Showing posts with label Multiculturalismo. Show all posts
Showing posts with label Multiculturalismo. Show all posts

Saturday, February 11, 2012

Christmas in Eurabia - Latma TV

Si può sdrammatizzare sul funesto destino dell'Europa? Certo, Latma , con un umorismo tipicamente ebraico, accompagna gli europei nella loro folle corsa verso il baratro dell'islamizzazione. Ma è certo che la storia non si fermerà lì. Anzi, se veloce sarà la discesa, repentina sarà la risalita. 
E dolorosa per l'Islam. 
In fondo io sono un inguaribile ottimista.

Note. Ok, Natale è passato. Ma dove mi trovo nevica molto...e l'atmosfera è rimasta

Thursday, January 26, 2012

La Croazia nella UE.

Con il Referendum di domenica scorsa la Croazia è ufficialmente nella UE. Il 66% dei croati ha deciso che  questo Paese entrerà in Europa nel luglio del prossimo anno.  Il mio sondaggio su facebook ha dato risultati esattamente opposti: meno del  30%  dei miei amici croati sono euro-entusiasti.
Comunque i giochi sono fatti, anche se è triste ricordare che la condizione per entrare nella UE la dettò il Parlamento europeo nel 2005 esercitando una formidabile pressione sul governo affinché contribuisse all'arresto del Generale Ante Gotovina e nel contempo si adoperasse per mutare il giudizio del popolo  croato  verso colui che era considerato ormai da 10 anni come un eroe e un mito.
Sappiamo come andò a finire: due anni dopo il Generale fu arrestato  e tradotto al Tribunale dell'Aja come un Milošević qualunque.
Nell'aprile dello scorso anno è stato condannato a 24 anni di prigione per i fatti inerenti  l'operazione Oluja dell'agosto del 1995 che portò alla riconquista delle Kraijne e all'allontanamento di migliaia di serbi da quelle regioni (nonché al ritorno nelle loro case dei superstiti croati cacciati dai serbi nel 1991). 
L'operazione Tempesta fu eccellentemente condotta dal Generale e  fortemente voluta dal presidente croato Tuđman che si avvalse anche dell'aiuto americano. Si attese la morte di Tuđman per  trasformare l'eroe di guerra croato Ante Gotovina nel criminale di guerra dell'Aja.

La Croazia è nella UE, il Generale è all'Aja, ma oggi il sentimento di affetto dei croati per il comandante dell'Operazione Tempesta non è certo diminuito, anzi si è rafforzato, ne sono testimonianza il florilegio di siti web e di manifestazioni pro-Generale di questi ultimi anni. 
Gotovina  rimane un eroe per tutti i croati e il giorno della presa di Knin, è Festa Nazionale.

Io non credo nell'Europa, ma ho fiducia che  l'ingresso nell'Unione della Croazia,  ed in futuro della Serbia, sarà un bene per l'occidente. Il primo vantaggio sarà l'allontanamento di  questi due stati dall'area di influenza russa; il secondo beneficio lo trarremo  dal carattere orgoglioso e nazionalista di questi due popoli, che è unito ad un forte sentimento  cristiano e "anti multietnico" (serbi e croati hanno ben compreso che è il fallimento il destino di una società composta da popoli con diversa estrazione culturale e diversa religione*). 

* A mio avviso una società multietnica può sopravvivere per un periodo di tempo relativamente lungo a patto che  una etnia più forte e motivata riesca a dominare sulle altre. Ciò credo stia avvenendo in Europa, dove i musulmani  presenti in un piccolo numero (per ora) riescono ad imporsi sulla maggioranza cristiana. E' chiaro che ciò  porterà nel futuro dell'Europa ribellioni, terrorismo  contro gli islamici e contro i sostenitori del multiculturalismo  e infine guerre civili.

Alcune precisazioni su Oluja. Fuori da ogni ipocrisia,  è chiaro che l'operazione Tempesta è stata un'azione di pulizia etnica. Era questo l'obbiettivo di Tuđman: annientare  le postazioni militari serbe e cacciare definitivamente i soldati superstiti dalla Croazia; la popolazione civile serba li avrebbe seguiti  per non restare senza difese nelle città ormai riconquistate dai croati. Ma a questo si è arrivati dopo anni di  pulizia etnica serba cominciata in Croazia a Vukovar nel 1991  e conclusa in Bosnia, a Srebrenica, nel luglio del 1995.

Tuesday, January 24, 2012

Personale ma non troppo - 2

Et me voilà, dopo tanti mesi di assenza dal Blue-blog eccomi di nuovo a postare ciò che (per fortuna) pochi (buoni e cattivi) leggeranno. Però devo riprendere un pò di pratica con Blogger che si è rinnovato, ma continua a pubblicarmi i post che salvo nelle bozze (ok, la colpa è sempre mia).
Diciamo che è passato un lungo periodo di tempo senza che scrivessi nulla perchè ero ... in altre faccende affaccendato, ma anche perchè mi trovavo in zone non completamente coperte dalla rete. Comunque il novembre scorso sono tornato nuovamente nei Balcani giusto in tempo per partecipare ancora una volta alla manifestazione di Vukovar (20 anni dallo stupro della città) e giusto in tempo per assistere (da lontano) al repentino disfacimento della democrazia in Italia e all'avvento, sempre nel mio sfigatissimo Paese, della "Repubblica dei Professori" (che ricorda tanto il comunismo platonico).
A farla breve,  ha finalmente preso corpo in Italia quella sorta di dittatura "soft", inseguita per anni da una parte della sinistra alleata ai "poteri forti" e ad una sezione fortemente politicizzata della magistratura. Evviva!
Ma ciò è potuto accadere soltanto grazie alla stupidità dei moltissimi e alla scaltrezza di alcuni  (il presidente comunista Napolitano, ad esempio).
Ma torniamo a noi, passato il Natale ho chiesto ad un paio di amici che vivono qui (ma come Fosca, non sono propriamente balcanici) di accompagnarmi per trascorrere alcuni giorni di vacanza in Italia. Devo ammettere che non c'è voluto molto a convincerli: erano assai più entusiasti di me all'idea di conoscere anche soltanto una piccola parte del Bel Paese.
Nella mia regione, oltre a visitare alcune località interessanti dal punto di vista storico e paesaggistico, i miei compagni di viaggio hanno avuto modo di apprezzare la passione dei friulani per le "frasche", dove viene servito cibo semplice e vino ottimo (a volte superbo, come lo "Schioppettino" di Albana). Per non farci mancare nulla, c'è anche scappata una bella gita a Venezia e nell'occasione, dopo aver apprezzato le bellezze della città, ci siamo chiesti dove *azzo fossero finiti i veneziani doc, difatti moltissime bancarelle di souvenirs sono gestite da extracomunitari provenienti dal Bangladesh, dal Pakistan e da chissà quali altre disgraziate nazioni.

Durante il viaggio di ritorno verso i Balcani, per ingannare il tempo (e farci del male) abbiamo chiacchierato sull'attuale misera condizione dell'Italia.
Molte sono le domande che mi hanno e ci siamo fatti; ad esempio quando abbiamo riempito il serbatoio dell'auto in Slovenia, dove il carburante costa 1,27 eurini, ci è venuto naturale chiederci se l'Italia fosse attualmente governata da un manipolo di matti o magari di sabotatori al soldo della Merkel. Perché è certo che se se si è così duramente operato affinché l'Italia venisse guidata da un governo fantoccio,  almeno all'inizio occorrerebbe giustificare il golpe in atto aiutando l'economia a decollare, ma ciò non può avvenire se le si tarpano subito le ali aumentando il carburante ad Un-Euro-e-Ottanta!
La conversazione è proseguita su altri temi non meno pungenti. Ed eccoci allora alle prese con un interrogativo che ancora anni fa affrontavo nelle frasche e nei locali friulani: "Perchè anche in Friuli, una regione, lontana dall'Italia delle grandi industrie e del potere, c'è una così massiccia immigrazione?" Ho appena scritto che una volta si parlava di immigrazione di fronte ad un bicchiere di vino o ad un caffè in qualche locale di Udine o del cividalese. Ora non è più nemmeno consigliabile discuterne al bar. A parte il fatto che una buona percentuale delle persone che ti servono il caffè hanno nomi per lo più impronunciabili ed origini aliene , appena entri un un locale, che sia il Bar dello Sport o l'Irish Pub, ti senti come Luke Skywalker quando arriva a Mos Eisley, il porto spaziale del suo pianeta Tatooine: decine di idiomi diversi si sovrappongono e tu sei proiettato dentro un tunnel linguistico in cui stenti a trovare l'uscita. E se sei un tipo che viaggia spesso fuori dall'Europa, come Fosca, potresti trovarti disorientato e pensare per un attimo, per una frazione di secondo, di non essere mai partito o di non essere mai arrivato e magari di esserti smarrito in un incubo, ergo in un agghiacciante, mostruoso, "sinistro" sogno multiculturalista.
Ma la domanda resta: perché? Non credo vi sia una risposta assoluta a questo interrogativo; certo io posso offrire la mia opinione di "italiano all'estero" e la mia convinzione è che l'Italia stia semplicemente seguendo un trend imposto dall'Europa, che lentamente ma ineluttabilmente sta portando l'italiano medio al rincoglionimento (altrimenti detto "Perdita delle Palle").
In uno scatto d'orgoglio latino, mi rendo conto che è riduttivo attribuire ad altri l'intero merito del rimbambimento del Bel Paese. Senza dubbio noi ci abbiamo messo del nostro e ciò grazie ad una antica e naturale predisposizione italica a prenderlo nel sedere.

Friday, January 13, 2012

Ali Abu Al-Hasan: "In qualche decennio l'Europa diventerà uno stato Islamico" Ergo: siamo in GUERRA.



Alcuni tra i miei conoscenti credono che io abbia una forte avversione per i popoli di religione islamica. Non è esattamente così. A mio favore posso giurare che in alcuni Paesi non europei ho ancora degli ottimi amici musulmani... e delle dolcissime amiche.
Di fatto io ho una forte avversione per quei maomettani che grazie a sciagurate politiche migratorie, arrivano nella nostra Cristiana Europa con l'intento di perpetuare le loro insane e barbare tradizioni religiose.
Oddio, se fosse solo questo, si potrebbe trovare una soluzione non troppo dolorosa.
Tuttavia non è soltanto questo: buona parte dei maomettani che arrivano nelle nostre città aspirano ad una Europa governata dalla Shar'ia e, come detto già troppe volte, lungi dall'integrarsi con l'Occidente, pretendono di integrare l'Occidente nell'Islam.
Adesso non prendetemi per folle, ma io, da antico soldato, riesco a comprenderli: siamo in guerra, e loro, da bravi combattenti, cercano di invadere il nostro territorio con l'intento di occuparlo e dominarlo. Ciò che invece stento a comprendere, è l'aiuto che i maomettani ricevono dai tanti traditori della nostra Cristiana Europa. Ovviamente mi riferisco a quei politici, a quegli "intellettuali", insomma a quelle zecche dalle menti ottenebrate dal multiculturalismo che in Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi ecc ecc rappresentano la quinta colonna dell'Islam.
In guerra i traditori hanno sorte peggiore dei combattenti in caso di cattura.
E' probabile che le zecche che perseverano nell'intento di trasformare l'Europa in EURABIA, non ne siano coscienti.

Friday, July 09, 2010

Islam, il salto nel buio degli intellettuali laici

Da "Il Giornale" riporto un articolo di Matteo Sacchi

In Occidente va di moda minimizzare le minacce della Mezzaluna. Ma c’è qualcuno che non ci sta. Un saggio di Paul Berman smaschera i metodi e la doppiezza dei Fratelli Musulmani

Dove sono finiti gli intellettuali del mondo Occidentale? Sono volati via, persi nel cielo dell’orientalismo «senza se e senza ma». Si sono smarriti nelle enormi distese, prive di nuvole e tutte uguali, del multiculturalismo e del politicamente corretto. Venduti al vangelo secondo cui quelli che hanno ragione sono sempre gli altri. A partire da Tariq Ramadan, sul quale, a partire dal 2001, si è focalizzata l’attenzione di chi, in Europa o in America, voleva un dialogo con l’Islam.

Ecco in sintesi la tesi esposta da Paul Berman nel suo nuovo libro The flight of the intellectuals, edito negli Stati Uniti da Melville House (pagg. 299, dollari 26): uno degli atti d’accusa più decisi verso quella che potremmo definire l’ignavia dei dotti della post modernità. A trasformare il libro in una bomba non è soltanto il fatto che l’autore sia uno dei pensatori più influenti d’America, ma anche la constatazione che sia un «cervellone» left wing e una delle penne di punta di New Republic, vero tempio dei liberal. Insomma l’accusa non è lanciata in nome della «crociata» dei conservatori ma in nome del laicismo. Non è caratterizzata da prese di posizione astratte, quanto da accuse corredate di nomi e cognomi.

Il punto di partenza di Berman è il caso Salman Rushdie. Quando, ormai vent’anni fa, l’ayatollah Khomeini lanciò la sua fatwa contro lo scrittore anglo-indiano, nessuno a nord e a ovest della Mezzaluna ebbe dubbi: la libertà di parola andava difesa: si mobilitarono tutti gli intellettuali - il che non impedì l’uccisione del traduttore giapponese del romanzo, Hitoshi Igari, il ferimento del traduttore italiano, Ettore Capriolo, e dell’editore norvegese del libro. Ora, invece, i pochi scrittori o pensatori che parlano in termini critici della religione e della cultura islamica vengono lasciati soli. Anzi: spesso vengono accusati di essere loro stessi dei fanatici.

Buona parte delle penne «nobili» d’Occidente è, infatti, impegnata nello sposare la causa di un islam moderato che forse c’è e forse non c’è. Per questo Berman insiste molto sul caso Ramadan. Alcuni dei più influenti opinion maker - come l’orientalista britannico-olandese Ian Buruma e Timothy Garton Ash, professore amatissimo dal Guardian e dalla New York Review of books - si sono lasciati blandire dalle aperture dello scrittore arabo-svizzero. Hanno, invece, accusato chi, come Ayaan Hirsi Alì, ha posizioni critiche sul mondo musulmano, di essere dei «fondamentalisti dell’illuminismo». E Buruma e Garton Ash per molti americani rappresentano l’Europa che pensa, quella da ascoltare.

Insomma liberal e progressisti che sino a dieci anni fa combattevano per la laicità, adesso applaudono quel Ramadan che impedì la messa in scena di un’opera teatrale di Voltaire (è accaduto in Svizzera), trovano normale che alle sue conferenze gli uomini siedano da una parte e le donne dall’altra (meglio se velate), o che lo stesso Ramadan accusi buona parte dei filosofi francesi di essere dei cripto sionisti.

Come è potuto accadere? In parte la colpa è della vena carsica del terzomondismo. «Per gli intellettuali occidentali i poverissimi esseri umani nelle poverissime regioni del mondo appaiono essere migliori degli altri esseri umani. Sono dei nobili selvaggi...». Queste fantasie hanno provocato un razzismo alla rovescia difficile da cancellare. Ecco perché se la Alì o Magdi Allam prendono posizione contro l’infibulazione è lecito gridare che vanno bene i diritti delle donne ma non si possono fraintendere così le culture «altre». Un doppiopesismo pericoloso. Tanto più che Berman ricostruisce con dovizia di particolari la storia di Ramadan e dei Fratelli Musulmani: una storia che difficilmente può essere messa sotto il tappeto.
Il professore arabo ginevrino è legatissimo, a partire dai motivi familiari, a questa associazione. Un’associazione considerata ai limiti della legge anche in moltissimi Paesi arabi (ogni tanto cooperano all’omicidio di un presidente egiziano), un’associazione che sposò le posizioni dei nazisti allo scopo di debellare gli ebrei dalla Palestina sotto mandato inglese (il loro motto è «Allah è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad è la nostra via. Morire nella via di Allah è la nostra suprema speranza»). Su questa vicinanza in moltissimi minimizzano, quando semplicemente non fanno finta di essersela dimenticata (fingono anche di dimenticare che Hamas è nata da una costola dei Fratelli).

Eppure non occorre aver fatto studi specialistici per sapere che una delle opere più note di Tariq Ramadan è Alle origini del rinnovamento musulmano: da al-afghani a Hassan al-Banna un secolo di riformismo islamico. Nel saggio, contestatissimo persino nelle università svizzere dove Ramadan insegna, l’autore fa apparire Al Banna (suo nonno, nonché fondatore dei Fratelli) come una specie di Gandhi del mondo musulmano. Peccato che i suoi metodi fossero decisamente più violenti, cosa su cui Ramadan glissa.
Abbastanza per far arrabbiare il laico Berman, il quale si ricorda benissimo che nell’Islam esiste la taquiyya, ovvero la possibilità riconosciuta di usare un doppio linguaggio con l’infedele.

La sua domanda è: possibile che gli intellettuali liberali non fiatino proprio ora che «il fenomeno Rushdie si è metastatizzato in un’intera categoria di potenziali vittime?». E se in America il suo grido d’allarme ha almeno prodotto un bel clamore, l’Europa nicchia. Nel lungo percorso che porta dagli illuministi, con tutti i loro difetti, ai loro epigoni, che quei difetti li hanno esasperati, qualcosa si è comunque smarrito. Potrebbe essere il coraggio.

Friday, September 18, 2009

Via dall'Italia chi non vuole integrarsi


Qualche giorno fa Dimitri Buffa sull’Opinione ci ha regalato un bel commento riguardo alle recenti leggine di Hamas (ancora da approvare) sul tema della morale pubblica: si intendeva vietare alle donne di ridere in pubblico.
Ovviamente non ci siamo stupiti: dove è imposta la legge islamica, nei paesi governati dai fan del profeta pedofilo, anche il sorriso si paga a caro prezzo. Disgraziatamente questo nuovo medioevo non rimane relegato ai barbari territori musulmani, è approdato anche in Europa, grazie alla stoltezza dei tanti politici e governanti abbagliati dall’inganno multiculturalista: l’Inghilterra è a pochi passi dall’essere assorbita dall’Islam; seguono a ruota i Paesi Nordici. Nel futuro e assai probabile che questi territori verranno sconvolti da nuove guerre civili.
Noi in Italia fortunatamente resistiamo, la politica dei respingimenti è già qualcosa che ci conforta, e questo accade perché al governo non ci sono degli imbecilli che si fanno intimorire dai moniti della UE o dalle minacce dell’ONU, inutile quanto dannosa organizzazione, pregna di funzionari corrotti, pedofili, e filo-terroristi.
Certo, la politica sull’immigrazione adottata dal nostro governo è già qualcosa, ma non abbastanza. Purtroppo gli errori dei governi passati, compresi quelli del centrodestra, hanno permesso l’ingresso nel nostro paese a migliaia di musulmani il cui unico intento era di importare in Italia e in Occidente le loro rozze e perverse usanze.
Per quante volte ancora assisteremo ad atti tragici come quello accaduto a Sacile? Quante volte ancora ascolteremo le testimonianze di bestie maomettane che assolvono i carnefici e condannano le vittime?
Via dall’Italia quella gente che non ha l’intenzione di integrarsi completamente nel nostro tessuto sociale, un benvenuto invece agli emigranti di qualsiasi razza e colore della pelle che aspirano a diventare “italiani” a tutti gli effetti.

“Di quella gente non abbiamo bisogno” Questo è il pensiero del sindaco della città di Sacile, dopo aver appreso che la moglie dell’assassino ha subito assolto e perdonato il marito, scaricandone la colpa sulla figlia ammazzata.
Via quella gente dalle nostre città, prima che sia troppo tardi.

Tuesday, May 26, 2009

Vogliamo un mondo laico e libero o un mondo musulmano?


Ancora ieri a Milano una ragazza è stata stuprata da un maomettano, mentre a Napoli una bambina di 11 anni ha corso seriamente il rischio di essere rapita da un gruppo di nigeriani perchè uno di loro, un boss del quartiere, si era invaghito di lei (diciamolo: a Napoli si sentiva il bisogno di nuovi mafiosetti di origine africana, è political correct).
Un investigatore, per motivi che sinceramente fatico a comprendere, si è affrettato a spiegare che in passato la vittima è stata oggetto di “apprezzamenti da parte del boss, mai avances” (boh?).
Certo, in Italia il numero delle violenze alle donne aumenta in modo esponenziale, anno dopo anno. Tuttavia non siamo ancora alle cifre registrate in alcune nazioni del nord Europa. Ma ci arriveremo, se non agiremo con urgenza per cambiare lo stato delle cose.


Invito a guardare il video riportato da Sodahead. Nella prima parte del filmato si possono gustare le immagini della manifestazione dei maomettani contro l’ambasciata danese ai tempi della pubblicazione delle simpatiche vignette su maometto. Il maomettano in primo piano urla:”Avremo vendetta. Che la Danimarca sia bombardata così noi la invaderemo e prenderemo le loro donne come bottino di guerra!” Sono un romantico, giuro che amerei vedere una bionda amazzone occidentale decollare con un sol colpo di mannaia quella bestia islamica.
Nell’ultima parte un giovane giudice nigeriano ci rivela che se una donna chiedesse aiuto durante la violenza ed i soliti 4 testimoni (maschi) certificassero l’accaduto, la donna sarebbe esentata dalla punizione. Insomma, se la vittima portasse 4 testi a favore, sebbene “colpevole di non aver impedito lo stupro”, il magnanimo tribunale islamico non la condannerebbe alla fustigazione/detenzione/morte. Troppa grazia.
Mi chiedo che senso abbia la vita di uomini con idee così...eccentriche. Il mondo certamente sarebbe migliore senza di loro...

Dimenticavo: l’invaghimento del nigeriano per la bimba, mi induce ad un’altra riflessione.
Se per esempio Cristo, nella sua bontà infinita, si fosse espresso anche a favore dell’amore per le persone dello stesso sesso (adulte e consenzienti), la storia del mondo cristiano sarebbe stata diversa. Certamente migliore. Può anche darsi che l’abbia fatto e le sue parole non siano state riportate dai suoi discepoli, semplici uomini del loro tempo.
Cos’è accaduto invece nell’Islam?
Maometto con le sue parole ed i suoi atti ha normalizzato la pedofilia. Il disgustoso ipocrita ha usato nientemeno che Dio stesso per giustificare le sue oscene voglie: - Sahih Bukhai Volume 7, libro 62, n. 57 (parlando ad Aisha) In sogno un angelo (Gabriele) ti portò da me ...e disse “questa è tua moglie”... “se questo è il volere di Allah” dissi “sarà certamente così”-.

Se è Dio ad ordinare ad un Maometto quarantenne di sposarsi con una bimba di 7 anni, ci possiamo stupire di quanto sia in voga la pedofilia tra i maomettani?

E infatti si ricorda che l’Ayatollah Khomeini, che a sua volta sposò all’età di 28 anni una bimba di 10, disse che "avere piacere sessuale con delle bambine è possibile, ma soltanto attraverso la sodomia. In quanto la penetrazione vaginale porterebbe al “danneggiamento” permanente della piccola e l’uomo ne diventerebbe responsabile per tutta la vita". In soldoni, il povero pedofilo “sarebbe costretto” a prendersi la bimba in moglie - da"Ayatollah Khomeini in Tahrir-ol-Masael, 1990, Darol Elm, Qom".
Allucinante vero? Sebbene una parte dell’Islam sia critica contro i gusti sessuali di Maometto e dell’Ajatollah Komeini , il problema rimane ed è grosso.
Ricordiamolo a quelli che farebbero carte false pur di far entrare i clandestini maomettani in Italia.

In conclusione, scopriamo ogni giorno che In Africa, in Asia, nel mondo intero, dove c’è l’Islam e dove c’è la guerra dell’Islam vi sono donne e bambine stuprate ed uccise perché non musulmane, ma anche donne e bambine ridotte in schiavitù per il perverso piacere sessuale dei loro aguzzini. Credete che in Europa non siamo ancora giunti a tanto? Vi sbagliate, l’Islam è in guerra contro l'Occidente: ormai è molto tempo che parliamo dello stupro come arma dello jihad, per umiliare e terrorizzare le donne occidentali e quelle musulmane che intendono integrarsi nella nostra società, ma non avevamo mai accennato alla riduzione in schiavitù di ragazze e bambine bianche costrette a prostituirsi da bande di islamici. Succede anche questo, il trafficking delle minori è stato scoperto recentemente nel Londonistan, ma sicuramente è presente in altri Paesi dell’Unione Europea, forse anche in Italia.
Questo è un altro bel "regalo" del multiculturalismo.

La civiltà islamica nel mondo? - Leggi anche Rape, Islam...- Testimonies of rape in Sudan - Rape in Indonesia - Islamic Pedophilia in Finland - Australia, muslim leader blames women... ecc. ecc. ecc.

OT (?)- Il crollo delle borse ci salverà??

I politici e gli intellettuali sostenitori del multiculturalismo, che permettono agli islamici di creare il loro stato all’interno delle nazioni che li ospitano e più in generale s’adoperano affinché i diritti degli ospitanti siano sensibilmente ridotti a favore di quelli degli ospitati, sembrano essere caduti in un fatale inganno. Tuttavia continuano a far orecchie da mercante, a fingere di non capire che L’Europa così come l’hanno voluta e disegnata non sta in piedi. Aggiungiamoci anche il perdurare di crisi economiche sempre più lunghe, con intervalli sempre più brevi di relativa prosperità ed il cocktail esplosivo è pronto. L’Europa è sull’orlo di un abisso e l’insorgere delle tensioni sociali sfocerà in conflitti sempre più estesi, anche tra le diverse comunità etniche.
La guerra civile non è poi così lontana.

Thursday, May 21, 2009

Non diamo spazio agli imbecilli.


Diciamolo, provo un malcelato disprezzo (e disgusto) per quel branco di imbecilli che in Italia (dell'Europa parleremo dopo) accusano il governo di xenofobia e razzismo perché, con ritardo, ha deciso di avvalersi di alcuni provvedimenti diretti ad impedire che il nostro Paese venga invaso da migliaia e migliaia di immigranti clandestini.


Il fastidio aumenta in modo preoccupante, quando ascolto o leggo le dichiarazioni di quei coglioni che, convinti che la stragrande maggioranza degli italiani sia composta da poveri fessi, insistono su alcune tesi decisamente discutibili.

Esempio:

  • LORO - tra i clandestini che rifiutiamo vi sono di certo delle menti eccelse che potrebbero essere indispensabili per l'Italia;
  • FOSCA - ma come no? Tuttavia fino ad ora pare che nessun genio sia ancora approdato sulle nostre coste. Per contro, il Capo della Polizia afferma che la percentuale dei clandestini che incorre in reati vari parte dal 60% ed arriva fino all'80% in certe zone del Paese, ma c'è di più: a fronte di un 7% di popolazione straniera in Italia, il 38% dei detenuti nelle carceri italiane è costituito da immigrati, mentre è del 40% (quarantapercento) la percentuale delle violenze sulle donne commesse da stranieri-
  • LORO -non ospitando quei clandestini li condanniamo alla morte (questa è di 2 giorni fa);
  • FOSCA - che schifo! Come al solito, questa sinistra bugiarda e ipocrita si avvale di mezzucci vergognosi per raggiungere i suoi obbiettivi, ulteriori commenti sono inutili.
  • LORO - viviamo già in una società multiculturale e la molteplicità delle culture rappresenta un valore che ci arricchisce.
  • FOSCA - un valore che ci arricchisce? magari fosse così. Ma guardiamo in faccia la realtà: gli immigrati che provengono dai Paesi di religione islamica sono pregni di quella cultura barbara, retrograda che impedisce loro di accettare la nostra moderna, laica cultura liberale. Pensate forse che quei popoli così diversi dal nostro, che vivono osservando precetti e principi che noi abbiamo cancellato da secoli, abbiano qualcosa da insegnare? Io non lo credo. Tuttavia, non mi aspetto che gli immigrati contribuiscano allo sviluppo della nostra civiltà, ma pretendo che rispettino i valori fondamentali del Paese che li ospita. Pretendo che gli immigrati si integrino completamente nella nostra società e diventino italiani a tutti gli effetti (come sono diventati argentini, australiani, americani, i nostri emigranti.) Purtroppo, causa la loro "islamicità", questa è e sarà sempre una realtà inattuabile.
  • Per contro, gli immigranti non musulmani, pur non apportando altro valore aggiunto che la loro volontà di realizzarsi nel lavoro, possono integrarsi completamente nel tessuto civile e sociale del nostro Paese, ma spetta a noi aiutarli in questo processo.
  • Ne riparleremo, magari con riferimento all'immigrazione romena.
In alcuni sfortunati Paesi europei, gli imbecilli multiculturalisti colleghi di quelli italiani, hanno avuto il campo libero, favorendo in un primo tempo l'immigrazione dei popoli di origine musulmana, quindi assecondando le loro assurde pretese . Ora i loro concittadini ne subiscono le conseguenze e, a mio parere, muoiono dalla voglia di ringraziarli.

Speriamo che il nostro governo prosegua sul cammino della continenza del fenomeno dell'immigrazione che comunque dovrà essere necessariamente legata alla certa integrazione degli stranieri nella società italiana. Nel contempo si comprenda che l'immigrazione dei popoli musulmani deve essere fermata, prima che sia troppo tardi.


Di seguito posto un articolo di Giulio Meotti già riportato da Liberali per Israele, ma per gli amici stranieri, questa volta in lingua inglese.
In the casbah of Rotterdam

by Giulio Meotti



In Feyenoord, veiled women can be seen everywhere, darting like a flash through the streets of the neighborhood. They avoid any sort of contact, even eye contact, especially with men. Feyenoord is the size of a city, and there are seventy nationalities coexisting there. It is an area that lives on subsidies and residential construction, and it is here that it is most obvious that Holland – with all of its rules against discrimination and all of its moral indignation – is a completely segregated society. Rotterdam is new, having been bombed twice by the Luftwaffe during the second world war. Like Amsterdam, it is below sea level, but unlike the capital it does not enjoy an image of reckless abandon. In Rotterdam, it is the Arab shops selling halal food that dominate the cityscape, not the neon lights of the prostitutes. Everywhere are casbah-cafes, travel agencies offering flights to Rabat and Casablanca, posters expressing solidarity with Hamas, or offering affordable Dutch language lessons.

It is the second-largest city in the country, a poor city, but also the economic engine with its huge port, the most important in Europe. Most of the population are immigrants, and the city has the tallest and most imposing mosque in Europe. Sixty percent of the foreigners who arrive in Holland come here to live. The most striking thing when one arrives in the city by train are the enormous and fascinating mosques framed by the vibrant green, luxuriant, wooded, watery countryside, like an alien presence compared to the rest. They call it "Eurabia." The Turkish Mevlana mosque is imposing. It has the tallest minarets in Europe, even higher than the stadium of the Feyenoord soccer team.

Many of the neighborhoods in Rotterdam are captive to the darkest, most violent form of Islamism. Pim Fortuyn's house stands out like a pearl in a sea of chador and niqab. It is at number 11 Burgerplein, behind the train station. Every now and then someone comes to put flowers in front of the home of the professor who was murdered in Amsterdam on May 6, 2002. Someone else leaves a card: "In Holland everything is tolerated, except for the truth." A millionaire named Chris Tummesen bought Pim Fortuyn's house so that it would remain intact. The evening before his murder Pim was nervous, and had said on television that a climate of demonization had been created against him and his ideas. And his fears came true, when he was shot in the head five times by Volkert van der Graaf, a militant of the animal rights left, scrawny, head shaved, eyes dark, dressed like an environmental purist in a handmade shirt, sandals, and goat's wool socks, a strict vegetarian, "a guy impatient to change the world," his friends say.

Not long ago in downtown Rotterdam, funerary photos of Geert Wilders were placed under a tree, with a candle to commemorate his upcoming death. Today Wilders is the most popular politician in the city. He is the heir of Fortuyn, the homosexual, Catholic, ex-Markist professor who had formed his own party to save the country from Islamization. At his funeral, only the absence of Queen Beatrice kept the farewell to the "divine Pim" from becoming a funeral fit for a king. Before his death they made a monster of him (one Dutch minister called him an "untermensch," an inferior man in Nazi parlance), afterward they idolized him. The prostitutes of Amsterdam left a wreath of flowers in his honor beneath the National Monument in Dam Square, a memorial to the victims of World War II.

Three months ago, "The Economist," a weekly publication far from Wilders' anti-Islamic ideas, spoke of Rotterdam as a "Eurabian nightmare." For most of the Dutch who live there, Islamism is now a threat greater than the Delta Plan, the complicated system of dikes that prevents flooding from the sea, like the flood in 1953 that killed two thousand people. The picturesque town of Schiedam, part of the greater Rotterdam area, has always been a jewel in the Dutch imagination. Then the fairy tale glow faded, when in the newspapers three years ago it became the city of Farid A., the Islamist who made death threats against Wilders and Somali dissident Ayaan Hirsi Ali. For six years, Wilders has lived under 24-hour police protection.

Muslim lawyers in Rotterdam also want to change the rules of the courtroom, asking to be allowed to remain seated when the judge enters. They recognize Allah alone. The lawyer Mohammed Enait recently refused to stand when the magistrates enter the courtroom, saying that "Islam teaches that all men are equal." The court of Rotterdam has recognized Enait's right to remain seated: "There is no legal obligation requiring Muslim lawyers to stand in front of the court, insofar as this action is in contrast with the dictates of the Islamic faith." Enait, the head of the legal office Jairam Advocaten, has explained that "he considers all men equal, and does not acknowledge any form of deference toward anyone." All men, but not all women. Enait is well known for his refusal to shake hands with women, and has repeatedly said he would prefer them to wear the burqa. And there are many burqas on the streets of Rotterdam.

The fact that Eurabia has arrived in Rotterdam has been demonstrated by an episode in April at the Zuidplein Theatre, one of the most prestigious in the city, a modernist theater proud of "representing the cultural diversity of Rotterdam." It is located in the southern part of the city, and receives funding from the municipality, headed by a Muslim, the son of the imam Ahmed Aboutaleb. Three weeks ago, the Zuidplein Theatre allowed an entire balcony to be reserved for women only, in the name of sharia. This is not happening in Pakistan or in Saudi Arabia, but in the city from which the Founding Fathers set out for the United States. It was from here that the Puritans disembarked in the Speedwell, which they later exchanged for the Mayflower. This is where the American adventure began. Today, it has legalized sharia.

For a performance by the Muslim Salaheddine Benchikhi, the Zuidplein Theatre agreed to his request to have the first five rows set aside for women only. Salaheddine, an editorialist for the website Morokko.nl, is known for his opposition to the integration of Muslims. The city council has approved this: "According to our Western values, the freedom to live one's own life by virtue of one's convictions is a precious possession." A spokesman for the theater has also defended the director: "It is hard to get Muslims to come to the theater, so we are willing to adapt."

Another man who has been willing to adapt is the director Gerrit Timmers. His words are fairly symptomatic of what Wilders calls "self-Islamization." The first case of self-censorship took place in Rotterdam, in December of 2000. Timmers, the director of the theater group Onafhankelijk Toneel, wanted to stage a performance about the life of Mohammed's wife Aisha. The play was boycotted by the Muslim actors in the company when it became evident that it would be a target for the Islamists. "We are enthusiastic about the play, but fear reigns," the actors told him. The composer, Najib Cherradi, said that he would withdraw "for the good of my daughter." The newspaper "Handelsblad" gave the story the title "Tehran on the Meuse," the name of the gentle river that passes through Rotterdam. "I had already done three works about the Moroccans, so I wanted to have Muslim actors and singers," Timmers tells us. "Then they told me that it was a dangerous issue, and they could not participate, because they had received death threats. In Rabat, an article came out saying we would end up like Salman Rushdie. For me, it was more important to continue the dialogue with the Moroccans, rather than provoke them. For this reason, I see no problem if the Muslims want to separate the men from the women in a theater."

Let's meet the director who has brought sharia to the Dutch theaters, Salaheddine Benchikhi. He is young, modern, confident, and speaks perfect English. "I defend the decision to separate the men from the women, because here there is freedom of expression and organization. If people can't sit where they want to, that is discrimination. There are two million Muslims in Holland, and they want our tradition to become public, everything is evolving. Mayor Aboutaleb has supported me."

One year ago, the city was buzzing when the newspapers published a letter by Bouchra Ismaili, a Rotterdam city councilman: "Listen up, crazy freaks, we're here to stay. You're the foreigners here, with Allah on my side I'm not afraid of anything. Take my advice: convert to Islam, and you will find peace." Just a walk through the streets of the city, and you know right away that in many neighborhoods you are no longer in Holland. It is right out of the Middle East. In some schools, there is a "room of silence" where Muslim students, who are in the majority, can pray five times a day, with a poster of Mecca, the Qur'an, and a ritual washing before the prayers. Another Muslim city councilman, Brahim Bourzik, wants signs placed in various parts of the city showing the direction to Mecca.

Sylvain Ephimenco is a Franco-Dutch journalist who has been living in Rotterdam for twelve years. For twenty years, he was the "Libération" correspondent in Holland, and is proud of his leftist credentials. "Even though I don't believe in that anymore," he says, welcoming us to his home overlooking one of Rotterdam's little canals. Not far from here is the al Nasr mosque of the imam Khalil al Moumni, who when gay marriage was legalized described homosexuals as "sick people worse than pigs." From the outside, it can be seen that the mosque is more than twenty years old, having been built by the first Moroccan immigrants. Moumni has written a pamphlet that is circulating around the Dutch mosques, "The path of the Muslim," in which he explains that the heads of homosexuals should be cut off and "hung from the highest building in the city." Next to the al Nasr mosque, we sit down at a cafe for men only. In front of us is a halal Islamic slaughterhouse. Ephimenco is the author of three essays on Holland and Islam, and today is a famous columnist for the leftist Christian newspaper "Trouw." He has the best perspective for understanding a city that, perhaps even more than Amsterdam, embodies the tragedy of Holland.

"It is not at all true that Wilders gets his votes from the fringes, everyone knows that, even though they don't say it," he tells us. "Today educated people vote for Wilders, although at first it was the lower class Dutch, the tattoo crowd. Many academics and people on the left vote for him. The problem is all of these Islamic headscarves. There's a supermarket behind my house. When I arrived, there wasn't a single headscarf. Now it's all Muslim women with the chador at the register. Wilders is not Haider. His positions are on the right, but also on the left, he's a typical Dutchman. Here there are even hours at the swimming pool set aside for Muslim women. This is the origin of the vote for Wilders. Islamization, this foolishness with the theater, has to be stopped. In Utrecht, there is a mosque where they provide separate city services for men and women. The Dutch are afraid. Wilders is against the Frankenstein of multiculturalism. I, who used to be on the left but am no longer anything, I say we've reached the limit. I feel the ideals of the Enlightenment have been betrayed with this voluntary apartheid, in my heart I feel the death of the ideals of the equality of men and women, and freedom of expression. Here the left is conformist, and the right has the better answer to insane multiculturalism."

One of the professors at Erasmus University in Rotterdam is Tariq Ramadan, the famous Swiss Islamic scholar who is also a special adviser for the city. Some of Ramadan's statements against homosexuality were uncovered by Holland's most famous gay magazine, "Gay Krant," directed by a talkative journalist named Henk Krol. On a videocassette, Ramadan calls homosexuality "a disease, a disorder, an imbalance." On the tape, Ramadan also has comments on women, "they should keep their eyes on the ground when they're on the street." Wilders' party asked for the city council to be disbanded, and for the Islamic scholar from Geneva to be sent packing, but instead he was renewed in his post for two more years. This was happening while across the sea, the Obama administration was confirming the ban on Ramadan entering United States territory. The tapes in Krol's possession include one in which Ramadan tells women: "Allah has an important rule: if you try to attract attention through the use of perfume, or your appearance or gestures, you do not have the correct spiritual orientation."

"When Pim Fortuyn was killed, it was a shock for everyone, because a man was murdered for what he said," Krol tells us. "That was no longer my country. I'm still thinking about leaving Holland, but where can I go? Here we have been criticized by everyone, by the Catholic Church and by the Protestants. But when we criticized Islam, they answered us: you are creating new enemies!" According to Ephimenco, the street is the secret of Wilders' success: "In Rotterdam, there are three enormous mosques, one of them is the largest in Europe. There are more and more Islamic headscarves, and an Islamist impulse coming from the mosques. I know many people who have left the city center to go to the rich, white suburbs. My neighborhood is poor and black. It is a question of identity, on the streets Dutch is not spoken anymore, but Arabic and Turkish."

Let's meet the man who inherited Fortuyn's column in the newspaper "Elsevier." His name is Bart Jan Spruyt, a robust young Protestant intellectual, founder of the Edmund Burke Society, but above all the author of Wilders' "Declaration of independence," and his coworker from the beginning. "Here an immigrant no longer has to struggle, study, work, he can live at the expense of the state," Spruyt tells us. "We have ended up creating a parallel society. The Muslims are in the majority in many neighborhoods, and are asking for sharia. This isn't Holland anymore. Our use of freedom has turned back against us, it is a process of self-Islamization."

Spruyt was one of Fortuyn's close friends. "Pim said what the people had known for decades." He attacked the establishment and the journalists. It was a great relief for the people when he went into politics, they called him the 'white knight'. The last time I spoke with him, one week before he was killed, he told me he had a mission. His killing was not the act of a lone madman. In February of 2001, Pim announced that he wanted to change the first article of the Dutch constitution, on discrimination, because in his view it kills freedom of expression, and he was right. The following day in the Dutch churches, which are mostly empty and used for public meetings, the diary of Anne Frank was read as a warning against Fortuyn. Pim was truly Catholic, more than we think, in his books he spoke out against modern society without fathers, without values, empty, nihilist."

Chris Ripke is a well-known artist in the city. His studio is near a mosque in Insuindestraat. Shocked in 2004 by the murder of director Theo Van Gogh by an Dutch Islamist, Chris decided to paint an angel on wall of his studio and the biblical commandment "Gij zult niet doden," thou shalt not kill. His neighbors at the mosque found the words "offensive," and called the mayor of Rotterdam at the time, the liberal Ivo Opstelten. The mayor ordered the police to erase the painting, because it was "racist." Wim Nottroth, a television journalist, camped out on the spot in protest. The police arrested him, and his film was destroyed. Ephimenco did the same in his own window: "I put up a big white sheet with the biblical commandment. Photographers came, and the radio. If you can no longer write 'do not kill' in this country, then you are saying that we are all in prison. It is like apartheid, whites living with whites and blacks with blacks. There is a great chill. Islamism wants to change the structure of the country." For Ephimenco, part of the problem is the de-Christianization of society. "When I arrived here, during the 1960's, religion was dying, a unique event in Europe, a collective de-Christianization. Then the Muslims brought religion back to the center of social life. Aided by the anti-Christian elite."

Let's go for a stroll through the Islamized neighborhoods. In Oude Westen there are only Arabs, women clothed from head to foot, ethnic foods shops, Islamic restaurants, and shopping centers with Arabic music. "Ten years ago, you didn't see all these headscarves," Ephimenco says. Behind his house, in a flourishing middle class area with two-story houses, there is an Islamized neighborhood. There are Muslim signs everywhere. "Look at all of those Turkish flags, over there is an important church, but it's empty, no one goes there anymore." In the middle of one square stands a mosque with Arabic writing outside. "That used to be a church." Not far from here is the most beautiful monument in Rotterdam. It is a small granite statue of Pim Fortuyn. Beneath the gleaming bronze head, the mouth saying his last words on behalf of freedom of speech, there is written in Latin: "Loquendi libertatem custodiamus," let us safeguard the right to speak. Every day, someone places flowers there.


Sunday, May 17, 2009

Ghufoor Butt ovvero: i nuovi passi della Norvegia verso l'integrazione con l'ISLAM


La Norvegia ha vinto l’Eurofestival? Forse è una delle poche cose di cui può ancora gioire. Come tanti Paesi europei corrotti da tempo dalla “political correctness”, sta faticando non poco nel tentativo di integrarsi completamente con i suoi invasori maomettani. Certamente avrà un valido aiuto da Ghufoor Butt, il norvergese-pakistano creatore dell’ Independent Labour Party che aspira ad entrare in Parlamento con i tanti voti degli immigrati musulmani. Butt si batte affinché alle donne poliziotto di religione musulmana sia imposto l’obbligo del Hijab; affinché in Norvegia vi siano corsi di madre lingua pakistana e scuole ed ospedali islamici; affinché i viaggi aerei da Oslo a Karachi siano sempre “low cost” e venga semplificata la procedura di immigrazione per i popoli di religione musulmana.

Ad onor del vero la proposta del Hijab* per le donne poliziotto musulmane era stata presentata in Parlamento con l’avvallo di nientepopodimeno che Knut Storberget, ministro della Polizia e della Giustizia del governo laburista, poi si sa come vanno queste cose: i dannati, reazionari partiti dell’opposizione tanto hanno fatto che il buon ministro Storbeget ha dovuto ritirarla. Ma Butt non si scompone, quando sarà in Parlamento la riproporrà, insieme a decine di altre proposte che nei suoi sogni beduini, porteranno la Norvegia a diventare il primo Paese europeo perfettamente islamico.

Di seguito posto un articolo da Gates of Vienna che riporta e commenta una intervista del giornale DagBladet al musulmano Butt.
Nell’occasione mi associo anch’io a Dymphna nell’augurare alla Norvegia una buona festa per l'anniversario della sua Costituzione. Ed è vero, quale miglior modo per festeggiarla che postare l’intervista al maomettano??

“Without Pork and Alcohol, Norwegians are the World's Best Muslims”

by Dymphna

A couple of weeks ago, the Baron sent off a request to one of our volunteer translators to have her account in English of a news report from the Norwegian newspaper, Dagbladet.

His email got misplaced but the translator found it today and went to work on the article. I just got the finished product a little while ago.

For all I know, the Baron gave up and got another translation, so this story could already have been posted. But even if this is a repeat, it couldn’t have come at a more appropriate moment: May 17th is Norwegian Constitution Day.

What better way to celebrate than to ponder the ideas of one Ghufoor Butt.

Ghufoor Butt (no, I’m not making that up) is forming the ILP, which he explains in this interview. What intrigues me about this man is his artlessness. I can’t think of a better word to describe his frank opinions and his fearlessness in uttering them. The man has chutzpah to spare.

He says:

The new party will prohibit homosexual practices and lower gasoline prices. “In about three years will the mayor of Oslo be a Norwegian-Pakistani,” says Ghufoor Butt.


One has to admire such stunningly misplaced confidence.

“If Norwegians had not drunk alcohol, had sex before marriage and eaten pork, they would have been the world’s best Muslims. They are honest, not criminals, and love peace,” said Ghufoor Butt .

Butt is the leader of the newly-established party, the Independent Labor Party (ILP), and the leading candidate for the party in this year’s parliamentary elections.


Right. Norwegians would make great Muslims. After all, they have that long tradition of arranged marriages and honor killings. Not to mention their well-known tribal internecine warfare.

What is this fellow drinking?
- - - - - - - - -

Independent Labor

Dagbladet: You are not afraid that people will mistake you with the Labor Party?

Butt: “No one has objected yet. We are a party for everyone that works, including immigrants. Therefore, we have an international name,” said Butt, who himself moved to Norway in 1974. He does not understand why some Norwegians feel threatened by Islam.


Maybe Fjordman could have a chat with him, get Mr. Butt up to speed on why “some Norwegians” feel threatened by Islam.

“That we do not have sex before marriage or drink alcohol is not a threat to Norway. Muslims love Norway, and many have switched their citizenship to be Norwegian. We are no threat,” says Butt.


No threat at all…except to young Norwegian women and Norwegian culture in general.

Bollywood Star

Today Butt is “world-famous” in the Norwegian-Pakistani community. He has played in twenty Pakistani films, is still a big name in Pakistan and was a well-known Pakistani political journalist. In Norway, he is best known for having a hunger strike against the high airline prices between Norway and Pakistan in 2006.

Today he runs, among other things, a movie store in Grønland [now an immigrant neighborhood in Oslo] that sells Bollywood movies. He also directs and produces films, the last, “Mukhtaran May”, he produced in 2002.

On April 28, Butt travels to Pakistan to launch the new Norwegian party.

“There I shall appear on two Pakistani TV channels, GEO and ARY, to talk about the new party,” says Butt.

Dagbladet: Isn’t it strange to launch a Norwegian party in Pakistan?

Butt: No. Most Norwegian-Pakistanis watch these two TV channels. So if we are to reach them, these are important channels,” says Butt.

Dagbladet: Are you betting only in Norwegian-Pakistani votes?

Butt: No. We have four Norwegian candidates and we would like also that ethnic Norwegians should vote for us..


No alcohol? Muslims’ treatment of women? This guy is sure an optimist. He’s also clueless. Someone give him a clue and a clue bag. Please…or maybe just hit him over the head with a pork chop.

Frp [Progress Party] for immigrants

In many ways, Butt’s new party is similar to the Progress Party. They want lower gasoline prices, the elimination of tolls, and impose lower taxes.

“We are one of the world’s richest countries. So, I do not understand how it is possible to have such expensive gasoline,” says Butt. He believes that the Progress Party has done little to achieve this.

“If they really fought for lower gasoline prices and for the removal of tolls, they would have had these by now. I promise to fight harder,” says Butt.


Fighting “harder” is not the same as fighting smarter and that’s seems to be Mr. Butt’s problem (not counting his name).

Will have open borders

Although Butt shares the Progress Party’s views on low gasoline prices and tolls, he has diametrically opposite views on the integration debate. The party wants to make family reunification easier, and will provide automatic Norwegian visas to anyone who marries a Norwegian citizen. They want to remove the requirement that one must earn over NOK 270,000 ($41,300) a year to bring a new spouse to the country.

“This is unfair to young Norwegian-Pakistani that are starting-up,” says Butt.

In addition, he wants to provide mandatory bilingual education to the six largest immigrant groups in Norway, and that all religious leaders such as imams and priests should receive state pay.

“When you see how little money many mosques have, it is necessary to help them pay for the imam,” says Butt.


Call Saudi Arabia, Mr. Butt. They will send you a few trunk loads of petrodollars. After all, that’s what they’ve done in your native country.

Would prohibit Muhammed drawings

The party is not as tolerant towards others. When it comes to the Muhammed-drawings and gays Butt replied, “cards and cash”

[Translator: I’m not sure what that idiom means -- something like “with both barrels” maybe?].

Dagbladet:What are your views on the Muhammed caricatures?

Butt:”This has nothing to do with freedom of speech. We can not allow the mockery of religions, such as Muhammed-drawings,” says Butt.

Dagbladet:Should those that published the Muhammed-drawings in Norway be punished?

Butt: Yes, they must be punished.

Butt will also prohibit homosexual practice.

“It should not be lawful for gays to marry,” says Butt.

Monday Butt phoned back. He wanted to emphasize that homosexual practice is forbidden under Islam and that it is the religion that is against gay practice, not the party.

“We do not want to change Norwegian law,” says Butt.


What a wonderful example of taqiyya. “We don’t want to change Norwegian law, we just want to obliterate it and substitute sharia. So what’s the problem? Norwegians make great Muslims, right?”

American Osama bin Laden

The 63-year-old is critical of the U.S. war on terror, and put the question of Western media portrayals of Osama bin Laden.

“Who has served in the terror with Osama bin Laden? It is notMuslims. In Islam it is illegal to practice/work with terror,” says Butt. He believes the U.S. is behind most of the terror in the world.

“How is it possible that they have not managed to capture Osama bin Laden. Either he doesn’t exist, or he worked for the U.S. and lives there now,” says Butt.


If it is illegal for Muslims to be terrorists, then all those jihadists must be little twinkle fairies, phantasms made up by the Zionist press. Yeah, that’s it: jihadists are Jews in disguise, trying to make innocent Muslims look bad.

“The Jews were perhaps behind”

The Norwegian-Pakistani [Butt] is also skeptical of the official version of the terrorist attack September 11, 2001.

“Where were the Jews? And how many were killed? These are questions I think, today, that we do not have answers for,” said Butt, who believe the Israeli intelligence service Mossad may have been behind the attack.

“The United States has not answered the big questions. Who was behind the attack? There is also a big question how many Jews died? This we do not know today,” says Butt.

Dagbladet: Are you anti-semitic?

Butt: I have nothing against the Jewish people, but I believe it must be able to ask these questions.

Dagbladet: Many will interpret this as hatred against Jews.

Butt:It is not true. I am against what the Jewish people do to the Palestinians, but I am not against the Jewish people.


“Mossad was behind 9/11”. Of course. Why didn’t we think of that before? Mr. Butt certainly has a knack for clarification.

Soldier as youth

As a youth, Butt participated as a soldier in the war between India and Pakistan in September 1965. Today he wants to pull Norway out of the war in Afghanistan.

Norway has no business in Afghanistan, and one of the party’s most important issues is to stop the Norwegian military presence in the country. Norway is a land of peace. It should not look at what the U.S. does when it comes to Afghanistan and Iraq,” says Butt.

The politician thinks Norway should support Pakistan in Kashmir-dispute with India.

Norway should support Kashmir’s independence,” says Butt.


Hmm…that’s a diplomatic decision he won't see anytime soon.

Will have Norwegian Pakistani Prime Minister

Minority politicians stood in 1995 and 2007 with their own list to the council elections in Oslo, with no luck. Butt still believes they [i.e., his new party] will succeed where others have failed.

“I have a lot behind me to achieve this. I think people trust me,” says Butt.

In the fall he hopes for a seat in Parliament. But it does not stop there.

“My hope is that in about fifteen years in Norway, like the United States see a second-generation immigrant in the job of prime minister,” says Butt. Also at the [Oslo] council election in three years, the 63-year-old hope for a “break election”.

“I think the Mayor of Oslo in three years will be a Norwegian-Pakistani,” says the Norwegian-Pakistani.


Well. This dude has a lot of opinions and high hopes. But, you know, he could be right about one thing: Osama bin Laden is in the U.S. I think I know where he is, too: the transgendered ObL is now Nancy Pelosi and s/he’s sitting in the American House of Representatives, big as life. She’s certainly no crazier than Mr. Butt.

Happy May 17th, Norway! May you continue to enjoy the spoutings of Norwegian Ghufoor Butt.

* Con Hijab o senza, il poliziotto donna non conta nulla per I musulmani. Difatti in Norvegia il Consiglio Islamico (IRN) per parola del suo imam Ahmed Ismaili ha dichiarato che un uomo non può essere arrestato da una donna, in quanto non vi possono essere contatti tra i due sessi al di fuori dei normali rapporti familiari. Auspico che le poliziotte musulmane o non, per obbedire a questo precetto, sparino direttamente ai rei maomettani colti in flagranza di reato (fonte Islam in Europe).

Saturday, May 16, 2009

Soliti imbonitori islamici alla Fiera del Libro di Torino


Fiera del libro di Torino: RAI NEWS24 intervista Tariq Ramadan. Fosca commenta alcune frasi del maomettano


TR- "Finché l'Occidente continua a vedere nell'Islam 'l'altro' non si arriverà da nessuna parte, l'Occidente deve voler conoscere chi è culturalmente diverso da lui e anche accettare, come nel caso dell'Europa, che senza l'immigrazione è a repentaglio la sua stessa esistenza"


F – Non dire baggianate gran figlio di Allah, è con l’immigrazione islamica che l’Europa mette a repentaglio la sua esistenza


TR - "... chi chiede, come alcuni rappresentanti del governo italiano che gli immigrati in arrivo nel paese conoscano l'italiano, offende il buon senso e la dignità umana. E' una vergogna...”


F E’ una vergogna dare tanto spazio agli imbonitori maomettani, ed in special modo al principe della Taqqiya, Ramadan. (E’ una vergogna, del resto, che una emittente televisiva pagata dagli italiani, Rai Med, parli in arabo).


TR - "E' un problema di etica, di etica politica vera - aggiunge - e se poi l'Europa e l'Occidente vogliono davvero che gli immigrati restino in Africa, allora investano denaro e progetti politici in questo senso".


F – Nuove colonie???


TR – su Obama “Per esempio ha promesso di chiudere Guantanamo ma ha detto che i prigionieri che vi erano rinchiusi continuano ad essere fuorilegge".


F – Il maomettano vorrebbe che li liberassero tutti con tante scuse?


TR - "E' una questione di fiducia reciproca tra culture e Paesi differenti, questo è il passaggio ineluttabile"


F – Ma certo, tu ad esempio, viscido ciarlatano, mi ispiri molta fiducia...


F – Soltanto la fine dell’Islam è ineluttabile.


F - Tariq torna dai tuoi amichetti inglesi che quelli sì che li puoi far fessi. Qua per te non c'è un clima adatto.


Consiglio di lettura: l'Europa mette a repentaglio la sua esistenza non accettando l'immigrazione islamica? Leggi "Olanda la fine dell'Europa è cominciata"

Tuesday, August 26, 2008

Fermare l'Islam. Il tentativo italiano.


La stampa del Regno Unito è avvezza ad etichettare le persone che hanno opinioni diverse, soprattutto quando queste opinioni sono le stesse che il sistema vorrebbe demonizzare.

Così inizia il post di Up Pompeii che riporta un articolo del FinancialTime “fortemente critico” sulla proposta del capogruppo della Lega Nord Roberto Cota, di mettere uno stop alla costruzione di nuove moschee in Italia.

Pare incredibile eppure, sebbene i danni causati dagli “eroi” del multiculturalismo siano sotto gli occhi del mondo intero, gli “urletti” di questi pericolosi parassiti non cessano anzi, si alzano più forti di prima contro quelle nazioni che stanno imboccando faticosamente una direzione opposta a quella decisamente pericolosa, “scelta” dal Regno Unito.

Anche in Danimarca la coalizione di Centro Destra che vinse le elezioni nel 2001 venne “fermata” subito e duramente, soprattutto perché pareva avesse dei giusti (mia opinione) propositi iniziali. Tra questi, quello di mettere un freno “all’islamizzazione” del Paese.
Allora il Guardian affermò che “Copenhagen stava flirtando con il fascismo”.

Io chiedo al mio governo: NON facciamoci incantare dalle “sirene multiculturaliste”. NON intimoriamoci per le false accuse di xenofobia, perchè l'Italia non è razzista ed è disposta ad accogliere chiunque sia veramente disposto ad inserirsi nella nostra società. Ma nel contempo l'Italia ha il dovere di arrestare l’immigrazione di quei popoli che, causa il loro credo, l'integrazione non l'accetteranno mai.

Italians to present a bill to stop Mosques being built.
Posted by Gandalf

The press in the UK are so accustomed to labeling people with views different from their own, especially when it concerns views that the establishment wish to demonize.
The press will generally follow the Governments diktats regarding any kind of cultural concept, the FT is no different, this paper as well as many others gladly call the people of Italy xenophobic because they support the northern league and have a viewpoint that journalists on papers like the FT and Guardian dislike.
The FT calls the people of the Northern league xenophobic, why?
the Northern league is to present to the Italian Government legislation that would stop the building of mosques in Italy The success of this proposal has yet to be seen, it may not succeed but even if it does fail there has been a clear strong signal to Islam in Italy that the Italians have had enough and have marked clear lines in the sand.
This would never happen in the UK for the following reasons: Anybody proposing such a move would be guilty of a Religious hate crime and probably locked up The Government would immediately stop such action as they are so frightened of the consequences, so frightened of what the Muslims in the UK would do.
The EU would immediately sanction the UK if such proposals were even listened to or debated, the sanctions would work because the British government - unlike the Italian Government, is completely subservient to the EU dictators.
In the UK there are over 2000 Mosques, the Mega Mosque that is planned for London is still on the cards.

The UK needs to do as Italy is doing, we need to be assertive and say no more Mosques, no more Islam and at the same time encourage the Muslim to return to Dar ul Islam and stay there.

Will this happen, not in my lifetime, simply because the people of this present generation do not see anything wrong, they are so conditioned into being cultural non entities, people without identity or pride in who they are.
But who knows maybe something will happen, maybe there will be a seismic shift in the collective psyche of this country, if this does happen it will be the previous generation that will force the shift.
Meanwhile our Government is busy handing out money to battle extremism in the Muslim communities, how does it do this well it finds the Mosques that have a proven track record of spewing hate and death and give them money, lots of it, £3million, what this money is actually used for is very unclear. This extremely stupid way of "combating extremism" only puts wads of cash into the Muslim coffers, the solution is clear for all to see, the action we must take is the action shown by the Italians, only stronger.


L' articolo di FT viene ripreso da un sito americano di estrema sinistra QUI (Vi troviamo anche dei riferimenti a Up Pompeii e IslamOnline.net)
Vi consiglio di leggere anche : Italian Muslims vs. The Right-wing Escalation dal sito IslamOnline

Recenti post stranieri che commentano positivamente il nuovo corso della politica italiana
Islam in Action
Gates of Vienna : qui e qui