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Saturday, January 03, 2009

And then Israel woke up...










A natale solitamente non mi aspetto dei regali. Ho trascorso tre mesi all’estero e tornare in Italia per qualche giorno è già un bel regalo. Ma queste feste hanno portato a me e a molti un dono inaspettato: l’insulso e farlocco governo israeliano, in un sussulto di dignità (oddio, siamo in prossimità delle elezioni), ha deciso di dare una risposta netta e decisa alla violenza del terrorismo fondamentalista palestinese e da domenica 28 dicembre la sua aviazione ha colpito incessantemente Gaza, eliminando buona parte della forza offensiva di Hamas, distruggendo una parte dei rifugi e dei tunnel impiegati per il passaggio delle armi, eliminando molti dei quadri dell’organizzazione terroristica e, notizia di poche ore fa, eliminando anche Nizar Rayyan, la nuova guida spirituale di Hamas, un assassino che all'interno dell'organizzazione terroristica aveva rimpiazzato il posto che fu dello sceicco Yassin.


La dichiarazione unilaterale della fine della tregua ed il martellamento con i missili Kassam dei territori israeliani confinanti con la striscia di Gaza hanno certamente contribuito ad accelerare l’azione di forza, che comunque era attesa e auspicata da Hamas.

Oh no, non è masochismo. Verosimilmente i capi di Hamas hanno creduto possibile che un’azione contro Gaza avrebbe causato molte vittime tra i civili e grazie a ciò il mondo intero si sarebbe sollevato contro Israele. Se le vittime non fossero state molte, gli operatori delle emittenti occidentali “amiche” avrebbero trasmesso comunque delle immagini di distruzione e di morte che, vere o false, sarebbero servite allo scopo.

Ma non dimentichiamoci che Hamas brama la fine di Israele, pertanto è anche probabile che abbia creduto in una rapida discesa in campo dei Paesi Arabi, uniti per soccorrere Gaza e distruggere il “piccolo satana”. A questo proposito, almeno fino a ora, pare che l’organizzazione terroristica abbia sbagliato i suoi calcoli, perché, a parte le solite dichiarazioni di condanna contro Israele, che ci arrivano dalla Lega Araba, nessun leader islamico intende fare qualcosa di concreto per aiutare i terroristi.

Chissà, forse Hizbullah potrebbe decidere di ricominciare i suoi attacchi contro Israele per impegnarlo su due fronti. Sarebbe la ciliegina sulla torta ed Israele di certo non perderebbe l’occasione per tentare di annichilire definitivamente la rinvigorita forza militare del Partito di Dio.


Ma anche l’opzione: tante vittime civili = tanto sdegno contro Israele, sembra ormai crollare definitivamente, perché l’aviazione israeliana, sganciando le sue bombe su obiettivi mirati, scoperti in mesi di eccellente lavoro di intelligence, sta fortunatamente limitando al minimo il numero delle vittime innocenti. Inoltre, grazie ad alcuni (pochi) media “liberi” dalla propaganda filo-terrorista, tutto il mondo ormai è a conoscenza che i palestinesi di Gaza che abitano nei pressi degli obiettivi da distruggere 1* sono avvertiti per tempo, affinché possano mettersi in salvo. Caso strano, ma eclatante, anche Nizar Rayyan era stato avvertito (testimone è uno dei suoi famigliari sopravissuti al bombardamento) eppure è rimasto ad attendere la morte, costringendo anche le sue mogli ed alcuni dei suoi figli a condividere lo stesso destino.


Leggendo le battute iniziali di questo post, qualcuno mi accuserà di essere un cinico.

E certo: non è politicamente corretto affermare che un’azione di guerra ha la valenza di un regalo di Natale.

Può darsi che sia cinico, ma è certo che non sono un ipocrita. E non nascondo che ho auspicato anch’io per molto tempo un’azione radicale di Israele contro i terroristi di ogni fazione e provenienza. Consapevole che ad ogni minaccia a cui non sarebbe seguita una pronta risposta, Hamas (e altri gruppi terroristi) avrebbe creduto in un inesorabile indebolimento del piccolo stato ebraico.


Per contro, anche se sono assolutamente convinto che con i terroristi non si dialoga, ma è necessario annichilirli dovunque essi siano (in tutto il mondo), rimango dalla parte dei più deboli, in questo caso anche di quei tanti palestinesi che vorrebbero vivere una vita normale ed invece a causa dei loro leaders, vivono nel terrore e, in molti casi, nella miseria.

Tuttavia, i capi palestinesi o le nazioni arabe che li appoggiano non sarebbero così forti senza l’apporto fondamentale di una parte marcia dell’Occidente.

Ed è proprio l’Occidente che con le sue scelte sbagliate alimenta la guerra infinita che nuoce maggiormente al popolo palestinese. Ma qui da noi nessuno pare rendersene conto.


Consiglio di leggere il piccolo post qui sotto, troverete un fulgido esempio di ideologia nazista prestata alla politica pacifista. Una chicca.

Ma il commento non mi sorprende né mi scandalizza: i pacifinti, sebbene siano una delle cause del disastro del popolo palestinese, sono assolutamente ridicoli.


Nota : 1* gli obiettivi sono quasi sempre nascosti tra le abitazioni civili, o all’interno di edifici religiosi


Wednesday, August 20, 2008

"Why would Russia target civilians?"



LA DIFFERENZA

Il violento attacco al minuscolo stato caucasico è l’ultimo atto con il quale Putin ha inteso definire la sua politica estera per i prossimi anni.

Dovrebbe essere chiaro a tutti (ma per il nostro Premier sembra non sia così), che ancora una volta il mondo è diviso tra Oriente e Occidente e alla guida del nuovo “Impero del Male” si trova una nazione che non è riuscita a fare i conti con il suo passato.

Mi aspetto che a breve il movimento pacifista mondiale torni a rivalutare il nuovo duce russo. Non potrebbe essere altrimenti, in fondo la Storia ama ripetersi ed i pacifisti di oggi discendono direttamente dal movimento dei “Partigiani della Pace” ideato e fondato nel 1949 da Stalin, il più grande assassino della Storia, per “indebolire il mondo capitalista e sottrarlo al controllo americano”.

Non a caso ho parlato di “Impero del Male”. Poiché sono convinto che, sebbene nel “mondo libero”, valga “il pensiero unico consumista”, è presente comunque un “senso morale” che segna nettamente la differenza con “l’altra parte”.

No, il mio non è fondamentalismo occidentale, ma semplice realismo.

Sappiamo tutti che la capacità di discernere il Bene dal Male è una caratteristica dell’essere umano. Tuttavia l’obbligo di raggiungere gli obiettivi imposti da certune ideologie politiche e religiose fanno sì che il comune senso morale sia posto in secondo piano, o scompaia del tutto, sacrificato sull’altare dell’Idea.
A questo proposito, molti potrebbero essere gli esempi che confortano la tesi della “differenza” tra Oriente ed Occidente. Il video di introduzione al post me ne suggerisce uno...

Nel 1999 mi trovavo a Belgrado e vidi gli effetti delle “bombe intelligenti”.
Mi colpì soprattutto la completa distruzione di uno dei palazzi del Ministero degli Interni (credo la scuola della polizia), anche perché soltanto un paio d’anni prima l’avevo guardato con attenzione e me lo ricordavo enorme e maestoso.
Dopo l’attacco Nato pareva un blocco di piombo fuso, ed era alto pochi metri.
Ma non fu questo che mi colpì maggiormente. Rimasi stupito dal fatto che, a pochi metri dal disastro, antichi palazzi, strade e giardini erano intatti. Come se nulla fosse accaduto. Osservai bene e non scorsi nemmeno tracce leggere, chessò, piccole schegge sull’intonaco, qualche cornicione danneggiato...
Mi domandai scioccamente perché le guerre non fossero solo questo: l’annientamento degli obiettivi dichiarati, evitando l’uccisione di civili innocenti.

Ed invece durante gli attacchi della Nato in Serbia, furono alcune centinaia le vittime tra i civili . Buona parte di queste si trovavano al momento dei bombardamenti, all’interno di strutture, considerate “target” dalle forze alleate. Per questo, ben prima di attaccare, la Nato usava diffondere dei comunicati affinché si limitasse la perdita di vite innocenti.
Ma è chiaro che la guerra “intelligente” non esiste. E molti civili a Surdulica, Niš, Aleksinac, ecc, persero la vita soltanto per gli errori commessi dagli attaccanti.
Tutto ciò suscitò aspre critiche dalla Comunità Internazionale e dei ripensamenti anche tra coloro che erano stati i più accaniti sostenitori dell’attacco contro Milosević.
Eppure voglio ribadire che l’uccisione di civili innocenti fu giudicata certamente un errore che si sarebbe dovuto evitare.
Ma presumo sia chiaro che nessuna azione di guerra è scevra da errori di questo genere, che vengono chiamati “danni collaterali” (brutta parola), e che per l'Occidente hanno la stessa valenza delle uccisioni per “fuoco amico”.*

Noi occidentali abbiamo maturato la convinzione non del tutto sbagliata che la NATO entra in guerra, soltanto per motivi etici*1.
In fondo la NATO è l’Occidente.
E per noi, ed anche per quelli tra noi che non osano ammetterlo, l’Occidente (in verità privo di radicate ideologie politiche e religiose) ha una sensibilità che lo rende superiore all’”Oriente”, anche perché, sebbene solo in un tempo relativamente recente, ha saldamente fissato dei principi nel suo DNA e tra questi, l’assoluta condanna per chi, persone, gruppi politici/religiosi o nazioni compie massacri volontari contro i civili
Per essere più chiari, prendiamo il conflitto del 1991-1995 in Croazia e Bosnia.
Le atrocità sono state commesse da tutte le parti: serbi, croati e musulmani. E’ stata una guerra crudele e a tratti illogica. Tra le tante assurdità abbiamo visto musulmani alleati ai serbi, combattere contro altri musulmani; croati combattersi tra loro.
Ma su tutto, abbiamo avuto la prova del progetto del “poeta” Radovan Karadzić che ha teorizzato una sistematica distruzione di due popoli, quello musulmano e quello croato.
Seguendo le direttive di Karadzić, le forze armate serbe e serbe-bosniache, comprese le centinaia di fazioni paramilitari, furono impegnate più nella deportazione e nel massacro dei civili e nel sanguinoso assedio di Sarajevo, che in effettive azioni di guerra contro le forze croato-musulmane che comunque erano meno equipaggiate ed organizzate.
Quando i croati si riarmarono e si riorganizzarono e la Nato entrò nel conflitto, il “grande” esercito serbo si dissolse.

Ebbene, se Karadzić non avesse progettato quel genocidio, il conflitto, benché illegittimo, sarebbe stato più facilmente “digerito” dall’Occidente. Ci sarebbero state comunque delle vittime civili, ma sarebbero rientrate nell’atroce casistica della guerra.
Dunque non fu tanto il proditorio atto di invasione della Bosnia croata e musulmana che colpì l’opinione pubblica occidentale, quanto lo sterminio di gente innocente.
Voi direte: “ma è ovvio!”
Certo, è ovvio per noi occidentali…

Ed eccoci al nocciolo della faccenda: buona parte del mondo non condivide la nostra “sensibilità”.
Facciamo un salto nel Medio-Oriente. Prendete ad esempio i gruppi terroristi che vorrebbero annientare Israele (palestinesi, Hezbullah): non soltanto non nutrono compassione per le vittime civili provocate dai loro attacchi, ma sono proprio gli innocenti il loro obiettivo principale. Inoltre, conoscendo bene “la pietà occidentale”, spesso, durante le risposte armate ai loro attentati, si fanno scudo dei civili affinché la comunità internazionale (occidentale) biasimi gli aggrediti che intendono difendersi, e non gli aggressori.

Raggiungiamo la Russia, dei giorni nostri. Su certa stampa, l’arresto di Radovan Karadzić è raccontato come un atto vile, perpetrato “dall’Occidente” nei confronti della Serbia e della Russia, sua protettrice.
Ma, non sono soltanto pochi gruppi radicali o gli eurasiatisti che hanno elevato “il poeta contro l’Europa moderna” Karadzić ad eroe del mondo slavo.
E’ in fondo la stessa linea di Putin, di Medveded, di Vladimir Zhirinovsky.
Ed è significativo che il rappresentante russo presso la Nato Dmitri Rogosin affermi che ''se Karadzić merita di essere giudicato all'Aja, allora accanto a lui sul banco degli imputati devono stare anche coloro che hanno preso la decisione di bombardare i pacifici cittadini morti a centinaia durante la cosiddetta democratizzazione dei Balcani da parte dell'Occidente''.

E’ ben chiaro? Ecco la prova della “sensibilità” dell’ “Oriente”: un mostro, uno psichiatra pazzo, il piccolo Hitler che ha ordinato lo sterminio di migliaia di persone inermi, viene esaltato, giustificato e difeso. Per contro, i “danni collaterali” (ripeto - brutta parola, ma questo è) delle Forze occidentali vengono poste sullo stesso piano del genocidio pianificato da Karadzić.

Noi, con molta fantasia potremmo metterci per un attimo dalla parte dei serbi e dei russi, magari comprendendo ed accettando i motivi del conflitto in Bosnia. Tuttavia, sarebbe contro la nostra natura giustificare lo sterminio studiato a tavolino dal presidente della Repubblica Srpska*2.

Andiamo al conflitto di questi ultimi giorni: vi sono stati bombardamenti sulle città, uccisioni di civili commesse dagli osseti, dai georgiani e dai russi.
Credete forse che il potente esercito russo, che ha una tecnologia militare pari a quella degli USA, perda il tempo con le bombe intelligenti?
Soldati o civili per chi non è occidentale hanno la stessa valenza. Anzi è probabile che i civili vengano “sacrificati” proprio per incutere al nemico un maggior terrore e un senso di impotenza.
Ed ecco allora la prima, agghiacciante differenza tra noi e loro.

In conclusione, in Occidente è l’individuo ad abbandonare talvolta il senso morale. Dall’altra parte è il sistema che lo impone.
Ma mai come ora, dove i confini tra Oriente ed Occidente non sono ben definiti, stare con l’una o con l’altra parte, vivere da uomo o dimenticare di esserlo, è solo una questione di scelte.

*1 La Carta dell’ Onu condanna ogni tipo di guerra, anche quella considerata “giusta”, “etica”, “umanitaria” (che in effetti è una contraddizione in termini). Ma a volte permette “l’uso controllato della forza”, non ammettendo ipocritamente che sempre di guerra si tratta.

*2 Per suggerire un altro esempio, io come molti altri sono convinto che la guerra in Vietnam fosse dettata dalla reale esigenza di frenare l’avanzata del comunismo nel sud-est asiatico. Ma altra cosa è la ferma condanna degli eccidi compiuti da “alcuni” americani durante quel conflitto. Ma l’occidente stesso condannò prontamente quei massacri. Nel caso di Mai Lay, la strage fu contrastata da altri militari americani intervenuti a difesa dei civili.
Se per ipotesi al posto degli americani ci fossero stati i russi o gli iraniani, Credete che saremmo venuti a conoscenza di quell’eccidio? Credete che l’opinione pubblica di quei paesi avrebbe condannato i loro soldati?

Friday, May 23, 2008

La (solita) pulizia etnica della Palestina.


Credo che mai come in questi ultimi anni l’odio anti israeliano abbia raggiunto picchi così alti.

Molti ritengono che tutto ciò sia parte di un piano organizzato da “menti eccelse” che in tutto il mondo, da tempo, tentano di ammaestrare l’opinione pubblica operando per giungere alla delegittimazione dello Stato di Israele.
Sebbene potrebbero essere soltanto delle congetture, a molti me compreso, sembra chiaro che questi gruppi di “giudeofobi” (neonazisti, sinistri, eurasiatisti e quant’altro), si adoperano affinché la comunità internazionale non alzi un dito quando (domani? tra un anno? tra due anni?) alcuni (noti) Paesi medio orientali tenteranno di annichilire definitivamente l’entità israeliana .

Nel quadro dell’informazione falsata anti Israele, non potevamo non accennare alla nuova opera dello “storico” Ilan Pappe: “La pulizia etnica della Palestina”. Ilan Pappe, ex insegnante all’Università di Haifa, di ideologia comunista stalinista, rientra nella cerchia degli ebrei venerati dai “giudeofobi”, come ad esempio Noam Chomsky, o Finkelstein (l’ebreo revisionista), o gli ebrei ultraortodossi del gruppo Naturei Karta che pregano per la cancellazione di Israele dalla faccia della terra.

Il “nostro” professor Pappe, dopo anni e anni di studi e affermando di essere entrato in possesso di documenti "autentici"*1, rivela nel suo libro ciò che qualsiasi ragazzino con simpatie nazicomuniste può trovare negli innumerevoli siti web pro-palestina: la cacciata dei palestinesi dalla loro terra (?), la Naqba/La Catastrofe è parte di un progetto sionista preparato da Ben Gurion ben prima della Guerra del 1948 e reso operativo attraverso il piano D (Daleth) dell’Haganà, che prevedeva la sistematica occupazione delle terre dei palestinesi (??), attuata attraverso una campagna di terrore e di morte (massacro di Deir Yassin, i massacri nella Galilea, confisca dei beni ecc.).
Sempre stando alle parole di Ilan Pappe, tutto ciò si concretizzò in una vera pulizia etnica che fu alla base della creazione dello Stato di Israele e che continua tutt’oggi a Gaza e in Cisgiordania.
Il Muro di sicurezza costruito dagli israeliani intorno alla Cisgiordania è parte attiva del "progetto di pulizia etnica" perché “respinge” i “palestinesi” verso il deserto.

Ora, a parte il fatto che si potrebbe evitare di gettare un mucchietto di eurini per questo libro, in quanto sul web se ne possono trovare a “pacchi” di storie sulla “pulizia etnica” messa in atto dai sionisti ( ad esempio, andate a leggervi “Back to roots” di Salman Abu Sitta), spiace leggere che l’esimio professore neghi con fermezza che l’esodo dei palestinesi nel 1948 fu indotto soprattutto dai Paesi arabi che intendevano così allontanare dai loro villaggi i palestinesi “per qualche settimana”, giusto il tempo per ammazzare tutti gli ebrei.

Noi non siamo come chi distorce sistematicamente la Storia: è chiaro che molti tra i palestinesi fuggirono anche in conseguenza delle voci intorno al “massacro” di Deir Yassin (opera dei gruppi terroristi Irgun e Lehi, non dell’ Haganà).

Ma la Storia è fatta dalle testimonianze di chi l’ha vissuta. Pertanto mi permetto di riportarne qualcuna:

- Dal Time Magazine maggio 1948 - "C’è un'evacuazione di massa, in parte indotta dalla paura, in parte dagli ordini dei leader arabi. Il quartiere arabo di Haifa è una città fantasma. Ritirando i lavoratori arabi, i loro leader sperano di paralizzare Haifa.”

- Dal New York Times del maggio 1948 - Abdul Rahman Azzam Pasha (primo segretario generale della Lega Araba ndF) ha dichiarato, "Questa sarà una guerra di sterminio e un massacro epocale che sarà ricordato nei tempi come i massacri compiuti dai mongoli e le Crociate".

- Da Sir Am Nakba, proclama del primo ministro iracheno Nuri Said (nazista ndF) “…noi devasteremo il Paese con i nostri cannoni e distruggeremo ogni luogo in cui gli ebrei cercheranno riparo. Gli arabi dovranno portare le loro mogli ed i loro figli in zone sicure finché i combattimenti cesseranno…”

- Dal giornale libanese Al-Sada Janub, agosto 1948, dichiarazione del vescovo di galilea George Akim “ I rifugiati (arabi ndF) erano fiduciosi che la loro assenza si sarebbe protratta per una settimana o due, avevano avuto promessa dai loro leader che le armate arabe avrebbero distrutto le bande sioniste velocemente…”

- Nel quotidiano libanese Al Hoda del giugno 1951 si riportano le dichiarazioni del solito Azzam Pashà che nel maggio del 1948 assicurò i Leader Arabi sulla conquista veloce della Palestina (una “semplice marcia militare”) e sull'altrettanto certa “gettata” degli ebrei nel Mediterraneo, nel contempo il Segretario Generale della lega Araba esortò fraternamente i palestinesi a trovare rifugio nei Paesi amici finché le armi arabe non avessero concluso il loro lavoro;

- Nel giornale egiziano Akbar Al Youm, nell’ottobre del ’63 si legge che il gran nazista (ndF) Gran Muftì di Gerusalemme il 15 maggio 1948 fece appello agli arabi palestinesi di lasciare la Palestina perché i Paesi arabi vi stavano entrando con l’intento di combattere per loro (Seee, i Paesi Arabi volevano solo prendersi e spartirsi il Paese).


Qualcuno affermerà: “ma che palle! Ma quante saranno le testimonianze di cui l’esimio professore NON ha tenuto conto?” Tante, in verità. Ne aggiungo ancora una, tratta dalle memorie di nientepopodimenoche Khaled al 'Azm, ministro della guerra siriano durante la guerra del 1948 “…una delle ragioni del fallimento arabo del 1948 è stato l’ordine dei governi arabi ai palestinesi di evacuare le loro terre per rifugiarsi nei Paesi confinanti….Dal 1948 abbiamo lottato per il ritorno dei profughi nelle loro case. Ma noi stessi siamo quelli che li hanno incoraggiati a partire….”

Al caro Pappe, rimproveriamo anche di non aver assolutamente accennato ai disegni di pulizia etnica progettati e spesso messi in opera dal leader Palestinese il Gran Nazista Amin Al Husseini. Qualcuno potrebbe obiettare “ Massì, il libro parla della “Palestina”, non del mondo intero” Certo! E ciò che avvenne a Gerusalemme Vecchia che fu, se non un atto di pulizia etnica?

Ed il tentativo di avvelenare la rete idrica di Tel Aviv nel 1944? Ed i vari massacri compiuti dalle squadracce palestinesi ai danni di civili, (donne, bambini, operatori sanitari ecc. ecc), prima, durante e dopo la guerra del 1948? Tutto dimenticato?

Il Pappe afferma che il piano D (Daleth) è la prova del progetto di pulizia etnica studiato dai sionisti prima della guerra di Indipendenza. Ma lo ha letto? E se l’ha letto, si è accorto che si tratta di un normale piano difensivo e che tuttora in tutto il globo le forze militari attuano in caso di guerra delle procedure simili?
Non è giusto?
Ma è forse la guerra giusta? Occupare o distruggere dei villaggi che ospitano e nascondono delle forze militari ostili (dopo aver eliminato le forze offensive ed evacuato la popolazione) è guerra.
Brutta e sporca come lo sono tutte le guerre, ma non si tratta di pulizia etnica (alla faccia della Corte Penale Internazionale)

Al Pappe gli importa assai di parlare del terrorismo palestinese , men che meno gli salta in testa di dire che la colpa della Naqba è da attribuire agli Arabi, al leader Gran nazista Palestinese ad ai suoi marci parenti.

Odia il Sionismo, odia Israele e la sua stessa razza. Credo che ritenga il suo Paese colpevole di tutti i mali dei palestinesi. E a proposito dei marci parenti di Amin Al Husseini, son certo che per il Pappe quel gran criminale di Arafat fu un eroe.
Dimentica di certo l’esimio storico, che Arafat, per decenni foraggiato dall’internazionale nazista, fu cacciato dalla Giordania in malo modo e in quel frangente il suo comportamento costò la vita a 10.000 palestinesi massacrati dai giordani.
Scappato in Libano, portò quel Paese all’esasperazione finché altre migliaia di rifugiati palestinesi morirono sempre per sua colpa.

IL Pappe non vuole ammettere che il male dei palestinesi è frutto delle politiche e delle strategie fallimentari dei loro leader e di gran parte del mondo arabo.

Se la prende anche con il Muro, il buon Pappe. Non ricorda minimamente che è stato costruito per impedire lo stillicidio di attentati palestinesi in Israele. Nemmeno un accenno al fatto che gli attentati da allora sono diminuiti del 99 e passa per cento.
“Che gli frega a lui?” “Il Muro respinge i poveri palestinesi verso il deserto”. Ecco tutto.
Grande analisi, esimio Professore.

Il professore è un buon uomo, vorrebbe che la “Palestina” fosse un unico stato dove ebrei e palestinesi convivono in pace (vallo a dire ad Hamas). Ora invece, a causa dei cattivi israeliani è il regno dell’Apartheid, come il Sud Africa degli anni ‘60/’70.
Per Pappe Israele è l’ultima grande potenza coloniale.

Ma che vi aspettavate da un israeliano che si batte per il boicottaggio del Suo Paese?
Ma che vi aspettavate da un israeliano che ha usato la sua influenza per promuovere delle false ricerche storiche sulla guerra del 1948 (ricerche pagate dall’OLP)?


Il libro del Pappe, è pubblicato in Italia da Fazi. Nel caso qualcuno desiderasse leggere una recensione ufficiale, consiglio quella dell’ANSA ( e te pareva) nel suo “Un libro al giorno” (ne sarà contento l’ex direttore ANSA, il “socialista nazionale” Ugo Gaudenzi).


*1 Il Pappe ha già avuto numerosi problemi legali a causa di "documenti autentici" creati ad arte dall'OLP....

Tuesday, March 06, 2007

Il nuovo pacifismo mondiale


A word to the wise.

Migliore - cambia Pusher!

II rifondarolo Gennaro Migliore ha lanciato la proposta di acquistare l’oppio afgano, prima fonte di finanziamento dei Talebani. "Il nostro - dice Gennaro Migliore - vuol essere un tentativo di indicare una soluzione politica del conflitto".
Come segnalato dall’ ONUDC e dal suo rappresentante Antonio Costa, in Afghanistan “drug production already accounts for more than 90 percent of global supply of opium” QUI

Il Migliore ha fatto una proposta geniale. Ma quanto oppio dovremmo acquistare? Mille tonnellate? Diecimila? E, tradotto in palanche, una finanziaria? Due?
Suvvia, siamo dei Signori: non facciamone una questione di soldi.
Andiamo oltre.
E’ convinto, quel genio del Migliore, che i contadini afgani abbiano libera scelta di vendere a chi pare a loro? O non è più probabile che siano costretti a produrre l’oppio e a venderlo a prezzo irrisorio esclusivamente ai Talebani?
Inoltre, nel caso si trovasse un accordo, chi ci assicura che i nostri soldi non vadano direttamente ai Terroristi?
Ci pensi? Noi che finanziamo quelli che ci vogliono ammazzare.
Qualche anima semplice potrebbe essere indotta a pensare che sia proprio questo l’intento del Miglior comunista.
Cornuti e mazziati.

Mi dispiace che alcuni esponenti della RnP, partito di cui ho gran stima, appoggino queste idee balzane.

Monday, March 05, 2007

Amici - Elogio della tortura? 2


Un giorno, molti anni fa, in una slastičarna del centro storico di Sarajevo, proprio di fronte alla grande Moschea, l’amico Kasmo ed io, ci trovammo a bere caffè e a parlare di cazzate, o della guerra, come si faceva di solito.
Quella mattina avevamo un appuntamento con il fratello di Kasmo, Refik e suo figlio XXX. Sapevo che Refik aveva passato gli ultimi anni in Germania, lavorando come responsabile alla produzione di una segheria di legnami per l’edilizia. Era partito poco dopo l’inizio delle ostilità e tornava ora, a guerra finita. Devo ammettere che già ero al corrente della storia del fratello “emigrante” e, anche senza conoscerlo, non ne avevo una gran stima. In fondo lui era rimasto al sicuro, nel cuore dell’Europa pacifica, mentre il fratello rischiava il culo combattendo i serbi in Bosnia.
Poi lo conobbi.
Cazzo, completamente diverso dal fratello: mentre Kasmo era calmo, controllato e aveva lo sguardo perennemente “incantato” (qualcuno avrebbe detto “addormentato”), Refik aveva una parlantina scattante e due occhi da furbo ma simpatico.
Era brillante e divertente e già nella prima mezzora di conversazione avevo completamente mutato opinione su di lui, sulla fuga in Germania e sul fatto che il suo stipendio mensile nell’anno 1995 fosse quasi cinque volte superiore a quello di Kasmo, che non era stato l'ultimo dei soldati dell' Armija di Izetbegovic, ma un ufficiale superiore con incarichi di comando, nella 10ma Brigata di montagna di stanza a Sarajevo...
Continua.

Sunday, March 04, 2007

Hamas : ovvero l'educazione dei bimbi in terra di "Palestina"

Molti affermano che la guerra non porti a nulla. Sono d'accordo; ma insistere cercando il dialogo con chi non vuole ascoltare è ugualmente aberrante.



Perchè in realtà sono "mostri" quei mezzi uomini che si servono dei bambini per alimentare l'odio.
Vuoi dialogare con dei mostri?

Clicca sulle immagini per guardare i video.

Elogio della Tortura? 1


"Non sono malvagio. Ho fatto molti errori nella vita, come tutti. Forse qualcuno in più. Ma non sono malvagio.
La guerra t’insegna ad uccidere. Il soldato uccide. Insomma, all’inizio ci prova: non è facile. E’ come nuotare contro corrente. Anzi, No. E’ come fare l’amore con un uomo, se sei uomo e non sei gay. E’ un agire contro natura, ma alla fine si fa, si uccide.
Ma torturare NO, torturare è diverso."