte a una forza militare maggiore si compiono azioni che colpiscono la normalità della vita quotidiana (gli attentati alle fattorie degli anni Cinquanta, i dirottamenti degli anni Sessanta, le stragi all'estero, gli attentati suicidi, i rapimenti e i razzi), non pensando che questo modifichi l'equilibrio militare, ma facendo sì che il nemico si trovi nell'"alternativa del diavolo" di non reagire al terrorismo che minaccia la sua popolazione e quindi logorare la sua stessa esistenza o presentarsi come oppressivo, violento e inumano. E' quel che è accaduto negli ultimi anni con la guerra in Libano, con quella di Gaza e oggi con la flottiglia allestita dai turchi. Lo scopo è delegittimare Israele, renderlo incerto sul suo stesso territorio, trasformarlo in una stato paria. Purtroppo in buona parte questo è già successo. In questa guerra asimmetrica hanno una parte importantissima le organizzazioni internazionali (pensate al consiglio dei diritti umani dell'Onu e al giudice Goldstone), le organizzazioni "umanitarie" che agiscono in maniera unilaterale, gli intellettuali e i giornalisti che invece di spiegare quel che accade producono pregiudizi e demonizzazioni. Chi legge Informazione Corretta sa bene come queste forze della guerra asimmetrica dell'informazione siano massicciamente schierate.
Poteva Israele, come hanno suggerito i soliti noti di Haaretz e dintorni, evitare la sfida e lasciar passare la flottiglia? No, non poteva. Se Hamas realizzasse l'obiettivo tattico di avere libero accesso all'esterno senza controlli israeliani – il senso della "rottura del blocco" voluta dai "pacifisti" è questo - in mezzo al Mediterraneo si stabilirebbe un santuario terroristico, una base armata inattaccabile per l'islamismo combattente, l'equivalente della Somalia o delle valli tribali del Pakistan. Anche l'Egitto, che certo non vuol bene a Israele, tiene bloccata Gaza: perché è il solo modo per contenere una minaccia terrorista globale (a parte la riconquista della Striscia, che sarebbe stata opportuna già l'anno scorso, quando Olmert e Barak non ebbero il coraggio di andare fino in fondo – ma oggi dopo Goldstone e con Obama al potere è praticamente impossibile). Fra i due rischi, un'ennesima demonizzazione globale e la liberazione strategia di Hamas, Israele ha scelto giustamente il male minore e ha mandato i suoi ragazzi ad affrontare, col minor uso della forza possibile, "pacifisti" armati e militarmente organizzati.
Please don't watch this video if you are too sensitive and weak - Non guardate questo video se siete troppo sensibili.
Ho letto che un ragazzino di 13 o 15 anni (versioni diverse) è stato torturato dalla famiglia perché accusato di collaborazionismo con gli israeliani. Ciò è accaduto nella West Bank e pare che la polizia dell'autorità palestinese abbia già provveduto ad arrestare i responsabili: il padre, lo zio ed il cugino dello sfortunato ragazzo. Chissà, probabilmente trascorreranno qualche mese in carcere. Ma se qualcosa è veramente cambiato da quelle parti, magari verranno rinchiusi per qualche anno. Vedremo. Comunque già il fatto che uccidere un "collaborazionista" (di 13/15 anni?) sia considerato un reato ci indica che la West Bank NON è Gaza. Gaza è amministrata da un manipolo di terroristi fondamentalisti che non hanno alcun scrupolo nel torturare i presunti collaborazionisti (se avete stomaco, guardate il video *1di introduzione al post). Hamas non ha alcuna pietà e ha massacrato i collaborazionisti anche quando questi erano feriti e ricoverati all'ospedale AL-Shifa, magari in quel frangente Hamas fu avvertita della presenza dei collaborazionisti dal grande amico, stalinista (nazional socialista) e attivista palestinese, il medico norvegese Mads Gilbert che (purtroppo) opera al Al-ShiFa. Hamas, che ha alcuni uomini ben introdotti all' UNRWA, non si fa scrupolo di utilizzare le ambulanze e le scuole dell'ONU (ente veramente inutile e dannoso) per portare gli attacchi ai soldati israeliani. Non si fa scrupolo di costringere i bambini a morire sotto le bombe (leggi qui), soltanto per aumentare il numero degli innocenti uccisi dagli israeliani. Ed infine, le bestie di Hamas non si fanno scrupolo di esporre alla stampa internazionale, per giorni e giorni, i cadaveri di bimbi convenientemente truccati e sistemati in pose mistiche per accusare Israele di genocidio. Hamas è il male e dovrebbe essere estirpato con ogni mezzo per il bene del popolo palestinese. Purtroppo Hamas affascina quella parte marcia dell'Occidente composta da neo-nazisti, radicali marxisti e semplici coglioni, che hanno in comune l'odio verso Israele e la giustizia e hanno come mito un antisemitismo radicato. Coglioni come questi che fingono di non conoscere chi siano quelli che hanno un reale interesse affinché la maggioranza del popolo palestinese rimanga nella sofferenza.
*1-Il video ci mostra dei miliziani di Hamas che metodicamente, con calma e crudeltà, spaccano le gambe di un presunto collaborazionista. Il filmato è stato girato da loro stessi, come propaganda e monito. Invito chi mi legge, anche quei "coglioni" di cui parlavo poc'anzi, a visionare altre barbarie di Hamas (non torture): qui, quo, qua e que. Ma anche lì.
Infine, eccovi un fulgido esempio di ideologia nazista prestata alla "politica pacifista". Dal Blog di Vittorio Arrigoni, commento a questo Post:
"Morte ad Israele
Palestina libera
Bastardi ebrei spero che la risposta di Hamas e di Hitzbollah sia dolorosa e grondante sangue sionista, spero che vi facciano saltare tutti per aria, nelle vostre città e sui vostri autobus, che sventrino le vostre donne incinte e che facciano a pezzi i vostri giovani!!Nella speranza che facciano quello che i nazisti purtroppo non sono riuscita a fare: eliminarvi dalla faccia della Terra."
Karen AbuZayd, commissaria generale dell’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso dei profughi palestinesi, esprime l’ “orrore” per la terribile distruzione di Gaza e l’immane perdita di vite umane, esortando Israele a cessare immediatamente il bombardamento della città QUI
Il comunicato prosegue informando che gli assassinii e le distruzioni di questi giorni arrivano dopo settimane di stretto assedio che hanno impedito all’UNRWA e ad altre agenzie “umanitarie” di assistere alla popolazione e mitigare la difficile situazione economica che è conseguenza dell’assedio.
In un articolo del giugno scorso la commissaria dichiarava : “For 60 years, Palestine refugees have been in exile from their ancestral lands. Nowhere is this more starkly visible than in the West Bank, where the illegal barrier ( si riferisce al muro che, pur risultando economicamente svantaggioso per Israele, ha fermato il 99% degli attacchi terroristici kamikaze e salvato centinaia di vite? Ah, dimenticavo, la vita di un ebreo non conta - ndF), hundreds of checkpoints and physical obstructions daily reinforce the exile. And in Gaza, the policies of closure and indiscriminate punishment devastate lives, causing mass despair, threatening to destroy hopes for peace (difatti Hamas si è data molto da fare per la pace eterna di Israele - ndF).”
Comunque è comprensibile che una organizzazione dell’Onu creata ad hoc per soccorrere i profughi palestinesi impieghi ogni mezzo (lecito), per assolvere la sua mission. Malgrado ciò permangono alcuni dubbi. Innanzitutto una sciocchezzuola: curiosamente i profughi palestinesi, caso unico nella storia dei profughi in tutto il mondo, invece di diminuire in numero, aumentano ogni anno. Ed il numero si incrementa in modo esponenziale.
Dagli 800.000 circa della fine degli anni ’40, arriviamo ai 4 milioni e passa di questi giorni. Per fare una battuta, se l’organizzazione per la salvaguardia della foca monaca avesse ottenuto un incremento in rapporto pari a quello ottenuto dall’UNRWA con i suoi profughi, potremmo esportare questi graziosi pinnipedi in tutto il mondo.
Ma lo scopo dell’Agenzia “sarebbe” quello di arrivare ad un punto X nel quale i profughi cessano di esserlo. E quando anche l’ultimo profugo diventasse cittadino di una qualsiasi nazione, l’ UNRWA avrebbe assolto il suo compito e potrebbe chiudere i battenti.
Ma quando mai….
La realtà amara è che i profughi sono una merce di scambio, una fonte di guadagno e soprattutto di potere per tutti :ONU, Paesi Arabi, terroristi compresi. Il problema dei profughi palestinesi non avrà mai una fine.
Secondo me, ciò che ho appena descritto è un peccatuccio dell’ONU. Tuttavia vi sono altri dettagli che io (bastardo simpatizzante sionista) ritengo un po’ più gravi.
Peter Hansen, il responsabile delle agenzie dell’ONU per la Cisgiordania e Gaza, ex commissario generale dell’UNRWA, ha dichiarato in un’intervista alla CBC NEWS canadese, che certamente membri di Hamas sono impiegati all’interno dell’UNRWA e che in fondo non ci vede nulla di male.
Ok, a parte il fatto che Hamas è considerata un’organizzazione terroristica sia dagli Stati Uniti sia dalla UE (l'opinione dell'inetto D'Alema su questo blog è ininfluente), il candido Peter Hansen non si pone qualche dubbio sul fatto che L’ONU, in questo modo, legittima i terroristi di fronte al mondo e, per me cosa più grave, di fronte ai palestinesi che non fanno parte di Hamas, ma che si rendono conto che è inutile ribellarsi ad una organizzazione così potente da essere rappresentata con i suoi membri perfino all’interno di un’agenzia delle Nazioni Unite.
E poi, parliamoci chiaro, vi immaginate, all’interno dell’UNRWA un ufficio del personale diretto da un membro di Hamas? Una manna per molti abitanti della striscia di Gaza: un posto all’ONU, di fattorino, usciere, pilota d’ambulanza non si rifiuterebbe a nessuno.
O meglio, non si rifiuterebbe a chi accettasse di far parte dell’organizzazione e offrisse il proprio aiuto ad Hamas, nel momento del bisogno, proprio dall’interno dell’Agenzia.
E ora riguardatevi il video vah, coi tempi che corrono c'è il rischio che lo cancellino.
A natale solitamente non mi aspetto dei regali. Ho trascorso tre mesi all’estero e tornare in Italia per qualche giorno è già un bel regalo. Ma queste feste hanno portato a me e a molti un dono inaspettato: l’insulso e farlocco governo israeliano, in un sussulto di dignità (oddio, siamo in prossimità delle elezioni), ha deciso di dare una risposta netta e decisa alla violenza del terrorismo fondamentalista palestinese e da domenica 28 dicembre la sua aviazione ha colpito incessantemente Gaza, eliminando buona parte della forza offensivadi Hamas, distruggendo una parte dei rifugi e dei tunnel impiegati per il passaggio delle armi, eliminando molti dei quadri dell’organizzazione terroristica e, notizia di poche ore fa, eliminando anche Nizar Rayyan, la nuova guida spirituale di Hamas, un assassino che all'interno dell'organizzazione terroristica aveva rimpiazzato il posto che fu dello sceicco Yassin.
La dichiarazione unilaterale della fine della tregua ed il martellamento con i missili Kassam dei territori israeliani confinanti con la striscia di Gaza hanno certamente contribuito ad accelerare l’azione di forza, che comunque era attesa e auspicata da Hamas.
Oh no, non è masochismo. Verosimilmentei capi di Hamas hanno creduto possibile che un’azionecontro Gaza avrebbe causato molte vittime tra i civili e grazie a ciò il mondo intero si sarebbe sollevato contro Israele. Se le vittime non fossero state molte, gli operatori delle emittenti occidentali “amiche” avrebbero trasmesso comunque delle immagini di distruzione e di morte che, vere o false, sarebbero servite allo scopo.
Ma non dimentichiamoci che Hamas brama la fine di Israele, pertanto è anche probabile che abbia creduto in una rapida discesa in campo dei Paesi Arabi, uniti per soccorrere Gaza e distruggere il “piccolo satana”. A questo proposito, almeno fino a ora, pare che l’organizzazione terroristica abbia sbagliato i suoi calcoli, perché, a parte le solite dichiarazioni di condanna contro Israele, che ci arrivano dalla Lega Araba, nessunleader islamico intende fare qualcosa di concreto per aiutare i terroristi.
Chissà, forse Hizbullah potrebbe decidere di ricominciare i suoi attacchi contro Israele per impegnarlo su due fronti. Sarebbe la ciliegina sulla torta ed Israele di certo non perderebbe l’occasione per tentare di annichilire definitivamente la rinvigorita forza militare del Partito di Dio.
Ma anche l’opzione: tante vittime civili = tanto sdegno contro Israele, sembra ormai crollare definitivamente, perché l’aviazione israeliana, sganciando le sue bombe su obiettivi mirati, scoperti in mesi di eccellente lavoro di intelligence, sta fortunatamente limitando al minimo il numero delle vittime innocenti. Inoltre, grazie ad alcuni (pochi) media “liberi” dalla propaganda filo-terrorista, tutto il mondo ormai è a conoscenza che i palestinesi di Gaza che abitano nei pressi degli obiettivi da distruggere 1* sono avvertiti per tempo, affinché possano mettersi in salvo. Caso strano, ma eclatante, anche Nizar Rayyan era stato avvertito (testimone è uno dei suoi famigliari sopravissuti al bombardamento) eppure è rimasto ad attendere la morte, costringendo anche le sue mogli ed alcuni dei suoi figli a condividere lo stesso destino.
Leggendo le battute iniziali di questo post, qualcuno mi accuserà di essere un cinico.
E certo: non è politicamente corretto affermare che un’azione di guerra ha la valenza di un regalo di Natale.
Può darsi che sia cinico, ma è certo che non sono un ipocrita. E non nascondo che ho auspicato anch’io per molto tempo un’azione radicale di Israele contro i terroristi di ogni fazione e provenienza. Consapevole che ad ogni minaccia a cui non sarebbe seguita una pronta risposta, Hamas (e altri gruppi terroristi) avrebbe creduto in un inesorabile indebolimento del piccolo stato ebraico.
Per contro, anche se sono assolutamente convinto che con i terroristi non si dialoga, ma è necessario annichilirli dovunque essi siano (in tutto il mondo), rimango dalla parte dei più deboli, in questo caso anche di quei tanti palestinesi che vorrebbero vivere una vita normale ed invece a causa dei loro leaders, vivono nel terrore e, in molti casi, nella miseria.
Tuttavia, i capi palestinesi o le nazioni arabe che li appoggiano non sarebbero così forti senza l’apporto fondamentale di una parte marcia dell’Occidente.
Ed è proprio l’Occidente che con le sue scelte sbagliate alimenta la guerra infinita che nuoce maggiormente al popolo palestinese. Ma qui da noi nessuno pare rendersene conto.
Consiglio di leggere il piccolo post qui sotto, troverete un fulgido esempio di ideologia nazista prestata alla politica pacifista. Una chicca.
Ma il commento non mi sorprende né mi scandalizza: i pacifinti, sebbene siano una delle cause del disastro del popolo palestinese, sono assolutamente ridicoli.
Nota : 1* gli obiettivi sono quasi sempre nascosti tra le abitazioni civili, o all’interno di edifici religiosi
Bastardi ebrei spero che la risposta di Hamas e di Hitzbollah sia dolorosa e grondante sangue sionista, spero che vi facciano saltare tutti per aria, nelle vostre città e sui vostri autobus, che sventrino le vostre donne incinte e che facciano a pezzi i vostri giovani!!Nella speranza che facciano quello che i nazisti purtroppo non sono riuscita a fare: eliminarvi dalla faccia della Terra."
Il violento attacco al minuscolo stato caucasico è l’ultimo atto con il quale Putin ha inteso definire la sua politica estera per i prossimi anni.
Dovrebbe essere chiaro a tutti (ma per il nostro Premier sembra non sia così), che ancora una volta il mondo è diviso tra Oriente e Occidente e alla guida del nuovo “Impero del Male” si trova una nazione che non è riuscita a fare i conti con il suo passato.
Mi aspetto che a breve il movimento pacifista mondiale torni a rivalutare il nuovo duce russo. Non potrebbe essere altrimenti, in fondo la Storia ama ripetersi ed i pacifisti di oggi discendono direttamente dal movimento dei “Partigiani della Pace” ideato e fondato nel 1949 da Stalin, il più grande assassino della Storia, per “indebolire il mondo capitalista e sottrarlo al controllo americano”.
Non a caso ho parlato di “Impero del Male”. Poiché sono convinto che, sebbene nel “mondo libero”, valga “il pensiero unico consumista”, è presente comunque un “senso morale” che segna nettamente la differenza con “l’altra parte”.
No, il mio non è fondamentalismo occidentale, ma semplice realismo.
Sappiamo tutti che la capacità di discernere il Bene dal Male è una caratteristica dell’essere umano. Tuttavia l’obbligo di raggiungere gli obiettivi imposti da certune ideologie politiche e religiose fanno sì che il comune senso morale sia posto in secondo piano, o scompaia del tutto, sacrificato sull’altare dell’Idea. A questo proposito, molti potrebbero essere gli esempi che confortano la tesi della “differenza” tra Oriente ed Occidente. Il video di introduzione al post me ne suggerisce uno...
Nel 1999 mi trovavo a Belgrado e vidi gli effetti delle “bombe intelligenti”. Mi colpì soprattutto la completa distruzione di uno dei palazzi del Ministero degli Interni (credo la scuola della polizia), anche perché soltanto un paio d’anni prima l’avevo guardato con attenzione e me lo ricordavo enorme e maestoso. Dopo l’attacco Nato pareva un blocco di piombo fuso, ed era alto pochi metri. Ma non fu questo che mi colpì maggiormente. Rimasi stupito dal fatto che, a pochi metri dal disastro, antichi palazzi, strade e giardini erano intatti. Come se nulla fosse accaduto. Osservai bene e non scorsi nemmeno tracce leggere, chessò, piccole schegge sull’intonaco, qualche cornicione danneggiato... Mi domandai scioccamente perché le guerre non fossero solo questo: l’annientamento degli obiettivi dichiarati, evitando l’uccisione di civili innocenti.
Ed invece durante gli attacchi della Nato in Serbia, furono alcune centinaia le vittime tra i civili . Buona parte di queste si trovavano al momento dei bombardamenti, all’interno di strutture, considerate “target” dalle forze alleate. Per questo, ben prima di attaccare, la Nato usava diffondere dei comunicati affinché si limitasse la perdita di vite innocenti. Ma è chiaro che la guerra “intelligente” non esiste. E molti civili a Surdulica, Niš, Aleksinac, ecc, persero la vita soltanto per gli errori commessi dagli attaccanti. Tutto ciò suscitò aspre critiche dalla Comunità Internazionale e dei ripensamenti anche tra coloro che erano stati i più accaniti sostenitori dell’attacco contro Milosević. Eppure voglio ribadire che l’uccisione di civili innocenti fu giudicata certamente un errore che si sarebbe dovuto evitare. Ma presumo sia chiaro che nessuna azione di guerra è scevra da errori di questo genere, che vengono chiamati “danni collaterali” (brutta parola), e che per l'Occidente hanno la stessa valenza delle uccisioni per “fuoco amico”.*
Noi occidentali abbiamo maturato la convinzione non del tutto sbagliata che la NATO entra in guerra, soltanto per motivi etici*1.
In fondo la NATO è l’Occidente. E per noi, ed anche per quelli tra noi che non osano ammetterlo, l’Occidente (in verità privo di radicate ideologie politiche e religiose) ha una sensibilità che lo rende superiore all’”Oriente”, anche perché, sebbene solo in un tempo relativamente recente, ha saldamente fissato dei principi nel suo DNA e tra questi, l’assoluta condanna per chi, persone, gruppi politici/religiosi o nazioni compie massacri volontari contro i civili Per essere più chiari, prendiamo il conflitto del 1991-1995 in Croazia e Bosnia. Le atrocità sono state commesse da tutte le parti: serbi, croati e musulmani. E’ stata una guerra crudele e a tratti illogica. Tra le tante assurdità abbiamo visto musulmani alleati ai serbi, combattere contro altri musulmani; croati combattersi tra loro. Ma su tutto, abbiamo avuto la prova del progetto del “poeta” Radovan Karadzić che ha teorizzato una sistematica distruzione di due popoli, quello musulmano e quello croato. Seguendo le direttive di Karadzić, le forze armate serbe e serbe-bosniache, comprese le centinaia di fazioni paramilitari, furono impegnate più nella deportazione e nel massacro dei civili e nel sanguinoso assedio di Sarajevo, che in effettive azioni di guerra contro le forze croato-musulmane che comunque erano meno equipaggiate ed organizzate. Quando i croati si riarmarono e si riorganizzarono e la Nato entrò nel conflitto, il “grande” esercito serbo si dissolse.
Ebbene, se Karadzić non avesse progettato quel genocidio, il conflitto, benché illegittimo, sarebbe stato più facilmente “digerito” dall’Occidente. Ci sarebbero state comunque delle vittime civili, ma sarebbero rientrate nell’atroce casistica della guerra. Dunque non fu tanto il proditorio atto di invasione della Bosnia croata e musulmana che colpì l’opinione pubblica occidentale, quanto lo sterminio di gente innocente. Voi direte: “ma è ovvio!” Certo, è ovvio per noi occidentali…
Ed eccoci al nocciolo della faccenda: buona parte del mondo non condivide la nostra “sensibilità”. Facciamo un salto nel Medio-Oriente. Prendete ad esempio i gruppi terroristi che vorrebbero annientare Israele (palestinesi, Hezbullah): non soltanto non nutrono compassione per le vittime civili provocate dai loro attacchi, ma sono proprio gli innocenti il loro obiettivo principale. Inoltre, conoscendo bene “la pietà occidentale”, spesso, durante le risposte armate ai loro attentati, si fanno scudo dei civili affinché la comunità internazionale (occidentale) biasimi gli aggrediti che intendono difendersi, e non gli aggressori.
Raggiungiamo la Russia, dei giorni nostri. Su certa stampa, l’arresto di Radovan Karadzić è raccontato come un atto vile, perpetrato “dall’Occidente” nei confronti della Serbia e della Russia, sua protettrice. Ma, non sono soltanto pochi gruppi radicali o gli eurasiatisti che hanno elevato “il poeta contro l’Europa moderna” Karadzić ad eroe del mondo slavo. E’ in fondo la stessa linea di Putin, di Medveded, di Vladimir Zhirinovsky. Ed è significativo che il rappresentante russo presso la Nato Dmitri Rogosin affermi che ''se Karadzić merita di essere giudicato all'Aja, allora accanto a lui sul banco degli imputati devono stare anche coloro che hanno preso la decisione di bombardare i pacifici cittadini morti a centinaia durante la cosiddetta democratizzazione dei Balcani da parte dell'Occidente''.
E’ ben chiaro? Ecco la prova della “sensibilità” dell’ “Oriente”: un mostro, uno psichiatra pazzo, il piccolo Hitler che ha ordinato lo sterminio di migliaia di persone inermi, viene esaltato, giustificato e difeso. Per contro, i “danni collaterali” (ripeto - brutta parola, ma questo è) delle Forze occidentali vengono poste sullo stesso piano del genocidio pianificato da Karadzić.
Noi, con molta fantasia potremmo metterci per un attimo dalla parte dei serbi e dei russi, magari comprendendo ed accettando i motivi del conflitto in Bosnia. Tuttavia, sarebbe contro la nostra natura giustificare lo sterminio studiato a tavolino dal presidente della Repubblica Srpska*2.
Andiamo al conflitto di questi ultimi giorni: vi sono stati bombardamenti sulle città, uccisioni di civili commesse dagli osseti, dai georgiani e dai russi. Credete forse che il potente esercito russo, che ha una tecnologia militare pari a quella degli USA, perda il tempo con le bombe intelligenti? Soldati o civili per chi non è occidentale hanno la stessa valenza. Anzi è probabile che i civili vengano “sacrificati” proprio per incutere al nemico un maggior terrore e un senso di impotenza. Ed ecco allora la prima, agghiacciante differenza tra noi e loro.
In conclusione, in Occidente è l’individuo ad abbandonare talvolta il senso morale. Dall’altra parte è il sistema che lo impone. Ma mai come ora, dove i confini tra Oriente ed Occidente non sono ben definiti, stare con l’una o con l’altra parte, vivere da uomo o dimenticare di esserlo, è solo una questione di scelte.
*1 La Carta dell’ Onu condanna ogni tipo di guerra, anche quella considerata “giusta”, “etica”, “umanitaria” (che in effetti è una contraddizione in termini). Ma a volte permette “l’uso controllato della forza”, non ammettendo ipocritamente che sempre di guerra si tratta.
*2 Per suggerire un altro esempio, io come molti altri sono convinto che la guerra in Vietnam fosse dettata dalla reale esigenza di frenare l’avanzata del comunismo nel sud-est asiatico. Ma altra cosa è la ferma condanna degli eccidi compiuti da “alcuni” americani durante quel conflitto. Ma l’occidente stesso condannò prontamente quei massacri. Nel caso di Mai Lay, la strage fu contrastata da altri militari americani intervenuti a difesa dei civili. Se per ipotesi al posto degli americani ci fossero stati i russi o gli iraniani, Credete che saremmo venuti a conoscenza di quell’eccidio? Credete che l’opinione pubblica di quei paesi avrebbe condannato i loro soldati?
Nel 2003 ebbe vasta eco nel mondo la scomparsa della ventitreenne statunitense RachelCorrie, pacifista dell’IMS (Movimento di Solidarietà Internazionale).
Insieme ad alcuni compagni stava tentando di fermare le ruspe israeliane che erano in procinto di bonificare un’area nella zona di Rafah (lungo la strada tra Gaza e l'Egitto), quando un bulldozer in fase di manovra la colpì con la lama e l’attivista morì poco dopo nell’Ospedale di Gaza.
Sorvoliamo sulle manifestazioni di protesta e sulle le accuse contro Israele, organizzate dai gruppi “pacifisti” di tutto il mondo dopo la morte della giovane americana. Vi allego soltanto un documento dell’ISM, la “ Dichiarazione sull’omicidio di Rachel Corrie”, dove si richiede alle Nazioni Unite di condannare fermamente Israele.
Nel caso non vogliate leggerlo tutto (ma è breve), riporto un periodo illuminante:
“L'ISM -formato da civili sia palestinesi che stranieri- fa appello alla comunità internazionale perché rompa il silenzio che circonda i grotteschi abusi dei diritti umani perpetrati dagli israeliani. I civili stranieri si trovano nei Territori Occupati per cercare di difendere i diritti umani e le vite dei palestinesi proprio perché le organizzazioni internazionali istituzionali si rifiutano di farlo.”
Ebbene, è proprio vero che l’ISM è un gruppo formato da “civili” palestinesi e stranieri? Ed aggiungo, è sempre vero che questi civili si trovano nella “cosiddetta Palestina” per salvaguardare i diritti umani dei “poveri palestinesi”??
Nel 2006 un ragazzo inglese che ha avuto il coraggio (e l’impudenza) di denunciare alla polizia i traffici di droga delle bande di pakistani (e la corruzione di alcuni poliziotti), dopo essere stato più volte minacciato di morte, aver perso tutti i suoi beni ed essere stato abbandonato dalle istituzioni, fugge in Israele. Ed allora, per uno strano gioco del destino, all'aeroporto Ben Gurion, prima di salire su un minibus per Gerusalemme, conosce un giovane studente americano. Dietro suo consiglio scenderà a Gerusalemme Est. L’inglese comprende soltanto al suo arrivo che si trova “dalla parte sbagliata” della città, ma l’americano sembra trovarcisi benissimo… Il seguito lo leggerete QUI (in inglese- Leggete anche le parti 2-3-4).
Riassunto in breve: l’americano è un attivista dell’IMS. A Gerusalemme EST ve ne sono degli altri, di tutte le nazionalità (anche un italiano). Insieme a loro, il “nostro” visita il carcere di Gerico e ha l’occasione di conoscere sia poliziotti palestinesi, sia terroristi delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa. Durante il tour guidato da uno dei terroristi palestinesi, i “pacifisti” si fanno ritrarre imbracciando il Kalashnikoved “abbracciando” alcuni "martiri" di Al Aqsa. Tutte le foto, durante la serata verranno cancellate. Tutte, eccetto quelle dell’inglese che prima del controllo, toglie la scheda dalla fotocamera.
Al’’inglese viene detto che il l’obiettivo principale dell’IMS è raccogliere fondi per la causa palestinese. Durante la notte all’inglese vengono raccontati tutti gli orrori compiuti da Israele (l’indottrinamento). Il giorno dopo al gruppo di “pacifisti” viene ordinato di raggiungere un territorio nella West Bank per ricevere maggiori “informazioni” e addestramento. A questa “missione” il "nostro" non partecipa.
Lionhearth che ha vissuto questa “interessante” esperienza, ci parla anche del Movimento di Solidarietà Internazionale, non risparmiandoci le sue (/mie) opinioni su quel branco di “utili idioti” alla causa del terrorismo QUI e QUI.
Potrebbe interessare a qualcuno:
Un libro sulla tragica morte della "pacifista" di IMS QUI Manifesto di solidarietà a IMS dalla "Rete Ebrei contro l’occupazione e dal Movimento palestinese per la cultura e la democrazia" QUI. Un sito di Informazione di "pacifisti" a Gaza QUI. ISM in Italia QUI. Un video QUI.
Nell'immagine, due componenti dell' IMS e tre terroristi delle Brigate dei martiri di Al Aqsa.
...“Đan ha il Blu che gli frulla nella testa.”
E’ sacrosanto.
Inutile avvertirlo dell'inganno: nessuno potrebbe dissuaderlo, neppure io.
Ciò nonostante devo ammettere che il Gioco mi seduce, ma sono consapevole che non finirà bene.
Tuttavia, dopo anni (secoli forse?) d’immobilità assoluta, credo sia giunto il momento di alzare la testa, dischiudere gli occhi ed aspirare con forza da questa nuvola azzurra che pigramente e senza fretta sta filtrando dalle pareti di questa nostra immensa, strana, oscura cella.
HAJDE!
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