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Thursday, October 04, 2007

I nuovi progetti educativi della società multiculturale


Da Liberali per Israele riporto un articolo firmato da Renato Farina per Libero.

Proponiamo una notizia ad Al Jazeera. Mondadori, la più grande casa editrice italiana, nel suo settore scolastico dev'essere stata conquistata con una splendida azione di cavalleria araba da qualche emiro, ma forse c'erano anche dei cammelli. I libri di storia per i ragazzini (...) segue a pagina 31 (...) si chiamano "Scambi tra civiltà", autrice Vittoria Calvani. La quale scrive bene ed ha un'idea chiara di questi ultimi millenni: la parte del leone buono e generoso la fanno i musulmani. Maometto è l'eroe pieno di virtù. E Gesù? Gesù ha il suo bel posto nel Corano, e si accontenti: è stato generosamente adottato dall'Islam insieme agli altri profeti biblici. La proliferazione militare dell'Islam è «prodigiosa» e ha una motivazione: il fascino umano dei conquistatori. I non credenti (così sono qualificati cristiani ed ebrei) sotto il regime degli imam e dei sultani non hanno di che lamentarsi. Basta che paghino una tassa in più e la fanno franca, i fortunelli. Certo, ci sono dei problemi: l'islam ammette la schiavitù, ma chi non ha qualche difetto? E via così. Il cristianesimo? Niente. Un fenomeno in fondo minore. Più da vicino. La réclame è: «Libri per la scuola che si rinnova». Prima media, volume uno. Qualche dato banalmente numerico. La trattazione dell'Impero Romano è da pagina 62 fino a 85. Totale 23 pagine. Quelle dedicate all'Impero Islamico e alla "Civiltà araba" vanno da pagina 160 a pagina 197. Totale 37 pagine. Radici islamiche battono radici latine. Nessun capitolo intitolato alla "Civiltà cristiana" o al "Cristianesimo" o a "Gesù Cristo". Il capitolo di Gesù è su internet

Al di là della quantità, anche il giudizio pende da quella parte. Nei capitoli intitolati «Islam» e «Maometto» i paragrafi trascritti nell'indice sono di sperticata ammirazione. Ne citiamo alcuni, caratterizzati da leccapiedismo linguistico: «La religione accoglie i profeti della Bibbia e Gesù» (secondo me, stavano bene anche a casa loro); «I dissidenti si riuniscono nella casa di Cadìgia e di Maometto» (i dissidenti, parola magica, che evoca mitezza e inermità, quando Maometto era notoriamente un predone); «L'arcangelo Gabriele consegna a Maometto il Corano» (non male come fatto storico accertato, neanche Tariq Ramadan osa sostenerlo, ma ai nostri figli Mondadori la passa come notizia sicura); «Maometto predica le virtù delle origini ma è costretto al- l'ègira (esilio)» (anche qui, lo cacciano perché buono). Un titolo dedicato magari alla strage degli ebrei? Figuriamoci. Cristo non è considerato? Certo che in questo oggettivo libro di storia si parla del Nazareno. Ecco il capitolo apposito: «Il Corano su Gesù e il Jihad». Procediamo svelti. Un altro capitolo: «Quale fu il segreto della prodigiosa espansione islamica?». Uno pensa: l'abilità nell'agitare la scimitarra, l'organizzazione guerresca. La risposta è questa, e la citiamo ancora: «Umanità nella conquista». Ci invadono, sgozzano: e sono umani, grazie. Meno male che Carlo Martello non la pensava in questa maniera e neanche Isabella di Castiglia. Altro capitolo: «I non credenti devono solo pagare una tassa». In quel «solo» c'è un mondo di tolleranza e di bontà. Cosa sarà mai. Altri titoli: «La scolarizzazione, base del successo dell'Islam». Be', qui diamo ragione alla professoressa Calvani. Se tutti i libri sono di questo tipo, la scuola è una garanzia di vittoria (per le moschee). E il cattolicesimo? Nel libro non c'è. Se uno vuole sapere qualcosa sul cristianesimo nella storia, bisogna accedere a internet, «se interessa» è «extra-testo». Mica male come discriminazione. Come dire, un'optional. Il motore è islamico, se volete le tendine cattoliche, fate domanda. Premio Mecca per la Geografia

Il libro di geografia che merita il premio Mecca è invece edito da Nuova Italia, «L'iper libro del mondo». Autore Giulio Mezzetti. Non si scappa. Uno deve studiare l'islam sia in storia sia in geografia. Mentre nei volumi dedicati all'Italia e all'Europa il cri- stianesimo è ignorato, in quello dedicato ai «Popoli della terra», cioè al resto del mondo, si dedicano sezioni del volume all'islam e al buddismo. Te lo sei sorbito in prima media. Eccolo che ritorna in terza media. Tre capitoli qui sono per Maometto, vero eroe universale, di storia, geografia, religione, di tutto e di più. Uno dice: parlando dell'America, almeno di quella latina, si suggerirà qualcosa sul cattolicesimo o sui Pentecostali. Niente. Persino i compiti delle vacanze ti addentano il polpaccio per ricordarti chi comanda. Vedi "Melazzurra" di Nicola e Nicco, edizione Petrini. È un quaderno per l'estate, e ha questo capitolo: "Arabi, cro- ciati e monaci". Comincia con questo paragrafo: «Lode a Maometto». Non abbiamo scelto queste perle in una produzione sconfinata. I volumi sono adottati tutti in un'unica sezione, normalissima, in Brianza. Si chiama signora Patrizia la ricercatrice che ha rinvenuto questa dispar condicio pro islamica. Lavora ed è madre di due bambine che vanno a scuola in provincia di Lecco. Invece di chiedere alle figlie solo che voto hanno preso, se hanno fatto gli esercizi di matematica e sono state brave, ha guardato i libri di testo e quello dei compiti della vacanze. E si è accorta che siamo morti, non insegniamo più niente che sia un senso della vita, qualcosa di solido su cui piantare il futuro. Va bene così? Forse sì. Non si protesta nemmeno più. Patrizia mi dice che la Lega sembrava interessata, si è fatta inviare il materiale di questa resa, per un'interrogazione parlamentare, ma - dice la signora - non è accaduto niente. È come se avessimo consumato le forze. Invece Patrizia si ribella. Grazie.
Renato Farina


Friday, June 15, 2007

La solita storia ( e geografia)

Compito per le vacanze: leggere Strada

di Mario Giordano da “Il Giornale” del 12.06.07

A scuola si decide quale strada prendere. Solo che alle volte è una Strada sbagliata. O, almeno, una Strada un po' pericolosa. Lo dico con un po' di titubanza, perché mi hanno insegnato da piccolo che le istituzioni non si contestano e i professori hanno sempre ragione: ma il rigido senso di disciplina, vi confesso, è andato un po' in crisi l’altro giorno quando mio figlio mi ha fatto vedere l'elenco dei compiti delle vacanze. Dunque, secondo la sua professoressa in tutta l'estate lui e i compagni devono leggere quattro libri. Quattro libri sono già di per sé pochini, secondo me. Ma la sorpresa è stato scoprire che, fra questi quattro libri fondamentali per la formazione di un pre adolescente, ci sono L'Agnese va a morire (storia di una staffetta partigiana scritta a caldo, subito dopo la fine della guerra, e pubblicato dalla Einaudi) e Pappagalli Verdi di Gino Strada.
Ho detto a mio figlio che quella lista, forse, andrebbe un po' integrata. Perché io non ho nulla contro L’Agnese va a morire o i pensieri di Gino Strada: trovo però piuttosto bislacco che siano considerati due dei quattro testi fondamentali per la preparazione di un ragazzino di seconda media, che passa così direttamente da Harry Potter ai miti acritici della Resistenza, da Dragonball all'odio di Bush senza nemmeno avere gli strumenti per capire la violenza che si sta operando sul suo cervello.
In seconda media non hanno studiato la seconda guerra mondiale, il fascismo, il nazismo e se gli chiedi che cos'è l'8 settembre ti rispondono (se va bene): il giorno in cui si torna a scuola. Come possono capire la storia di un'eroina di nome Agnese che gloriosamente va in giro a spaccare la testa altrui (giusta azione: si trattava di un soldato tedesco, per di più nemico dei gatti), in un mondo diviso in tutti i buoni da una parte (i partigiani) e tutti i cattivi dall'altra? Sia chiaro: avrei molte perplessità anche se a mio figlio avessero dato da leggere, senza preparazione alcuna, uno degli ultimi libri di Pansa. Ma chissà perché i libri di Pansa nelle scuole non sono molto amati.
Quelli della Resistenza sì, invece. E quelli di Gino Strada, pure. Ho chiesto a mio figlio se sapesse chi è Gino Strada, se a scuola avessero spiegato qualcosa, magari un approfondimento, ho provato a interrogarlo su Emergency, le mine, la guerra e l'Onu. Nebbia totale. A mala pena lui sa collocare (grosso modo) l'Afghanistan sulla cartina geografica e ha qualche idea sui talebani, anche se nell'ultimo compito a casa me li ha piazzati in Turchia. Rispetto ai suoi compagni, comunque, è già piuttosto avanti. Ora mi chiedo: non è una violenza far calare nelle zucche dei nostri figli un libro di Gino Strada, come se fosse vangelo, senza che loro sappiano nulla di chi è, cosa fa, dei meriti e delle polemiche che l'uomo suscita?

Ma più ancora mi faccio un'altra domanda: davvero fra i quattro libri fondamentali che un ragazzino di seconda media deve leggere c'è Gino Strada? Con tutto quello che è stato scritto? Proprio Gino Strada? E L’Agnese va a morire? Ma la professoressa pensava davvero, quando ha compilato quell'elenco, al bene dei ragazzi? O era accecata dalla sua ideologia? E perché deve permettere all'ideologia di entrare così pesantemente nella formazione dei suoi studenti?
Ho provato a sollevare il tema con un po' di genitori. Ne sono venute fuori di tutti i colori. Uno mi ha raccontato che suo figlio (prima media) è tornato a casa da scuola ripetendo che «Bush è un assassino, ce lo ha detto la prof». Un altro mi ha raccontato che l'insegnante della figlia, spiegando i peggiori tiranni di Atene, ha chiosato: «Dittatori e demagoghi, insomma come Berlusconi». Le battute in cattedra si sprecano, le risatine di scherno pure.
Sia chiaro: non tutti i prof sono così. Ma ce ne sono tanti, oserei dire troppi che confondono l'ideologia con l'insegnamento. I docenti possono (anzi: devono) avere le loro idee, naturalmente. E sono del parere che possano anche manifestarle a scuola. Ma prima mettano gli studenti nelle condizioni di capire, di documentarsi, di farsi un'idea. Magari di discutere. Così li si aiuta a crescere. Altrimenti è un plagio, una violenza senza pari nei confronti di ragazzini che non potranno mai scegliere davvero liberamente. E che saranno convinti che la verità sia da raccogliere tutta su un'unica Strada, anche quando quella strada porta a sfasciare le teste altrui con un fazzoletto calato sul viso. Perché in fondo che male c'è? Sfasciare la testa agli assassini come Bush e Berlusconi è da eroi, no? Ce lo ha insegnato Agnese. Lei va a morire, si sa. E la nostra scuola, di questo passo, pure.
Mario Giordano

Non ricordo il nome del libro sul quale si studiava la geografia alle medie. Ma ricordo benissimo la sua forma: era un quadrato perfetto di 40 cm di lato. Ammetto che preferivo di gran lunga l’aritmetica e la geometria alla geografia. Spesso, durante le ore di lezione, utilizzavo quel libro dalla forma singolare per calcolarne la diagonale, oppure l’area dell’immaginaria circonferenza inscritta. Poi, quando mi annoiavo, con la matita ed il righello disegnavo sulla copertina tre belle righe verticali e tre orizzontali e passavo il resto della lezione a giocare al “quadrato magico”.

Mmmh, ora non ho memoria di quelle letture, ma ho tuttora un nitido ricordo di alcune immagini di quel libro. Per esempio, nella sezione che riguardava l’Unione Sovietica (l’89 era di là da venire), spiccavano le foto di enormi distese di grano che si stagliavano contro l’azzurro del cielo. Campi di cui non si scorgeva la fine, solcati da decine di enormi trattori con la stella rossa che procedevano schierati, come in parata. Mi ricordo anche le foto di modernissime industrie dove tra macchinari altamente tecnologici si muovevano centinaia di operai sorridenti.

Anche alcune immagini della Cina comunista ritraevano uomini e donne sorridenti: chi al suo posto di lavoro in fabbrica, chi pedalando in compagnia della famiglia sull’immensa Piazza Rossa.
Nella sezione storica, si potevano guardare i dipinti che raffiguravano una moltitudine colorata di cinesi festanti che, con innumerevoli drappi rossi, salutavano il liberatore della loro Patria. Un Mao, severo ma buono, che probabilmente tutti i bimbi dagli occhi a mandorla avrebbero voluto avere come loro papà.

Ma poi si giungeva al capitolo americano. I cieli azzurri erano scomparsi. In ogni immagine, tetri grattaceli si profilavano su sfondi grigi, fumosi.
Le foto riprese all’interno delle città erano ancora più angoscianti: strade coperte da rifiuti; case pericolanti e all’apparenza poverissime, dove vivevano famiglie di neri americani; barboni che dormivano sulle panchine dei parchi o chiedevano la carità.
Della sezione storica, mi ricordo l’immagine di una bimba vietnamita che piangeva disperata. Sullo sfondo, solo terra bruciata.

Purtroppo non ho più quel testo. Chissà, forse qualcuno lo conserva ancora.