Molto tempo è passato (secoli forse?) da quando Đan ed io decidemmo di uscire dal Gioco. La verita' e' che in quella occasione fu lui ad impuntarsi affinché' abbandonassimo, mentre io temporeggiavo, cullandomi indolente ed illudendomi che nulla mutasse...Ora e'sempre lui ad insistere: giura di essere immerso nel Blu profondo di quei giorni lontani, ed e' persuaso che sia facile tentare... e sognare di nuovo.
Sunday, January 04, 2009
In breve. L'aviazione israeliana, durante il bombardamento del 28-29 dicembre scorso, ha colpito la prigione dove erano rinchiusi in attesa del processo dei palestinesi accusati di collaborazionismo con Israele (e con Fatah). Alcuni detenuti feriti sono stati trasportati all’ospedale At Shifa, nel reparto ortopedico, dove dei militanti di Hamas hanno provveduto ad ucciderne sei in 24 ore. Le notizie a riguardo si fermano al 30 dicembre. Probabilmente a quest’ora Hamas ha massacrato nei loro letti tutti i ricoverati accusati di collaborazionismo.
Sono delle bestie. Sono dei nazisti. Come coloro che in Italia e nel mondo occidentale li difendono.
Karen AbuZayd, commissaria generale dell’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso dei profughi palestinesi, esprime l’ “orrore” per la terribile distruzione di Gaza e l’immane perdita di vite umane, esortando Israele a cessare immediatamente il bombardamento della città QUI
Il comunicato prosegue informando che gli assassinii e le distruzioni di questi giorni arrivano dopo settimane di stretto assedio che hanno impedito all’UNRWA e ad altre agenzie “umanitarie” di assistere alla popolazione e mitigare la difficile situazione economica che è conseguenza dell’assedio.
In un articolo del giugno scorso la commissaria dichiarava : “For 60 years, Palestine refugees have been in exile from their ancestral lands. Nowhere is this more starkly visible than in the West Bank, where the illegal barrier ( si riferisce al muro che, pur risultando economicamente svantaggioso per Israele, ha fermato il 99% degli attacchi terroristici kamikaze e salvato centinaia di vite? Ah, dimenticavo, la vita di un ebreo non conta - ndF), hundreds of checkpoints and physical obstructions daily reinforce the exile. And in Gaza, the policies of closure and indiscriminate punishment devastate lives, causing mass despair, threatening to destroy hopes for peace (difatti Hamas si è data molto da fare per la pace eterna di Israele - ndF).”
Comunque è comprensibile che una organizzazione dell’Onu creata ad hoc per soccorrere i profughi palestinesi impieghi ogni mezzo (lecito), per assolvere la sua mission. Malgrado ciò permangono alcuni dubbi. Innanzitutto una sciocchezzuola: curiosamente i profughi palestinesi, caso unico nella storia dei profughi in tutto il mondo, invece di diminuire in numero, aumentano ogni anno. Ed il numero si incrementa in modo esponenziale.
Dagli 800.000 circa della fine degli anni ’40, arriviamo ai 4 milioni e passa di questi giorni. Per fare una battuta, se l’organizzazione per la salvaguardia della foca monaca avesse ottenuto un incremento in rapporto pari a quello ottenuto dall’UNRWA con i suoi profughi, potremmo esportare questi graziosi pinnipedi in tutto il mondo.
Ma lo scopo dell’Agenzia “sarebbe” quello di arrivare ad un punto X nel quale i profughi cessano di esserlo. E quando anche l’ultimo profugo diventasse cittadino di una qualsiasi nazione, l’ UNRWA avrebbe assolto il suo compito e potrebbe chiudere i battenti.
Ma quando mai….
La realtà amara è che i profughi sono una merce di scambio, una fonte di guadagno e soprattutto di potere per tutti :ONU, Paesi Arabi, terroristi compresi. Il problema dei profughi palestinesi non avrà mai una fine.
Secondo me, ciò che ho appena descritto è un peccatuccio dell’ONU. Tuttavia vi sono altri dettagli che io (bastardo simpatizzante sionista) ritengo un po’ più gravi.
Peter Hansen, il responsabile delle agenzie dell’ONU per la Cisgiordania e Gaza, ex commissario generale dell’UNRWA, ha dichiarato in un’intervista alla CBC NEWS canadese, che certamente membri di Hamas sono impiegati all’interno dell’UNRWA e che in fondo non ci vede nulla di male.
Ok, a parte il fatto che Hamas è considerata un’organizzazione terroristica sia dagli Stati Uniti sia dalla UE (l'opinione dell'inetto D'Alema su questo blog è ininfluente), il candido Peter Hansen non si pone qualche dubbio sul fatto che L’ONU, in questo modo, legittima i terroristi di fronte al mondo e, per me cosa più grave, di fronte ai palestinesi che non fanno parte di Hamas, ma che si rendono conto che è inutile ribellarsi ad una organizzazione così potente da essere rappresentata con i suoi membri perfino all’interno di un’agenzia delle Nazioni Unite.
E poi, parliamoci chiaro, vi immaginate, all’interno dell’UNRWA un ufficio del personale diretto da un membro di Hamas? Una manna per molti abitanti della striscia di Gaza: un posto all’ONU, di fattorino, usciere, pilota d’ambulanza non si rifiuterebbe a nessuno.
O meglio, non si rifiuterebbe a chi accettasse di far parte dell’organizzazione e offrisse il proprio aiuto ad Hamas, nel momento del bisogno, proprio dall’interno dell’Agenzia.
E ora riguardatevi il video vah, coi tempi che corrono c'è il rischio che lo cancellino.
A natale solitamente non mi aspetto dei regali. Ho trascorso tre mesi all’estero e tornare in Italia per qualche giorno è già un bel regalo. Ma queste feste hanno portato a me e a molti un dono inaspettato: l’insulso e farlocco governo israeliano, in un sussulto di dignità (oddio, siamo in prossimità delle elezioni), ha deciso di dare una risposta netta e decisa alla violenza del terrorismo fondamentalista palestinese e da domenica 28 dicembre la sua aviazione ha colpito incessantemente Gaza, eliminando buona parte della forza offensivadi Hamas, distruggendo una parte dei rifugi e dei tunnel impiegati per il passaggio delle armi, eliminando molti dei quadri dell’organizzazione terroristica e, notizia di poche ore fa, eliminando anche Nizar Rayyan, la nuova guida spirituale di Hamas, un assassino che all'interno dell'organizzazione terroristica aveva rimpiazzato il posto che fu dello sceicco Yassin.
La dichiarazione unilaterale della fine della tregua ed il martellamento con i missili Kassam dei territori israeliani confinanti con la striscia di Gaza hanno certamente contribuito ad accelerare l’azione di forza, che comunque era attesa e auspicata da Hamas.
Oh no, non è masochismo. Verosimilmentei capi di Hamas hanno creduto possibile che un’azionecontro Gaza avrebbe causato molte vittime tra i civili e grazie a ciò il mondo intero si sarebbe sollevato contro Israele. Se le vittime non fossero state molte, gli operatori delle emittenti occidentali “amiche” avrebbero trasmesso comunque delle immagini di distruzione e di morte che, vere o false, sarebbero servite allo scopo.
Ma non dimentichiamoci che Hamas brama la fine di Israele, pertanto è anche probabile che abbia creduto in una rapida discesa in campo dei Paesi Arabi, uniti per soccorrere Gaza e distruggere il “piccolo satana”. A questo proposito, almeno fino a ora, pare che l’organizzazione terroristica abbia sbagliato i suoi calcoli, perché, a parte le solite dichiarazioni di condanna contro Israele, che ci arrivano dalla Lega Araba, nessunleader islamico intende fare qualcosa di concreto per aiutare i terroristi.
Chissà, forse Hizbullah potrebbe decidere di ricominciare i suoi attacchi contro Israele per impegnarlo su due fronti. Sarebbe la ciliegina sulla torta ed Israele di certo non perderebbe l’occasione per tentare di annichilire definitivamente la rinvigorita forza militare del Partito di Dio.
Ma anche l’opzione: tante vittime civili = tanto sdegno contro Israele, sembra ormai crollare definitivamente, perché l’aviazione israeliana, sganciando le sue bombe su obiettivi mirati, scoperti in mesi di eccellente lavoro di intelligence, sta fortunatamente limitando al minimo il numero delle vittime innocenti. Inoltre, grazie ad alcuni (pochi) media “liberi” dalla propaganda filo-terrorista, tutto il mondo ormai è a conoscenza che i palestinesi di Gaza che abitano nei pressi degli obiettivi da distruggere 1* sono avvertiti per tempo, affinché possano mettersi in salvo. Caso strano, ma eclatante, anche Nizar Rayyan era stato avvertito (testimone è uno dei suoi famigliari sopravissuti al bombardamento) eppure è rimasto ad attendere la morte, costringendo anche le sue mogli ed alcuni dei suoi figli a condividere lo stesso destino.
Leggendo le battute iniziali di questo post, qualcuno mi accuserà di essere un cinico.
E certo: non è politicamente corretto affermare che un’azione di guerra ha la valenza di un regalo di Natale.
Può darsi che sia cinico, ma è certo che non sono un ipocrita. E non nascondo che ho auspicato anch’io per molto tempo un’azione radicale di Israele contro i terroristi di ogni fazione e provenienza. Consapevole che ad ogni minaccia a cui non sarebbe seguita una pronta risposta, Hamas (e altri gruppi terroristi) avrebbe creduto in un inesorabile indebolimento del piccolo stato ebraico.
Per contro, anche se sono assolutamente convinto che con i terroristi non si dialoga, ma è necessario annichilirli dovunque essi siano (in tutto il mondo), rimango dalla parte dei più deboli, in questo caso anche di quei tanti palestinesi che vorrebbero vivere una vita normale ed invece a causa dei loro leaders, vivono nel terrore e, in molti casi, nella miseria.
Tuttavia, i capi palestinesi o le nazioni arabe che li appoggiano non sarebbero così forti senza l’apporto fondamentale di una parte marcia dell’Occidente.
Ed è proprio l’Occidente che con le sue scelte sbagliate alimenta la guerra infinita che nuoce maggiormente al popolo palestinese. Ma qui da noi nessuno pare rendersene conto.
Consiglio di leggere il piccolo post qui sotto, troverete un fulgido esempio di ideologia nazista prestata alla politica pacifista. Una chicca.
Ma il commento non mi sorprende né mi scandalizza: i pacifinti, sebbene siano una delle cause del disastro del popolo palestinese, sono assolutamente ridicoli.
Nota : 1* gli obiettivi sono quasi sempre nascosti tra le abitazioni civili, o all’interno di edifici religiosi
Bastardi ebrei spero che la risposta di Hamas e di Hitzbollah sia dolorosa e grondante sangue sionista, spero che vi facciano saltare tutti per aria, nelle vostre città e sui vostri autobus, che sventrino le vostre donne incinte e che facciano a pezzi i vostri giovani!!Nella speranza che facciano quello che i nazisti purtroppo non sono riuscita a fare: eliminarvi dalla faccia della Terra."
Il 18 novembre scorso, dopo alcuni anni di assenza , sono tornato a Vukovar per l’anniversario della caduta della citta’ avvenuta nel 1991, dopo 3 mesi di feroce assedio da parte delle truppe dell’esercito serbo (JNA), delle formazioni paramilitari cetnike, delle “Tigri” di Arkan e delle “Aquile Bianche” di Milan Lukić. Sembra tipicamente “balcanico” l’incontrarsi per rievocare il giorno della disfatta. Tuttavia la “presa” di Vukovar per chi ha combattuto contro gli invasori non è una sconfitta: i serbi di Milosević, per vincere la battaglia di Vukokar, hanno impiegato un enorme potenziale di uomini e mezzi, subendo delle perdite altissime. Numerose sono state anche le diserzioni nell’esercito serbo. Inoltre, la soverchiante potenza di Milosević impiegò ben tre mesi per aver ragione sui pochi e mal equipaggiati “difensori di Vukovar”. Allora, la fine dell’assedio fu interpretata come l’inizio della speranza croata di una vittoria vera e completa sull’invasore serbo. Come di recente ha scritto un famoso giornalista del Vecernij List di Zagabria, Vukovar diventò la Pearl Harbor dei croati. Nel nome di questa città sacrificata si combattè in tutta la Croazia, e nella Bosnia e nell’Herzegovina.
Il 18 novembre 2008 abbiamo deposto una corona di fiori al cimitero memoriale, dove riposano coloro che morirono combattendo per difendere la città. Quindi abbiamo visitato l’ospedale*1, ripetutamente bombardato nell’ottobre-novembre del 1991, e il monumento di Ovcara, il luogo dove nella notte del 20 novembre di 17 anni fa furono portati, come bestie al macello, più di duecento prigionieri croati, adolescenti, giovani e anziani, per essere uccisi e sepolti in una fossa comune.
Il video che introduce il post è la terza parte (l’unica con sottotitoli in inglese) del primo episodio del documentario “Gli eroi di Vukovar”, dedicato ai difensori della città croata. Potrete vedere i serbi, regolari e paramilitari, festeggiare la fine della battaglia (e l’inizio delle torture, delle stragi e delle deportazioni).
Più sotto riporto una cronistoria della battaglia di Vukovar dal blogLibero di Antonio Ariberti. E' un pò "datata", ma abbastanza utile.
Concludo con le ultime parole di Siniša Glavašević a Radio Vukovar il 18 novembre del 1991. Due giorni dopo, il giornalista, insieme al suo tecnico del suono, concluse la sua esistenza in quella fossa comune, a Ovcara.
L'immagine di Vukovar alle 22 dell’ 87mo giorno dell’assedio rimarrà in eterno nella memoria dei testimoni di questo tempo. Dappertutto si sente un forte odore di incendio, di combustione. Camminiamo sui corpi straziati e sulle macerie. Dappertutto c’è vetro, detriti e raccapricciante silenzio. ... Ci auguriamo che i tormenti di Vukovar siano finiti.
A Borovo Selo,"il paese dei pini", nelle immediate vicinanze di Vukovar, vennero uccisi in un'imboscata prima due e poi dodici poliziotti croati. Erano i primi giorni del mese di maggio 1991. Ha inizio così l'attacco alla regione della Slavonia e alla città di Vukovar. I villaggi vengono assediati, occupati e la popolazione non serba viene deportata. Baranja cade nell'agosto del 1991 così come gli altri villaggi del distretto di Vukovar. La stessa città di Vukovar è bombardata con l'artiglieria pesante e incursioni aeree. Secondo gli esperti, l'Armata avrebbe impegnato circa 20.000 uomini, 300 carri armati, razzi e mortai. Sono facile bersaglio l'ospedale, il palazzo dei sindacati, la Chiesa Cattolica e l'acquedotto, tra i simboli di questa città. Durante l'assedio, tra il settembre e il novembre del 1991 circa 1.800 persone, centinaia di poliziotti e un migliaio di volontari con un modesto bagaglio militare, presero parte alla difesa, della città della Slavonia orientale. Il 60% circa di essi erano cittadini di Vukovar, il restante volontari confluiti da altre parti della Croazia e dalla Bosnia Erzegovina. Da un punto di vista militare la battaglia "per Vukovar" si decide quando arrivano gli irregolari, come gli uomini di Zeliko Raznatovic "Arkan", comandante della Guardia volontaria serba con un seguito di varia umanità attirata dall'illegalità e dalle "voci" sulla possibilità di arricchirsi con il saccheggio: saranno loro a far e il "lavoro sporco", a stanare miliziani e abitanti dal labirinto delle cantine L'Armata popolare jugoslava (Jna) entra nella città, dopo un assedio di tre mesi il 18 novembre 1991. Quando Vukovar venne occupata, militari dell'esercito serbo sotto la guida di tre ufficiali, Miroslav Radic, Milan Mrksic e Veselin Sljivancanin, perpetuarono crimini contro le norme e i trattati internazionale. Torturarono e commisero atrocità contro la popolazione civile, prigionieri di guerra e feriti. Centinaia di feriti e civili vennero presi dall'ospedale e uccisi dalle forze paramilitari serbe. per questo eccidio è incriminato dla Tribunale per i crimini nella ex Yugoslavia ICTY l'allora Sindaco della città di Vukovar Slavko Dokmanovic. Alcune fosse comuni furono scoperte alcuni mesi più tardi da giornalisti stranieri presso Ovcara (vedi articoli e documenti) dove le esecuzioni ebbero luogo. Oltre 5.000 persone furono deportate in campi di prigionia in Serbia. Molti non fecero mai più ritorno (sono 350 i cittadini di Vukovar scomparsi nel novembre del '91 e di cui nel 2008 non si ha ancora alcuna traccia- ndF) . Novembre 1995: venne istituito con gli accordi di Dayton l'United Nations Transitional Administration for Eastern Slavonia, Baranja and Western Sirmium UNTAES con mandato fino al 15 Gennaio 1998. Con la risoluzione 1145 (1997) del 19 Dicembre 1997, il Consiglio di Sicurezza decide di costituire un gruppo di osservatori con il compito di monitorare il comportamento della polizia croata nella regione del Danubio in particolare per il rispetto del ritorno delle persone, per un periodo di 9 mesi. Il 15 gennaio 1998 Vukovar, dopo un periodo di transizione sotto l'egida dell'ONU (UNTAES), torna sotto la giurisdizione di Zagabria. Come appariva due mesi dopo la città è documentato con fotografie*2 in queste pagine. della più grande fossa comune trovata in Croazia. In un'altra fossa comune aperta sempre a Vukovar due anni fa furono trovati i corpi di 200 croati, soldati e civili uccisi dopo l'occupazione serba della città nell'autunno del 1991.
*1-Nel video di Youtube appaiono alcuni cadaveri seminudi: erano i soldati ed i civili feriti durante le precedenti azioni di difesa e ricoverati in quell'ospedale. I serbi, conquistata la città, li prelevarono dai loro letti e li "giustiziarono". Questa è la differenza tra oriente e occidente (cft mio post : "La differenza") *2- Purtroppo a tutt'oggi la città presenta molti edifici danneggiati e mai riparati. Questa è una vergogna tutta croata.
Il filmato qui sopra è uno dei tanti video-propaganda girati dal gruppo Hizb ut Tahrir (questo dovrebbe essere della "sezione" danese). Molti sono i filmati di questo tipo fruibili dalla Rete, ma il tema è unico e si potrebbe riassumerlo in poche parole: " Nel passato e nel presente i terroristi cristiani hanno occupato le nostre terre e torturato ed ucciso tanti poveri figli dell'Islam, ora, con l'aiuto di Allah, tocca a noi ribellarci, riconquistare i territori islamici e se dio vuole il mondo intero. Per la gloria di Allah, bla bla bla e bla bla bla..." Insomma, le solite cazzate maomettane.
Il filmato è stato commentato e tradotto in francese da un altro figlio d'Allah. Se non comprendete questa lingua.... guardate le figure!
Troverete un accenno a questa organizzazione islamica (che ha più successo e adepti in Europa che nel resto del mondo) anche nel post: Khilafa. Il destino dell'Europa?
La mia opinione è sempre la stessa: KTA. Altri video correlati qui e qui ecc. ecc
"...se gli Inglesi non accettassero di sottomettersi pacificamente alla legge islamica, un esercito di Mujahidin interverrebbe, imponendola con le armi"
Mah! Solite *azzate da maomettano, ormai ci abbiamo fatto il callo ...
Ma continuano ad irritarmi le immagini dei maomettani che impunemente manifestano e bestemmiano contro l'Occidente, colpevole (1000 volte) di averli accolti. Perché in questi filmati non vedo mai dei poliziotti che caricano e "manganellano" gli islamici? Perchè non vedo mai dei bravi cittadini inglesi che con ogni mezzo difendono la loro città, il loro Paese e la Cristianità da queste bestie?
Stiamo seguendo con interesse la campagna elettorale per l’elezione del 44MO Presidente degli Stati Uniti.
Molti si chiedono se dopo aver vinto le elezioni la nuova amministrazione sarà in grado di imprimere una svolta positiva nell’economia americana e mondiale. Ma l’attualità ci impone di valutare con la stessa attenzione la linea di condotta di colui che diventerà il prossimo Presidente e che si troverà a fronteggiare da subito la nuova minaccia di una potente Russia che, sempre più ostile alla Nato ed alleata ai Paesi e gruppi islamici nemici dell’Occidente, ha fatto entrare il mondo in una nuova fase della Guerra Fredda.
Premetto che non rinnego le simpatie per il Partito Repubblicano, ma nel contempo ammetto che(per qualche tempo) fui compiaciuto dal fatto che un afro-americano concorresse alle primarie per l’elezione del candidato del Partito Democratico. Ma con il passare dei mesi il compiacimento iniziale andò affievolendosi, ed era già scomparso del tutto, quando Obama uscì vincitore dalla competizione.
In fondo crediamo di conoscere abbastanza bene i Clintonda poter affermare che se Hillary avesse sorpassato Obama alle Primarie, vincendo in seguito la corsa per la Casa Bianca, non ci sarebbero stati grandi rivolgimenti almeno nella politica estera.
Con Obama abbiamo compreso (troppo tardi) che la “rivoluzione” sarebbe cominciata proprio dalla Politica Estera.
Ma non è tutto.
Siamo ormai abituati ai “colpi bassi” che durante le competizioni elettorali americane, colpiscono i candidati di entrambe le fazioni.
E’ semplice: si segue il principio che ogni futuro Presidente ha certamente qualcosa che vorrebbe nascondere al suo elettorato. Pertanto i gruppi che appoggiano i due contendenti spendono enormi quantità di tempo e danaro per scovare ogni minima antica debolezza opresunta colpa del candidato avversario. Infedeltà coniugale, scarso senso della Patria, ecc. ecc. Tutto va bene pur di screditare il rivale, anche se poi l’ultima parola spetta agli elettori che con il voto possono decidere di perdonare o sanzionare il loro beniamino.
Ma le insinuanti accuse rivolte ad Obama in questi ultimi tempi, hanno lo scopo di minare profondamente la fiducia dell’elettorato democratico, instillando negli elettori il dubbio che il loro prossimo Presidente abbia l'intenzione di perseguire una politica anti-americana di apertura verso quelle nazioni che vorrebbero la fine degli USA e dell’Occidente.
Per questo, e a più riprese, Obama è stato “accusato” di avere tentato di ingannare i suoi elettori nascondendo le sue origini musulmane.
Come se ciò non bastasse, in questi giorni è uscita l’intervista all’attivista per i diritti umani Percy Sutton (video di introduzione al post) che afferma di aver steso una lettera di raccomandazione per l’iscrizione del giovane Barack Obama alla Harward Law. Ciò gli fu richiesto da Khalid Al Mansour, amico e collaboratore di Obama.
Dr. Khalid Al Mansour a quel tempo aveva già dato alle stampe il libro “The Destruction of Western Civilization as Seen Through Islam, Christianity and Judaism” (1982) .
In questa “perla” trasmessa su Youtube Khalid Al Mansour afferma che “White people don't feel bad, whatever you do to them, they deserve it, God wants you to do it and that's when you cut out the nose, cut out the ears, take flesh out of their body, don't worry because God wants you to do it."
L’odio di Al Mansour è rivolto contro i “bianchi”, contro i cristiani e gli ebrei. Insomma, contro l'Occidente.
Ma evitiamo di credere che Khalid Al Mansour sia come uno dei tanti fanatici maomettani che magari potremmo incontrare in una piazza di Londra mentre arringano una folla di loro simili.
E’ stato il consulente di molti capi di stato africani e arabi per gli investimenti e la costituzione di joint-ventures. Ha insegnato in Istituti universitari africani ed americani…. Insomma ha un curriculum degno di rispetto.
Comunque rimane un islamico radicale.
Consiglio di guardare altri video di Al Mansour presenti su Youtube. Persino “The birth and death of Christianity” che è decisamente lungo ma interessante.
A mio avviso, Obama dovrebbe giustificare all’elettorato questa sua “amicizia particolare”.
Ma mettiamo il caso che ogni illazione su Obama sia ingiustificata e che il “nostro” sia in buonafede e che non abbia alcune seria intenzione di stravolgere la politica estera dei suoi predecessori.
Credete forse che in questo caso non ci sarebbero controindicazioni alla sua eventuale vittoria?
Obama asserisce: “Non sono musulmano”. Non lo è più?
A questo proposito Daniel Pipes, nell’articolo “Barak Obama Through Muslim eyes,” riporta il pensiero di Shireen. K. Burki dell’Università di Mary Washington, convinta del fatto che Obama sia il “candidato ideale” per Bin Laden: un apostata al comando degli Stati Uniti, porterebbe ad unire e galvanizzare contro l’Occidente tutti i diversi gruppi islamici del mondo.
Insomma in un modo o nell’altro non se ne esce.
Inizia il conto alla rovescia. Al 4 novembre mancano soltanto 69 giorni.
“La stampa del Regno Unito è avvezza ad etichettare le persone che hanno opinioni diverse, soprattutto quando queste opinioni sono le stesse che il sistema vorrebbe demonizzare.”
Così inizia il post di Up Pompeii che riporta un articolo del FinancialTime “fortemente critico” sulla proposta del capogruppo della Lega Nord Roberto Cota, di mettere uno stop alla costruzione di nuove moschee in Italia.
Pare incredibile eppure, sebbene i danni causati dagli “eroi” del multiculturalismo siano sotto gli occhi del mondo intero, gli “urletti” di questi pericolosi parassiti non cessano anzi, si alzano più forti di prima contro quelle nazioni che stanno imboccando faticosamente una direzione opposta a quella decisamente pericolosa, “scelta” dal Regno Unito.
Anche in Danimarca la coalizione di Centro Destra che vinse le elezioni nel 2001 venne “fermata” subito e duramente, soprattutto perché pareva avesse dei giusti (mia opinione) propositi iniziali. Tra questi, quello di mettere un freno “all’islamizzazione” del Paese. Allora il Guardian affermò che “Copenhagen stava flirtando con il fascismo”.
Io chiedo al mio governo: NON facciamoci incantare dalle “sirene multiculturaliste”. NON intimoriamoci per le false accuse di xenofobia, perchè l'Italia non è razzista ed è disposta ad accogliere chiunque sia veramente disposto ad inserirsi nella nostra società. Ma nel contempo l'Italia ha il dovere di arrestare l’immigrazione di quei popoli che, causa il loro credo, l'integrazione non l'accetteranno mai.
Italians to present a bill to stop Mosques being built. Posted by Gandalf
The press in the UK are so accustomed to labeling people with views different from their own, especially when it concerns views that the establishment wish to demonize. The press will generally follow the Governments diktats regarding any kind of cultural concept, the FT is no different, this paper as well as many others gladly call the people of Italy xenophobic because they support the northern league and have a viewpoint that journalists on papers like the FT and Guardian dislike. The FT calls the people of the Northern league xenophobic, why? the Northern league is to present to the Italian Government legislation that would stop the building of mosques in Italy The success of this proposal has yet to be seen, it may not succeed but even if it does fail there has been a clear strong signal to Islam in Italy that the Italians have had enough and have marked clear lines in the sand. This would never happen in the UK for the following reasons: Anybody proposing such a move would be guilty of a Religious hate crime and probably locked up The Government would immediately stop such action as they are so frightened of the consequences, so frightened of what the Muslims in the UK would do. The EU would immediately sanction the UK if such proposals were even listened to or debated, the sanctions would work because the British government - unlike the Italian Government, is completely subservient to the EU dictators. In the UK there are over 2000 Mosques, the Mega Mosque that is planned for London is still on the cards.
The UK needs to do as Italy is doing, we need to be assertive and say no more Mosques, no more Islam and at the same time encourage the Muslim to return to Dar ul Islam and stay there.
Will this happen, not in my lifetime, simply because the people of this present generation do not see anything wrong, they are so conditioned into being cultural non entities, people without identity or pride in who they are. But who knows maybe something will happen, maybe there will be a seismic shift in the collective psyche of this country, if this does happen it will be the previous generation that will force the shift. Meanwhile our Government is busy handing out money to battle extremism in the Muslim communities, how does it do this well it finds the Mosques that have a proven track record of spewing hate and death and give them money, lots of it, £3million, what this money is actually used for is very unclear. This extremely stupid way of "combating extremism" only puts wads of cash into the Muslim coffers, the solution is clear for all to see, the action we must take is the action shown by the Italians, only stronger.
L' articolo di FT viene ripreso da un sito americano di estrema sinistra QUI (Vi troviamo anche dei riferimenti a Up Pompeii e IslamOnline.net) Vi consiglio di leggere anche : Italian Muslims vs. The Right-wing Escalation dal sito IslamOnline
da "IL GIORNALE" del 23.08.08 articolo di Claudio Borghi
Scoperto l’ultimo bluff dell’Unione: hanno spostato da una Finanziaria all’altra un patrimonio per incolpare Berlusconi dei loro conti in rosso. Ecco svelato il sistema di Padoa Schioppa: creare delle voci "una tantum" per gonfiare il deficit
L’esperienza della sinistra al governo nella scorsa legislatura potrebbe presto arricchirsi di un altro primato: quello del «falso in bilancio» più grande della storia, una cifra vicina ai 30 miliardi di euro (sessantamila miliardi delle vecchie lire) con i quali si sarebbero inutilmente «sporcati» i conti pubblici italiani allo scopo di far sembrare peggiore la situazione ereditata dal governo Berlusconi e accreditarsi come risanatori. Di questa cifra Eurostat ha già accertato l’inesistenza di quasi 15 miliardi e, secondo quanto risulta al Giornale, i conti italiani sarebbero «sotto revisione» per quanto riguarda la somma rimanente.
Facciamo un passo indietro: l’indicatore più popolare per misurare la «performance» della politica economica di un governo è l’evoluzione del rapporto fra il deficit e il Prodotto interno lordo. Questa misura è importante sia in senso assoluto (perché se eccede stabilmente il 3% l’Europa apre una procedura di infrazione) sia in senso relativo perché si possono confrontare i comportamenti dei diversi Stati fra di loro e rispetto alla media europea. Ogni governo è «responsabile» degli anni per i quali firma la legge finanziaria che, come è noto, stabilisce spese e entrate per l’intero anno. Pertanto economicamente vengono per convenzione attribuiti al centrosinistra i risultati degli anni dal 1997 al 2001, al centrodestra quelli degli anni dal 2002 al 2006, di nuovo a Prodi gli anni 2007 e 2008. Ebbene, Prodi, Padoa-Schioppa e Visco si inventarono delle voci «una tantum» che pesarono sul deficit italiano del bilancio 2006 per circa due punti in modo da consegnare alle stampe e a un’imbarazzata Istat un dato pesantissimo: meno 4,4%, il risultato peggiore dal 1996 e che sarebbe rimasto alle cronache come responsabilità del governo di centrodestra. Peccato però che queste voci fossero inesistenti.
La prima di queste voci fantasma, relativa a possibili rimborsi sull’Iva delle auto aziendali e pesante per ben 15 miliardi di euro, è già stata cassata da mesi (nel silenzio generale) da Eurostat che ha provveduto a classificare come «metodologicamente scorretto» il carico di spese solo eventuali e non ancora verificatesi sul bilancio 2006. La cosa è immediatamente verificabile dal sito di Eurostat dove il rapporto deficit/Pil per l’Italia nell’anno in questione appare ora ridotto al 3,4 per cento.
Nella stessa nota in cui Eurostat accerta il primo falso nel bilancio statale però c’è anche una nota che indica come le voci relative a «investimenti infrastrutturali» siano sotto esame. Di cosa si tratta? È una storia incredibile, che indica con quanta spregiudicatezza si sia mosso il governo Prodi pur di poter addossare al governo precedente responsabilità non sue. L’ultimo dei 1.364 commi della legge finanziaria per il 2007 (quella famosa del «più tasse per tutti») è molto strano: dice, come da prassi, che la legge entra in vigore il 1° gennaio «tranne» quattro commi che, in modo del tutto irrituale, entrano in vigore il 27 dicembre. Tali commi prevedono l’accollo dello Stato dei debiti delle Ferrovie dell Stato per 13 miliardi che quindi, per tre soli giorni, venivano caricati totalmente sull’esercizio 2006. Un vero e proprio colpo di mano che era inoltre finanziariamente indeterminato, perché il decreto attuativo sarebbe stato emesso solo in seguito.
C’è di peggio: esiste la prova che Eurostat aveva imposto sin dal 2005 un diverso criterio di imputazione del deficit. L’istituto europeo aveva classificato tale somma come debiti dello Stato nel 2005 e, secondo quanto si può leggere sul rapporto che accompagnava la riclassificazione, aveva stabilito tassativamente che fossero imputate come deficit solo e solamente le cifre relative a debiti giunti a scadenza e non onorati dalle Ferrovie e, in ogni caso, solo per gli anni in cui queste scadenze fossero avvenute. Non c’era quindi nessuna ragione per disporre l’accollo di una simile cifra e soprattutto nessuna motivazione per una così clamorosa forzatura contabile, congegnata in modo da gonfiare il deficit 2006, anzi, Eurostat aveva espressamente deciso tutt’altro.
Alla luce di tutto ciò si capisce l’imbarazzo dei contabili europei nell’avere «sotto revisione» dei numeri che risultano falsati per quasi 30 miliardi con conseguente difficoltà di raccordo di cifre che impattano l’intero bilancio dell’eurozona. Se, come pare, anche l’accollo dei debiti delle Ferrovie - dato il palese artificio contabile e l’esplicita indicazione contraria del 2005 - verrà cassato da Eurostat, bisognerà riscrivere la storia economica delle ultime legislature, ammettendo che il risanamento era stato in effetti iniziato dal governo Berlusconi, dato che il centrodestra, senza il «superfalso» in bilancio della sinistra, risulta aver ricevuto un deficit/pil al 3,1% ed averlo riconsegnato migliorato al 2,5% (in controtendenza con la media dell’Europa a 15 nazioni che, nel periodo, ha al contrario leggermente peggiorato tale rapporto). Risulterebbe invece così pressoché nullo il risultato dell’ultimo governo di Prodi, Diliberto e Di Pietro, ai quali potrebbe rimanere invece il poco ambito riconoscimento come «autori del massimo falso in bilancio» in Europa: curioso destino per chi ne aveva fatto un simbolo delle malefatte del centrodestra. posta@claudioborghi.it
Riporto dal Corriere della Sera di oggi la prima parte di un articolo di Bernard-Henri Lévy.
La prima cosa che colpisce appena si esce da Tbilisi è l'inquietante assenza di qualsiasi forza militare. Avevo letto che l'esercito georgiano, sconfitto in Ossezia, poi sbaragliato a Gori, aveva ripiegato sulla capitale per difenderla. Ebbene, giungo nei sobborghi della città. Avanzo di 40 chilometri sull'autostrada che taglia il Paese da Est a Ovest. Di questo esercito che si ritiene essersi concentrato per opporre una resistenza accanita all'invasione, quasi non si vede traccia. Qui c'è un posto di polizia. Più lontano, un gruppo di soldati in uniformi troppo nuove. Ma non un'unità combattente. Non un pezzo di difesa antiaerea. Nemmeno quel paesaggio di blocchi e sbarramenti che, in tutte le città assediate del mondo, dovrebbero ritardare l'avanzata del nemico. Un dispaccio annuncia che i carri armati russi si dirigono verso la capitale. L'informazione, ritrasmessa dalle radio e alla fine smentita, crea un disordine incredibile e fa sì che le rare automobili che si erano avventurate fuori della città tornino indietro. Ma il potere, stranamente, sembra aver abbassato le braccia. Forse l'esercito georgiano c'è, ma è nascosto? Pronto a intervenire, ma invisibile? Siamo in una guerra dove l'astuzia suprema è, come nelle guerre dimenticate d'Africa, di apparire il meno possibile? O il Presidente Saakashvili ha scelto di non combattere, come per mettere europei e americani davanti alla proprie responsabilità e alle proprie scelte («pretendete d'essere nostri amici? Ci avete detto cento volte che con le nostre istituzioni democratiche e il nostro desiderio d'Europa il nostro governo — in cui siedono (fatto unico negli annali) un primo ministro anglo-georgiano, ministri americano-georgiani, un ministro della difesa israelo-georgiano - era il primo della classe occidentale? Ebbene, è il momento di provarlo»)? Il fatto è che la prima presenza militare significativa nella quale ci imbattiamo è un lungo convoglio russo, almeno cento veicoli, giunto tranquillamente a rifornirsi di benzina in direzione di Tbilisi. Poi, a quaranta chilometri dalla città, all'altezza di Okami, ecco un battaglione, sempre russo, appoggiato da un'unità di blindati che ha il compito di impedire il passaggio ai giornalisti in una direzione e ai profughi nell'altra. Uno dei profughi, un contadino ferito alla fronte ancora inebetito dal terrore, mi racconta la storia di questo villaggio, in Ossezia, da dove è fuggito a piedi tre giorni fa. I russi sono arrivati. Sulla loro scia, le bande di osseti e cosacchi hanno saccheggiato, violentato, assassinato. Come in Cecenia, hanno raggruppato giovani uomini e li hanno imbarcati in camion verso destinazioni sconosciute. Sono stati uccisi padri davanti ai figli. Figli davanti ai padri. Nelle cantine di una casa fatta saltare con bombole di gas, si è scoperta una famiglia che è stata depredata di tutto quello che aveva tentato di nascondere, si sono fatti mettere gli adulti in ginocchio prima di giustiziarli con una pallottola in piena testa. L'ufficiale russo, responsabile del check point, ascolta. Ma se ne infischia. Ha l'aria di chi ha bevuto troppo e se ne infischia. Per lui, la guerra è finita. Nessun pezzo di carta — cessate il fuoco, accordo in cinque o sei punti — cambierà nulla alla sua vittoria. E quel poveraccio di profugo può raccontare quel che vuole.
Vicino a Gori, la situazione è diversa e improvvisamente diventa tesa. Ai margini della strada, jeep georgiane nei fossati. Più lontano, un tank carbonizzato. Ancora più lontano, un check point più importante del precedente, che blocca il gruppo di giornalisti al quale ci siamo uniti. Soprattutto, ci dicono chiaramente che ora non siamo più i benvenuti. «Siete in territorio russo — abbaia un ufficiale gonfio d'importanza e di vodka —. Può andare avanti solo chi è accreditato dalle autorità russe». Per fortuna, sbuca un'auto del corpo diplomatico. È dell'ambasciatore dell'Estonia. A bordo, oltre all'ambasciatore, c'è il Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza, Alexander Lomaia, che ha l'autorizzazione di andare a cercare i feriti dietro alle linee russe, e accetta di farmi salire in macchina insieme alla deputata europea Isler-Beguin e a una giornalista del Washington Post. «Non posso garantire la sicurezza di nessuno, previene. È chiaro?». È chiaro. E ci stringiamo nell'Audi che si dirige verso Gori. Dopo altri sei check point, arriviamo a Gori. Non siamo al centro della città. Ma dal punto in cui Alexander Lomaia ci ha lasciati prima di ripartire, da solo, per recuperare i feriti, possiamo vedere incendi a perdita di vista. I razzi illuminanti che, a intervalli, rischiarano il cielo e sono seguiti da brevi detonazioni. Ancora il vuoto. Odore di putrefazione e di morte. Poi, l'incessante rimbombo di blindati e auto civili piene di miliziani riconoscibili dalla fascia bianca attorno al braccio e dai capelli trattenuti da una bandana. Gori non appartiene a quell'Ossezia che i russi pretendono di essere venuti a «liberare». È una città georgiana. Ebbene, l'hanno bruciata. Saccheggiata. Ridotta a città fantasma. Svuotata. «È logico, spiega il generale Vyachislav Borisov, mentre nel fetore e nella notte aspettiamo in piedi il ritorno di Lomaia. Siamo qui perché i georgiani sono degli incapaci, la loro amministrazione è crollata e la città era in preda ai saccheggiatori. Guardate...». E su un cellulare mi mostra alcune foto di armi, di cui sottolinea pesantemente l'origine israeliana. «Credete forse che potevamo lasciare questo bazar senza sorveglianza?». Nell'accendersi una sigaretta fa sussultare il piccolo carrista biondo che si era addormentato nella torretta. «Abbiamo convocato a Mosca il ministro degli Esteri israeliano. Gli è stato detto che, se continuava a rifornire i georgiani, noi avremmo continuato a rifornire Hezbollah e Hamas». Avremmo continuato...Che confessione! Passano due ore. Due ore di sbruffonate e di minacce. Finché torna Lomaia e ci affida un'anziana signora e una donna incinta che ha portato via dall'inferno incaricandoci di accompagnarle a Tbilisi. ...
2 Aprile 2004- Astana, Kazakistan. Conferenza internazionale “Eurasianismo dall'idea all pratica". Il presidente russo Vladimir Putin viene nominato professore onorario alla locale, prima Università
Il violento attacco al minuscolo stato caucasico è l’ultimo atto con il quale Putin ha inteso definire la sua politica estera per i prossimi anni.
Dovrebbe essere chiaro a tutti (ma per il nostro Premier sembra non sia così), che ancora una volta il mondo è diviso tra Oriente e Occidente e alla guida del nuovo “Impero del Male” si trova una nazione che non è riuscita a fare i conti con il suo passato.
Mi aspetto che a breve il movimento pacifista mondiale torni a rivalutare il nuovo duce russo. Non potrebbe essere altrimenti, in fondo la Storia ama ripetersi ed i pacifisti di oggi discendono direttamente dal movimento dei “Partigiani della Pace” ideato e fondato nel 1949 da Stalin, il più grande assassino della Storia, per “indebolire il mondo capitalista e sottrarlo al controllo americano”.
Non a caso ho parlato di “Impero del Male”. Poiché sono convinto che, sebbene nel “mondo libero”, valga “il pensiero unico consumista”, è presente comunque un “senso morale” che segna nettamente la differenza con “l’altra parte”.
No, il mio non è fondamentalismo occidentale, ma semplice realismo.
Sappiamo tutti che la capacità di discernere il Bene dal Male è una caratteristica dell’essere umano. Tuttavia l’obbligo di raggiungere gli obiettivi imposti da certune ideologie politiche e religiose fanno sì che il comune senso morale sia posto in secondo piano, o scompaia del tutto, sacrificato sull’altare dell’Idea. A questo proposito, molti potrebbero essere gli esempi che confortano la tesi della “differenza” tra Oriente ed Occidente. Il video di introduzione al post me ne suggerisce uno...
Nel 1999 mi trovavo a Belgrado e vidi gli effetti delle “bombe intelligenti”. Mi colpì soprattutto la completa distruzione di uno dei palazzi del Ministero degli Interni (credo la scuola della polizia), anche perché soltanto un paio d’anni prima l’avevo guardato con attenzione e me lo ricordavo enorme e maestoso. Dopo l’attacco Nato pareva un blocco di piombo fuso, ed era alto pochi metri. Ma non fu questo che mi colpì maggiormente. Rimasi stupito dal fatto che, a pochi metri dal disastro, antichi palazzi, strade e giardini erano intatti. Come se nulla fosse accaduto. Osservai bene e non scorsi nemmeno tracce leggere, chessò, piccole schegge sull’intonaco, qualche cornicione danneggiato... Mi domandai scioccamente perché le guerre non fossero solo questo: l’annientamento degli obiettivi dichiarati, evitando l’uccisione di civili innocenti.
Ed invece durante gli attacchi della Nato in Serbia, furono alcune centinaia le vittime tra i civili . Buona parte di queste si trovavano al momento dei bombardamenti, all’interno di strutture, considerate “target” dalle forze alleate. Per questo, ben prima di attaccare, la Nato usava diffondere dei comunicati affinché si limitasse la perdita di vite innocenti. Ma è chiaro che la guerra “intelligente” non esiste. E molti civili a Surdulica, Niš, Aleksinac, ecc, persero la vita soltanto per gli errori commessi dagli attaccanti. Tutto ciò suscitò aspre critiche dalla Comunità Internazionale e dei ripensamenti anche tra coloro che erano stati i più accaniti sostenitori dell’attacco contro Milosević. Eppure voglio ribadire che l’uccisione di civili innocenti fu giudicata certamente un errore che si sarebbe dovuto evitare. Ma presumo sia chiaro che nessuna azione di guerra è scevra da errori di questo genere, che vengono chiamati “danni collaterali” (brutta parola), e che per l'Occidente hanno la stessa valenza delle uccisioni per “fuoco amico”.*
Noi occidentali abbiamo maturato la convinzione non del tutto sbagliata che la NATO entra in guerra, soltanto per motivi etici*1.
In fondo la NATO è l’Occidente. E per noi, ed anche per quelli tra noi che non osano ammetterlo, l’Occidente (in verità privo di radicate ideologie politiche e religiose) ha una sensibilità che lo rende superiore all’”Oriente”, anche perché, sebbene solo in un tempo relativamente recente, ha saldamente fissato dei principi nel suo DNA e tra questi, l’assoluta condanna per chi, persone, gruppi politici/religiosi o nazioni compie massacri volontari contro i civili Per essere più chiari, prendiamo il conflitto del 1991-1995 in Croazia e Bosnia. Le atrocità sono state commesse da tutte le parti: serbi, croati e musulmani. E’ stata una guerra crudele e a tratti illogica. Tra le tante assurdità abbiamo visto musulmani alleati ai serbi, combattere contro altri musulmani; croati combattersi tra loro. Ma su tutto, abbiamo avuto la prova del progetto del “poeta” Radovan Karadzić che ha teorizzato una sistematica distruzione di due popoli, quello musulmano e quello croato. Seguendo le direttive di Karadzić, le forze armate serbe e serbe-bosniache, comprese le centinaia di fazioni paramilitari, furono impegnate più nella deportazione e nel massacro dei civili e nel sanguinoso assedio di Sarajevo, che in effettive azioni di guerra contro le forze croato-musulmane che comunque erano meno equipaggiate ed organizzate. Quando i croati si riarmarono e si riorganizzarono e la Nato entrò nel conflitto, il “grande” esercito serbo si dissolse.
Ebbene, se Karadzić non avesse progettato quel genocidio, il conflitto, benché illegittimo, sarebbe stato più facilmente “digerito” dall’Occidente. Ci sarebbero state comunque delle vittime civili, ma sarebbero rientrate nell’atroce casistica della guerra. Dunque non fu tanto il proditorio atto di invasione della Bosnia croata e musulmana che colpì l’opinione pubblica occidentale, quanto lo sterminio di gente innocente. Voi direte: “ma è ovvio!” Certo, è ovvio per noi occidentali…
Ed eccoci al nocciolo della faccenda: buona parte del mondo non condivide la nostra “sensibilità”. Facciamo un salto nel Medio-Oriente. Prendete ad esempio i gruppi terroristi che vorrebbero annientare Israele (palestinesi, Hezbullah): non soltanto non nutrono compassione per le vittime civili provocate dai loro attacchi, ma sono proprio gli innocenti il loro obiettivo principale. Inoltre, conoscendo bene “la pietà occidentale”, spesso, durante le risposte armate ai loro attentati, si fanno scudo dei civili affinché la comunità internazionale (occidentale) biasimi gli aggrediti che intendono difendersi, e non gli aggressori.
Raggiungiamo la Russia, dei giorni nostri. Su certa stampa, l’arresto di Radovan Karadzić è raccontato come un atto vile, perpetrato “dall’Occidente” nei confronti della Serbia e della Russia, sua protettrice. Ma, non sono soltanto pochi gruppi radicali o gli eurasiatisti che hanno elevato “il poeta contro l’Europa moderna” Karadzić ad eroe del mondo slavo. E’ in fondo la stessa linea di Putin, di Medveded, di Vladimir Zhirinovsky. Ed è significativo che il rappresentante russo presso la Nato Dmitri Rogosin affermi che ''se Karadzić merita di essere giudicato all'Aja, allora accanto a lui sul banco degli imputati devono stare anche coloro che hanno preso la decisione di bombardare i pacifici cittadini morti a centinaia durante la cosiddetta democratizzazione dei Balcani da parte dell'Occidente''.
E’ ben chiaro? Ecco la prova della “sensibilità” dell’ “Oriente”: un mostro, uno psichiatra pazzo, il piccolo Hitler che ha ordinato lo sterminio di migliaia di persone inermi, viene esaltato, giustificato e difeso. Per contro, i “danni collaterali” (ripeto - brutta parola, ma questo è) delle Forze occidentali vengono poste sullo stesso piano del genocidio pianificato da Karadzić.
Noi, con molta fantasia potremmo metterci per un attimo dalla parte dei serbi e dei russi, magari comprendendo ed accettando i motivi del conflitto in Bosnia. Tuttavia, sarebbe contro la nostra natura giustificare lo sterminio studiato a tavolino dal presidente della Repubblica Srpska*2.
Andiamo al conflitto di questi ultimi giorni: vi sono stati bombardamenti sulle città, uccisioni di civili commesse dagli osseti, dai georgiani e dai russi. Credete forse che il potente esercito russo, che ha una tecnologia militare pari a quella degli USA, perda il tempo con le bombe intelligenti? Soldati o civili per chi non è occidentale hanno la stessa valenza. Anzi è probabile che i civili vengano “sacrificati” proprio per incutere al nemico un maggior terrore e un senso di impotenza. Ed ecco allora la prima, agghiacciante differenza tra noi e loro.
In conclusione, in Occidente è l’individuo ad abbandonare talvolta il senso morale. Dall’altra parte è il sistema che lo impone. Ma mai come ora, dove i confini tra Oriente ed Occidente non sono ben definiti, stare con l’una o con l’altra parte, vivere da uomo o dimenticare di esserlo, è solo una questione di scelte.
*1 La Carta dell’ Onu condanna ogni tipo di guerra, anche quella considerata “giusta”, “etica”, “umanitaria” (che in effetti è una contraddizione in termini). Ma a volte permette “l’uso controllato della forza”, non ammettendo ipocritamente che sempre di guerra si tratta.
*2 Per suggerire un altro esempio, io come molti altri sono convinto che la guerra in Vietnam fosse dettata dalla reale esigenza di frenare l’avanzata del comunismo nel sud-est asiatico. Ma altra cosa è la ferma condanna degli eccidi compiuti da “alcuni” americani durante quel conflitto. Ma l’occidente stesso condannò prontamente quei massacri. Nel caso di Mai Lay, la strage fu contrastata da altri militari americani intervenuti a difesa dei civili. Se per ipotesi al posto degli americani ci fossero stati i russi o gli iraniani, Credete che saremmo venuti a conoscenza di quell’eccidio? Credete che l’opinione pubblica di quei paesi avrebbe condannato i loro soldati?
...“Đan ha il Blu che gli frulla nella testa.”
E’ sacrosanto.
Inutile avvertirlo dell'inganno: nessuno potrebbe dissuaderlo, neppure io.
Ciò nonostante devo ammettere che il Gioco mi seduce, ma sono consapevole che non finirà bene.
Tuttavia, dopo anni (secoli forse?) d’immobilità assoluta, credo sia giunto il momento di alzare la testa, dischiudere gli occhi ed aspirare con forza da questa nuvola azzurra che pigramente e senza fretta sta filtrando dalle pareti di questa nostra immensa, strana, oscura cella.
HAJDE!
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