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Friday, September 07, 2007

"La sinistra non fa cortei per chi difende Hina"

Riprendo un articolo da "Il Giornale" che ci ricorda che qualcuno in Italia è costretto ad una vita “sotto scorta”, soltanto per aver sostenuto il diritto delle donne musulmane all’emancipazione.

Eppure sembra che dal processo per l’omicidio di Hina Saalem e dalla successiva aggressione alla vicepresidente lombarda dell’Associazione donne marocchine in Italia, su queste vicende sia sceso il buio completo.
Forse gran parte della sinistra, occupata a proteggere gli interessi d’immigrati prepotenti e mascalzoni, preferirebbe che le voci libere come quella di Dounia Ettaib non fossero ascoltate.
Crediamo di comprenderne il motivo.


Dounia Ettaib come Ayaan Hirsi Ali?
Ricordiamo che la scrittrice olandese, condannata a morte con una Fatwa dopo l’assassinio del regista
Theo van Gogh, subì una vergognosa campagna di delegittimazione anche all’interno del partito (di sinistra) in cui militava. Ciò la spinse a fuggire dall’Europa per cercare rifugio e autentica protezione negli Stati Uniti.

Siamo disposti ad accettare che ciò che è accaduto in Olanda si ripeta qui da noi?

da "Il Giornale"
Prima un’aggressione, poi un nastro con minacce registrate, ora un «avvertimento» portato fin dentro il suo ufficio. Sebbene viva sotto scorta, Dounia Ettaib può tranquillamente venir raggiunta comunque e dovunque, questo è il significato di un «avvertimento» che, in Sicilia, sarebbe stato qualificato come mafioso e avrebbe provocato marce di protesta, cortei e «giornate della legalità». Ma la scritta sotto la foto della vicepresidente lombarda dell’Associazione donne marocchine in Italia e della deputata Daniela Santanchè era in arabo: «Infedeli». Così, finirà con la solita alzata di spalle governativa. Filippo Penati, presidente della provincia di Milano, ha prontamente stigmatizzato il «segno di ignoranza e inciviltà», manifestando solidarietà con le due donne minacciate. A noi, vista la provenienza e stando all’esperienza, pareva un «segno» di morte. Noi, che abbiamo seguito con trepidazione la vicenda dei lavavetri fiorentini e la «svolta a destra» dei sindaci di sinistra, speravamo che la sinistra, misericordiosa e permissiva quand’era all’opposizione, una volta al potere avesse capito che la questione della sicurezza dei cittadini è anche una questione di voti, e che lasciare il cavallo di battaglia dell’ordine pubblico a Berlusconi può essere, anche più che le tasse, un suicidio politico. Ma forse ci siamo sbagliati, perché la sinistra ha molte anime. Da una parte se la piglia coi lavavetri, tanto per mostrare a chi l’ha mandata al potere di saper governare. Dall’altra, smantella la Bossi-Fini perché porta i nomi dei più odiati dal suo dna. E poi, se qualche «ignorante e incivile» decidesse di passare ai fatti, la Santanchè è deputato, sì, ma di An. Basterà qualche «ferma e vibrata protesta», e dopo qualche giorno si tornerà al trantran consueto. Naturalmente, si tratta di miopia bella e buona, della stessa risma di quella che così suona: coccoliamoci gli immigrati musulmani, che sono i più, ed avremo un nuovo proletariato che voterà per noi. Chi ci vede bene, invece, è proprio Dounia Ettaib, non a caso minacciata, che di quegli immigrati fa parte. La sua lotta per l’emancipazione delle donne musulmane è la messa in pratica dell’avvertimento che il celebre islamologo Samir Khalil Samir ha lanciato in un lungo articolo sull’agenzia AsiaNews: «Anche la visibilità esterna fa parte di un’azione di proselitismo: lo hijab, il chador rendono visibili le folle musulmane, mentre la scristianizzazione porta a cancellare tutti i segni religiosi cristiani. I simboli di appartenenza islamica hanno un significato politico evidente, oltre che un valore religioso per chi ne è convinto. Per questo motivo alcuni Paesi musulmani ed europei vietano negli uffici pubblici questi segni di affermazione identitaria islamista». Ma da noi una immigrata esemplare come la Ettaib si vede respingere dal giudice la richiesta del movimento da lei rappresentato di costituirsi parte civile nel caso dell’omicidio di Hina Saleem, la ragazza uccisa dai familiari perché voleva integrarsi. Davvero un bel segnale per quegli onesti che si sforzano di resistere alle sirene dell’integralismo: minacce, e serie, da un lato, cecità di politici e magistrati dall’altro. Come cantava Battiato, «rimettiamoci la maglia, i tempi stanno per cambiare».

Il Giornale del 5/09/2007

Su Hina Salem Qui e Qui.

Saturday, May 12, 2007

L'errore


«La sinistra ha tradito sé stessa abbracciando il multiculturalismo. Per poter indirizzare il mio messaggio di liberazione alle donne musulmane dovevo per forza avere un approccio rivolto agli individui. Insistere sul fatto che tutte le culture sono uguali e ugualmente meritevoli è un errore. Un liberale parla agli individui indipendentemente dal colore, dal grado di povertà, dalla fede religiosa. Sostenendo invece che tutti gli individui sono uguali e così i gruppi, le culture, la sinistra non consente di ribellarsi contro quei gruppi in difesa dei più deboli, in particolare delle donne. L’individuo è concreto, il gruppo è astratto. In nome del multiculturalismo si sono abbandonati donne e bambini al loro destino».

«Nell’Islam non c’è immaginazione se non per l’Aldilà».

Ayaan Hirsi alla Fiera del Libro di Torino

E' razzismo?



L’ intervista ad Ayaan Hirsi*, trasmessa ieri sera dal TG1, mi ha indotto a sfogliare le pagine virtuali del blog a lei dedicato. Alla data del 9 maggio (sezione in lingua inglese) leggo un servizio di Caroline Glick, opinionista del Jerusalem Post, che richiamandosi alla battaglie di Ayaa per l’emancipazione delle donne musulmane, riporta all’inizio dell’articolo tre notizie che hanno avuto scarsa eco in Italia.

  • 28 aprile scorso – Una pattuglia di soldati americani scopre a Tarmiya ( località a nord di Baghdad) alcuni cavi che attraversando una strada finiscono all’interno della nuova scuola femminile “Huda", inaugurata da poco tempo e non ancora in funzione. Un’indagine approfondita rivela che in alcuni vani ricavati sotto il pavimento e nel soffitto ignoti avevano stipato un'enorme quantità di esplosivo. I terroristi agirono durante la costruzione dell'edificio, affinchè diventasse una trappola mortale per centinaia di ragazzine. (In Italia la notizia è stata riportata sola da Avvenire . Gli americani in Iraq fanno notizia solamente quando muoiono, o uccidono dei civili NdF)
  • 3 maggio scorso. In Pakistan nella città di Gujrat, alcuni fondamentalisti fanno esplodere una bomba nella scuola femminile. (Notizia non riportata da alcuna testata giornalistica italiana).
  • 6 maggio scorso. Alcuni palestinesi attaccano con granate la scuola elementare “Omariyah”, l’attacco è respinto, ma si contano un morto e sei feriti. I palestinesi hanno agito perché si stavano svolgendo alcune gare che vedevano impegnati insieme bimbi e bimbe. (In Italia, la notizia è stata diffusa dall’Agenzia ANSA.)

Questi avvenimenti che non hanno sufficientemente interessato la nostra stampa, ci mostrano una faccia ancora più perversa e feroce, qualora ce ne fosse bisogno, del Jihad: l’assoluta indifferenza anche per la vita dei più piccoli che noi occidentali, eredi di un’altra cultura, riteniamo universalmente “innocenti”.

Per i barbari, attentare alla vita dei bimbi sarebbe soltanto una dimostrazione per riaffermare che occorre seguire pedissequamente i precetti islamici: le femmine non hanno diritto all’istruzione, non vi può essere promiscuità, e altre balle varie*1.

Sebbene privi di rispetto per l’INFANZIA (dipenderà dal fatto che il loro massimo profeta prese in moglie, una bimba di sette anni?), questa gente è consapevole della considerazione che l’occidente ha di essa. Difatti, durante l’ultima guerra in Libano, Hezbollah non ha avuto esitazione nel lanciare i propri missili facendosi scudo di abitazioni e di edifici civili, attendendo che la risposta d’Israele provocasse vittime innocenti da esibire a tutto il mondo, come pezzi di carne sulle bancarelle del mercato, con l’avallo di giornalisti compiacenti*2.

Ma l’abuso degli innocenti continua in “terra di Palestina”, dove abbiamo visto che nella scuola e attraverso i programmi televisivi per ragazzi, viene insegnato ad odiare Israele e l’Occidente, al fine di creare i nuovi martiri ed i combattenti del futuro*3.

Non abbiamo nulla in comune con questi BARBARI.*4

Ieri sera al TG1 Ayan Hirsi ha riaffermato un concetto che molti di noi condividono, ma non possono esprimere senza essere tacciati di razzismo.

L’occidente è superiore.
Perché le sue identità cristiane insieme all’eredità illuminista lo rendono il luogo della libertà, dove le discriminazioni non sono moralmente accettate e dove ogni individuo LIBERO ha gli stessi diritti e può scegliere il cammino della sua esistenza, ed il credo religioso.

Il relativismo culturale è un VIRUS nato in occidente, che agevola il progetto di chi aspira alla fondazione di un grande stato islamico in Europa (meglio, al posto dell’’Europa).

Affermare ciò è razzismo? Allora chiamatemi razzista perché io sono convinto della superiorità della nostra civiltà.

Per questo motivo, a differenza di quei barbari, non sputo sui Diritti Umani; non discrimino le donne, gli omosessuali o i bambini; non voglio imporre con la forza la mia fede religiosa (non potrei nemmeno se volessi, non sono credente); non aspiro alla cancellazione violenta di una civiltà per sostituirla con una diversa che abbia i valori in cui credo.

E non voglio fanatici musulmani sulla mia terra.


Credo che occorrerà del tempo prima che l'Europa comprenda il nefasto inganno in cui si è infilata. Spero che quando ciò avverrà, saremo ancora in grado di porvi rimedio.

* Ayaan Hirsi Ali ha presentato alla Fiera del Libro di Torino la nuova edizione italiana de "L'infedele" edito da Rizzoli.

Nota 1- Un film "vero", che racconta la condizione delle donne e delle bambine nell'Islam radicale rif. mio post L'Osama che amo.

Note 2- Un dubbio sorge sulla strage di Cana: l'edificio è bombardato dall'aviazione Israeliana a mezzanotte ed esplode verso le 7 del mattino. Mi chiedo come mai tanti bambini si trovassero ancora all'interno della costruzione dopo il primo missile e perchè solo sette ore dopo avvenne il crollo dell'edificio.

Nota 3- Il noto giornalista RAI Scaccia ha inserito nel suo blog, per due volte, la stessa foto di adolescenti israeliani che appongono la firma (ed il saluto) sulle ogive delle bombe che verranno sganciate sul Libano. Tuttavia, per quanto cercherete, non troverete alcuna immagine di bimbi musulmani vestiti da piccoli kamikaze o addestrati all'uso delle armi; oppure i filmati relativi all'indottrinamento dei bambini in Palestina (sono alla destra del Post). Questo la dice lunga sul pensiero unico del giornalista , di certo simpatizzante di quell'altro antico inviato Rai, Riccardo Cristiano.

Nota 4- A questo proposito, credo che il mio pensiero sia stato espresso esaurientemente anche nell’ottimo blog di Elly, come commento (un po’ lungo in verità) a “L’ennesima barbarie”.

Foto: Copertina del libro "L'infedele" di Ayaan Hrsi