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Thursday, January 26, 2012

La Croazia nella UE.

Con il Referendum di domenica scorsa la Croazia è ufficialmente nella UE. Il 66% dei croati ha deciso che  questo Paese entrerà in Europa nel luglio del prossimo anno.  Il mio sondaggio su facebook ha dato risultati esattamente opposti: meno del  30%  dei miei amici croati sono euro-entusiasti.
Comunque i giochi sono fatti, anche se è triste ricordare che la condizione per entrare nella UE la dettò il Parlamento europeo nel 2005 esercitando una formidabile pressione sul governo affinché contribuisse all'arresto del Generale Ante Gotovina e nel contempo si adoperasse per mutare il giudizio del popolo  croato  verso colui che era considerato ormai da 10 anni come un eroe e un mito.
Sappiamo come andò a finire: due anni dopo il Generale fu arrestato  e tradotto al Tribunale dell'Aja come un Milošević qualunque.
Nell'aprile dello scorso anno è stato condannato a 24 anni di prigione per i fatti inerenti  l'operazione Oluja dell'agosto del 1995 che portò alla riconquista delle Kraijne e all'allontanamento di migliaia di serbi da quelle regioni (nonché al ritorno nelle loro case dei superstiti croati cacciati dai serbi nel 1991). 
L'operazione Tempesta fu eccellentemente condotta dal Generale e  fortemente voluta dal presidente croato Tuđman che si avvalse anche dell'aiuto americano. Si attese la morte di Tuđman per  trasformare l'eroe di guerra croato Ante Gotovina nel criminale di guerra dell'Aja.

La Croazia è nella UE, il Generale è all'Aja, ma oggi il sentimento di affetto dei croati per il comandante dell'Operazione Tempesta non è certo diminuito, anzi si è rafforzato, ne sono testimonianza il florilegio di siti web e di manifestazioni pro-Generale di questi ultimi anni. 
Gotovina  rimane un eroe per tutti i croati e il giorno della presa di Knin, è Festa Nazionale.

Io non credo nell'Europa, ma ho fiducia che  l'ingresso nell'Unione della Croazia,  ed in futuro della Serbia, sarà un bene per l'occidente. Il primo vantaggio sarà l'allontanamento di  questi due stati dall'area di influenza russa; il secondo beneficio lo trarremo  dal carattere orgoglioso e nazionalista di questi due popoli, che è unito ad un forte sentimento  cristiano e "anti multietnico" (serbi e croati hanno ben compreso che è il fallimento il destino di una società composta da popoli con diversa estrazione culturale e diversa religione*). 

* A mio avviso una società multietnica può sopravvivere per un periodo di tempo relativamente lungo a patto che  una etnia più forte e motivata riesca a dominare sulle altre. Ciò credo stia avvenendo in Europa, dove i musulmani  presenti in un piccolo numero (per ora) riescono ad imporsi sulla maggioranza cristiana. E' chiaro che ciò  porterà nel futuro dell'Europa ribellioni, terrorismo  contro gli islamici e contro i sostenitori del multiculturalismo  e infine guerre civili.

Alcune precisazioni su Oluja. Fuori da ogni ipocrisia,  è chiaro che l'operazione Tempesta è stata un'azione di pulizia etnica. Era questo l'obbiettivo di Tuđman: annientare  le postazioni militari serbe e cacciare definitivamente i soldati superstiti dalla Croazia; la popolazione civile serba li avrebbe seguiti  per non restare senza difese nelle città ormai riconquistate dai croati. Ma a questo si è arrivati dopo anni di  pulizia etnica serba cominciata in Croazia a Vukovar nel 1991  e conclusa in Bosnia, a Srebrenica, nel luglio del 1995.

Thursday, May 03, 2007

Viaggio nei Balcani


Altro giro, altro viaggio nei Paesi dell’ex Jugoslavia. Il tempo passa ed il blog non s’aggiorna!

E’ inutile giustificarsi, ma ho mille impegni che occupano almeno due o tre ore in più del giorno solare. Ergo, non riesco a farvi fronte. Ma devo, poiché nessuno mi paga stipendi o sussidi, e se voglio mangiare e somministrare pappe ai miei voraci lupi, ho l’obbligo di impegnarmi a fondo.

Amo la Bosnia, la conosco da secoli e ci sto bene. Ma anche la Serbia mi affascina. In verità, all’inizio dei miei viaggi in Serbia e Kossovo, non mi sentivo molto tranquillo, inoltre l’ amico croato che spesso viaggia con me, era guardato con sospetto: qualcuno più di una volta l’ha chiamato ustaša, ma infine, quando si collabora insieme, si diventa tutti amici.

Solo pochi anni fa non era così: per fortuna il tempo smussa gli spigoli taglienti ed i brutti ricordi restano sopiti (purtroppo non si cancellano).

Un amico serbo mi chiede come mai al suo Paese non sia permesso l’ingresso in Europa. Lo capisco. Sebbene alcune aziende francesi ed italiane siano presenti in Serbia (Diavolo! La Golden Lady ha una fabbrica a Valjevo), Il Paese se la passa male, soffre ancora per le sanzioni di dieci anni fa e la sua condizione economica sembra non avere delle buone prospettive future, se non rientrerà nella lista dei candidati UE.

Il fatto è che i colloqui per il pre- ingresso sono già in atto (da mò), e da Bruxelles alcuni (non tutti) credono che il Paese balcanico diventerà candidato nel 2008. Ciò porterà certamente ad un’accelerazione negli investimenti di capitali stranieri e la Serbia comincerà a vedere la “luce”, ancor prima di entrare definitivamente in Europa.

Tuttavia c’è un “ma”: vi sono tuttora delle resistenze da ambo le parti. In effetti, la questione dei crimini di guerra e più che mai attuale a Bruxelles, dove si richiede come atto di buona volontà il recupero e la consegna di criminali come il generale Mladić. Inoltre, rimane aperta la questione del Kossovo. I recenti negoziati di Vienna hanno portato ad un nulla di fatto tra Pristina e Belgrado. In soldoni, in 14 mesi di negoziazioni, il marzo scorso Martti Ahtisaari, incaricato dall’ONU per la supervisione dei negoziati, ha stilato un piano in cui si prevede l’indipendenza di quella sfigata regione della Serbia, ed una larga autonomia per la minoranza serba. Purtroppo, il piano è stato rifiutato in toto dal governo di Belgrado.

Come finirà?

Spero che riguardo all'indipendenza del Kossovo la Serbia ci ripensi. Anzi, a questo proposito, credo che i politici di Belgrado farebbero bene a promuovere un referendum, in quanto sono abbastanza certo che più della metà dei serbi voterebbe per l’abbandono di questa regione, oramai ricca solo di mafia e delinquenza.

Come già detto, per alcuni la prospettiva di una Serbia candidata all’UE tra un anno non è fantasia e a Bruxelles si lavora per cercare di ammorbidire le posizioni più intransigenti.

Certo è che anche il Governo serbo dovrebbe cercare delle soluzioni per riavvicinarsi all’Europa e queste dovrebbero passare per il destino futuro del Kossovo.

L’amico serbo non perde l’occasione per farmi notare che noi occidentali siamo un pò matti: vogliamo la Turchia in Europa e freniamo la Serbia che ci è, in tutti i sensi, più vicina.
Che posso aggiungere?
Ha dannatamente ragione.