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Sunday, January 04, 2009

La guerra infinita. UNRWA ovvero L'ONU in difesa di HAMAS

Karen AbuZayd, commissaria generale dell’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso dei profughi palestinesi, esprime l’ “orrore” per la terribile distruzione di Gaza e l’immane perdita di vite umane, esortando Israele a cessare immediatamente il bombardamento della città QUI

Il comunicato prosegue informando che gli assassinii e le distruzioni di questi giorni arrivano dopo settimane di stretto assedio che hanno impedito all’UNRWA e ad altre agenzie “umanitarie” di assistere alla popolazione e mitigare la difficile situazione economica che è conseguenza dell’assedio.


In un articolo del giugno scorso la commissaria dichiarava :For 60 years, Palestine refugees have been in exile from their ancestral lands. Nowhere is this more starkly visible than in the West Bank, where the illegal barrier ( si riferisce al muro che, pur risultando economicamente svantaggioso per Israele, ha fermato il 99% degli attacchi terroristici kamikaze e salvato centinaia di vite? Ah, dimenticavo, la vita di un ebreo non conta - ndF), hundreds of checkpoints and physical obstructions daily reinforce the exile. And in Gaza, the policies of closure and indiscriminate punishment devastate lives, causing mass despair, threatening to destroy hopes for peace (difatti Hamas si è data molto da fare per la pace eterna di Israele - ndF).”


Comunque è comprensibile che una organizzazione dell’Onu creata ad hoc per soccorrere i profughi palestinesi impieghi ogni mezzo (lecito), per assolvere la sua mission. Malgrado ciò permangono alcuni dubbi. Innanzitutto una sciocchezzuola: curiosamente i profughi palestinesi, caso unico nella storia dei profughi in tutto il mondo, invece di diminuire in numero, aumentano ogni anno. Ed il numero si incrementa in modo esponenziale.

Dagli 800.000 circa della fine degli anni ’40, arriviamo ai 4 milioni e passa di questi giorni. Per fare una battuta, se l’organizzazione per la salvaguardia della foca monaca avesse ottenuto un incremento in rapporto pari a quello ottenuto dall’UNRWA con i suoi profughi, potremmo esportare questi graziosi pinnipedi in tutto il mondo.

Ma lo scopo dell’Agenzia “sarebbe” quello di arrivare ad un punto X nel quale i profughi cessano di esserlo. E quando anche l’ultimo profugo diventasse cittadino di una qualsiasi nazione, l’ UNRWA avrebbe assolto il suo compito e potrebbe chiudere i battenti.

Ma quando mai….

La realtà amara è che i profughi sono una merce di scambio, una fonte di guadagno e soprattutto di potere per tutti :ONU, Paesi Arabi, terroristi compresi. Il problema dei profughi palestinesi non avrà mai una fine.


Secondo me, ciò che ho appena descritto è un peccatuccio dell’ONU. Tuttavia vi sono altri dettagli che io (bastardo simpatizzante sionista) ritengo un po’ più gravi.

Peter Hansen, il responsabile delle agenzie dell’ONU per la Cisgiordania e Gaza, ex commissario generale dell’UNRWA, ha dichiarato in un’intervista alla CBC NEWS canadese, che certamente membri di Hamas sono impiegati all’interno dell’UNRWA e che in fondo non ci vede nulla di male.

Ok, a parte il fatto che Hamas è considerata un’organizzazione terroristica sia dagli Stati Uniti sia dalla UE (l'opinione dell'inetto D'Alema su questo blog è ininfluente), il candido Peter Hansen non si pone qualche dubbio sul fatto che L’ONU, in questo modo, legittima i terroristi di fronte al mondo e, per me cosa più grave, di fronte ai palestinesi che non fanno parte di Hamas, ma che si rendono conto che è inutile ribellarsi ad una organizzazione così potente da essere rappresentata con i suoi membri perfino all’interno di un’agenzia delle Nazioni Unite.

E poi, parliamoci chiaro, vi immaginate, all’interno dell’UNRWA un ufficio del personale diretto da un membro di Hamas? Una manna per molti abitanti della striscia di Gaza: un posto all’ONU, di fattorino, usciere, pilota d’ambulanza non si rifiuterebbe a nessuno.

O meglio, non si rifiuterebbe a chi accettasse di far parte dell’organizzazione e offrisse il proprio aiuto ad Hamas, nel momento del bisogno, proprio dall’interno dell’Agenzia.


E ora riguardatevi il video vah, coi tempi che corrono c'è il rischio che lo cancellino.

Monday, March 31, 2008

FITNA : un commento.


Dal sito Gates of Vienna riporto un breve commento di Fjordman al film FITNA di Wilders.

Colgo l’occasione per postare anche una personale opinione che non riguarda l’opera in sé, bensì gli effetti della crescente popolarità che la diffusione in internet sta regalando a questo cortometraggio.

FITNA ha il potere di cambiare il corso degli eventi, perché grazie al WEB milioni di persone mai nemmeno sfiorate dal pensiero che esista nell’ISLAM la volontà di piegare l’Occidente, o che con sufficienza e sarcasmo hanno reagito alle tesi dei molti che già da anni denunciavano questo pericolo (penso ad Oriana), ora hanno la possibilità di ricredersi e di comprendere quale tremendo inganno sia il relativismo che in questi ultimi decenni ha minato le fondamenta della civiltà occidentale.

Pertanto mi sento di ringraziare sinceramente tutti quei boriosi babbei che con la loro foga di denunciare e censurare FITNA hanno accresciuto notevolmente la curiosità attorno al film.

Grazie a Ban-ki Moon. Grazie al premier olandese Jan Peter Balkenende. E grazie a tutti i ministri degli esteri della UE. Compreso il nostro “amatissimo” D’Alemah che non ci ha fatto mancare una perla della sua saggezza: "Non apprezzo che vengano offesi o colpiti i sentimenti religiosi di chicchessia". Oh, qual cristallino esempio di rettitudine, tolleranza e bontà d’animo!
Che ministro, che uomo!

Grazie. Grazie di cuore.
Standing Ovation!

I liked it. It is impressive how much they managed to squeeze into just 15 minutes. I notice several of the comments at Jihad Watch say Geert Wilders could have made it worse. Yes, he could. He left out quite a few things, but what he kept was authentic and bad enough.

We should remember that the people reading websites such as Jihad Watch or Atlas Shrugs or Gates of Vienna are perfectly aware of how bad Islam is. This movie was not made for them. It was made for all those tens of millions or hundreds of millions of people out there who don’t trust the official propaganda about Islam, but still don’t fully understand how bad it is. Being too harsh (even if what is described is true) could put some of them off.

I believe this movie struck a good balance between showing Islam for what it is and still making it possible for the average person to digest the message. It is highly effective.
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But I agree with Hugh Fitzgerald: We want a sequel! What about “Pirates of Muhammad: At Islam’s End,” starring Johnny Depp? Yes, I know, it would be too cute, but at least people would see it. As long as Keira Knightley plays Aisha, I’m happy.

For the comments about Jews, you should read Andrew Bostom’s upcoming The Legacy of Islamic Antisemitism. There is much, much more.

I especially liked the agitated gentleman waving a sword, screaming for Jihad. I thought Jihad was about inner, peaceful struggle against yourself, a bit like yoga? He didn’t seem to enjoy any inner peace, though.

And if Jihad is about better education, as I have heard from my local newspaper, why didn’t he wave a pencil?

Maybe it was a pencil sharpener?
Per leggere le reazioni al commento di Fjordman QUI

Thursday, May 03, 2007

Viaggio nei Balcani


Altro giro, altro viaggio nei Paesi dell’ex Jugoslavia. Il tempo passa ed il blog non s’aggiorna!

E’ inutile giustificarsi, ma ho mille impegni che occupano almeno due o tre ore in più del giorno solare. Ergo, non riesco a farvi fronte. Ma devo, poiché nessuno mi paga stipendi o sussidi, e se voglio mangiare e somministrare pappe ai miei voraci lupi, ho l’obbligo di impegnarmi a fondo.

Amo la Bosnia, la conosco da secoli e ci sto bene. Ma anche la Serbia mi affascina. In verità, all’inizio dei miei viaggi in Serbia e Kossovo, non mi sentivo molto tranquillo, inoltre l’ amico croato che spesso viaggia con me, era guardato con sospetto: qualcuno più di una volta l’ha chiamato ustaša, ma infine, quando si collabora insieme, si diventa tutti amici.

Solo pochi anni fa non era così: per fortuna il tempo smussa gli spigoli taglienti ed i brutti ricordi restano sopiti (purtroppo non si cancellano).

Un amico serbo mi chiede come mai al suo Paese non sia permesso l’ingresso in Europa. Lo capisco. Sebbene alcune aziende francesi ed italiane siano presenti in Serbia (Diavolo! La Golden Lady ha una fabbrica a Valjevo), Il Paese se la passa male, soffre ancora per le sanzioni di dieci anni fa e la sua condizione economica sembra non avere delle buone prospettive future, se non rientrerà nella lista dei candidati UE.

Il fatto è che i colloqui per il pre- ingresso sono già in atto (da mò), e da Bruxelles alcuni (non tutti) credono che il Paese balcanico diventerà candidato nel 2008. Ciò porterà certamente ad un’accelerazione negli investimenti di capitali stranieri e la Serbia comincerà a vedere la “luce”, ancor prima di entrare definitivamente in Europa.

Tuttavia c’è un “ma”: vi sono tuttora delle resistenze da ambo le parti. In effetti, la questione dei crimini di guerra e più che mai attuale a Bruxelles, dove si richiede come atto di buona volontà il recupero e la consegna di criminali come il generale Mladić. Inoltre, rimane aperta la questione del Kossovo. I recenti negoziati di Vienna hanno portato ad un nulla di fatto tra Pristina e Belgrado. In soldoni, in 14 mesi di negoziazioni, il marzo scorso Martti Ahtisaari, incaricato dall’ONU per la supervisione dei negoziati, ha stilato un piano in cui si prevede l’indipendenza di quella sfigata regione della Serbia, ed una larga autonomia per la minoranza serba. Purtroppo, il piano è stato rifiutato in toto dal governo di Belgrado.

Come finirà?

Spero che riguardo all'indipendenza del Kossovo la Serbia ci ripensi. Anzi, a questo proposito, credo che i politici di Belgrado farebbero bene a promuovere un referendum, in quanto sono abbastanza certo che più della metà dei serbi voterebbe per l’abbandono di questa regione, oramai ricca solo di mafia e delinquenza.

Come già detto, per alcuni la prospettiva di una Serbia candidata all’UE tra un anno non è fantasia e a Bruxelles si lavora per cercare di ammorbidire le posizioni più intransigenti.

Certo è che anche il Governo serbo dovrebbe cercare delle soluzioni per riavvicinarsi all’Europa e queste dovrebbero passare per il destino futuro del Kossovo.

L’amico serbo non perde l’occasione per farmi notare che noi occidentali siamo un pò matti: vogliamo la Turchia in Europa e freniamo la Serbia che ci è, in tutti i sensi, più vicina.
Che posso aggiungere?
Ha dannatamente ragione.