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Friday, September 18, 2009

Via dall'Italia chi non vuole integrarsi


Qualche giorno fa Dimitri Buffa sull’Opinione ci ha regalato un bel commento riguardo alle recenti leggine di Hamas (ancora da approvare) sul tema della morale pubblica: si intendeva vietare alle donne di ridere in pubblico.
Ovviamente non ci siamo stupiti: dove è imposta la legge islamica, nei paesi governati dai fan del profeta pedofilo, anche il sorriso si paga a caro prezzo. Disgraziatamente questo nuovo medioevo non rimane relegato ai barbari territori musulmani, è approdato anche in Europa, grazie alla stoltezza dei tanti politici e governanti abbagliati dall’inganno multiculturalista: l’Inghilterra è a pochi passi dall’essere assorbita dall’Islam; seguono a ruota i Paesi Nordici. Nel futuro e assai probabile che questi territori verranno sconvolti da nuove guerre civili.
Noi in Italia fortunatamente resistiamo, la politica dei respingimenti è già qualcosa che ci conforta, e questo accade perché al governo non ci sono degli imbecilli che si fanno intimorire dai moniti della UE o dalle minacce dell’ONU, inutile quanto dannosa organizzazione, pregna di funzionari corrotti, pedofili, e filo-terroristi.
Certo, la politica sull’immigrazione adottata dal nostro governo è già qualcosa, ma non abbastanza. Purtroppo gli errori dei governi passati, compresi quelli del centrodestra, hanno permesso l’ingresso nel nostro paese a migliaia di musulmani il cui unico intento era di importare in Italia e in Occidente le loro rozze e perverse usanze.
Per quante volte ancora assisteremo ad atti tragici come quello accaduto a Sacile? Quante volte ancora ascolteremo le testimonianze di bestie maomettane che assolvono i carnefici e condannano le vittime?
Via dall’Italia quella gente che non ha l’intenzione di integrarsi completamente nel nostro tessuto sociale, un benvenuto invece agli emigranti di qualsiasi razza e colore della pelle che aspirano a diventare “italiani” a tutti gli effetti.

“Di quella gente non abbiamo bisogno” Questo è il pensiero del sindaco della città di Sacile, dopo aver appreso che la moglie dell’assassino ha subito assolto e perdonato il marito, scaricandone la colpa sulla figlia ammazzata.
Via quella gente dalle nostre città, prima che sia troppo tardi.

Friday, September 07, 2007

"La sinistra non fa cortei per chi difende Hina"

Riprendo un articolo da "Il Giornale" che ci ricorda che qualcuno in Italia è costretto ad una vita “sotto scorta”, soltanto per aver sostenuto il diritto delle donne musulmane all’emancipazione.

Eppure sembra che dal processo per l’omicidio di Hina Saalem e dalla successiva aggressione alla vicepresidente lombarda dell’Associazione donne marocchine in Italia, su queste vicende sia sceso il buio completo.
Forse gran parte della sinistra, occupata a proteggere gli interessi d’immigrati prepotenti e mascalzoni, preferirebbe che le voci libere come quella di Dounia Ettaib non fossero ascoltate.
Crediamo di comprenderne il motivo.


Dounia Ettaib come Ayaan Hirsi Ali?
Ricordiamo che la scrittrice olandese, condannata a morte con una Fatwa dopo l’assassinio del regista
Theo van Gogh, subì una vergognosa campagna di delegittimazione anche all’interno del partito (di sinistra) in cui militava. Ciò la spinse a fuggire dall’Europa per cercare rifugio e autentica protezione negli Stati Uniti.

Siamo disposti ad accettare che ciò che è accaduto in Olanda si ripeta qui da noi?

da "Il Giornale"
Prima un’aggressione, poi un nastro con minacce registrate, ora un «avvertimento» portato fin dentro il suo ufficio. Sebbene viva sotto scorta, Dounia Ettaib può tranquillamente venir raggiunta comunque e dovunque, questo è il significato di un «avvertimento» che, in Sicilia, sarebbe stato qualificato come mafioso e avrebbe provocato marce di protesta, cortei e «giornate della legalità». Ma la scritta sotto la foto della vicepresidente lombarda dell’Associazione donne marocchine in Italia e della deputata Daniela Santanchè era in arabo: «Infedeli». Così, finirà con la solita alzata di spalle governativa. Filippo Penati, presidente della provincia di Milano, ha prontamente stigmatizzato il «segno di ignoranza e inciviltà», manifestando solidarietà con le due donne minacciate. A noi, vista la provenienza e stando all’esperienza, pareva un «segno» di morte. Noi, che abbiamo seguito con trepidazione la vicenda dei lavavetri fiorentini e la «svolta a destra» dei sindaci di sinistra, speravamo che la sinistra, misericordiosa e permissiva quand’era all’opposizione, una volta al potere avesse capito che la questione della sicurezza dei cittadini è anche una questione di voti, e che lasciare il cavallo di battaglia dell’ordine pubblico a Berlusconi può essere, anche più che le tasse, un suicidio politico. Ma forse ci siamo sbagliati, perché la sinistra ha molte anime. Da una parte se la piglia coi lavavetri, tanto per mostrare a chi l’ha mandata al potere di saper governare. Dall’altra, smantella la Bossi-Fini perché porta i nomi dei più odiati dal suo dna. E poi, se qualche «ignorante e incivile» decidesse di passare ai fatti, la Santanchè è deputato, sì, ma di An. Basterà qualche «ferma e vibrata protesta», e dopo qualche giorno si tornerà al trantran consueto. Naturalmente, si tratta di miopia bella e buona, della stessa risma di quella che così suona: coccoliamoci gli immigrati musulmani, che sono i più, ed avremo un nuovo proletariato che voterà per noi. Chi ci vede bene, invece, è proprio Dounia Ettaib, non a caso minacciata, che di quegli immigrati fa parte. La sua lotta per l’emancipazione delle donne musulmane è la messa in pratica dell’avvertimento che il celebre islamologo Samir Khalil Samir ha lanciato in un lungo articolo sull’agenzia AsiaNews: «Anche la visibilità esterna fa parte di un’azione di proselitismo: lo hijab, il chador rendono visibili le folle musulmane, mentre la scristianizzazione porta a cancellare tutti i segni religiosi cristiani. I simboli di appartenenza islamica hanno un significato politico evidente, oltre che un valore religioso per chi ne è convinto. Per questo motivo alcuni Paesi musulmani ed europei vietano negli uffici pubblici questi segni di affermazione identitaria islamista». Ma da noi una immigrata esemplare come la Ettaib si vede respingere dal giudice la richiesta del movimento da lei rappresentato di costituirsi parte civile nel caso dell’omicidio di Hina Saleem, la ragazza uccisa dai familiari perché voleva integrarsi. Davvero un bel segnale per quegli onesti che si sforzano di resistere alle sirene dell’integralismo: minacce, e serie, da un lato, cecità di politici e magistrati dall’altro. Come cantava Battiato, «rimettiamoci la maglia, i tempi stanno per cambiare».

Il Giornale del 5/09/2007

Su Hina Salem Qui e Qui.

Monday, July 02, 2007

Dove sono gli Imam "illuminati". Ancora su Hina salem


In un servizio dedicato al processo per l’assassinio di Hina Salem, ho letto l’intervista all’Imam torinese Abdellah Mechnoune

Ha difeso la sua fede con forza, affermando che l’Islam nulla ha a che fare con l’omicidio della ragazza provocato, a suo dire, dall’ignoranza del padre o di chi l’ha spinto all’omicidio. Forse ha ragione questo musulmano: nel Corano non c’è scritto di ammazzare le figlie se non si vestono con decenza o decidono di non sposare l’uomo al quale sono state promesse.

In definitiva, l’Imam ci dice che un omicidio così efferato, nel caso fosse veramente ispirato dalla religione, sarebbe il frutto di un’interpretazione errata.

Ed io aggiungerei: un’interpretazione forse ispirata da un altro Imam, meno “illuminato” di Abdellah Mechnoune .

Per i Sunniti, sono quattro i grandi orientamenti all’esegesi del testo del Profeta. Malgrado ciò, ad un profano come me, pare che il Corano abbia tante interpretazioni quante sono “le guide” che si sentono autorizzate a diffonderne gli insegnamenti.
Inoltre sappiamo ormai tutti, che nel mondo Sunnita diventare Imam è molto semplice. Pertanto è altrettanto facile che molti tra questi, trasmettano solamente ciò che ritengono opportuno o meglio, ciò che la loro limitata e scellerata immaginazione gli permette di comunicare.

Ma a parte questo, non sono convinto dalle parole d’Abdellah Mechnoune.

E’ una mia opinione ma credo che se l’omicidio fosse giudicato da un ulema, i quattro assassini verrebbero probabilmente assolti o condannati a pene irrisorie. Vediamo il perché (NOTA: se in Europa persisteremo ad appoggiare il multiculturalismo, un giorno avremo realmente degli imputati giudicati secondo le leggi della Sharia).
A guardar bene, le leggi islamiche dettano gli obblighi dei genitori verso la condotta morale dei figli. Di norma, la madre è responsabile della loro educazione fintantoché sono piccoli, poi l’onere passa al padre che ha l’obbligo di assicurarsi che i suoi figli crescano secondo i precetti coranici. Tutto ciò è tanto più vero se riferito al padre di Hina Salem, che è pachistano , pertanto quasi sicuramente musulmano wahnabita.

Ora, questo padre meschino, avrà certamente compreso che la figlia poco o nulla aveva recepito dagli insegnamenti sull’Islam. Certamente la condotta morale di Hina (vestirsi all’occidentale, amare un infedele, respingere il giusto sposo, non obbedire al Padre) è stata interpretata non solamente come un rigetto della famiglia e delle tradizioni, ma come un rifiuto della religione musulmana.

Ma un musulmano non ha la possibilità di rifiutare l’Islam. Compie il reato di Apostasia. E il Corano giudica l’apostata peggio degli infedeli ebrei e cristiani.

Il meschino musulmano ha dunque voluto punire con la morte il “rifiuto” di Hina, per annunciare alla sua comunità che non è il padre il colpevole del “traviamento” della figlia. Lui, il pachistano, ha cercato di indirizzarla sulla giusta via, ma “l’occidente” l’ha plagiata.

Qualcuno dirà che nel Corano nessun versetto invita esplicitamente ad uccidere gli apostati. Tuttavia, la maggioranza degli Hadith che trattano dell’apostasia, e la stessa legge coranica che ne è espressione, sono a favore dell’uccisione per chi abbandona l’islam.

Ovviamente ciò che ho scritto finora è solo una personale percezione di ciò che potrebbe essere accaduto più di un anno fa, a Brescia. E vale assai poco.

Ma vorrei aggiungere che, benché vi siano nella religione del Profeta uomini che professano la loro dottrina senza nuocere ad altri ed esistano senza dubbio dei musulmani liberali ed “illuminati”, la mia convinzione è che il Corano e buona parte delle sue interpretazioni universalmente accettate, sono intrise di intolleranza, e spianano la strada a chi in nome della fede vuole trasmettere un messaggio di odio e di ostilità contro il non musulmano, e contro la cultura occidentale.
Il problema rimane comunque nell’Islam. Per questo motivo, quando i leghisti semplicisticamente affermano che Hina è vittima di quella religione, non mi sento di smentirli.

La Sinistra e Hina Salem


Molte donne di sinistra ci ripetono che Hina è stata uccisa dal maschilismo, comune a buona parte degli uomini di ogni razza e religione. Significa che le violenze sulle donne, che avvengono ogni anno nelle case d’occidentali DOC e quelle che càpitano nelle famiglie musulmane, hanno la stessa matrice.

Se qualcuno afferma il contrario, è solo un razzista islamofobo che vuole alimentare "lo scontro delle civiltà".

Non commento oltre. Tuttavia devo annotare che una minima parte della Sinistra al femminile NON è d’accordo.

Già che ci sono, vorrei segnalare un post che è un inganno: sembra che tratti della storia di Hina Salem, invece scopriamo che è solo utile per ridicolizzare la partecipazione della Santanchè al processo. I commenti al post sono diversi e, per fortuna, contrastanti. Tra questi, c’è anche qualcuno che pare voglia instillare il dubbio sull’aggressione alla leader delle donne marocchine, Dounia Ettaib.

Last but not least, segnalo il post di Di Pietro (proprio il nostro onorevole dei Valori) che ci azzecca proprio con il Fosca pensiero riguardo alla "cittadinanza in 5 anni per gli stranieri" (il post è dello scorso anno, ma vi sono anche commenti recenti).