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Monday, March 15, 2010

"Povera Patria (schiacciata dagli abusi del potere di gente infame che non sa cos'è il pudore)"


In questa italietta del paradosso, dove il potere vero si trova nelle mani di una casta di togati che hanno in odio l'espressione democratica, i soliti giornali e le solite televisioni pubbliche (finanziate da noi tutti) hanno urlato al golpe soltanto perché il governo ha esposto con fermezza una semplice e palese considerazione:
ad ogni cittadino italiano DEVE essere garantito il diritto di voto.
Eppure, grazie ai radicali (che delusione!*) e all’atteso intervento del solito magistrato politicizzato, in Italia viene di fatto impedito a qualche milione di cittadini di esprimere la propria preferenza con il voto.
Così, per maggiore chiarezza, proviamo a ricostruire ciò che potrebbe essere avvenuto al momento della consegna delle liste presso l’ufficio circoscrizionale di Roma:
Magistrato: – Ebbene voi del PDL non avete ancora consegnato le liste ed il termine è scaduto da cinque minuti.-
Delegato del PDL: – Noi siamo all’interno di questo edificio da ben prima del termine per la consegna. Purtroppo, come avrà notato, questi tontoloni radicali, sdraiandosi sul pavimento, ci hanno di fatto impedito l’entrata all’interno dell’ufficio della cancelleria. Comunque adesso che Lei è qui con noi, può ricevere le liste dalle nostre mani.-
Magistrato: - Mi dispiace ma ormai il tempo è scaduto ed io non posso ricevere alcunché.-
E' probabile che gli uomini del PDL si siano guardati tra loro sbigottiti: sarà uno scherzo? Forse anche il magistrato è finto? Magari è un altro buontempone radicale? Uno dei delegati, forse il più coraggioso, non ne è convinto e ribadisce:
-Mi scusi, ma le rammento che noi ci troviamo qui da mezzora prima della scadenza del termine, e se comunque per pochi minuti la consegna delle liste non è avvenuta, Lei non intenderà di certo sanzionare i milioni di elettori laziali del PDL impedendo loro di votare, no?-
Magistrato – Eh mi dispiace sa, ma le regole sono regole. –
Storia finita.
NdFosca : Le regole sono regole: cinque minuti di ritardo (provocato dai radicali) sono ben più importanti dei milioni di elettori del PDL che, mi sembra palese, per la sinistra non valgono nulla o sono soltanto MERDA.
Impedire all’elettorato del centro-destra di poter esprimere il proprio voto è stato un appiglio insperato per la sinistra che sappiamo ama “vincere facile”. Difatti da decenni, non ha sentito il bisogno di adottare delle serie strategie politiche per contrastare il governo con una dura opposizione sui temi comuni, ma si pone ahimè fiduciosa nelle mani di falliti magistrati golpisti, di conduttori televisivi moralisti a senso unico, di giornali che rispondono a gruppi di potere (poco) occulti.

E’ per questo che la sinistra non ha mai avuto le palle per governare.
In verità, non le ha ritenute necessarie.
Ed i risultati si vedono, eccome!. Ogni qualvolta è capitata disgraziatamente al governo del Paese o delle regioni, si è distinta per l’indolenza nell’affrontare i problemi sociali, della sanità, dell’economia, della lotta contro la piccola e grande criminalità (leggi MAFIA), eccetera, eccetera, eccetera.
Non giriamoci intorno: i sinistri, anche i più onesti (e giuro che ci sono), aborrano il governo “del fare” , motto del centro-destra al quale di gran lunga prediligono il governo “dell’indugiare”, “del temporeggiare”, “del rimandare” ed infine “dell’aspettare”. Ma “aspettare” che??
Ecche’ ne so io?
Qualcosa.
Chiedetelo a loro.

Gli ultimi fatti accaduti a Trani sono peraltro sconcertanti: dal geniale articolo di Franco Bechis, che riporto integralmente da “Libero”, si evince che tutta l’indagine e le centinaia di intercettazioni a ministri della Repubblica e al capo del governo nascono da una inchiesta per 560 euro incassate illecitamente dall’American Express su due carte di credito.
Badate bene, non stiamo parlando di 500 milioni, o anche di 5 milioni di euro, ma di 560 eurini.
Per questa folle cifra la (costosa) macchina giudiziaria si è messa in moto e altre decine di migliaia di euro sono stati impiegati per indagare, per intercettare.
Guarda il caso si è arrivati ad intercettare anche le telefonate di alcuni ministri del governo e perfino le telefonate personali del Premier.
Certamente parecchi si riveleranno “ascolti inutili” e a questo proposito permettetemi di esprimere un pensiero personale: mi pare proprio di sentirli i commenti del finanziere-intercettatore:
- Azzo, questo Berlusconi o insulta Di Pietro, o racconta barzellette, o parla di fi..a. In tutti i casi nulla che ci serva veramente.-
Ed invece no. Alla fine viene registrata una telefonata ad un commissario dell’autorità per le
Telecomunicazioni nella quale il Premier esprime un giudizio negativo sulle trasmissioni di Santoro e di Floris e si chiede se queste un giorno verranno finalmente chiuse (come ce lo chiediamo noi, del resto).
Sembra che soltanto poche ore dopo, questa intercettazione arrivi nella sede del quotidiano comunista “IL Fatto” che la pubblica in prima pagina provocando interrogazioni parlamentari e grandi ripercussioni sul nostro malandato Paese.
Pongo 3 banali quesiti:
1)- ma a voi pare una “notiziona” che Il Premier speri nella chiusura definitiva di programmi faziosi finanziati da tutti i cittadini? Sono anni che ne parla a destra e a manca, come ne parlano pressoché quotidianamente tutti i suoi collaboratori.
2) – Il magistrato che ha deciso di passare l’intercettazione ai giornali ipotizzando un presunto reato per pressioni indebite all’autorità per le Comunicazioni è al corrente che la suddetta autorità è lottizzata? Cioè che è formata da membri di cui alcuni sono di evidente appartenenza al centro-destra, mentre altri appartengono al centro-sinistra?
In soldoni, se ci sarà un Berlusconi che si lamenta con qualcuno del suo schieramento all’interno dell’Agicom, ci sarà certamente un Bersani che farà lo stesso con un membro sinistro della medesima istituzione.
Sarebbe singolare se i capi degli schieramenti politici si lamentassero con i membri degli schieramenti opposti.
Ecco questa sarebbe certamente una “notiziona”.
3) ritengo l’ultimo quesito per certi versi, intrigante: vi immaginate che potrebbe accadere se domani si scoprisse che il Presidente degli Stati Uniti è stato intercettato per settimane dalla CIA? Questo fatto verrebbe interpretato come un attentato alla democrazia americana ed i colpevoli condannati a lunghi anni di lavori forzati.
Ma spingiamoci oltre, pensiamo “in grande”: immaginate se tutto ciò fosse accaduto a Prodi, il campione della sinistra, durante il suo inetto governo. Sarebbe esplosa la “guerra di resistenza” nelle piazze di ogni città, mentre gli investigatori colpevoli sarebbero finiti in carcere in attesa (vana) di processo.
Vi prego solo di rammentare ciò che capitò a quei funzionari o semplici cittadini (tra loro un ragazzino friulano di 17 anni) che, tramite i computer dell’Agenzia delle Entrate, per curiosità finirono per accedere ai dati personali del Prodino: furono accusati di essere delle spie. Le loro abitazioni furono perquisite a fondo; le loro vite furono rivoltate come calzini.
Povera Patria.

La tecnica della Bufala per azzoppare il Cav

Di franco Bechis. Tutto per uno scandalo da 560 euro. È per tre carte di credito American Express che si erano viste chiedere rimborsi di 689 euro invece dei 129 attesi che la procura di Trani ha messo sotto controllo il telefono del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, del commissario dell’Authority Giancarlo Innocenzi e intercettato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il suo sottosegretario Paolo Bonaiuti, decine di ministri e viceministri, segretari di partito, leader politici di maggioranza e opposizione. Uno di quei tre che giustamente protestavano per gli interessi esorbitanti era un ufficiale della Guardia di Finanza. Ha fatto denuncia alla procura di Trani e dopo settimane di indagine il pm Michele Ruggiero ha trovato altri due clienti American Express nelle stesse condizioni. Ai tre probabilmente grazie a super interessi sono stati prelevati quei 560 euro di troppo. Il pm di Trani a quel punto ha sequestrato ad American Express tutti gli atti relativi alle carte “Blue” rateali, sperando di trovare altri interessi da usuraio. Messi sotto inchiesta tutti i vertici italiani della compagnia americana. Pur avendo tutta la documentazione in mano, un gip deve avere autorizzato incomprensibili intercettazioni telefoniche ai manager American Express. Uno di questi è stato ascoltato mentre diceva: «al tg 1 ci penso io». Probabilmente il mestiere di quel manager era cercare di attutire la portata della notizia, e magari di non creare ad American Express un danno di immagine assai più rilevante di quei 560 euro. Avrà chiamato le principali testate giornalistiche. Anche il direttore del Tg1 per dire: «non amplificate la notizia». Così i magistrati di Trani hanno deciso di tenere sotto controllo tutte le mosse e le telefonate del direttore del Tg1. E hanno scoperto l’acqua calda: lui (e perfino i manager di American Express) avevano rapporti con i potenti. Minzolini addirittura con il presidente del Consiglio e i ministri! I pm si sono ingolositi: guarda che roba capitava loro fra le mani.

Titoli sui giornali
Brogliacci da titoli di prima pagina dei giornali! Cose che sulla spiaggia di Trani non capitavano da almeno 6 anni, quando un altro pm (caso fotocopia) pensò bene di avviare da lì una sfortunata “bancopoli” poi finita nel nulla: inchiesta su Banca 121, bufera in Borsa sul Monte dei Paschi, iscritto nel registro degli indagati il Governatore della Banca d’Italia, Fazio. Quest’atto che era segretato naturalmente finì dopo pochi giorni sulle prime pagine dei giornali. I politici chiesero le dimissioni di Fazio e da lì iniziò la parabola discendente del Governatore. Il procuratore capo si infuriò con il pm, ma ormai la frittata era fatta. E il danno non riparato dalla successiva assoluzione di tutti gli indagati: l’inchiesta non stava in piedi.
Non sta in piedi nemmeno l’inchiesta di oggi. Sarebbe un sollievo pensare che tutto sia dovuto solo alla voglia di protagonismo di qualche inquirente. Ma siccome Trani arriva dopo Fastweb-Telecom, che arriva dopo il fango gettato sulla cervicale di Guido Bertolaso dalla procura di Firenze che solo poche settimane prima aveva contribuito a mettere nel ventilatore il fango del pentito Gaspare Spatuzza, e arriva dopo l’allegra gestione a Bari del caso D’Addario, che arrivava dopo lo “scandalo Noemi”, beh, qualche cattivo pensiero comincia ad arrivare.
Immaginatevi il Berlusconi di fine aprile 2009: al massimo della popolarità, calato nel dramma del terremoto de L’Aquila, con davanti il passaggio che sembrava trionfale delle elezioni europee e l’organizzazione del vertice del G8. L’opposizione quasi non esiste, Walter Veltroni è saltato, Dario Franceschini sta gestendo l’agonia del Pd, Francesco Rutelli sta preparando le valigie. Berlusconi rischia di fare bingo per anni. È lì che salta fuori il punto debole del Cavaliere: il gentile sesso. Spunta Noemi e si prova senza successo a imbastire una sorta di caso di pedofilia. Ma l’arma è spuntata e davvero abborracciata. Tiene qualche settimana, ma diventa un buco nell’acqua. Lo fa anche il Pd, con una campagna elettorale lontana dai guai veri dell’Italia e centrata sulle questioni familiari/sessuali di Berlusconi. Arriva il G8, un successo. E il Cavaliere sembra più forte di prima. Così spunta fuori la D’Addario. La debolezza di una notte di Berlusconi. Si monta la panna all’inverosimile. Ma alla fine sembra una maionese: si squaglia. Berlusconi è ancora lì, tutto il potere nelle mani. E i sondaggi sono feroci con l’opposizione. Comincia a stancare perfino Di Pietro, che fino a lì ha divorato centimetro dopo centimetro lo spazio vitale degli alleati.

Arriva il pentito
Così spunta un evergreen: Dell’Utri, Palermo, la mafia, l’origine oscura dei capitali di Berlusconi, lo scudo fiscale che serve ancora a coprirla e farne perdere le tracce. Si trova il pentito, Spatuzza. Ma è un vero disastro e il castello frana al primo tentativo di conferma. E’ un dramma. Siamo alle porte della campagna elettorale per le regionali, e in Lazio scoppia anche il caso di Piero Marrazzo. Berlusconi supera tutto, non si riesce ad abbatterlo né con i vecchi né con i nuovi metodi. Quante carte restano? Il Cavaliere ha dalla sua più di una brillante operazione: via i rifiuti da Napoli, consegna record delle case ai terremotati de L’Aquila, il successo del G8. Pierferdinando Casini scherza: questo non è un governo Berlusconi, mi sembra il governo di Bertolaso. Già. Sembrava proprio così. E a febbraio scattano gli arresti alla cricca degli appalti. Ci sarà chi ne avrà combinate di tutti i colori. Ma fin dall’inzio l’inchiesta sembra puntare a Bertolaso. L’ordinanza di arresto firmata dal gup di Firenze si sofferma per pagine a pagine sui massaggi del capo della protezione civile. Sostiene che in un caso sicuramente c’è stato un rapporto sessuale. Negli altri non è chiaro, ma lui voleva sempre una “certa Francesca”. Lo scopriremo dopo leggendo tutti i rapporti dei Ros: quando il gup gira intorno alla “certa Francesca” sa benissimo chi è: i Ros da settimane l’hanno identificata e perfino interrogata. Sanno tutto anche dell’altra massaggiatrice. Ma si preferisce il dubbio e si lascia il mistero. Che diventa fango. L’Aquila? Terra di sciacalli, altro che ricostruzione. E poco importa che gli sciacalli lì non abbiano avuto nemmeno una commessa. Bertolaso? Un assatanato di sesso. Falso, ma intanto il fango gira. Il G8? Solo corruzione e favori, la cricca degli appalti. Prove nessuna: l’unica è arrivata l’altro giorno dal Tar del Lazio, che ha annullato un appalto della cricca. Quello dell’auditorium di Firenze che nell’inchiesta sembrava raccomandato da Veltroni e vinto da un imprenditore romano. Per il Tar irregolare quello, regolari le gare per la Maddalena. Ma non importa: il biglietto da visita del Cavaliere è stato frantumato nell’immaginario collettivo.
Ora arriva Trani. A guardarla di penale nulla davvero. Ma di effetto politico in campagna elettorale, tanto. Che meraviglioso assist da Trani. Si posa beato sul pasticcio dei Tar che hanno fatto fuori il Pdl da Roma e sconcertato gli elettori. Rischia di funzionare questa volta. Bisogna rifarsi a una massima di Giulio Andreotti: a pensare male si fa peccato. E talvolta ci si azzecca.

*I radicali non sono la sinistra. Non posso dimenticare il “gigante” Marco Pannella l’ultimo giorno del dicembre del 1991 a Osijek, mentre offriva il suo aiuto e l’aiuto del movimento radicale transnazionale alla lotta contro l’aggressione serba. Per me fu un colpo di fulmine, anche se non mi iscrissi mai al partito radicale, da allora ne divenni un acceso sostenitore.
I radicali non sono la sinistra, ma militando troppo a lungo in compagnia di quell’accozzaglia di figuri permeati da sentimenti fortemente antidemocratici, ne hanno subito l’influsso nefasto.

Marco... che delusione!

Friday, September 18, 2009

Via dall'Italia chi non vuole integrarsi


Qualche giorno fa Dimitri Buffa sull’Opinione ci ha regalato un bel commento riguardo alle recenti leggine di Hamas (ancora da approvare) sul tema della morale pubblica: si intendeva vietare alle donne di ridere in pubblico.
Ovviamente non ci siamo stupiti: dove è imposta la legge islamica, nei paesi governati dai fan del profeta pedofilo, anche il sorriso si paga a caro prezzo. Disgraziatamente questo nuovo medioevo non rimane relegato ai barbari territori musulmani, è approdato anche in Europa, grazie alla stoltezza dei tanti politici e governanti abbagliati dall’inganno multiculturalista: l’Inghilterra è a pochi passi dall’essere assorbita dall’Islam; seguono a ruota i Paesi Nordici. Nel futuro e assai probabile che questi territori verranno sconvolti da nuove guerre civili.
Noi in Italia fortunatamente resistiamo, la politica dei respingimenti è già qualcosa che ci conforta, e questo accade perché al governo non ci sono degli imbecilli che si fanno intimorire dai moniti della UE o dalle minacce dell’ONU, inutile quanto dannosa organizzazione, pregna di funzionari corrotti, pedofili, e filo-terroristi.
Certo, la politica sull’immigrazione adottata dal nostro governo è già qualcosa, ma non abbastanza. Purtroppo gli errori dei governi passati, compresi quelli del centrodestra, hanno permesso l’ingresso nel nostro paese a migliaia di musulmani il cui unico intento era di importare in Italia e in Occidente le loro rozze e perverse usanze.
Per quante volte ancora assisteremo ad atti tragici come quello accaduto a Sacile? Quante volte ancora ascolteremo le testimonianze di bestie maomettane che assolvono i carnefici e condannano le vittime?
Via dall’Italia quella gente che non ha l’intenzione di integrarsi completamente nel nostro tessuto sociale, un benvenuto invece agli emigranti di qualsiasi razza e colore della pelle che aspirano a diventare “italiani” a tutti gli effetti.

“Di quella gente non abbiamo bisogno” Questo è il pensiero del sindaco della città di Sacile, dopo aver appreso che la moglie dell’assassino ha subito assolto e perdonato il marito, scaricandone la colpa sulla figlia ammazzata.
Via quella gente dalle nostre città, prima che sia troppo tardi.

Monday, July 13, 2009

Sono Pazzi questi inglesi. 3


Alcuni giorni fa in Croazia è venuto a trovarci un buon amico londinese. Si è bevuto e scherzato ricordando i tempi andati, ma si è anche discusso dell' Eurabia e del Londonistan. Ad esempio, è stata l'occasione per chiedere la ragione per cui i bobbies non muovono un dito mentre, nelle manifestazioni organizzate dalle bestie islamiche, si straccia la bandiera inglese e si inneggia all'Islam. La risposta era scontata: il governo impone alle forze di polizia di non intervenire durante le manifestazioni islamiche, nemmeno quelle chiaramente antioccidentali e di odio religioso, se non per preservare la sicurezza dei manifestanti. Questo accade perché gli inglesi sono da ormai troppo tempo governati da un gruppuscolo di idioti, mezziuomini tremebondi, paurosi di eventuali conseguenze che potrebbero scaturire da una linea dura contro chi predica la fine dell'Occidente. Certo è che la gente comune, la working class, è ormai giunta al limite della sopportazione, pertanto verrà il tempo in cui a nuove provocazioni finalmente il popolo vero risponderà con la fermezza, magari con la violenza, l'unico codice riconosciuto e accettato da quelle bestie.
Finita la premessa, riporto integralmente e in lingua inglese le considerazioni di Gandalf su UP Pompeii, dopo la lettura di questo articolo sul Daily Express


Freedom to hate and abuse - licence to kill? - we are outlaws

Well there you have it, its official, we the non Muslim citizens of the UK are now official targets for the hate of the Muslim inhabitants of this country, we are quite clearly not entitled to any kind of protection and support from the law enforcement services of this country - we are outlaws The police force have been instructed NOT to prosecute hate crimes committed by Muslims against us.
POLICE will be ordered not to charge Muslim extremists in many hate crime cases – to stop them becoming more militant.
Of course if we are perceived to have committed a hate crime against them then the full weight of the law will be placed upon us. This ruling effectively gives the freedom to abuse the British public and indeed a license to kill to the Muslim population of this country. The Opinionator chronicles the crimes committed against UK citizens by the Muslims in the UK, there is a very good possibility that these crimes will no longer be prosecuted for fear of radicalizing the perpetrator. Hate and abuse will probably be totally ignored so if you are a victim of such hate and abuse do not bother telling the police they will clearly do nothing. At a time when British troops are being killed in Afghanistan, a situation that will be celebrated by many Muslims in the UK, our politicians allow a situation where the enemies of this country are given a carte blanche to abuse, attack and possibly kill British people. All now becomes clear, the "soft" policing of Muslim rioters, the lack of will in deporting people like Abu Hamsa, the complete inactivity of the Foreign Office in securing the safety of British citizens abroad - especially in Muslim countries - thus resulting in their deaths.
Insomma, i maomettani sono legittimati a stracciare le bandiera dello stato che li accoglie; possono insultare impunemente i soldati inglesi come è accaduto a Luton; hanno una vera e propria immunità per i reati che condurrebbero qualsiasi occidentale davanti ad un giudice. Eppure sembra non sia sufficiente:



Muslim groups in the UK are calling for more protection from the Nazi UK population

Muslim groups are demanding a stronger response to the wave of anti-Islamic violence they say is sweeping Europe and the UK. The call follows the fire-bombing of the Glasgow premises of charity Islamic Relief last Thursday, which is the latest in a series of attacks on Muslim properties and places of worship in recent weeks. Earlier in the week, Metropolitan police commander Shaun Sawyer told a meeting of British Muslims that police were responding to a growing threat of far-right extremist violence. This raises the question " what constitutes "far right" extremist violence - it could be interpreted as almost anything and the police will actively prosecute. We now have a very clear rule, there is one law for the Muslim and NONE for us, we are the permanent victim we are the permanent offender We of course would be rounded up and charged - probably imprisoned if we held a rally in a state school concerning the Islamization of the UK - if you are a "radical" Muslim this does not happen 'EXTREMIST' Muslims have been invited to speak at a Hounslow school in a move council chiefs claim is designed to spread 'fear and mistrust'. Dr Daud Abdullah, assistant secretary general of the Muslim Council of Britain, is among the controversial speakers lined up for a debate at Lampton School tomorrow (Saturday) night. There is now clear evidence that the authorities in the UK are totally pro - Islamic, all of the above plus the growth of Sharia law, plus the fact that the first Muslim has been promoted to Privy councilor status:
Transport minister Sadiq Khan made a bit of history this evening as he was sworn in as a member of the Privy Council. Sadiq became the first ever Muslim to hold the office of Privy Councilor after the ceremony at Buckingham Palace. He took along his own copy of the Koran for the oath. The minister then kindly left his copy for the Palace for any future ceremonies by fellow Muslims. He tells me: "It's hugely important that Muslims in the UK recognize that we are fully accepted at the highest levels of society and that there is no conflict between being a Muslim and swearing allegiance to the Queen. To my mind the situation has now come about where the British people are close to being "persecuted" just for being British and our esteemed government is taking the lead role in the persecution of the people of this land.

It really is time for a revolution.
E' arrivato il tempo della rivoluzione.

Friday, June 19, 2009

Ahmadinejad, il consenso e Fotoshop.


Che tristezza, il giornale conservatore Kayhann utilizza Fotoshop per farci credere che ci fosse una folla enorme alla manifestazione di sostegno ad Ahmadinejad, organizzata dal regime iraniano martedì scorso.
Nei cerchi in rosso, come in un gioco di specchi, vi sono le immagini di persone che sono presenti anche in altre zone della piazza.
"L'imbeccata" giunge da Al Salibiyyah che con un link mi ha riportato all'articolo e all'immagine pubblicata dal giornale danese Berlinske che a sua volta fa riferimento al blog di un famoso fotografo persiano, Kheirkhah.

Questi risibili trucchi mi portano alla mente la manipolazione dei media compiuta dai palestinesi e da Hizbullah, ma anche le immagini chiaramente artefatte delle manifestazioni di consenso al dittatore comunista Ceasescu, poco prima della sua fine.
In Iran ci sarà lo stesso epilogo?
Me lo auguro. Ma l'importante è che l'adoratore di Maometto, Mr Barack Hussein Obama, non ci metta lo zampino.

Articolo riportato, con qualche inesattezza, anche da Snappedshot

Thursday, June 18, 2009

Chi vuole distruggere l'Italia?

Da " Il Giornale" di oggi, riporto la lettera di Deborah Bergamini, che condivido totalmente, in quanto credo sia ormai sotto gli occhi di tutti il tentativo di certuni di ribaltare il voto espresso dalla maggioranza degli italiani.

Chi sta tentando oggi di rovesciare il governo democraticamente eletto non si fa scrupolo di distruggere anche l'immagine dell'Italia all'estero: "muoia Sansone con tutti i filistei". Penso sia questo lo slogan dei moderni Kamikaze della politica.

Ieri si ricorreva ai magistrati per accusare Berlusconi di illeciti finanziari, oggi si ricorre al gossip e ad accuse infamanti, ma attenzione, se anche questo non portasse a nulla, dovremmo aspettarci che domani ricorrano alle bombe?

Il Cavaliere, moderno Catilina e le persecuzioni dei riformatori

Deborah Bergamini
Deborah Bergamini
Caro direttore, salvare Catilina, salvare la Repubblica. Roma, I secolo A. C.: Lucio Sergio Catilina è un patrizio romano, uomo coraggioso e di parola. In breve tempo percorre con inaspettato successo tutta la carriera politica, coltivando idee di giustizia sociale e libertà. Per tre volte tenta di raggiungere la carica di console, massima autorità repubblicana, spinto da un consenso popolare straordinario frutto di posizioni anticonformiste, progetti di riforma e profondo senso della Patria.

Per tre volte i poteri forti del tempo utilizzano tutti i mezzi, leciti ed illeciti, per combatterlo e sconfiggerlo. Nella Roma del 50 a.C. esisteva una norma molto lontana dall'attuale concezione del diritto, che alcune moderne marionette del giustizialismo italico vorrebbero applicare anche alla nostra democrazia: ai cittadini romani anche solo inquisiti veniva impedito l'accesso ad ogni carica pubblica. Ed è sulla base di questa norma che Lucio Sergio Catilina viene per due volte accusato di nefandezze a pochi giorni dalle elezioni, interdetto e poi assolto dopo il voto. Ma a chi vede in Catilina e nel suo partito un pericolo troppo grande per i propri interessi, l'esclusione anche solo temporanea del «rivoluzionario conservatore» non può bastare: occorre distruggerne il consenso per intero. Il compito viene affidato al più famoso e abile avvocato del tempo, Marco Tullio Cicerone, alla sua spregiudicatezza e alla sua straordinaria capacità di falsificare i fatti. Cicerone trasforma Catilina in un hostis, un nemico della Patria, servendosi dei più efficaci strumenti dell'epoca: dalle accuse basate su lettere anonime, ai brogli elettorali, ai discorsi retorici tesi a costruire l'immagine più degenerata del suo avversario, fino alle palesi violazioni della legge romana. Tra le accuse più infamanti, Cicerone imputa a Catilina di aver corrotto una giovane vestale, vergine e consacrata alla dea del focolare.

Ci spostiamo di oltre 2000 anni. Al famoso avvocato pensano di sostituirsi procure politicizzate e redazioni di giornali. Al posto delle orazioni di Cicerone, si ascoltano i teoremi mediatici e giudiziari, si assiste all'uso spesso indecente di foto, video e intercettazioni. La tentazione è sempre la stessa: demonizzare il «rivoluzionario conservatore» di oggi. Gli optimates di ieri che armarono le azioni di Cicerone erano i rappresentanti di una classe senatoriale gelosa custode di privilegi politici ed economici; gli optimates che violentano le regole di oggi sono potentati senza patria, politici mediocri e polverosi intellettuali. Il potere non accetta gli imprevisti e spesso i grandi riformatori, gli uomini in grado di cambiare la storia, si presentano all'appuntamento senza bussare. Questo li rende inaccettabili.

Ma la storia maledice il suo ritorno. Il suo tragico fugge davanti alla farsa in cui si trasforma. E così accade che oggi, per distruggere l'uomo che sta cambiando l'Italia, si è persino disposti a distruggere l'Italia stessa. Minando la fiducia nelle istituzioni che quell'uomo rappresenta, il valore di una democrazia fondata sul consenso popolare, l'immagine di una nazione all'estero e la percezione che il Paese ha di se stesso. Si è disposti a far precipitare la dignità nazionale dentro il buco di una serratura. Un'opera di demolizione che non dovrebbe giovare a nessuno. O forse sì. Quando l'avversario politico viene trasformato per forza in un nemico della patria, quando diviene normale distruggerne il nome, la famiglia, gli amici, i collaboratori, la vita stessa, quando trionfano coloro che accusano per mestiere, con illazioni e teoremi, dietro il velo di un'informazione che è spesso solo fango, allora il diritto scompare, le Repubbliche cadono, le libertà civili si spezzano e i Cesari, quelli veri, arrivano di lì a poco.

Nota Bene: non ho una particolare predilezione per Mr B, anzi devo ammettere che ha cominciato a starmi sui cosiddetti da quando frequenta alcuni tipi loschi che amerei sapere in prigione per tutto il tempo che rimane loro da vivere. Mi riferisco ovviamente all'eurasiatista Putin e alla bestia islamica Gheddafi. Comunque so per certo che finchè Berlusconi sarà al governo, l'Italia sarà libera e democratica. Ma se l'intento dei "golpisti" (?) andasse in porto, che potrebbe succedere?

Monday, June 15, 2009

Iraq: "Gruppi di miliziani" torturano e uccidono sadisticamente gli omosessuali

Da Jihadwatch:

Anche "bloccando l'ano con la colla." 'Uccidono la gente come noi', dice un gay Iraqeno.
Fonte: articolo di Cheryll Simpson per l'NBC, 4 Maggio:

BAGHDAD - La violenza generalizzata sta calando a Baghdad, tranne che per un gruppo di minoranza.

La popolazione gay dell'Iraq è bersagliata da gruppi di miliziani in ondate di omicidi che hanno finora costato la vita di fino a 25 giovani uomini e ragazzi nello scorso mese.

"Sanno che sono gay. Non so se verrò ucciso, solo Dio lo sa", dice Moyad, un 38enne di Baghdad che preferisce non fornire il suo cognome per timore per la sua incolumità.

Visibilmente spaventato, dice che ha molti amici che sono stati torturati con sadismo, alcuni anche uccisi. "Gli chiudono l'ano con della colla; alcuni ospedali si rifiutano di curarli. E' forse una guerra condotta contro gli omosessuali?" si chiede...


Si, è così. Muhammad ha detto, "Se trovate qualcuno compiere quello che fa la gente di Lot [atti omosessuali], uccidete colui che lo compie, e colui su cui è compiuto." (Sunan Abu-Dawud, Libro 38 No. 4447)

Sunday, June 07, 2009

Egyptian lawyer: Rape Israeli women for the "resistance"



Nagla Al-Imam, a female Egyptian lawyer, recently expressed on Al-Arabiya TV to the idea that one recommended form of "resistance" for Arabs to conduct against Israel are sexual attacks:

"Most Arab countries," she explained. "With the exception of three or four Arab countries, which I don’t think allow Israeli women to enter anyway, most Arab countries do not have sexual harassment laws. Therefore, if [Arab women] are fair game for Arab men, there is nothing wrong with Israeli women being fair game as well."

It is clear from her remarks that "harassment" is not confined to leering comments about her attire at the water cooler or catcalls next to the construction site. When it comes to "sexual harassment," she opined, "the [Israeli women] do not have any right to respond. The resistance fighters would not initiate such a thing, because their moral values are much loftier than that. However if such a thing did happen to them, the [Israeli women] have no right to make any demands, because this would put us on equal terms –- leave the land so we won't rape you. These two things are equal."

Noi occidentali che abbiamo in comune con questa gente, Mr Obama?
da Israelinsider

Tuesday, May 19, 2009

Le studentesse avvelenate dai talebani



Per la terza volta nel giro di poche settimane, un gruppo di alunne di una scuola afgana è rimasto intossicato da uno strano gas dall’odore d’insetticida. L’aggressione è accaduta nella scuola elementare di Qazaag, nella provincia di Kapisa, a nord di Kabul: novanta ragazzine sono state ricoverate insieme a tre maestre e due agenti di sicurezza. Questo attacco chimico contro delle studentesse riporta l’Afghanistan al terrore degli anni del regime talebano, dal 1996 al 2001, quando era vietata l’istruzione femminile secondo un’interpretazione radicale del Corano.

«C'era un terribile odore in classe, l'insegnante ci ha detto di uscire ma non ci siamo riuscite, non potevamo camminare, ci sentivamo davvero male. Quando ho riaperto gli occhi ero in ospedale», ha raccontato Leda, 12 anni, una delle piccole alunne intossicate. «Sono così triste, che cosa c'è che non va nella mia scuola? Voglio studiare». «Non credevamo potesse accadere nella nostra scuola. Al momento, abbiamo davvero paura di continuare a frequentare, a imparare», spiega Aara Gul, 15 anni, in attesa di essere medicata. «Non pensiamo siano stati i talebani - ha detto il responsabile della sicurezza del distretto, Sha Agha - ma quelli che collaborano con loro e li sostengono». Le autorità hanno annunciato il rafforzamento delle misure di sicurezza, compreso il pattugliamento delle scuole femminili. I sintomi avvertiti dalle alunne sono stati vomito, capogiro, gli stessi presentati in due altre scuole femminili nella città di Charikar, lunedì scorso e ancora prima il 26 aprile.

L’episodio di questo strano intossicamento è stato confermato dal portavoce del ministero della Sanità Ahmad Farid Rahed, aggiungendo che è in corso un’indagine. Campioni del sangue delle studentesse sono stati portati alla base americana di Bagram per rilevare la presenza di sostanze tossiche. Non vi è stata nessuna rivendicazione di responsabilità da parte di qualche gruppo.

I tre casi sono avvenuti in una zona dell'Afghanistan che non è mai stata sottoposta al controllo dei talebani e ripiombano il Paese in quel clima e soprattutto in quelle terribili leggi del passato. «Sono sicura che si tratti di una mossa per impedire l’istruzione delle ragazze», ha confessato Noor Jahan, una studentessa di 14 anni della scuola femminile di Jalili, «ma spero caldamente che i genitori non si lascino scoraggiare da questa azione brutale e continuino a mandare le loro figlie a scuola».

Non è facile però avere quel coraggio. L'anno scorso, ad esempio, alcune studentesse della città meridionale di Kandahar furono sfregiate in volto con l'acido da estremisti che volevano punirle perché andavano a scuola. Per fortuna le autorità afgane diedero un bel segnale alla popolazione arrestando dopo poco i dieci uomini responsabili.

da Liberali per Israele

Saturday, May 16, 2009

Soliti imbonitori islamici alla Fiera del Libro di Torino


Fiera del libro di Torino: RAI NEWS24 intervista Tariq Ramadan. Fosca commenta alcune frasi del maomettano


TR- "Finché l'Occidente continua a vedere nell'Islam 'l'altro' non si arriverà da nessuna parte, l'Occidente deve voler conoscere chi è culturalmente diverso da lui e anche accettare, come nel caso dell'Europa, che senza l'immigrazione è a repentaglio la sua stessa esistenza"


F – Non dire baggianate gran figlio di Allah, è con l’immigrazione islamica che l’Europa mette a repentaglio la sua esistenza


TR - "... chi chiede, come alcuni rappresentanti del governo italiano che gli immigrati in arrivo nel paese conoscano l'italiano, offende il buon senso e la dignità umana. E' una vergogna...”


F E’ una vergogna dare tanto spazio agli imbonitori maomettani, ed in special modo al principe della Taqqiya, Ramadan. (E’ una vergogna, del resto, che una emittente televisiva pagata dagli italiani, Rai Med, parli in arabo).


TR - "E' un problema di etica, di etica politica vera - aggiunge - e se poi l'Europa e l'Occidente vogliono davvero che gli immigrati restino in Africa, allora investano denaro e progetti politici in questo senso".


F – Nuove colonie???


TR – su Obama “Per esempio ha promesso di chiudere Guantanamo ma ha detto che i prigionieri che vi erano rinchiusi continuano ad essere fuorilegge".


F – Il maomettano vorrebbe che li liberassero tutti con tante scuse?


TR - "E' una questione di fiducia reciproca tra culture e Paesi differenti, questo è il passaggio ineluttabile"


F – Ma certo, tu ad esempio, viscido ciarlatano, mi ispiri molta fiducia...


F – Soltanto la fine dell’Islam è ineluttabile.


F - Tariq torna dai tuoi amichetti inglesi che quelli sì che li puoi far fessi. Qua per te non c'è un clima adatto.


Consiglio di lettura: l'Europa mette a repentaglio la sua esistenza non accettando l'immigrazione islamica? Leggi "Olanda la fine dell'Europa è cominciata"

Tuesday, May 05, 2009

Giustizia?

E’ una bella giornata per i veri maschi maomettani e per tutti quelli che considerano mogli, figlie, fidanzate e amanti proprietà assoluta.
Ma permettetemi di rivolgermi direttamente a loro.
Uè vero maschio! TU che sei profondamente convinto che se una ragazzina s’innamora di te, è perché non può essere altrimenti;
TU che sei profondamente convinto che la ragazzina dopo di te non potrà avere nessun altro uomo, per il semplice fatto che lei è diventata TUA, come la TUA auto, come il TUO cane, come le TUE mutande;
TU, che se qualcuno con delicatezza volesse porre qualche dubbio su questo personale concetto di vita di coppia, troncheresti subito con una risposta spiazzante e definitiva del tipo: “ma perchè si dice -la mia ragazza-?? Perche è MIA, non TUA, nè di nessun altro. MIA e basta.”
Ecco da oggi Tu, maschio fortunato, maomettano e non, hai anche la comprensione di questa nostra aperta e democratica magistratura italiana. Perché, mettiamo il caso che la TUA ragazzina non voglia più stare con te (sia mai), o magari accetti la corte di altri maschi (folle!). Ebbene, è chiaro che ciò ti renderebbe geloso e allora, qualora decidessi di ammazzarla, ti beccheresti soltanto il minimo della pena: 14 anni di carcere. Ovviamente obietterai che 14 anni non sono poi una bazzecola. Ma scusa devi proprio ammazzarla adesso? Aspetta un pò, in Italia e in tutta Europa si sta lavorando per un futuro migliore interamente dedicato a te e ai milioni di veri maschi come te.

Ora mi rivolgo a tutti.
Badate bene voi che per altri motivi vorreste liberarvi di una donna che vi sta seriamente sulla palle: se per caso la moglie, la fidanzata o l’amante, l’avvelenate, o simulate un incidente, o chessò ingaggiate un killer, rischiate grosso: soltanto se il delitto è stato particolarmente efferato, cioè se la donna viene sgozzata, o torturata e ammazzata di botte, potete sperare di ottenere una riduzione di pena. Aiuterebbe molto se vi dichiaraste pazzi di gelosia o magari fondamentalisti religiosi.
Ma, appartenere ad una razza diversa da quella autoctona sarebbe decisamente un bel vantaggio.

Leggi l'articolo "Uccidi la moglie per gelosia? Cassazione: sconto di pena" di Nino Matera "IL GIORNALE"

Chissà forse in Italia e nell' Europa permeata dalla "political correctness"molti stanno veramente impegnandosi affinché le moltitudini allogene (anche di quei popoli che causa del loro credo religioso appartengono a civiltà arretrate) possano sentirsi come nelle loro terre natìe, ma senza sottostare ai pericoli, alla fame o alle dittature che tanto facilmente tormentano i loro Paesi d'origine.

Chissà, forse in Italia e nell'Europa che con forza aspira ad integrarsi con la folla dei suoi invasori, ci sono magistrati, politici, intellettuali veramente convinti che quella gente meriti tutto, anche una giustizia diversa, più comprensiva e magari creata ad hoc per loro affinché non risulti troppo traumatica la lontananza dall'antica patria.

Ed i segnali ci sono. Quante volte abbiamo letto che in Germania, in Francia e adesso nel nostro Paese, degli infelici maomettani rei di aver massacrato figlie e mogli, sono stati condannati a pene detentive non gravi e comunque assai inferiori a quelle che per lo stesso reato sarebbero state comminate agli autoctoni? Chiamati a rispondere, quei magistrati "illuminati" hanno alzato le braccia ed hanno giustificato la loro condotta con l'impossibilità di giudicare serenamente delle persone che provengono da culture troppo diverse dalla nostra.
Ciò che ho scritto poco più sopra, non è una battuta.
E' certo che molti magistrati pensano (ed alcuni l'hanno espresso chiaramente) che alcune regole del nostro diritto non sono sufficientemente appropriate e che magari, soltanto per quella gente, si potrebbe utilizzare una giustizia diversa, più consona alla loro cultura.

Allogeni di ogni credo ed etnia, non disperate. In una Italia dominata da una diversa classe politica, potrà facilmente accadere che il sogno di alcuni di questi fini conoscitori della legge diventi realtà. Chissà, potremmo tornare al codice Rocco: uccidere mogli, figli e amanti sarebbe considerato delitto d'onore, con pene detentive da 3 a 7 anni.
E nel caso che dei giovani focosi maomettani stuprassero delle minorenni, niente paura: un bel "matrimonio riparatore" e tutto tornerebbe a posto.

Monday, May 04, 2009

Dopo tanto schifo...

Toh guarda, dopo palate di merda gettate sul Premier senza che potesse difendersi, finalmente si pubblicano anche le sue dichiarazioni.
Dal sito web de La STAMPA di oggi.

Berlusconi: "Con Veronica
è impossibile andare avanti"
Il premier: avevo tenuto insieme una situazione difficile per amore dei miei figli, ma ora non ne vedo più le condizioni

MARIO CALABRESI

Queste sono cose private, privatissime, che non dovrebbero finire sui giornali». Silvio Berlusconi è furioso, è l'una di domenica mattina ed è appena entrato in casa a Villa San Martino ad Arcore, la televisione è accesa ad alto volume e i telegiornali parlano della richiesta di divorzio avanzata da sua moglie Veronica Lario. Risponde al telefono ma il suo umore è cupo, fatica a nascondere il fastidio verso i quotidiani: «Avete dato tanto spazio ad una vicenda privata piena di falsità. Avete preso le parole della signora, le avete amplificate senza contraddittorio e a me neppure la possibilità di spiegarmi».

Ma la storia è vera, la signora Berlusconi si prepara a chiedere questa settimana la separazione dal marito e anche il presidente del Consiglio ammette di aver già mobilitato i suoi legali, questa volta nessuno dei due sembra più intenzionato a tentare di salvare il matrimonio. «Sono preoccupato e dispiaciuto - sottolinea Berlusconi -, avevo tenuto insieme una situazione difficile per amore dei figli, ma adesso è finita, non vedo più le condizioni per andare avanti. E' una storia che doveva rimanere in casa, non riesco a farmene una ragione che sia finita sui giornali». Soprattutto non riesce a farsi una ragione del fatto che la moglie e l'opinione pubblica abbiano potuto credere che volesse riempire le liste elettorali per le elezioni europee di «veline» e che si sia insinuato di suoi rapporti con una minorenne.

Parte a raccontare, per venti minuti parla senza quasi prendere fiato, e la sua rabbia gira tutta intorno alla vicenda di Noemi Letizia e della sua festa dei 18 anni a Casoria. La parola «minorenne», pronunciata dalla moglie, è quella che per Berlusconi rende impossibile qualunque riconciliazione: «Io frequenterei, come ha detto la signora, delle diciassettenni. E' una cosa che non posso sopportare. Io sono amico del padre: punto e basta. Lo giuro. La cosa mi sembrava talmente chiara e limpida che pensavo fosse impossibile che ci si potesse costruire sopra un tale castello di menzogne. Suo padre, che conoscevo da tempo, mi ha telefonato per chiedermi se lasciavo fuori Martusciello dalle liste per le Europee, io gli ho spiegato che avrei cercato di mettere sia l'ex questore Malvano sia Martusciello e che stavo arrivando a Napoli per dare una spinta ai contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati dalla burocrazia.

A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: "Stai venendo a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi, perché non vieni per un brindisi, lo facciamo in un locale che è poco distante dall'aeroporto. Ti prego vieni, sarebbe il più bel regalo della mia vita". Così ci sono andato e ho fatto foto con tutti: parenti, amici, cuochi, camerieri. Adesso ho chiesto che le si diffonda per dimostrare che non era una cosa nascosta e per intimi, ma una festa piena di gente e sotto gli occhi di tutti. C'era la polizia, il questore, se ci fosse stato sotto qualcosa di non chiaro o di poco pulito figuriamoci se ci sarei andato. Poi sono andato in albergo e ho fatto una passeggiata con il presidente del Napoli che quella sera aveva battuto l'Inter».

Al ricordo della sconfitta dell'Inter per un secondo ritrova il buon umore, ma poi ritorna al suo sfogo: «Questa storia della festa però è stata scritta in maniera distorta e allusiva e mia moglie è cascata nel tranello come un’ingenua. Ma non voglio dire nulla di male di lei, tutto quello che sta succedendo tra di noi fa parte di una vicenda privata e personale». Gli chiedo cosa prova di fronte alla fine del suo secondo matrimonio: «E' una cosa che mi addolora molto e che deve restare privata, non voglio aggiungere altre parole, non voglio causare dolore ai nostri figli». Resta un momento in silenzio, poi torna all'attacco: «La storia delle veline è un'altra macchinazione, una polemica costruita sul nulla che ci ha costretto a tirare fuori tre donne dalle liste».

Però anche all'interno del Popolo della Libertà si erano alzate voci contrarie a questa infornata di donne con una caratteristica comune: essere giovani e particolarmente appariscenti. «Tutti dicono che vogliono rinnovare la classe politica, fare spazio ai giovani e alle donne, poi se lo faccio io allora la cosa deve essere torbida. E se guardiamo alle donne che ho portato in politica troviamo persone come la Prestigiacomo, la Bertolini, la Carfagna, la Gelmini, che sono indiscutibilmente bravissime». E le tre messe nelle liste? «Una si chiama Licia Ronzulli, fa la manager in un ospedale di Milano, si occupa della gestione delle sale operatorie e fa anche attività di volontariato: due volte l'anno va in Bangladesh dove mettono in piedi delle strutture per operare bambini che hanno malformazioni.

Poi c'è Lara Comi che è stata capo del nostro movimento giovanile in Lombardia, è una ragazza bravissima e laureatissima. Lavora da quello dei giocattoli, da Preziosi, che anzi è dispiaciuto che gliela porto via. Non mi sembra proprio che siano "veline"». E Barbara Matera? «Me l'ha presentata Gianni Letta, dandomi le migliori garanzie. E' di una famiglia buonissima e secondo le accuse ha la colpa di aver fatto l'annunciatrice, come le "signorine buonasera di tanti anni fa", non ha mai sgambettato mezza nuda da nessuna parte, non è una "velina". Ma dove sono le veline? Dove le hanno viste?». Beh, quelle che avete tirato fuori dalle liste: «Sì, una ha lavorato cinque anni all'Onu e parla cinque lingue, la seconda era figlia di un tipografo di Avellino che ha sempre aiutato i nostri ed eravamo felici di darle un’occasione; la terza, Cristina Ravot, è una professoressa di musica e canta, è una che ha del talento ed era l'unica che avevamo per la Sardegna, era un candidato presentabile e mi dispiace proprio che alla fine sia rimasta fuori».

Provo a fargli un'altra domanda ma Berlusconi non riesce a smettere di parlare, la questione per un momento non è più privata ma diventa politica: «Io sono felice di candidare le donne, perché sono più serie: in Parlamento hanno il 98,8 per cento di presenze, al Parlamento europeo ci sono deputati che non vanno mai, che hanno meno del trenta per cento delle presenze. Nelle nostre liste ci sono fior di professori, manager e imprenditori, mentre nel Partito democratico il novanta per cento dei candidati sono funzionari di partito, molti ancora del vecchio Pci. La stessa cosa vale per le Europee: mettono in lista degli ottantenni, ma se li immagina che vanno avanti e indietro con Bruxelles e Strasburgo, dove non c'è neppure un volo di linea. E poi mi dicono che candido le veline e questo mi indigna».

Appena si è svegliato a Roma ha letto i giornali: «Sono andato fuori dai gangheri, indignato per la falsità delle veline e della minorenne, le insinuazioni su una mia frequentazione con una diciassettenne non si possono leggere. E poi come si può pensare che uno vada a casa di una famiglia se c'è qualcosa di sordido dietro, ma pensano che io sia pazzo?». E adesso cosa succederà? «Andrò per avvocati anch'io, ho già dato il mandato di prendere in mano la situazione. A dire la verità ci sarebbero persino gli estremi di una querela per diffamazione ma è meglio lasciar stare». E' preoccupato per i sondaggi e per le Europee? «No, i sondaggi non sembrano interessarsi di queste questioni private, sono preoccupato per i miei figli, per Barbara che aspetta un bambino, per quello che dovranno passare e per quello che hanno dovuto leggere e sentire in questi giorni. Era meglio tenerli fuori, fare una cosa pulita e silenziosa. Non riesco a farmene una ragione».

Sunday, May 03, 2009

Patetici. La Sinistra, che non accetta la volontà popolare, ancora una volta tenta di distruggere Silvio Berlusconi



Per quasi due decenni si è cercato di colpire e cancellare definitivamente il “fenomeno” Silvio Berlusconi. La sinistra antidemocratica ha aizzato i suoi giudici per imbastire dei processi che oltre a costare milioni di euro allo Stato e allo stesso Premier (ma lui i soldini ce li ha) non hanno avuto altro effetto che procurare a Berlusconi un aumento di popolarità e far capire alla gente comune l’intento cospiratorio e gli intrighi di quella parte rossa, ma anche oscura e subdola del nostro Paese.

Grazie a dio non viviamo in stati come il Venezuela, l’Iran o la Corea del Nord: la verità, pur schiacciata dalla soverchiante disinformazione, non si cancella.

Ma quella parte della Sinistra, avvezza a nasconderla e a distorcerla, non ha accettato questo fallimento e mal nasconde l’odio profondo verso Berlusconi e gli italiani-popolo bue, che gli dimostrano simpatia.

Perfino Valentino Parlato, un vecchio comunista che in questi ultimi tempi “sembrava” avesse riacquistato il lume della ragione, intervistato da Sky, come un novello Pol Pot ha pacatamente affermato che metà degli italiani avrebbero bisogno di essere rieducati (occhio: la saggezza, se arriva in tarda età – si sa – è soltanto il sintomo dell’immediato rimbambimento).

Ok, Valentino Parlato l’ha detto, ma quante altre migliaia di “compagni”, pur non esprimendolo chiaramente, ci manderebbero a “far vacanza di istruzione” in qualche bel isolotto italiano?

Tuttavia il bersaglio eccellente l’hanno ancora mancato. Proprio in questi ultimi tempi abbiamo osservato come i giornali e le emittenti televisive sinistre cercassero di colpire il premier rincorrendo le sue gaffes in giro per il mondo, purtroppo per loro tutto si è risolto nel classico buco nell’ acqua. Fior di pagine e di servizi televisivi dedicati al nulla.

Che disgrazia.

Credete che dopo fallimenti su fallimenti quella gente getti la spugna?

Ma certo che no:

che si saranno inventati questi prìncipi della disinformazione italiana?

Le veline e il premier; Veronica che accusa Silvio di avere tendenze PEDOFILE.

Il primo articolo che appare sul sito della Repubblica di oggi è dedicato alla richiesta di separazione di Veronica Lario e alle presunte giovanissime amanti di Berlusconi. In alto a sinistra si legge:"Non posso stare con un uomo che frequenta minorenni"

Sul sito dell’Unità, secondo articolo di apertura, troviamo: “Berlusconi è malato, frequenta minorenni”. Veronica: “Divorzierò”.

Pare impossibile che la signora Lario rilasci delle dichiarazioni di una gravità tale da provocare degli strascichi giudiziari...Oppure no?

Voilà: la nuova palata di fango della disinformazione è servita. Questa volta ha l’obiettivo di instillare nella mente della gente comune il dubbio atroce che chi li governa sia un malato pervertito.

Quella teppaglia ha compreso (tardi) che accusare il premier di disonestà morale, di stoltezza, di inutile gigioneria e di dongiovannismo non produceva gli effetti voluti e ha ben pensato di mirare più in alto. Chissà, magari ora si metterà in moto quella solita "giustizia " che abbiamo abbiamo avuto modo di conoscere bene dall'esordio in politica del Cavaliere. Ma le indagini potrebbero essere mirate non più verso i conti del premier, bensì verso le sue tendenze sessuali.

Ma se anche ciò si rivelasse inutile, cosa farà questa sfortunata oscura Sinistra per distruggere definitivamente Berlusconi?

Gli sparerà??

Sunday, April 05, 2009

"TANTO RUMORE PER NULLA" La manifestazione della CGIL al Circo Massimo



Distante un migliaio di chilometri dai confini patri, in una botta di autolesionismo, sèdato da un (due/tre) bicchierini di vodka (ebbene sì -Fosca, da mò, ha ripreso l'uso moderato dell'alcool con funzione terapeutica), ho assistito sul canale della RAI (RAInews24) alla manifestazione della CGIL. Qualcuno con la testa sulle spalle si chiederà - ma perchè mai questo sciagurato si impone così terribili supplizi? Insomma, volevo capire se da una manifestazione così attesa dai sinistri, uscisse qualche idea nuova, magari dannosa ed infida per il governo. Ma niente. Ma proprio niente. Ho alzato sensibilmente il tasso alcolemico nel mio sangue per nulla. Vuoto assoluto. Ed è esattamente ciò che racconta nel suo articolo il GRANDE Guzzanti.

Ero ormai pronto per dedicarmi ad altro, quando la vista dei cartelli con la scritta "Il BOLSCEVICO"*, proprio di fronte al palco, mi ha suscitato un certo grave imbarazzo di stomaco, che ho placato con ultimo sorso di vodka.
Tuttavia, prima di spegnere definitivamente la TV, ho fatto in tempo a comprendere che non ero il solo con il tasso alcolemico un pò alto: sicuramente gli organizzatori della scampagnata ci avevano dato giù di brutto con il vino dei castelli, che quello è leggero - si sa - ma ti frega.
Comunque mi chiedo: ma quanti fiaschi si saranno scolati per veder decuplicato il numero dei partecipanti?? MAH!

Così Epifani ha fatto il funerale alla Cgil
di Paolo Guzzanti

Al Circo Massimo, Epifani attacca il governo Ma la sua unica proposta è "l’apertura di un tavolo". Berlusconi: "Impossibile parlare con i sordi". Da Bertinotti a Veltroni, lo show degli scomparsi Ieri a Roma, in una giornata uggiosa e falsamente primaverile, si è celebrato un mesto rito forse funebre della Cgil, officiante il suo segretario generale, presenti e infastidite, alcune migliaia di lavoratori che poi se ne sono andati mesti e spesso furiosi. È stata una pena. L’omelia di Epifani aveva un tema metafisico: Manifestazione contro la crisi. Qualcuno aveva proposto di manifestare contro l’antropofagia, e altri contro il maltempo. La crisi come oggetto generico di manifestazione era un’idea, direbbe D’Alema, ultronea, e dunque alla fine ha vinto. Epifani ha cercato di evocare il fantasma dell’unità del popolo dolente e per questo ha pronunciato il nome «cult» di Berlusconi, che fra quella modesta marea ha provocato un muggito ostile. Soddisfatto di questo risultato politico, Epifani ha detto che bisognava aprire un tavolo. Ora si sa che aprire un tavolo non è sempre cosa facile perché occorrono tavoli speciali con prolunga o quelli tagliati nel mezzo. Epifani si è incaponito sull’apertura del tavolo senza fornire particolari e ha detto che occorreva «affrontare in modo serio, ordinato, coerente, la crisi». Alcuni dei presenti volevano a tutti i costi sapere perché non si dovesse viceversa usare un metodo allegro, caotico e incoerente, sostenendo che almeno sarebbe stato più creativo. Ma Epifani è stato fermo nel suo proposito. Solo allora tutti si sono resi conto che per un difetto dell’organizzazione nessuno aveva portato il tavolo.
Incurante, Epifani ha allora detto che «questa richiesta non è una sfida ma una richiesta per verificare di avere un tavolo con un vero confronto». C’è stata un’ondata di panico nel Circo Massimo, perché era chiaro che un tavolo da qualche parte doveva pur esistere, ma tutti si chiedevano anche come facesse un tale mobile ad avere sulla sua superficie un vero confronto. C’è stato del subbuglio che per qualche attimo ha fatto fremere i reparti antisommossa che bordeggiavano l’area campestre della riunione.
I più prudenti fra i manifestanti hanno a questo punto cominciato ad abbandonare la mesta cerimonia sostenendo che volevano visitare alcune pasticcerie del centro. Epifani ha capito che nessuno aveva trovato un tavolo e allora ha cercato di cambiare discorso dicendo che «se la ricchezza del Paese scenderà davvero del 4 per cento, questa caduta non potrà essere affrontata né con battute né con misure non all’altezza». Questa frase provocava costernazione. Molti avevano equivocato «con battute» con «combattute» e non riuscivano a vedere il nesso. Quelli che lo vedevano, non capivano.
Un brusio si è sollevato perché molti dicevano che se si fosse trovato il tavolo tutto sarebbe stato più chiaro, ma il tavolo non c’era e gli operai rumoreggiavano: «Questo ci ha chiamato qui per prenderci per i fondelli» dicevano alcuni che ho udito con le mie orecchie di ritorno dalla funzione, con le bandiere abbassate su ponte Sant’Angelo. Epifani ha pronunciato anche una indecifrabile profezia, o forse era una diagnosi, o una prognosi, o un nonsense. Ha detto: «Lo dico col cuore in mano, ma dietro queste cifre ci sono milioni di persone e molte imprese». E fin qui si trattava di espressioni ragionevoli, ma poi la cupezza lo ha spinto verso l’enigma: «Un calo di queste dimensioni non vuol dire tornare a sei-sette anni fa, ma per molti è un ritorno nel vuoto». L’idea che gli operai provenissero dal vuoto e che in quella dimensione ignota e senza peso potessero tornare, ha provocato un brivido in quasi tutte le schiene dei pur mesti convenuti.
Imbarazzato, Epifani ha pensato che forse soltanto evocando l’odiato Berlusconi le masse potessero scuotersi e galvanizzarsi. E così ne ha evocato lo spirito di Londra, quello spirito che aveva del resto rinvigorito anche la regina Elisabetta Seconda, e ha detto: «Il nostro presidente del Consiglio, prima di partire per Londra…». È stato come quando la soubrette del cabaret faceva la mossa e tutti impazzivano. Così, ieri al Circo Massimo: evocato l’odiato nemico, la piazza si è mestamente ripresa esplodendo in fischi e improperi, per il noto riflesso condizionato. Epifani che era stato poco prima sopraffatto dal pallore, riprendeva colore.
E, rinvigorito dalla sua stessa audacia, ha voluto sorprendere il raduno riparlando del tavolo, al quale ormai nessuno più pensava. E così, dopo aver rivendicato con solitario orgoglio il fatto di aver «scelto di stare in campo anche quando gli altri non ci hanno consentito di fare le battaglie che dovevamo fare insieme», ha con un cenno fatto entrare nell’arena un camioncino dal cui portello posteriore è stato fatto finalmente scendere il mobilio preferito: «Anche Cisl, Uil e Confindustria – ha detto – dovrebbero avere interesse ad un tavolo vero di confronto». Un brusio di ammirazione si è allora levato dal depresso popolo dei convocati. Tutti volevano toccare con mano un tavolo di vero confronto, perché non ne avevano mai visto uno da vicino, ma il servizio d’ordine ha fatto quadrato intorno all’oggetto e ha impedito che le masse si accalcassero intorno alla delicata suppellettile col rischio di scheggiarla.
Mentre la folla indietreggiava frustrata, Epifani continuava: «Bisogna riaffermare il peso del sindacato confederale: la divisione su questi temi riguardanti la condizione dei lavoratori non può essere registrata fino ad oggi perché la crisi ci chiede di stare uniti», ha detto. Una spalla, con cui Epifani era evidentemente d’accordo, ha gridato dal fondo: «E la Confindustria?». Lì ti volevo: Epifani ha sorriso a ventiquattro carati e ha indicato di nuovo il prezioso oggetto: «Anche Confindustria – ha detto scandendo bene le parole – avrebbe interesse ad un tavolo vero di confronto». A quel punto gli addetti hanno ricaricato il tavolo sul camioncino, che è ripartito con rumore di vecchio furgone mentre le prime gocce di pioggia cominciavano a cadere sul Circo Massimo.
La folla defluiva ormai ordinatamente quando Epifani ha deciso di riattizzare l’attenzione con domande apparentemente senza senso, ma in realtà discretamente folli: «Perché il governo ha stanziato soltanto quattro miliardi?». «E quanti sennò?», ha chiesto una voce. Senza raccogliere la provocazione Epifani continuava, su una prateria ormai umida e prossima alla desertificazione: «Perché non percepisce l’urgenza di serie politiche industriali per l’edilizia e per i servizi pubblici?».
Era ormai solo e si accendevano già le prime fiammelle del vespro quando Epifani si spegneva con una serie di incalzanti domande inutili: «Perché mette in cantiere solo misure faraoniche per i lavori pubblici? E non fa niente per le piccole e medie imprese? Perché non accelera la domanda? Perché non aumenta l’occupazione?».
Un inserviente del Comune di Roma a questo punto lo ha avvertito. «Dottò, dovemo chiude, guardi che se ne so’ annati tutti».

* leggetevi questa "perla" del Corriere che intervista Mino Pasca, direttore politico de "Il Bolscevico" in occasione del 50° anniversario della morte di Stalin.
La foto è presa a prestito dal sito www.fabopolis.com

Saturday, August 02, 2008

'Dunque, dove eravamo rimasti?' Speciale Tortora (4 parti)









"Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo “grazie” a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L’ho detto, e un’altra cosa aggiungo: io sono qui e lo so, anche per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi; sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta."