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Tuesday, January 24, 2012

Personale ma non troppo - 2

Et me voilà, dopo tanti mesi di assenza dal Blue-blog eccomi di nuovo a postare ciò che (per fortuna) pochi (buoni e cattivi) leggeranno. Però devo riprendere un pò di pratica con Blogger che si è rinnovato, ma continua a pubblicarmi i post che salvo nelle bozze (ok, la colpa è sempre mia).
Diciamo che è passato un lungo periodo di tempo senza che scrivessi nulla perchè ero ... in altre faccende affaccendato, ma anche perchè mi trovavo in zone non completamente coperte dalla rete. Comunque il novembre scorso sono tornato nuovamente nei Balcani giusto in tempo per partecipare ancora una volta alla manifestazione di Vukovar (20 anni dallo stupro della città) e giusto in tempo per assistere (da lontano) al repentino disfacimento della democrazia in Italia e all'avvento, sempre nel mio sfigatissimo Paese, della "Repubblica dei Professori" (che ricorda tanto il comunismo platonico).
A farla breve,  ha finalmente preso corpo in Italia quella sorta di dittatura "soft", inseguita per anni da una parte della sinistra alleata ai "poteri forti" e ad una sezione fortemente politicizzata della magistratura. Evviva!
Ma ciò è potuto accadere soltanto grazie alla stupidità dei moltissimi e alla scaltrezza di alcuni  (il presidente comunista Napolitano, ad esempio).
Ma torniamo a noi, passato il Natale ho chiesto ad un paio di amici che vivono qui (ma come Fosca, non sono propriamente balcanici) di accompagnarmi per trascorrere alcuni giorni di vacanza in Italia. Devo ammettere che non c'è voluto molto a convincerli: erano assai più entusiasti di me all'idea di conoscere anche soltanto una piccola parte del Bel Paese.
Nella mia regione, oltre a visitare alcune località interessanti dal punto di vista storico e paesaggistico, i miei compagni di viaggio hanno avuto modo di apprezzare la passione dei friulani per le "frasche", dove viene servito cibo semplice e vino ottimo (a volte superbo, come lo "Schioppettino" di Albana). Per non farci mancare nulla, c'è anche scappata una bella gita a Venezia e nell'occasione, dopo aver apprezzato le bellezze della città, ci siamo chiesti dove *azzo fossero finiti i veneziani doc, difatti moltissime bancarelle di souvenirs sono gestite da extracomunitari provenienti dal Bangladesh, dal Pakistan e da chissà quali altre disgraziate nazioni.

Durante il viaggio di ritorno verso i Balcani, per ingannare il tempo (e farci del male) abbiamo chiacchierato sull'attuale misera condizione dell'Italia.
Molte sono le domande che mi hanno e ci siamo fatti; ad esempio quando abbiamo riempito il serbatoio dell'auto in Slovenia, dove il carburante costa 1,27 eurini, ci è venuto naturale chiederci se l'Italia fosse attualmente governata da un manipolo di matti o magari di sabotatori al soldo della Merkel. Perché è certo che se se si è così duramente operato affinché l'Italia venisse guidata da un governo fantoccio,  almeno all'inizio occorrerebbe giustificare il golpe in atto aiutando l'economia a decollare, ma ciò non può avvenire se le si tarpano subito le ali aumentando il carburante ad Un-Euro-e-Ottanta!
La conversazione è proseguita su altri temi non meno pungenti. Ed eccoci allora alle prese con un interrogativo che ancora anni fa affrontavo nelle frasche e nei locali friulani: "Perchè anche in Friuli, una regione, lontana dall'Italia delle grandi industrie e del potere, c'è una così massiccia immigrazione?" Ho appena scritto che una volta si parlava di immigrazione di fronte ad un bicchiere di vino o ad un caffè in qualche locale di Udine o del cividalese. Ora non è più nemmeno consigliabile discuterne al bar. A parte il fatto che una buona percentuale delle persone che ti servono il caffè hanno nomi per lo più impronunciabili ed origini aliene , appena entri un un locale, che sia il Bar dello Sport o l'Irish Pub, ti senti come Luke Skywalker quando arriva a Mos Eisley, il porto spaziale del suo pianeta Tatooine: decine di idiomi diversi si sovrappongono e tu sei proiettato dentro un tunnel linguistico in cui stenti a trovare l'uscita. E se sei un tipo che viaggia spesso fuori dall'Europa, come Fosca, potresti trovarti disorientato e pensare per un attimo, per una frazione di secondo, di non essere mai partito o di non essere mai arrivato e magari di esserti smarrito in un incubo, ergo in un agghiacciante, mostruoso, "sinistro" sogno multiculturalista.
Ma la domanda resta: perché? Non credo vi sia una risposta assoluta a questo interrogativo; certo io posso offrire la mia opinione di "italiano all'estero" e la mia convinzione è che l'Italia stia semplicemente seguendo un trend imposto dall'Europa, che lentamente ma ineluttabilmente sta portando l'italiano medio al rincoglionimento (altrimenti detto "Perdita delle Palle").
In uno scatto d'orgoglio latino, mi rendo conto che è riduttivo attribuire ad altri l'intero merito del rimbambimento del Bel Paese. Senza dubbio noi ci abbiamo messo del nostro e ciò grazie ad una antica e naturale predisposizione italica a prenderlo nel sedere.

Monday, December 08, 2008

VUKOVAR



Il 18 novembre scorso, dopo alcuni anni di assenza , sono tornato a Vukovar per l’anniversario della caduta della citta’ avvenuta nel 1991, dopo 3 mesi di feroce assedio da parte delle truppe dell’esercito serbo (JNA), delle formazioni paramilitari cetnike, delle “Tigri” di Arkan e delle “Aquile Bianche” di Milan Lukić.
Sembra tipicamente “balcanico” l’incontrarsi per rievocare il giorno della disfatta. Tuttavia la “presa” di Vukovar per chi ha combattuto contro gli invasori non è una sconfitta: i serbi di Milosević, per vincere la battaglia di Vukokar, hanno impiegato un enorme potenziale di uomini e mezzi, subendo delle perdite altissime. Numerose sono state anche le diserzioni nell’esercito serbo. Inoltre, la soverchiante potenza di Milosević impiegò ben tre mesi per aver ragione sui pochi e mal equipaggiati “difensori di Vukovar”.
Allora, la fine dell’assedio fu interpretata come l’inizio della speranza croata di una vittoria vera e completa sull’invasore serbo. Come di recente ha scritto un famoso giornalista del Vecernij List di Zagabria, Vukovar diventò la Pearl Harbor dei croati. Nel nome di questa città sacrificata si combattè in tutta la Croazia, e nella Bosnia e nell’Herzegovina.

Il 18 novembre 2008 abbiamo deposto una corona di fiori al cimitero memoriale, dove riposano coloro che morirono combattendo per difendere la città. Quindi abbiamo visitato l’ospedale*1, ripetutamente bombardato nell’ottobre-novembre del 1991, e il monumento di Ovcara, il luogo dove nella notte del 20 novembre di 17 anni fa furono portati, come bestie al macello, più di duecento prigionieri croati, adolescenti, giovani e anziani, per essere uccisi e sepolti in una fossa comune.

Il video che introduce il post è la terza parte (l’unica con sottotitoli in inglese) del primo episodio del documentario “Gli eroi di Vukovar”, dedicato ai difensori della città croata. Potrete vedere i serbi, regolari e paramilitari, festeggiare la fine della battaglia (e l’inizio delle torture, delle stragi e delle deportazioni).

Più sotto riporto una cronistoria della battaglia di Vukovar dal blogLibero di Antonio Ariberti. E' un pò "datata", ma abbastanza utile.

Concludo con le ultime parole di Siniša Glavašević a Radio Vukovar il 18 novembre del 1991. Due giorni dopo, il giornalista, insieme al suo tecnico del suono, concluse la sua esistenza in quella fossa comune, a Ovcara.
L'immagine di Vukovar alle 22 dell’ 87mo giorno dell’assedio rimarrà in eterno nella memoria dei testimoni di questo tempo. Dappertutto si sente un forte odore di incendio, di combustione. Camminiamo sui corpi straziati e sulle macerie. Dappertutto c’è vetro, detriti e raccapricciante silenzio. ... Ci auguriamo che i tormenti di Vukovar siano finiti.
Da "Cronistoria della Guerra" (Vukovar)

A Borovo Selo,"il paese dei pini", nelle immediate vicinanze di Vukovar, vennero uccisi in un'imboscata prima due e poi dodici poliziotti croati. Erano i primi giorni del mese di maggio 1991.
Ha inizio così l'attacco alla regione della Slavonia e alla città di Vukovar.
I villaggi vengono assediati, occupati e la popolazione non serba viene deportata. Baranja cade nell'agosto del 1991 così come gli altri villaggi del distretto di Vukovar.
La stessa città di Vukovar è bombardata con l'artiglieria pesante e incursioni aeree. Secondo gli esperti, l'Armata avrebbe impegnato circa 20.000 uomini, 300 carri armati, razzi e mortai. Sono facile bersaglio l'ospedale, il palazzo dei sindacati, la Chiesa Cattolica e l'acquedotto, tra i simboli di questa città.
Durante l'assedio, tra il settembre e il novembre del 1991 circa 1.800 persone, centinaia di poliziotti e un migliaio di volontari con un modesto bagaglio militare, presero parte alla difesa, della città della Slavonia orientale. Il 60% circa di essi erano cittadini di Vukovar, il restante volontari confluiti da altre parti della Croazia e dalla Bosnia Erzegovina. Da un punto di vista militare la battaglia "per Vukovar" si decide quando arrivano gli irregolari, come gli uomini di Zeliko Raznatovic "Arkan", comandante della Guardia volontaria serba con un seguito di varia umanità attirata dall'illegalità e dalle "voci" sulla possibilità di arricchirsi con il saccheggio: saranno loro a far e il "lavoro sporco", a stanare miliziani e abitanti dal labirinto delle cantine
L'Armata popolare jugoslava (Jna) entra nella città, dopo un assedio di tre mesi il 18 novembre 1991.
Quando Vukovar venne occupata, militari dell'esercito serbo sotto la guida di tre ufficiali, Miroslav Radic, Milan Mrksic e Veselin Sljivancanin, perpetuarono crimini contro le norme e i trattati internazionale. Torturarono e commisero atrocità contro la popolazione civile, prigionieri di guerra e feriti.
Centinaia di feriti e civili vennero presi dall'ospedale e uccisi dalle forze paramilitari serbe. per questo eccidio è incriminato dla Tribunale per i crimini nella ex Yugoslavia ICTY l'allora Sindaco della città di Vukovar Slavko Dokmanovic.
Alcune fosse comuni furono scoperte alcuni mesi più tardi da giornalisti stranieri presso Ovcara (vedi articoli e documenti) dove le esecuzioni ebbero luogo.
Oltre 5.000 persone furono deportate in campi di prigionia in Serbia. Molti non fecero mai più ritorno (sono 350 i cittadini di Vukovar scomparsi nel novembre del '91 e di cui nel 2008 non si ha ancora alcuna traccia- ndF) .
Novembre 1995: venne istituito con gli accordi di Dayton l'United Nations Transitional Administration for Eastern Slavonia, Baranja and Western Sirmium UNTAES con mandato fino al 15 Gennaio 1998.
Con la risoluzione 1145 (1997) del 19 Dicembre 1997, il Consiglio di Sicurezza decide di costituire un gruppo di osservatori con il compito di monitorare il comportamento della polizia croata nella regione del Danubio in particolare per il rispetto del ritorno delle persone, per un periodo di 9 mesi.
Il 15 gennaio 1998 Vukovar, dopo un periodo di transizione sotto l'egida dell'ONU (UNTAES), torna sotto la giurisdizione di Zagabria. Come appariva due mesi dopo la città è documentato con fotografie*2 in queste pagine.
della più grande fossa comune trovata in Croazia.
In un'altra fossa comune aperta sempre a Vukovar due anni fa furono trovati i corpi di 200 croati, soldati e civili uccisi dopo l'occupazione serba della città nell'autunno del 1991.

*1-Nel video di Youtube appaiono alcuni cadaveri seminudi: erano i soldati ed i civili feriti durante le precedenti azioni di difesa e ricoverati in quell'ospedale. I serbi, conquistata la città, li prelevarono dai loro letti e li "giustiziarono". Questa è la differenza tra oriente e occidente (cft mio post : "La differenza")
*2- Purtroppo a tutt'oggi la città presenta molti edifici danneggiati e mai riparati. Questa è una vergogna tutta croata.