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Friday, April 25, 2008

Ghada Jamshir Attacks Islamic Clerics

Posto un’intervista del dicembre 2005 a Ghada Jamshir, attivista per diritti umani.
Ghada parla della condizione delle donne musulmane; degli stupri su bambine piccolissime legittimati da imam pervertiti; dell’infibulazione…

Vi prego di notare la faccia dell’imbarazzatissimo intervistatore. L’unica vera obiezione del giornalista di Al-Arabiya è che Ghada è stata giudicata eretica da molti, anche nei forum della rete.
Alla fine dell'intervista Ghada dice (più o meno) che “non gliene potrebbe fregà de meno.”
Una donna con le palle.

Trascrizione del video-

Interviewer: What do you have against the Shari'a courts?
Ghada Jamshir
: I have a lot against them. What they have done to the Bahraini women is not a trivial matter. For years women have been going into these courts, only to be oppressed and treated unjustly. We have reached the point that we say: enough. We have reached the breaking point.

[...]

We have a problem with family planning. We have no family planning in Bahrain. The Shiites in Bahrain have marriages for the purpose of mut'ah (pleasure). They bring multitudes of children into the world, without thinking, who grow up in the streets.
It's accepted for a man to marry a Filipino woman, a Bahraini woman, and a third woman from Iran, and then he takes two or three women in mut'ah marriage... How many children will he have?!

Interviewer: On September 12 you declared that you call upon or advise the persecuted women of the Gulf, and especially the Bahraini women, to request "social asylum" in France...

Ghada Jamshir: Not in France, in Spain.

Interviewer: Pardon me, in Spain.

Interviewer: You want opposition from abroad?

Ghada Jamshir: The point is not to have opposition from abroad. The point is for them to live and be protected in a safe country. If a woman cannot get any protection in her country, cannot get any protection from the courts, cannot get any protection in the marital home - where will she go? Where will she go?

[...]

Interviewer: Some people say that Ghada Jamshir is a Sunni, and that this is why she is leading the battle against (mut'ah) marriages, which are authorized by religious law among the Shiites.>/p>

Ghada Jamshir: Authorized by religious law?!

Interviewer: Among the Shiites, yes.

Ghada Jamshir: Does the Islamic Shari'a authorize mut'ah marriages? Does the Islamic Shari'a authorize mut'ah according to the following classification: "Pleasure from sexual contact with her thighs." They have: "Pleasure from sexual touching." "pleasure from sexual contact with her breasts." "Pleasure from a little girl." Do you know what "pleasure from a little girl" means? It means that they derive sexual pleasure from a girl aged two, three, or four.

Interviewer: Let's not go into details...

Ghada Jamshir: Let me tell you what "Pleasure from sexual contact with her thighs" means...

Interviewer: Don't give me the details...

Ghada Jamshir: This is a violation of children's rights! This constitutes sexual assault of the girl. What does "pleasure from sexual contact with her thighs" mean? It means deriving sexual pleasure from an infant. How old is an infant? One year, a year and a half, a few months?
Is it conceivable for a grown man to have sex with an infant girl? And you people tell me that the Islamic Sharia authorizes this? Forget about the mut'ah. Let's talk about misyar. What do misyar marriages mean? You said that I'm a Sunni and that's why I'm attacking the Shiites. No!

Interviewer: Some people claim that.

Ghada Jamshir: No, no. What does the misyar marriage mean? A man marries a woman from another town, and goes to her once a month. He "visits" her. He calls her his "wife."

Interviewer: Not necessarily once a month. He might go there every day.

Ghada Jamshir: Brother Turki, this kind of marriage, this kind of behavior, diminishes the woman's honor as a human being.

[...]

All her life, the woman is a prisoner in her own home. In the past, she would not go out to work, or to study abroad. Very few women would go to university outside Bahrain. She is at home in order to cook, sweep, and raise the children. How will she get an education? There are women whose families are extremist. They even force them to marry against their will.

You tell me, why is female circumcision still practiced in the Arab world? Why? Because there is no education, no awareness. A few days ago, a four-year-old girl called An'am died in Sudan.

Interviewer: Why?

Ghada Jamshir: Because she was circumcised. Four years old, and she died of blood poisoning.

[...]

I am convinced that I was 100% right in everything I have done.

Interviewer: You have been accused of heresy by some places... some Internet forums.

Ghada Jamshir: So what? Even in mosques they accuse me of heresy. So what? You think that if they accuse me of heresy, it affects me?

Interviewer: You don't care?

Ghada Jamshir: No. Allah will decide whether I go to paradise or to hell, not them.

Interviewer: Don't you think that those who accuse you of heresy...

Ghada Jamshir: These are the methods of the weak.

Interviewer: They say they are right, and you say you are right.

Ghada Jamshir: Who gave them the right to accuse me of heresy?

Interviewer: Who gave you the right...

Ghada Jamshir: What, did they go into my heart...

Interviewer: They say...

Ghada Jamshir: Did they see whether I pray or not? Or maybe it's because I don't wear a veil.

Interviewer: So you don't care. It doesn't affect you?

Ghada Jamshir: It doesn't bother me at all.

Wednesday, March 26, 2008

Per questa volta è andata bene.



Anni fa ho vissuto per qualche tempo a Kiseljak, una cittadina croata della Bosnia Erzegovina a circa 20 Km da Sarajevo. Di tanto in tanto torno da quelle parti, anche perché ho degli amici che frequento tuttora. Ieri uno di loro mi ha raccontato che l’8 marzo scorso si è trovato in mezzo ad una azione delle forze speciali della polizia e per un attimo ha creduto di essere finito sul set di un film d’azione, o di essere tornato in guerra.

Era appena entrato all’interno del disco pub che poche ore dopo avrebbe ospitato centinaia di donne per la ricorrenza dell’8 marzo, quando il locale è stato presso d’assalto da uomini armati e mascherati che si sono qualificati come membri di una sezione operativa del Ministero dell’Interno. Fuori, sulla strada proprio di fronte alla discoteca, altri uomini dei reparti speciali armeggiavano intorno ad un’auto, mentre due di loro tenevano sotto mira un uomo già ammanettato.

Quando gli agenti all’interno del locale hanno concluso la raccolta delle generalità dei presenti, hanno invitato tutti ad uscire, per proseguire indisturbati le loro ricerche all’interno dell’edificio.

A farla breve, l’uomo catturato era un musulmano ed aveva parcheggiato l’auto di fronte al pub pochi minuti prima.

Beh certo, sebbene trattasi di maomettano, il solo fatto di entrare con l’auto in una città croata e parcheggiare di fronte ad un locale, non dovrebbe (credo) costituire un reato. Tuttavia nell’auto dell’islamico erano ben nascosti due ordigni esplosivi con l’innesco a tempo e ciò, anche da noi, è proibito.

La versione “ufficiosa” che "gira" a Sarajevo e dintorni è che la polizia aveva ricevuto una "soffiata" riguardo la preparazione di un attentato da eseguirsi in una località croata non distante dalla capitale, durante la Festa della Donna.

Il disco pub era stato inaugurato da poco e la sua prima grande iniziativa sarebbe stata proprio una grande festa per l’8 marzo. Per essere certi dell’affluenza, i gestori del pub avevano distribuito i manifesti pubblicitari perfino a Sarajevo. Pertanto, pur controllando altre cittadine croate, la vigilanza si era accentuata su Kiseljak e su quel locale.

La versione ufficiale del Ministero degli Interni è che il musulmano è stato arrestato “per caso” durante una normale azione di polizia (seeeh!). Inoltre, sempre secondo il governo di Sarajevo, l'islamico avrebbe probabilmente venduto gli ordigni a terze persone.

Saturday, May 12, 2007

L'errore


«La sinistra ha tradito sé stessa abbracciando il multiculturalismo. Per poter indirizzare il mio messaggio di liberazione alle donne musulmane dovevo per forza avere un approccio rivolto agli individui. Insistere sul fatto che tutte le culture sono uguali e ugualmente meritevoli è un errore. Un liberale parla agli individui indipendentemente dal colore, dal grado di povertà, dalla fede religiosa. Sostenendo invece che tutti gli individui sono uguali e così i gruppi, le culture, la sinistra non consente di ribellarsi contro quei gruppi in difesa dei più deboli, in particolare delle donne. L’individuo è concreto, il gruppo è astratto. In nome del multiculturalismo si sono abbandonati donne e bambini al loro destino».

«Nell’Islam non c’è immaginazione se non per l’Aldilà».

Ayaan Hirsi alla Fiera del Libro di Torino

Monday, March 19, 2007

In Europa è Jihad. Parte III



“It is far too easy to get a Swedish whore……I guess you can say they get fucked to pieces.” Hamid.
Un Paese in Europa ha il più alto numero di immigrati musulmani. Ma ha anche il primato delle violenze sessuali su minori: una statistica pubblicata nel 2005 dal Consiglio Nazionale per la Prevenzione del crimine di Stoccolma svela che nell’anno precedente furono 467 gli stupri di bambine sotto i 15 anni.

La Svezia di oggi è una nazione dove sempre più numerosi sono i crimini perpetrati da giovani e giovanissimi di religione islamica e dove lo stupro, che diventa strumento per oltraggiare le giovani occidentali, è comune quasi quanto lo scippo in alcune città italiane.

Come già accade in Norvegia, parte della classe politica svedese non permette che si parli di razzismo anti-occidentale, in quanto ha la convinzione che ciò possa deteriorare quel sogno (disilluso) di vivere in una società di eguali, moderna e multiculturale. Pertanto le cronache dei crimini commessi dai cittadini “non occidentali” vengono riportate dai giornali in modo neutro e mai si insiste sulla provenienza dei malfattori. Un esempio eclatante è la cronaca riportatata da alcuni giornali svedesi riguardo alle violenze subite da due ragazze, Jenny e Linda (foto sopra), stuprate e massacrate di botte. Nei giornali fu riportato che gli stupratori erano due svedesi, un finlandese, un somalo. Ma la versione raccontata dalle vittime era sostanzialmente diversa: si trattava di quattro nord africani.
Forse la verità si trovava nel mezzo: i due cittadini svedesi erano di origine somala, così come il filandese. L’ultimo, quello identificato come realmente somalo, era nell’attesa di ricevere la cittadinanza svedese.

Abbiamo detto che lo stupro di ragazze e ragazzine svedesi è così comune nelle città, che tra non molto gli svedesi non si stupiranno di trovare nelle vetrine di alcuni negozi delle cinture antiviolenza, insomma delle vere proprie cinture di castità, re-inventate da alcune ragazze ventenni. Una delle creatrici, Nadja Björk, ha affermato che il profitto che deriverà da quest’operazione commerciale sarà nulla in confronto alla soddisfazione di contribuire a ridurre il numero delle violenze commesse contro le sue coetanee.

Eppure nella Svezia del 2007, nessuno crede ad una flessione della criminalità.
Malmo, seconda città del Paese, grande centro commerciale e culturale, ha un tasso di banditismo che a noi italiani parrebbe inconcepibile per una città del Nord Europa. Il numero degli stupri è quasi di sei volte superiore a quello registrato nella città di Copenaghen, maggiore in estensione e popolazione.
Di fatto metà dei cittadini è d’origine non autoctona. Questo comporta una sorta di ghettizzazione che ha la sua causa-effetto nella comparsa di centinaia di bande di giovanissimi rapinatori e stupratori che scorazzano indisturbati dalla periferia al centro della città rubando e saccheggiando.
A questo proposito, Feriz e Partimi, membri di una banda albanese, hanno detto che in Kosovo erano abituati ad uccidere i serbi, in Svezia hanno trovato una situazione totalmente diversa, in quanto gli svedesi "sono dei codardi" e “If they get injured, they just have themselves to blame for being weak”.
E’ sempre la solita storia: per i musulmani chi si dimostra debole si deve vergognare e non merita pietà.
Svedesi codardi? In effetti, la criminalità e così diffusa che in certe piccole città anche le forze dell’ordine evitano di contrastare le bande islamiche, poiché queste non si fanno scrupolo di minacciare di morte le loro famiglie.
Non è raro nemmeno che molte ragazzine siano rapite di fronte a persone che non fanno nulla per fermare l’aggressione. Sì, forse molti svedesi sono dei codardi, tuttavia in Svezia le minacce di morte ai testimoni dei processi per stupro sono all’ordine del giorno, e pare non esistano strutture e programmi per la loro protezione.

Durante un’intervista a dei giovanissimi studenti musulmani di una scuola della periferia di Stoccolma questi non hanno avuto alcuna esitazione ad etichettare le loro compagne di scuola come semplici “puttane svedesi” che “meritano di essere scopate a sangue”.
Sono ragazzi di 15, 16 e 17 anni, che provano un odio profondo per le loro coetanee bianche.

In un’altra intervista, riguardo allo stupro di gruppo subito da una ragazzina svedese, gli stessi ragazzi hanno risposto che “It is not as wrong raping a Swedish girl as raping an Arab girl” perché “le svedesi probabilmente hanno già fatto sesso prima dello stupro, mentre le arabe devono mantenere integra la loro verginità fino al matrimonio ed uno stupro sarebbe causa di vergogna per la loro famiglia.” Certo, il ragionamento fila.
L’odio è il comune denominatore. E’ sintomatico il caso di un ventunenne musulmano accusato solo (!) di due stupri, ma anche di avere accoltellato e sfregiato otto donne in diversi pub. Arrestato, al processo disse di avere agito “accecato dall’odio verso le puttane svedesi”.

E importante sottolineare che mentre buona parte dei giovani musulmani ritengono che tutte le ragazze svedesi siano delle “puttane”, le autorità cercano di non offendere la loro sensibilità religiosa, con la speranza che magari un giorno tutti potranno finalmente vivere in amore e fratellanza nella società multiculturale. Ed allora, come già detto, dalle cronache dei giornali scompare la nazionalità d’origine degli stupratori; scompaiono le statistiche che riguardano i gruppi etnici coinvolti nei reati di stupro ecc. ecc.
Un piccolo esempio del political correct svedese: nel 2005, due ragazze furono espulse temporaneamente dalla loro scuola perché indossavano un maglione con l’immagine della bandiera nazionale. Il Preside giustificò il suo gesto sostenendo che ostentare la bandiera poteva risultare offensivo per gli studenti immigranti.

Non abbiamo la possibilità di affermare con certezza quanti stupri siano commessi ogni anno dai giovani di religione musulmana (per le ragioni che ben conosciamo), ma i rapporti della Polizia svedese informano che 2.631 furono gli stupri (denunciati) nel 2004, con un incremento del 30% rispetto all’anno precedente - rammento che la Svezia ha circa 10 milioni d’abitanti e 1 milione sono gli stranieri -. Un altro rapporto della Polizia afferma che su 10 bande criminali, nove sono composte da cittadini di provenienza non occidentale e di religione musulmana.
Infine, l'avvocatessa Ann Christine Hjelm in un suo rapporto del 2003, quando era ancora possibile farlo, rivelava che ai cittadini di religione musulmana erano ascritti l'85% degli stupri commessi durante il periodo esaminato (tre anni)
Insomma, basta fare 2+2.

C'è del marcio in Nord Europa.
E in Francia? Ci arriviamo.

Fonti: Fjordman, Cage,Viking Observer,Winds of Chang, FrontPage, Balder, Sudkuriren, The weekly Standard,

Continua.

Sunday, March 11, 2007

In Europa è Jihad. Parte II



Oslo, abitanti 580.000. A dicembre 2006 300 casi di stupro denunciati.

Nella Norvegia dei fiordi e delle “stavkirker”, le chiese lignee inserite nell’elenco dei patrimoni dell’umanità, la capitale Oslo ha un triste primato: il rapporto popolazione percentuale di crimini contro le donne è il più alto d’Europa: come se a Roma, città di più di 2.800.000 abitanti, ci fossero quattro denuncie per stupro ogni giorno. 1)
Ovviamente ci riferiamo ai soli reati denunciati.

In sei anni, i reati di stupro nella sola città di Oslo sono quasi triplicati. AftenPosten del settembre 2001 ci informa che 111 sono gli stupri compiuti nell’anno precedente, di cui 72 commessi da cittadini “non occidentali”, 25 commessi da cittadini norvegesi o "occidentali", mentre 14 sono classificati come commessi da individui di etnia sconosciuta.
Non è un caso se ci riferiamo al 2001 perché, sebbene alcune organizzazioni musulmane, dopo l'uscita della statistica delle etnie coinvolte nei reati di stupro, abbiano fortemente condannato la violenza dei loro stessi fratelli (nuovi immigrati e giovani della seconda e terza generazione d’immigranti), promuovendo anche manifestazioni di piazza e dibattiti all’Università, tutto questo sembra essere dimenticato solo pochi anni dopo. Nel senso che le violenze contro le donne aumentano in modo vertiginoso, ma le statistiche scompaiono.
O meglio, non sono più ufficiali: la politica, in nome di una vagheggiata società moderna multiculturale, cerca di contrastare la discussione, viva in questi anni in Norvegia, che ha come oggetto la violenza sessuale come fenomeno peculiare ad una parte non minoritaria dell’immigrazione musulmana. A mio avviso, questa sorta di censura ha il suo apice nella legge contro la discriminazione, dell’aprile del 2005.
Chiunque non potrebbe che approvare una legge che sanzioni duramente il razzismo. Tuttavia, già la sua impostazione offre dei motivi di dissenso. Difatti, in soldoni, si afferma che qualunque cittadino norvegese sospettato di discriminazione razziale o religiosa “ è colpevole fino a che non dimostri la propria innocenza”.
Fjordman si chiede (ed io pure) come sia possibile che il diritto acquisito di qualsiasi individuo del mondo occidentale, ossia risultare innocente finché non venga provato il suo coinvolgimento in un reato, possa in questo caso e solo in questo, essere stravolto. In ogni modo la legge è passata. E le statistiche, come già detto, sono magicamente scomparse. Inoltre, pare che nei quotidiani casi di stupro raccontati dalla stampa norvegese, difficilmente appaia il nome dei rei, se identificati dalla polizia, e tantomeno siano segnalate le loro etnie e le religioni di appartenenza. - a meno che non vi sia un identikit certo.

Si può essere scettici sul fatto che esista un odio profondo di una parte degli immigrati musulmani verso il popolo norvegese. Eppure sembra sia così.

Un solo esempio: durante una partita di calcio finita male (disordini, feriti ecc. ecc) i giocatori curdi di una delle squadre in campo, il Djerv, hanno intimidito alcuni spettatori con la minaccia della decapitazione, minacciando pure di stupro tre ragazze (la più giovane aveva 11 anni).
Una stupida partita di calcio della categoria dilettanti, trasformata in un megafono per il nuovo Jihad. Incredibile?
E in Svezia? Peggio!
Fonti: Fjordman, Aftenposten leggi anche Femina Novo
per la foto: Conflict

1) Un corollario: i casi di stupro sono così frequenti in questi ultimi anni, che si impostano anche cause e dibattiti sui problemi ( e sulle ingiustizie) del risarcimento dovuto alle vittime. leggi

Continua

Thursday, March 08, 2007

In Europa è Jihad. Parte I



Da noi in Italia non è ancora molto diffuso e pochi ne parlano, ma è quanto mai attuale nel Nord Europa, in Francia e anche nel Regno Unito.
Mi riferisco allo stupro come metodo di lotta religiosa: una particolarissima forma di Jihad scatenata da uomini di religione musulmana contro le bambine e le giovani donne occidentali.
NORD EUROPA - Nel 2004 il 70% delle violenze a donne danesi è stato compiuto da cittadini musulmani; nello stesso anno, anche a Oslo in Norvegia, si è avuto il più alto numero di stupri (Dagsavisen). A questo proposito Gunnar Larsen, ispettore del reparto Crimini Violenti della citta di Oslo ha affermato che il - 65% degli stupri è da attribuire a cittadini "non occidentali" ...-

Nel 2004, dopo la pubblicazione dei dati relativi all'incremento degli stupri compiuti da musulmani, Shahid Mehdi muftì di Copenhagen ha dichiarato che "le donne che rifiutano di coprirsi il capo chiedono di essere stuprate"
Non meravigliamoci perchè la giustificazione a queste mostruosità arriva nientemeno che da un Professore dell'Università di Oslo, che si erge a difensore della tolleranza della multiculturale società norvegese. Unni Wikan (una donna, badate bene) afferma che “Norwegian women must take their share of responsibility for these rapes” in quanto i musulmani trovano i loro modi di vestire troppo provocanti. L'esimio professore prosegue il suo strampalato pensiero sostenendo che -le donne norvegesi hanno il dovere di comprendere che per vivere in una società multiculturale occorre adattarsi, pertanto è giusto che modifichino il loro stile di vita-. E quei cittadini musulmani? Loro non possono adattarsi a vivere come delle persone civili?
Fonti: Fjordman, Jihad Watch, Aftenposten

Continua.

L' Osama che amo


Nel 2003 esce un film che denuncia l'orrore e la segregazione delle donne sotto il regime talebano. Il film è stato girato a Kabul e la protagonista è una ragazzina di 12 anni che interpreta una bimba, Maria che vive in una famiglia di sole donne. Il film di Siddiq Barmak, girato completamente in Afghanistan, è tratto da una storia vera.

Piccola trama: la madre di Maria perde l'impiego dopo la chiusura dell'ospedale di Kabul e la famiglia si ritrova alla fame. Maria verrà vestita da maschietto e chiamata Osama. Assunta da un commerciante, provvederà a sostenere la sua famiglia, ma un giorno sarà costretta a seguire dei ragazzini fino alla scuola religiosa....

A mio avviso, il film è molto bello, dunque è da vedere, non da raccontare.
Perchè ne parlo ora? Qualcuno ha pensato bene di inserirlo su You Tube (diviso in parti di circa 10 m l'una). Non credo che rimarrà sul sito ancora per molto tempo.