Tuesday, January 24, 2012
Sunday, May 17, 2009
Eurofestival 2009
Pur risiedendo in Italia, la gran parte dell’anno la passo all’estero, nell’est dell’Europa. In dettaglio, viaggio spesso in alcuni dei Paesi che fanno parte o sono lambiti da quella che viene comunemente chiamata la Penisola Balcanica.
Ebbene se vivi nei Balcani, ti senti quasi obbligato a guardare e commentare l’Eurofestival, il festival della canzone europea, al quale partecipa la maggioranza dei Paesi dell’est, dell’ovest e Israele, ma non l’Italia.
Lo scorso anno la competizione canora ebbe luogo a Belgrado e fu vinta dalla Russia con la canzone Believe di Jim Beanz e Dima Bilan, in quell’occasione pubblicai il video di Laka con la canzone Pokušaj! per il semplice fatto che mi piaceva molto.
Ieri alla finale tenuta a Mosca, ha vinto la Norvegia con il cantante/violinista Rybak di origini bielorusse. Mi piace e pubblico il video.
Ho apprezzato anche altre canzoni in gara, ad esempio quelle presentate dall'Estonia, dalla Turchia e dall'Armenia.
Coinvolgente la performance dell'Ucraina.
Ho già scritto che l'Italia non partecipa a questa competizione. Forse qualcuno è convinto che siamo più adatti ad un Festival della canzone araba...
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Fosca
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Sunday, July 15, 2007
In viaggio. La cucina tradizionale

Ottimo per sopravvivere e per intrattenere relazioni sociali.
Tuttavia, io sono un cultore di molti altri piaceri. E tra questi –attenzione- rientra il cibo come espressione della tradizione popolare.
Sono affascinato dalle pietanze che hanno una storia antica, create dai contadini e dalla povera gente con pochi ingredienti e tanta fantasia. Questi piatti, per anni dimenticati e rimpiazzati da vivande ben più moderne e raffinate, hanno ora il loro momento di gloria e ognuno li può gustare ed apprezzare grazie ai numerosi punti di ristoro caratteristici (agriturismo e trattorie locali) che li stanno riscoprendo. I piatti tradizionali molto conosciuti del Friuli sono il Frico con le patate, il salame con l’aceto, la Brovada e muset, il risotto o i gnocchi di polenta con lo sclopìt. Ma si possono degustare delle pietanze ignorate anche da buona parte degli abitanti di questa piccola regione di frontiera. Cibi che hanno subito la contaminazione di culture e tradizioni diverse. La Briza, per esempio, una minestra di zucca, patate e latte acido, o la Mlekana, la minestra di latte, o ancora la zuppa di maiale e rape. Tutti piatti tipici delle Valli del fiume Natisone, dove il friulano si fonde con lo sloveno creando una lingua nuova, aspra e difficile da imparare.
Troviamo pietanze non molto diverse ed altrettanto gustose e sostanziose nella cucina della tradizione carnica. Chi frequenta assiduamente le montagne friulane, avrà gustato almeno una volta i Cjarsons (dolci, salati, o …amabili ) e il File e Daspe .
Amo questa zuppa. Dopo aver compiuto l’ascensione del Monte Margart in Slovenia, passo sempre la notte al rifugio omonimo, dove il primo e di solito unico piatto che ordino è la Jota nella sua versione “alpina”.
Non sarà difficile gustare la grigliata di carne mista, o magari la Pleskavica (enorme hamburger di carne di vitello), accompagnandola con peperoni (Paprika) e deliziosi panetti di farina di mais (“Proja” ). Un piatto di carne assai gustoso e ricco è il "vitello sottocoppa", ma spesse volte io preferisco cenare solamente con una zuppa o con la Sarma, una pietanza poverissima, semplice ma buona.
Ma se ho la possibilità di fare la prima colazione (per me il pasto più importante della giornata) nelle minuscole, tipiche caffetterie di Valjevo, gli gnocchi (Knedle?) ripieni di Kajmak (burro e crema di latte) mangiati insieme allo Joghurt, sono i miei preferiti. Li ho immortalati nella foto qui sotto
Per concludere, tra i cibi salati della tradizione serba e bosniaca, ho il dovere di menzionare il Burek, un rotolo di pasta sfoglia ripieno di carne di vitello (o altra carne a piacere), spezie verdure e cipolla (molta cipolla…). O la Pita che ha una preparazione analoga, ma il ripieno può essere dolce (con la frutta), oppure salato (con la trippa, o con il formaggio di pecora).
Durante l’ultimo viaggio nei Balcani, un collega mi ha invitato a colazione presso la sua famiglia a Vladičin Han (cittadina nel sud della Serbia).
Nella foto che introduce il post, ho ritratto la simpatica nonnina nell’atto di servire la Pita ripiena al formaggio appena uscita dal forno.
Una squisitezza.
Questo piatto è stato accompagnato da un ottimo yogurt e da una generosa dose di Rakia - nell'immagine appare anche il genero della cuoca, nell'atto di stappare una bottiglia di "šljivovica distillata in casa" che, con grande disappunto dei presenti, non ho voluto onorare- .
La foto è stata pubblicata con il permesso di Stevan, mio collega ed amico, che ringrazio. In confidenza, Stevan, che visita di tanto in tanto questo blog, non comprende una virgola della nostra lingua, pertanto lo ringrazio così: Stevane! Hvala lepa!
To be continued...
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Fosca
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Thursday, May 03, 2007
Viaggio nei Balcani
Altro giro, altro viaggio nei Paesi dell’ex Jugoslavia. Il tempo passa ed il blog non s’aggiorna!
E’ inutile giustificarsi, ma ho mille impegni che occupano almeno due o tre ore in più del giorno solare. Ergo, non riesco a farvi fronte. Ma devo, poiché nessuno mi paga stipendi o sussidi, e se voglio mangiare e somministrare pappe ai miei voraci lupi, ho l’obbligo di impegnarmi a fondo.
Amo la Bosnia, la conosco da secoli e ci sto bene. Ma anche la Serbia mi affascina. In verità, all’inizio dei miei viaggi in Serbia e Kossovo, non mi sentivo molto tranquillo, inoltre l’ amico croato che spesso viaggia con me, era guardato con sospetto: qualcuno più di una volta l’ha chiamato ustaša, ma infine, quando si collabora insieme, si diventa tutti amici.
Solo pochi anni fa non era così: per fortuna il tempo smussa gli spigoli taglienti ed i brutti ricordi restano sopiti (purtroppo non si cancellano).
Un amico serbo mi chiede come mai al suo Paese non sia permesso l’ingresso in Europa. Lo capisco. Sebbene alcune aziende francesi ed italiane siano presenti in Serbia (Diavolo! La Golden Lady ha una fabbrica a Valjevo), Il Paese se la passa male, soffre ancora per le sanzioni di dieci anni fa e la sua condizione economica sembra non avere delle buone prospettive future, se non rientrerà nella lista dei candidati UE.
Il fatto è che i colloqui per il pre- ingresso sono già in atto (da mò), e da Bruxelles alcuni (non tutti) credono che il Paese balcanico diventerà candidato nel 2008. Ciò porterà certamente ad un’accelerazione negli investimenti di capitali stranieri e la Serbia comincerà a vedere la “luce”, ancor prima di entrare definitivamente in Europa.
Tuttavia c’è un “ma”: vi sono tuttora delle resistenze da ambo le parti. In effetti, la questione dei crimini di guerra e più che mai attuale a Bruxelles, dove si richiede come atto di buona volontà il recupero e la consegna di criminali come il generale Mladić. Inoltre, rimane aperta la questione del Kossovo. I recenti negoziati di Vienna hanno portato ad un nulla di fatto tra Pristina e Belgrado. In soldoni, in 14 mesi di negoziazioni, il marzo scorso Martti Ahtisaari, incaricato dall’ONU per la supervisione dei negoziati, ha stilato un piano in cui si prevede l’indipendenza di quella sfigata regione della Serbia, ed una larga autonomia per la minoranza serba. Purtroppo, il piano è stato rifiutato in toto dal governo di Belgrado.
Come finirà?
Spero che riguardo all'indipendenza del Kossovo la Serbia ci ripensi. Anzi, a questo proposito, credo che i politici di Belgrado farebbero bene a promuovere un referendum, in quanto sono abbastanza certo che più della metà dei serbi voterebbe per l’abbandono di questa regione, oramai ricca solo di mafia e delinquenza.
Come già detto, per alcuni la prospettiva di una Serbia candidata all’UE tra un anno non è fantasia e a Bruxelles si lavora per cercare di ammorbidire le posizioni più intransigenti.
Certo è che anche il Governo serbo dovrebbe cercare delle soluzioni per riavvicinarsi all’Europa e queste dovrebbero passare per il destino futuro del Kossovo.
Che posso aggiungere?
Ha dannatamente ragione.
Saturday, March 31, 2007
In viaggio
Viaggio di frequente nell'area balcanica non per diletto ma per lavoro comunque, potendo scegliere, continuerei a visitare queste terre - in particolar modo la Bosnia - che mi sono care da moltissimi anni.
Avrei voluto postare qualcosa, ma non è facilissimo trovare un punto internet fuori dalle città. Inoltre un paio d’alberghi in prossimità di Belgrado disponevano di postazioni internet (no adsl), ma per qualche giorno la connessione al web era impossibile. I problemi della rete hanno interessato anche la telefonia in roaming: non è stato facile nemmeno chiamare col telefonino italiano (almeno fino a giovedì), e la sim serba mi ha permesso solamente la ricezione (ciò per mia colpa, in quanto non avevo acquistato una ricarica). Insomma, non sono riuscito a postare un bel nulla. E questo un po’ m’imbarazza, perché per anni questo accenno di blog è rimasto privato, ora che è aperto al pubblico spiace che i suoi due visitatori non vi trovino nulla di nuovo.
In ogni modo in Serbia ho appreso dell’approvazione al senato del decreto per il rifinanziamento delle missioni all’estero.
Chissà che grande smacco il governo-barzelletta crede di aver rifilato al Cavaliere. Che tristezza: quell’accozzaglia d’incapaci -gente che parla dei talebani come se fossero “compagni che sbagliano” e si ostina a trattare con loro invece di combatterli- teme più per la solidità della “poltrona” che per la sicurezza dei nostri soldati.
Che tristezza. E che vergogna.
La continuazione di “In Europa è Jihad” come di “Elogio della tortura?” è rimandata. Per il momento mi preme riportare un articolo uscito qualche giorno fa su “Il Giornale” e che di fatto riguarda lo stesso tema.
Islamizzazione silenziosa di Angelo Allegri
La berlinese Porta di Brandeburgo, simbolo della storia tedesca, è sovrastata da una luminosa mezzaluna musulmana: «Mecca Germania, la silenziosa islamizzazione». A lanciare l’allarme in copertina non è la conservatrice die Welt o la tradizionale Frankfurter Allgemeine. A parlare di slittamento «strisciante» verso valori estranei alla società tedesca è l’organo ufficiale del giornalismo liberal, il settimanale amburghese Der Spiegel, bibbia della Germania che conta, più o meno un milione di copie alla settimana. E nel numero apparso ieri in edicola il titolo delle pagine interne è, se possibile, ancora più allarmante: «Ma qui è già in vigore la sharia?». Il quesito che appassiona i giornalisti del settimanale è semplice: fino a che punto lo stato di diritto può e deve piegarsi alle richieste dei gruppi di immigrati, anche se queste fanno a pugni con i principi fondamentali di cultura e diritto occidentali? E fino a che punto può farlo senza danneggiare chi, tra quegli immigrati cerca l’integrazione, favorendo invece i fondamentalisti? A segnare le contraddizioni più profonde tra identità culturali sono state, dice il settimanale, molte decisioni della magistratura, spesso inadeguata ad affrontare la complessità della situazione. L’ultima sentenza, che ha suscitato una sorta di sollevazione dell’opinione pubblica, è anche tra le più clamorose: riguarda una donna, 26 anni e madre di due bambini, quotidianamente maltrattata e picchiata dal marito, un marocchino. Nonostante le premesse il giudice incaricato del caso ha rifiutato la richiesta di divorzio immediato presentata dalla donna, anche se l'uomo l'aveva addirittura minacciata di morte. Il motivo? Il giudice l’ha spiegato così: «Nel Corano, alla Sura quarta verso 34, è previsto che l'uomo possa punire la moglie». Un riferimento spiegato con il fatto che la coppia si era sposata con rito islamico. Il caso è estremo ma fa seguito a una serie di sentenze degne di una giurisprudenza da Paese del Maghreb. Già dal 2002 un magistrato aveva stabilito che i dipendenti musulmani possano fermarsi a pregare in orario di lavoro (sia pure in accordo con l’azienda). Nello stesso anno un altro tribunale stabilì la legittimità del rito di macellazion islamico (in deroga alle rigidissime norme previste dalla legge tedesca). Una battaglia durissima durata 15 anni è stata quella sulle preghiere dei muezzin. Nel 1992 la Corte costituzionale stabilì un principio: i centri di preghiera islamici hanno il diritto di diffondere con gli altoparlanti le loro preghiere. Per le rituali cinque volte al giorno e a partire dal levar del sole. Qualche anno fa una cittadina dell’Assia, Dillenburg, cercò di proteggere il sonno degli abitanti ricorrendo a un cavillo: il disturbo potenziale alla sicurezza della circolazione creato dal rumore. Il tribunale amministrativo bocciò anche questo tentativo. In nome del principio di uguaglianza chi vuole far tacere i muezzin dai minareti deve emettere un’ordinanza che zittisca anche campane e campanili. Commento di Der Spiegel: «Evidentemente da queste parti il principio di uguaglianza vale anche per quelli che con l’uguaglianza non vogliono avere nulla a che fare». Un altro caso famoso riguarda una polemica tra un Imam estremista di origine turca, Yaukub Tasci e la Zdf, il secondo canale della tv. Quest’ultima fu condannata e obbligata a togliere dal suo sito la definizione di «predicatore d’odio» usata per Tasci. Al processo fu dimostrato che durante le sue prediche l’Imam definiva i tedeschi «schifosi infedeli». Nessun provvedimento, anche minimo, fu preso contro di lui. Tutte sentenze emesse nel nome del rispetto delle differenze culturali. Che coinvolgono spesso anche minorenni. Abbastanza comuni sono, per esempio, i ricorsi delle famiglie islamiche contro la partecipazione delle figlie a lezioni di ginnastica (o, peggio, di nuoto) e a gite scolastiche. Di solito i ricorsi vengono accettati e le ragazze esentate, a meno che le lezioni e le gite non vengano effettuate a sessi rigorosamente separati. Il risultato, secondo le organizzazioni che si occupano di uguaglianza tra uomo e donna, è che sempre meno ragazze di religione islamica partecipano alle attività sportive o alle attività comuni delle classi. Un problema ancora da poco, sottolinea Der Spiegel, di fronte a una decisione del ministero della Sicurezza sociale che dal 2004 ha di fatto riconosciuto la poligamia in Germania. Le prestazioni del servizio sanitario, ha chiarito a suo tempo il ministero, si estendono a tutte le mogli del lavoratore che paga i contributi. L’unica condizione è che a riconoscere il diritto a più mogli sia il Paese (islamico) di provenienza.
Giuro che leggo anche i giornali del centrosinistra. Finanche l’Unità e Liberazione.
Eppure non vi trovo mai un accenno al pericolo dell'islamizzazione in Europa.
Sarà un caso?
Posted by
Fosca
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2:11 PM
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