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Molto tempo è passato (secoli forse?) da quando Đan ed io decidemmo di uscire dal Gioco. La verita' e' che in quella occasione fu lui ad impuntarsi affinché' abbandonassimo, mentre io temporeggiavo, cullandomi indolente ed illudendomi che nulla mutasse...Ora e'sempre lui ad insistere: giura di essere immerso nel Blu profondo di quei giorni lontani, ed e' persuaso che sia facile tentare... e sognare di nuovo.
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Labels: Estremismo islamico, Holy War, Islam, Londonistan
Stiamo seguendo con interesse la campagna elettorale per l’elezione del 44MO Presidente degli Stati Uniti.
Molti si chiedono se dopo aver vinto le elezioni la nuova amministrazione sarà in grado di imprimere una svolta positiva nell’economia americana e mondiale. Ma l’attualità ci impone di valutare con la stessa attenzione la linea di condotta di colui che diventerà il prossimo Presidente e che si troverà a fronteggiare da subito la nuova minaccia di una potente Russia che, sempre più ostile alla Nato ed alleata ai Paesi e gruppi islamici nemici dell’Occidente, ha fatto entrare il mondo in una nuova fase della Guerra Fredda.
Premetto che non rinnego le simpatie per il Partito Repubblicano, ma nel contempo ammetto che (per qualche tempo) fui compiaciuto dal fatto che un afro-americano concorresse alle primarie per l’elezione del candidato del Partito Democratico. Ma con il passare dei mesi il compiacimento iniziale andò affievolendosi, ed era già scomparso del tutto, quando Obama uscì vincitore dalla competizione.
In fondo crediamo di conoscere abbastanza bene i Clinton da poter affermare che se Hillary avesse sorpassato Obama alle Primarie, vincendo in seguito la corsa per
Con Obama abbiamo compreso (troppo tardi) che la “rivoluzione” sarebbe cominciata proprio dalla Politica Estera.
Ma non è tutto.
Siamo ormai abituati ai “colpi bassi” che durante le competizioni elettorali americane, colpiscono i candidati di entrambe le fazioni.
E’ semplice: si segue il principio che ogni futuro Presidente ha certamente qualcosa che vorrebbe nascondere al suo elettorato. Pertanto i gruppi che appoggiano i due contendenti spendono enormi quantità di tempo e danaro per scovare ogni minima antica debolezza o presunta colpa del candidato avversario. Infedeltà coniugale, scarso senso della Patria, ecc. ecc. Tutto va bene pur di screditare il rivale, anche se poi l’ultima parola spetta agli elettori che con il voto possono decidere di perdonare o sanzionare il loro beniamino.
Ma le insinuanti accuse rivolte ad Obama in questi ultimi tempi, hanno lo scopo di minare profondamente la fiducia dell’elettorato democratico, instillando negli elettori il dubbio che il loro prossimo Presidente abbia l'intenzione di perseguire una politica anti-americana di apertura verso quelle nazioni che vorrebbero la fine degli USA e dell’Occidente.
Per questo, e a più riprese, Obama è stato “accusato” di avere tentato di ingannare i suoi elettori nascondendo le sue origini musulmane.
Come se ciò non bastasse, in questi giorni è uscita l’intervista all’attivista per i diritti umani Percy Sutton (video di introduzione al post) che afferma di aver steso una lettera di raccomandazione per l’iscrizione del giovane Barack Obama alla Harward Law. Ciò gli fu richiesto da Khalid Al Mansour, amico e collaboratore di Obama.
Dr. Khalid Al Mansour a quel tempo aveva già dato alle stampe il libro “The Destruction of Western Civilization as Seen Through Islam, Christianity and Judaism” (1982) .
In questa “perla” trasmessa su Youtube Khalid Al Mansour afferma che “White people don't feel bad, whatever you do to them, they deserve it, God wants you to do it and that's when you cut out the nose, cut out the ears, take flesh out of their body, don't worry because God wants you to do it."
Ma evitiamo di credere che Khalid Al Mansour sia come uno dei tanti fanatici maomettani che magari potremmo incontrare in una piazza di Londra mentre arringano una folla di loro simili.
E’ stato il consulente di molti capi di stato africani e arabi per gli investimenti e la costituzione di joint-ventures. Ha insegnato in Istituti universitari africani ed americani…. Insomma ha un curriculum degno di rispetto.
Comunque rimane un islamico radicale.
A mio avviso, Obama dovrebbe giustificare all’elettorato questa sua “amicizia particolare”.
Ma mettiamo il caso che ogni illazione su Obama sia ingiustificata e che il “nostro” sia in buonafede e che non abbia alcune seria intenzione di stravolgere la politica estera dei suoi predecessori.
Credete forse che in questo caso non ci sarebbero controindicazioni alla sua eventuale vittoria?
Obama asserisce: “Non sono musulmano”. Non lo è più?
A questo proposito Daniel Pipes, nell’articolo “Barak Obama Through Muslim eyes,” riporta il pensiero di Shireen. K. Burki dell’Università di Mary Washington, convinta del fatto che Obama sia il “candidato ideale” per Bin Laden: un apostata al comando degli Stati Uniti, porterebbe ad unire e galvanizzare contro l’Occidente tutti i diversi gruppi islamici del mondo.
Insomma in un modo o nell’altro non se ne esce.
Inizia il conto alla rovescia. Al 4 novembre mancano soltanto 69 giorni.
Sull'argomento si legga anche Townhall.com, Jihad Watch, Gates of Vienna e Astute Blogger
Ultime su Barack: Liberali per Israele
Su Khalid Al Mansour si legga Frontline Fellowship, e QUI e QUI
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3:26 PM
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Labels: Barak Obama, Elezioni Presidenziali 2008, Estremismo islamico, Hillary Clinton, Khalid Al Mansour, Musulmani, Partito Democratico
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Labels: Financial time, Immigrazione, Integrazione, Islam, Lega, Multiculturalismo, The Guardian
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10:47 AM
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Labels: Falso in Bilancio, Finanza Rossa, Governo dell'Unione, Sinistra
La prima cosa che colpisce appena si esce da Tbilisi è l'inquietante assenza di qualsiasi forza militare. Avevo letto che l'esercito georgiano, sconfitto in Ossezia, poi sbaragliato a Gori, aveva ripiegato sulla capitale per difenderla. Ebbene, giungo nei sobborghi della città. Avanzo di 40 chilometri sull'autostrada che taglia il Paese da Est a Ovest. Di questo esercito che si ritiene essersi concentrato per opporre una resistenza accanita all'invasione, quasi non si vede traccia. Qui c'è un posto di polizia. Più lontano, un gruppo di soldati in uniformi troppo nuove. Ma non un'unità combattente. Non un pezzo di difesa antiaerea. Nemmeno quel paesaggio di blocchi e sbarramenti che, in tutte le città assediate del mondo, dovrebbero ritardare l'avanzata del nemico. Un dispaccio annuncia che i carri armati russi si dirigono verso la capitale. L'informazione, ritrasmessa dalle radio e alla fine smentita, crea un disordine incredibile e fa sì che le rare automobili che si erano avventurate fuori della città tornino indietro. Ma il potere, stranamente, sembra aver abbassato le braccia. Forse l'esercito georgiano c'è, ma è nascosto? Pronto a intervenire, ma invisibile? Siamo in una guerra dove l'astuzia suprema è, come nelle guerre dimenticate d'Africa, di apparire il meno possibile? O il Presidente Saakashvili ha scelto di non combattere, come per mettere europei e americani davanti alla proprie responsabilità e alle proprie scelte («pretendete d'essere nostri amici? Ci avete detto cento volte che con le nostre istituzioni democratiche e il nostro desiderio d'Europa il nostro governo — in cui siedono (fatto unico negli annali) un primo ministro anglo-georgiano, ministri americano-georgiani, un ministro della difesa israelo-georgiano - era il primo della classe occidentale? Ebbene, è il momento di provarlo»)? Il fatto è che la prima presenza militare significativa nella quale ci imbattiamo è un lungo convoglio russo, almeno cento veicoli, giunto tranquillamente a rifornirsi di benzina in direzione di Tbilisi. Poi, a quaranta chilometri dalla città, all'altezza di Okami, ecco un battaglione, sempre russo, appoggiato da un'unità di blindati che ha il compito di impedire il passaggio ai giornalisti in una direzione e ai profughi nell'altra. Uno dei profughi, un contadino ferito alla fronte ancora inebetito dal terrore, mi racconta la storia di questo villaggio, in Ossezia, da dove è fuggito a piedi tre giorni fa. I russi sono arrivati. Sulla loro scia, le bande di osseti e cosacchi hanno saccheggiato, violentato, assassinato. Come in Cecenia, hanno raggruppato giovani uomini e li hanno imbarcati in camion verso destinazioni sconosciute. Sono stati uccisi padri davanti ai figli. Figli davanti ai padri. Nelle cantine di una casa fatta saltare con bombole di gas, si è scoperta una famiglia che è stata depredata di tutto quello che aveva tentato di nascondere, si sono fatti mettere gli adulti in ginocchio prima di giustiziarli con una pallottola in piena testa. L'ufficiale russo, responsabile del check point, ascolta. Ma se ne infischia. Ha l'aria di chi ha bevuto troppo e se ne infischia. Per lui, la guerra è finita. Nessun pezzo di carta — cessate il fuoco, accordo in cinque o sei punti — cambierà nulla alla sua vittoria. E quel poveraccio di profugo può raccontare quel che vuole.Per la versione integrale cliccare quiVicino a Gori, la situazione è diversa e improvvisamente diventa tesa. Ai margini della strada, jeep georgiane nei fossati. Più lontano, un tank carbonizzato. Ancora più lontano, un check point più importante del precedente, che blocca il gruppo di giornalisti al quale ci siamo uniti. Soprattutto, ci dicono chiaramente che ora non siamo più i benvenuti. «Siete in territorio russo — abbaia un ufficiale gonfio d'importanza e di vodka —. Può andare avanti solo chi è accreditato dalle autorità russe». Per fortuna, sbuca un'auto del corpo diplomatico. È dell'ambasciatore dell'Estonia. A bordo, oltre all'ambasciatore, c'è il Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza, Alexander Lomaia, che ha l'autorizzazione di andare a cercare i feriti dietro alle linee russe, e accetta di farmi salire in macchina insieme alla deputata europea Isler-Beguin e a una giornalista del Washington Post. «Non posso garantire la sicurezza di nessuno, previene. È chiaro?». È chiaro. E ci stringiamo nell'Audi che si dirige verso Gori. Dopo altri sei check point, arriviamo a Gori. Non siamo al centro della città. Ma dal punto in cui Alexander Lomaia ci ha lasciati prima di ripartire, da solo, per recuperare i feriti, possiamo vedere incendi a perdita di vista. I razzi illuminanti che, a intervalli, rischiarano il cielo e sono seguiti da brevi detonazioni. Ancora il vuoto. Odore di putrefazione e di morte. Poi, l'incessante rimbombo di blindati e auto civili piene di miliziani riconoscibili dalla fascia bianca attorno al braccio e dai capelli trattenuti da una bandana. Gori non appartiene a quell'Ossezia che i russi pretendono di essere venuti a «liberare». È una città georgiana. Ebbene, l'hanno bruciata. Saccheggiata. Ridotta a città fantasma. Svuotata. «È logico, spiega il generale Vyachislav Borisov, mentre nel fetore e nella notte aspettiamo in piedi il ritorno di Lomaia. Siamo qui perché i georgiani sono degli incapaci, la loro amministrazione è crollata e la città era in preda ai saccheggiatori. Guardate...». E su un cellulare mi mostra alcune foto di armi, di cui sottolinea pesantemente l'origine israeliana. «Credete forse che potevamo lasciare questo bazar senza sorveglianza?». Nell'accendersi una sigaretta fa sussultare il piccolo carrista biondo che si era addormentato nella torretta. «Abbiamo convocato a Mosca il ministro degli Esteri israeliano. Gli è stato detto che, se continuava a rifornire i georgiani, noi avremmo continuato a rifornire Hezbollah e Hamas». Avremmo continuato...Che confessione! Passano due ore. Due ore di sbruffonate e di minacce. Finché torna Lomaia e ci affida un'anziana signora e una donna incinta che ha portato via dall'inferno incaricandoci di accompagnarle a Tbilisi. ...
2 Aprile 2004- Astana, Kazakistan. Conferenza internazionale “Eurasianismo dall'idea all pratica". Il presidente russo Vladimir Putin viene nominato professore onorario alla locale, prima Università
Eurasiatista, "Lev N. Gumilev".
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6:43 PM
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Labels: Georgia, Occidente, Oriente, Putin, Russia, Senso Morale
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Labels: Georgia, Guerra "etica", Guerre, Medio Oriente, Occidente, Pacifisti, Partigiani della Pace, Putin, Radovan Karadzic, Russia, Senso Morale
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1:22 PM
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Labels: Dugin, Eurasia, Georgia, Nazionalbolscevismo, Ossetia del Sud, Ukraina
Che cosa è accaduto nel Caucaso?
I rapporti tra Ossetia del del Sud e Georgia sono tesi da sempre, almeno dal primo referendum per l'indipendenza del 1992, che portò ad una guerra con 2000 vittime.
In seguito accadde ben poco fino al 2004 quando vi furono nuovi combattimenti con molti morti e feriti
Nel settembre del 2006, dopo circa due anni di pace, gli osseti abbatterono l'elicottero che trasportava il Ministro della Difesa ed il Capo di Stato Maggiore della Georgia.
Non ci furono vittime, ma alcuni giorni dopo la risposta della Georgia fu l'attacco ad alcune pattuglie ribelli. Tre osseti ed un soldato georgiano restarono uccisi. Due mesi dopo il governo secessionista dell'Ossetia del sud ottenne una larga maggioranza al secondo referendum per l'indipendenza. Tuttavia, come nel 1992, l'Unione Europea si rifiutò di riconoscere il piccolo stato (poco meno di 100.000 abitanti).
Dal 2006 al luglio del 2008 non vi furono che alcune sporadiche scaramucce tra i due paesi.
Nello scorso mese di luglio l'Ossetia intensifica le operazioni di disturbo sul confine. Alcuni aerei russi partono dal territorio osseto e sorvolano ripetutamente lo spazio aereo georgiano. Da postazioni dei separatisti vengono lanciati a più riprese dei missili contro la Georgia. Mikheil Saakashvili, il presidente georgiano denuncia la violazione del "cessate il fuoco" da parte dell'Ossetia. Iniziano i primi combattimenti nelle zone di confine.
E' il 1 agosto.
Dopo sei giorni la Georgia tenterà l'invasione dell'Ossetia del Sud, finendo direttamente nella trappola russa.
Posto la traduzione di un articolo apparso su "РОССИЯ.3" il sito dell'Unione della Gioventù Eurasiatista (o Eurasista). Riguarda il congresso che si è svolto, guarda il caso, proprio nell'Ossetia del Sud, poche settimane prima dell'inizio della nuova ondata di provocazioni ossete che hanno portato al fallito tentativo di invasione.
Il 30 giugno scorso si è tenuto in Ossetia del sud, nella città di Tskhinval, il III Congresso dell’Unione della Gioventù Eurasiatista.Nella foto, il Presidente del governo separatista dell'Ossetia del Sud, Eduard Kokoity e Alexandar Dugin
Hanno partecipato alcune centinaia di giovani eurasiatisti provenienti dalla Russia, dall’Ucraina, dal Kazachistan, dalla Turchia, dalla Francia, dall’Italia, e dalla Serbia. Tra i più importanti relatori del convegno dobbiamo ricordare il filosofo politico Alexandar Dugin , il presidente dell’Ossetia del Sud Eduard Kokoity e Pavel Zarifullin, il leader dell’Unione della Gioventù Eurasiatica.
Punti salienti dell’incontro:
• Non si riconosce il catastrofico crollo dell’Unione Sovietica verificatosi contro la volontà popolare espressa dal referendum del 1991;
• Si prende atto che vi sono cambiamenti positivi in Russia dopo l’elezione del Presidente Dmtri Medvedev che assieme a Putin si è opposto all’aggressiva espansione della Nato verso Est;
• Si deve accettare l’idea che la Russia è sotto minaccia di guerra da parte degli Stati Uniti che intendono far entrare nella Nato l’Ucraina, la Georgia e l’Arzeibagian.
• Vi è un fronte nemico interno alla Russia finanziato da speciali servizi occidentali. Questa rete di guerra sta cercando di sabotare la riforma patriottica di Putin/ Medvedev (si fanno alcuni nomi: Trenin, Belkowsy, la Fondazione Soros, L’Istituto di strategia Nazionale, ecc.)
• Si annuncia la mobilitazione contro “lo spietato e pericoloso nemico”. Ed il nemico interno deve essere schiacciato;
• Si prende atto che la parte più importante del paese è il Caucaso. Per questo motivo i servizi occidentali stanno tentando di staccare la Russia dal Caucaso. Loro hanno finanziato la ribellione in Cecenia e sono responsabili del sangue di Beslan. E nel caso di avvio di nuovi conflitti provocati dai burattini degli Stati Uniti (Georgia e Azerbaigian), ci saranno migliaia di volontari armati che raggiungeranno l’Ossetia meridionale, L’Abkhatia e il Lezgistan.
• Si prende atto che in Ucraina potrebbe presto scoppiare una guerra civile tra i ribelli del Sud-est che hanno in odio il regime Yushchenko-Tymoshenko . A questo proposito l’intervento della Nato che vuole assorbire il Paese, scatenerà una rivoluzione del popolo.
• Per contrastare le azioni di controllo da parte dei servizi segreti ucraini e georgiani si crea una organizzazione di intelligence da affiancare agli apparati dell’ l’Ossetia meridionale e dell’Abkhatia.
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12:59 PM
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Labels: Dugin, Eurasia, Georgia, Ossetia del Sud, Russia, Ukraina, Venti di Guerra
Intermezzo musicale.
Elvir Lacović (Laka) con la sorella Mirela ha rappresentato la Bosnia Erzegovina al 53° Eurovision Song Contest (Belgrado maggio 2008) arrivando alla finale con la canzone “Pokušaj”. Ma è la Russia che ha vinto l’ Eurovision Song Contest con la canzone “Believe” di Dima Bilan.
Laka, nato a Goražde, vive a Sarajevo e per il suo rock eccentrico, ironico ed alternativo è diventato un cantante “cult” in Bosnia. Io lo apprezzo molto, inoltre ammetto di essere letteralmente affascinato da Mirela che mi ricorda il mito Nina Hagen.
Oltre al video, posto il testo e la traduzione (mia) in italiano. Esiste anche una versione inglese di “Pokušaj”, ma non è la traduzione del testo originale, bensì una canzone diversa.
“Pokušaj”
(Ne silazi sa čardaka
(Rek’o mi je pjevač Laka
(Ne klepeći nanulama
(Nemoj da se praviš dama)
(“Non (fingere di) scendere dal castello”
Mi è stato detto da Laka, il cantante
“Non far suonare I tuoi sandali di legno”)
“Non fingere di essere una Signora”)
(Ne silazi sa čardaka
(Rek’o mi je lično Laka
(Ne silazi sa čardaka
(Dok ti ljubav nije jaka)
(“Non (fingere di) scendere dal castello”
Mi è stato detto personalmente da Laka
“Non scendere dal castello
Finchè il tuo amore non è forte abbastanza”.)
Na moju omiljenu foru
Prevarim faunu i floru
Da život nije postao u moru
Nego od ljubavi
Ljubavi, ljubavi
Od ljubavi.
Con il mio trucco preferito
ho imbrogliato la fauna e la Flora
perchè la vita non fu create dal mare
Ma dall’amore
amore, amore
Dall’amore.
Kolike protračismo dane
Ležeći, jedući banane
Pa spadosmo na niske grane
Bez ljubavi
Ljubavi, ljubavi
Bez ljubavi.
Quanti giorni abbiamo speso
distesi, mangiando banane
scendendo dai rami più bassi
Senza amore
Amore, amore
Senza amore.
Pokušaću da te poljubim a ti se pravi luda
Pokušaću da te poljubim a ti se pravi luda
Pokušaću da te probudim a ti se pravi budna.
Proverò a baciarti, ma tu fingi di essere matta
Proverò a baciarti, ma tu fingi di essere matta
Proverò a svegliarti, ma tu fingi di essere già sveglia.
(Ne silazi sa čardaka
(Rek’o mi je pjevač Laka
(Ne klepeći nanulama
(Nemoj da se praviš dama)
(“Non (fingere di) scendere dal castello”
Mi è stato detto da Laka, il cantante
“Non far suonare I tuoi sandali di legno”)
“Non fingere di essere una Signora”)
(Ne silazi sa čardaka
(Rek’o mi je lično Laka
(Ne silazi sa čardaka
(Dok ti ljubav nije jaka)
(“Non (fingere di) scendere dal castello”
Mi è stato detto personalmente da Laka
“Non scendere dal castello
Finchè il tuo amore non è forte abbastanza”.)
Pokušaću da te poljubim a ti se pravi luda
Pokušaću da te poljubim a ti se pravi luda
Pokušaću da te probudim a ti se pravi budna
Proverò a baciarti, ma tu fingi di essere matta
Proverò a baciarti, ma tu fingi di essere matta
Proverò a svegliarti, ma tu fingi di essere già sveglia.
Pokušaću da te poljubim a ti se pravi luda
(Ne silazi sa čardaka
(Rek’o mi je pjevač Laka)
Pokušaću da te poljubim a ti se pravi luda
(Ne klepeći nanulama
(Nemoj da se praviš dama)
Pokušaću da te probudim a ti se pravi budna
Proverò a baciarti, ma tu fingi di essere matta (“Non scendere dal castello”
Mi è stato detto da Laka, il cantante) Proverò a baciarti, ma tu fingi di essere matta
(“Non far suonare I tuoi sandali di legno”
“Non fingere di essere una Signora”) Proverò a svegliarti, ma tu fingi di essere già sveglia
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10:05 AM
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Labels: Bosnia, Eurovision, Laka, Musica, Sdrammatizziamo
Dialogo semiserio sulla guerra scoppiata pochi giorni fa in Georgia, sulla guerra che verrà e sull’amicizia.
Sabato 9 agosto ore 07.15. Fosca ha appena concluso una breve corsa sulle colline antistanti il centro abitato. Prima di tornarsene in città da’ un’ultima occhiata al vasto panorama che si apre dalla sommità del colle verso Sud. Nella vasta pianura che dopo pochi chilometri è già Bosnia (Repubblica Serba di Bosnia), spiccano due rilievi montuosi. Fosca si chiede se vi siano delle vie d’arrampicata e vorrebbe essere lassù, su quelle cime, per guardare verso NNE, proprio verso il punto dove si trova in questo momento.
Squilla il telefono.
P: Ciao dove sei?
Fosca: Eh?
P: Sono P. Dove sei?
Fosca : qua sopra (di norma Fosca, benché si alzi dal letto molto presto, si sveglia completamente soltanto verso le 10-10.30).
P: Ah…. “Qua sopra” dove?
Fosca: Sulla vetta di XX. Sto ammirando il panorama.
P: Hai ascoltato le ultime notizie dalla Georgia?
Fosca: Uh?
P:
Fosca aspira con forza l’aria frizzante del mattino. Sta cominciando a svegliarsi…
Fosca: Certo, ho visto il Tg stamani. Non riesco a capire perché quel piccolo Paese abbia voluto tentare un’operazione senza speranza in Ossetia. Probabilmente i russi attendevano solo questo passo falso per muovere guerra…
P: Appunto, è molto strano. Forse c’è “qualcosa dietro” a tutto ciò…
Entrambi, molti anni fa abbiamo letto “Il Pendolo di Foucault” di Umberto Eco. Eppure a P non ha insegnato nulla, ancora oggi è affascinato dalla teoria del complotto. Io invece, come molti altri, credo che quando qualcuno tira fuori la storia di un complotto “in essere” sta semplicemente provando al mondo intero che il complotto non esiste, o meglio, che è stato inventato. Se veramente esistesse una sorta di “complotto”, sarebbe talmente segreto che nessuno ne conoscerebbe l’iter, gli scopi ed i soggetti.
Spesso ho tentato di convincere P dell’infondatezza della teoria del complotto , a volte prendendo ad esempio le ultime *azzate create ad arte dai maomettani in oriente, e quelle inventate da quel gran “ genio della balla” americano (MR Noam “Rincoglionito” Chomsky) in occidente ( senza dimenticare le innumerevoli sequele di sciocchezze create dai coglioni nostrani)
Ma non c’è stato verso.
Eppure, come in questo ultimo caso, non c’è traccia di complotto: tutto era già scritto, e a conoscenza di tutti. Ma ne parleremo più tardi, in un altro post.
Fosca: Probabilmente il Presidente Georgiano è scivolato in una trappola. In fondo sapevamo da tempo che i russi avrebbero cercato un pretesto per riprendersi i Paesi della disciolta Unione Sovietica. Stanno cominciando da quelli più piccoli. Poi passeranno ai Paesi più importanti, come l’Ukraina; infine si dedicheranno alle nazioni dell’Ex Patto di Varsavia. Ma personalmente non credo che riusciranno in questa impresa.
P: E allora esiste un complotto (e te pareva)
Fosca: Mah. Per me no. Esiste una linea guida del solito Traditore dell’Occidente Putin e dei suoi fedelissimi. Ma non di certo un complotto segreto per il possesso del globo perché, sebbene le mire russe vadano ben al di là della piccola Georgia, non sono affatto segrete. Anzi, ti dirò che basta leggere il programma del gruppo neo-eurasiatista di Alexandar Dugin : è tutto scritto lì. Nero su bianco.
P: E noi che facciamo?
Fosca: E “che facciamo” CHE?
P: Si potrebbe raggiungere
Ore 07.18. Fosca dopo l’ultima battuta di P è completamente sveglio. Avrebbe pronta una replica, ma lì per lì le parole elaborate dal cervello si rifiutano di uscire dalla bocca.
Tutto ciò che riesce a pronunciare è:
Fosca: *AZZO!!!
P: Eeeh… *azzo! *azzo! *azzo! Non hai altri argomenti? Non eri tu che ci ricordavi che dobbiamo essere pronti in ogni momento per contrastare “con ogni mezzo” le brame dei musulmani sull’Europa ed impedire così il nuovo Califfato??
Fosca: *azzo! Cioè, volevo dire: assolutamente sì. Ma perché ciò avvenga, la “conditio sine qua non” (a P piace il latino) è che si rimanga vivi fino ad allora. Combattere adesso insieme allo scalcinato esercito georgiano contro la potente armata russa nella piccola guerra che ha praticamente già vinto equivale ad “inseguire la bomba dopo averla lanciata”. Altra cosa è condurre una “asymmetric war” e spesso ciò avviene quando la vittoria della parte avversa si considera un dato di fatto. Pensiamo ai passa centomila morti russi in Cechenia, una repubblica poco più grande della Georgia…
Silenzio
Fosca: Uè, ci sei??
P: Son qua
Fosca: Credi che abbia torto? No, perché se credi che abbia torto, dimmelo. Cambia nulla, ma almeno saprò che non la pensi come me….
P: Beh, forse hai ragione…. Ma sinceramente non credi che stiamo un po’ tradendo i nostri ideali, la nostra storia?
Fosca: Ragionare sui nostri limiti non significa tradire i nostri ideali, anzi è un modo per valutarli e credo rinvigorirli. La tua stessa telefonata di oggi ne è una prova. In fondo, con gli anni molto è cambiato in noi, ma è confortante sapere che un punto fermo rimane: i valori che ci hanno contraddistinti un tempo, sono a tutt’oggi presenti e solidi. E la percezione di questa compattezza e di questa corrispondenza d’intenti tra te e me è ora più facile(*azzo!). Anche perché mi accorgo che alcuni vicino a noi e che erano simili a noi, pare non lo siano più. Si sono “ inflacciditi”, imborghesiti. Svogliatamente o volutamente hanno dimenticato i vecchi principi…
P: Spetta a noi ricordarglieli!
Fosca: Già. E come??
P: A calci negli stinchi, ovviamente.
Fosca: Assolutamente sì. Quando cominciamo?
A propo, e per
P: Speriamo che si giunga ad un “cessate il fuoco” onorevole per entrambe le parti. In quanto a noi, ci saranno certamente altre occasioni per fare la guerra ai russi.
Fosca: Per l'Occidente contro l'Oriente. Tuttavia, speriamo non sia cosi. Ma se le brame espansionistiche di Putin continueranno in futuro, e se per questo motivo ricorrerà anche all’appoggio del suo nuovo alleato iraniano o stringerà nuove alleanze con le forze terroriste jidaiste, allora presumo che uno scontro sarà inevitabile. Inoltre è certo che in Europa, intendo in Germania, in Francia, In Italia, nel regno Unito, ecc sono già all'erta migliaia di imbecilli pronti ad appoggiare l’idea di un nuovo Impero Europeo guidato da Mosca e lieti di mettersi con il culo all’ar…. A propos……Amnesia! Ti ricordi chi scrisse “Europa: Un Impero di 400 milioni di uomini”?
P: Thiriart!
Fosca: Lui! Mi sta tanto sui maroni che a volte ne dimentico il nome. Recentemente ho letto che negli anni '60 a Bucharest incontrò l’allora ministro degli Esteri della Cina Chu-en Lai e gli chiese i mezzi per costituire un apparato armato che all’interno dell’Europa combattesse il nemico comune americano. Probabilmente Chu-en Lai lo prese per matto e per fortuna ciò non ebbe un seguito.
P: Che gran figlio di p… Mi dispiace tanto che sia morto di morte naturale. E dire che quel porco è vissuto fino a 70 anni!
Fosca: Appunto. E’ vissuto 60 anni di troppo. Ma intendevo dire, hai presente quanti coglioni come Thiriart girano ora per l’Europa con il culo all’aria in attesa di essere sodomizzati dai russi e dai maomettani? E tra tutto questo svolazzar di chiappe, questi imbecilli, finti “intellettuali, professori, filosofi” inducono altri, giovani di estrema destra e di estrema sinistra, a far comunella, a calarsi le braghe ed attendere pazientemente che la nuova era arrivi.
P: E sarà allora di nuovo Occidente contro Oriente.
Fosca: E sarà Guerra Civile in Occidente e poi Guerra contro l’Oriente
P: Intellettuali e Filosofi potrebbero essere i salvatori del mondo come gli artefici della sua distruzione. E non li rispetto. Guarda quel figlio di p…. poeta psichiatra Karadzic, ha teorizzato una Bosnia completamente Serba, ha autorizzato il genocidio e la deportazione di migliaia di persone eppure sono certo che non ha mai avuto le palle per ammazzare personalmente qualcuno. Mentre sono certo che se qualcuno gli avesse puntato un coltello alla gola, si sarebbe cagato addosso dalla paura.
Che schifo!
Fosca: E che spreco!
P: Che spreco Che?
Fosca: Diavolo! Lo scorso anno ho passato un periodo a Ruma e non so perché ma credo di averlo visto con quella barba bianca, quei capelli lunghi ed un gran cappello bianco tipo Borsalino….
P: E?
Fosca: E che spreco!
P: No, tu ti riferisci ai 5 milioni di dollari di compenso per le informazioni sulla cattura!!!
Fosca: Beh, insomma… E poi se fosse stato veramente lui....chissà, forse avrei anche preferito catturarlo io stesso (o NOI)....
P: Capito. Ideali a puttane, eh?
Fosca: Dài, è noto: tu sei l’idealista puro, io… così, così. A mia discolpa, come ben sai, posso aggiungere che sono un po’ folle,…
P: Un tantino sociopatico, no?
Fosca: Ah sì, grazie. Allora dicevo un po’ folle, un tantino sociopatico, sadico, cinico e completamente privo di compassione, ma solo per chi non la merita. Insomma, una brava persona.
Ma poi lasciamo perdere, probabilmente un anno fa a Ruma non era lui… Certo che con quei capelli strani… e quella barba…
P: Oh insomma! Non si stava parlando delle prossime guerre e di quelle in corso?
Fosca: Hai ragione, cercavo di sdrammatizzare. Spero anch’io che tutto in Georgia finisca presto. Tuttavia, penso che sarai d’accordo con me sul fatto che ciò segna l’inizio di una nuova era di violenze e soprusi che probabilmente porteranno ad un nuovo grande conflitto: Guerra Civile in Occidente e poi Guerra contro l’Oriente.
P: Ma allora il tutto è solo rimandato. Meglio così, avremmo corso il rischio di perderci la competizione di paintball di settembre…
Silenzio
Fosca: Ecco, appunto.
P: Dàì, cercavo anch’io di sdrammatizzare. E poi mangeremo la Čobanac!
Fosca: E
P: E
Fosca: Non dirmi! Ci sarà anche la zuppa di pesce?
P: Ma certo! E non pesce di fiume. Pesce dell’Adriatico.
Fosca: Ok. E’ giunto il momento di tornare “a valle” per fare un ottima/abbondante/sostanziosa colazione.
P: Ci vediamo stasera, così mi illustri quel complotto degli eurasiatisti amici di quel figlio di p….di Putin.
Silenzio
P: XX, mi senti?
Fosca: Sì, sì va bene, ci vediamo stasera. Ma c’è ancora una cosa:
P: Che?
Fosca: NON ESISTE NESSUN COMPLOTTO!
I personaggi di questo dialogo sono:
-P, tedesco, Ex militare d’artiglieria (3 anni), ex allievo della Legione Straniera francese (pochi mesi), volontario HV e HVO in Croazia e Bosnia (4 anni). Vive in Croazia.
- Fosca , è Fosca.
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Fosca
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