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Friday, January 13, 2012

Ali Abu Al-Hasan: "In qualche decennio l'Europa diventerà uno stato Islamico" Ergo: siamo in GUERRA.



Alcuni tra i miei conoscenti credono che io abbia una forte avversione per i popoli di religione islamica. Non è esattamente così. A mio favore posso giurare che in alcuni Paesi non europei ho ancora degli ottimi amici musulmani... e delle dolcissime amiche.
Di fatto io ho una forte avversione per quei maomettani che grazie a sciagurate politiche migratorie, arrivano nella nostra Cristiana Europa con l'intento di perpetuare le loro insane e barbare tradizioni religiose.
Oddio, se fosse solo questo, si potrebbe trovare una soluzione non troppo dolorosa.
Tuttavia non è soltanto questo: buona parte dei maomettani che arrivano nelle nostre città aspirano ad una Europa governata dalla Shar'ia e, come detto già troppe volte, lungi dall'integrarsi con l'Occidente, pretendono di integrare l'Occidente nell'Islam.
Adesso non prendetemi per folle, ma io, da antico soldato, riesco a comprenderli: siamo in guerra, e loro, da bravi combattenti, cercano di invadere il nostro territorio con l'intento di occuparlo e dominarlo. Ciò che invece stento a comprendere, è l'aiuto che i maomettani ricevono dai tanti traditori della nostra Cristiana Europa. Ovviamente mi riferisco a quei politici, a quegli "intellettuali", insomma a quelle zecche dalle menti ottenebrate dal multiculturalismo che in Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi ecc ecc rappresentano la quinta colonna dell'Islam.
In guerra i traditori hanno sorte peggiore dei combattenti in caso di cattura.
E' probabile che le zecche che perseverano nell'intento di trasformare l'Europa in EURABIA, non ne siano coscienti.

Sunday, April 01, 2007

Il manifesto del mondo libero.


Fabio nel suo ottimo The Second Version riporta la versione tradotta e “italianizzata” de“Il manifesto di John Doe” di Michelle Malkin.
Il manifesto è l’espressione implicita dell’aspirazione autentica e determinata di chi crede nella libertà e pretende di continuare a vivere in un mondo di uomini liberi, ma è consapevole che dovrà lottare per questo. Perché la libertà, nell’occidente del XXI secolo, corre un pericolo più forte del secolo precedente: ora la minaccia è gravemente sottovalutata da quelle nazioni che credono, anche in buona fede, che la società multiculturale sia l’ultima sfida del mondo nuovo.
Nazioni che pur di coronare il loro sogno impossibile, non hanno pudore nel sacrificare i valori e le tradizioni che da sempre hanno contraddistinto la civiltà occidentale, senza chiedere nulla come contropartita.
E pare che queste nazioni siano ignare che l’Islam, quello vero, non aspira a vivere in un mondo d’eguali, poiché non rispetta altri che sé stesso. Gli altri, gli occidentali, sono visti come dei bimbi a cui occorre insegnare che l’unica verità è quella scritta sulle pagine di un libro di 1400 anni fa.

Queste nazioni, inconsapevolmente offrono la loro resa senza lottare, così da permettere che dal cuore dell'Europa, imam fanatici predichino l’intolleranza religiosa e coltivino l’odio verso gli occidentali; che le donne islamiche siano discriminate come nei loro Paesi d’origine; che bande di giovani fondamentalisti scatenino il loro disprezzo ed il loro razzismo anti-occidentale…

Chi non si vuole arrendere, denunciando che l’Occidente sta accogliendo nel suo grembo un cancro che ne provocherà la fine, è accusato di non voler restare al passo con la Storia; di essere una cassandra, un conservatore o, peggio, un razzista.
Personalmente vorrei che in Europa fossero accolti milioni di migranti da tutto il mondo, ma non musulmani.
Non è razzismo: è’ buonsenso.

Siamo consci di non potere criminalizzare l’intero mondo islamico: una buona parte del popolo migrante musulmano non ha alcun interesse a vedere negli occidentali dei nemici, ma gli altri, i musulmani “veri” sono una moltitudine e oltremodo radicate sono le loro folli convinzioni.
Abbiamo il dovere morale di fermarli.


Pertanto è necessario non abbassare la guardia e risolutamente sostenere che la nostra libertà non deve essere messa in discussione da chi ottusamente acconsente e promuove l'invasione di popoli saturi di fanatismo religioso.

Il "Manifesto di John Doe" è uno stimolo a difendere la nostra libertà e a lottare per essa , senza arrendersi mai.

The John Doe Manifesto di Michelle Malkin
Dear Muslim Terrorist Plotter/Planner/Funder/Enabler/Apologist,
You do not know me. But I am on the lookout for you. You are my enemy. And I am yours.
I am John Doe.
I am traveling on your plane. I am riding on your train. I am at your bus stop. I am on your street. I am in your subway car. I am on your lift.
I am your neighbor. I am your customer. I am your classmate. I am your boss.
I am John Doe.
I will never forget the example of the passengers of United Airlines Flight 93 who refused to sit back on 9/11 and let themselves be murdered in the name of Islam without a fight.
I will never forget the passengers and crew members who tackled al Qaeda shoe-bomber Richard Reid on American Airlines Flight 63 before he had a chance to blow up the plane over the Atlantic Ocean.
I will never forget the alertness of actor James Woods, who notified a stewardess that several Arab men sitting in his first-class cabin on an August 2001 flight were behaving strangely. The men turned out to be 9/11 hijackers on a test run.
I will act when homeland security officials ask me to “report suspicious activity.”
I will embrace my local police department’s admonition: “If you see something, say something.”
I am John Doe.
I will protest your Jew-hating, America-bashing “scholars.”
I will petition against your hate-mongering mosque leaders.
I will raise my voice against your subjugation of women and religious minorities.
I will challenge your attempts to indoctrinate my children in our schools.
I will combat your violent propaganda on the Internet.
I am John Doe.
I will support law enforcement initiatives to spy on your operatives, cut off your funding, and disrupt your murderous conspiracies.
I will oppose all attempts to undermine our borders and immigration laws.
I will resist the imposition of sharia principles and sharia law in my taxi cab, my restaurant, my community pool, the halls of Congress, our national monuments, the radio and television airwaves, and all public spaces.
I will not be censored in the name of tolerance.
I will not be cowed by your Beltway lobbying groups in moderate clothing. I will not cringe when you shriek about “profiling” or “Islamophobia.”
I will put my family’s safety above sensitivity. I will put my country above multiculturalism.
I will not submit to your will. I will not be intimidated.
I am John Doe.

Saturday, March 31, 2007

In viaggio


In questo mese di marzo mi sono recato per due volte nell’ex Jugoslavia,
Viaggio di frequente nell'area balcanica non per diletto ma per lavoro comunque, potendo scegliere, continuerei a visitare queste terre - in particolar modo la Bosnia - che mi sono care da moltissimi anni.

Avrei voluto postare qualcosa, ma non è facilissimo trovare un punto internet fuori dalle città. Inoltre un paio d’alberghi in prossimità di Belgrado disponevano di postazioni internet (no adsl), ma per qualche giorno la connessione al web era impossibile. I problemi della rete hanno interessato anche la telefonia in roaming: non è stato facile nemmeno chiamare col telefonino italiano (almeno fino a giovedì), e la sim serba mi ha permesso solamente la ricezione (ciò per mia colpa, in quanto non avevo acquistato una ricarica). Insomma, non sono riuscito a postare un bel nulla. E questo un po’ m’imbarazza, perché per anni questo accenno di blog è rimasto privato, ora che è aperto al pubblico spiace che i suoi due visitatori non vi trovino nulla di nuovo.
In ogni modo in Serbia ho appreso dell’approvazione al senato del decreto per il rifinanziamento delle missioni all’estero.
Chissà che grande smacco il governo-barzelletta crede di aver rifilato al Cavaliere.
Che tristezza: quell’accozzaglia d’incapaci -gente che parla dei talebani come se fossero “compagni che sbagliano” e si ostina a trattare con loro invece di combatterli- teme più per la solidità della “poltrona” che per la sicurezza dei nostri soldati.
Che tristezza. E che vergogna.
La continuazione di “In Europa è Jihad” come di “Elogio della tortura?” è rimandata. Per il momento mi preme riportare un articolo uscito qualche giorno fa su “Il Giornale” e che di fatto riguarda lo stesso tema.
Islamizzazione silenziosa di Angelo Allegri
La berlinese Porta di Brandeburgo, simbolo della storia tedesca, è sovrastata da una luminosa mezzaluna musulmana: «Mecca Germania, la silenziosa islamizzazione». A lanciare l’allarme in copertina non è la conservatrice die Welt o la tradizionale Frankfurter Allgemeine. A parlare di slittamento «strisciante» verso valori estranei alla società tedesca è l’organo ufficiale del giornalismo liberal, il settimanale amburghese Der Spiegel, bibbia della Germania che conta, più o meno un milione di copie alla settimana. E nel numero apparso ieri in edicola il titolo delle pagine interne è, se possibile, ancora più allarmante: «Ma qui è già in vigore la sharia?». Il quesito che appassiona i giornalisti del settimanale è semplice: fino a che punto lo stato di diritto può e deve piegarsi alle richieste dei gruppi di immigrati, anche se queste fanno a pugni con i principi fondamentali di cultura e diritto occidentali? E fino a che punto può farlo senza danneggiare chi, tra quegli immigrati cerca l’integrazione, favorendo invece i fondamentalisti? A segnare le contraddizioni più profonde tra identità culturali sono state, dice il settimanale, molte decisioni della magistratura, spesso inadeguata ad affrontare la complessità della situazione. L’ultima sentenza, che ha suscitato una sorta di sollevazione dell’opinione pubblica, è anche tra le più clamorose: riguarda una donna, 26 anni e madre di due bambini, quotidianamente maltrattata e picchiata dal marito, un marocchino. Nonostante le premesse il giudice incaricato del caso ha rifiutato la richiesta di divorzio immediato presentata dalla donna, anche se l'uomo l'aveva addirittura minacciata di morte. Il motivo? Il giudice l’ha spiegato così: «Nel Corano, alla Sura quarta verso 34, è previsto che l'uomo possa punire la moglie». Un riferimento spiegato con il fatto che la coppia si era sposata con rito islamico. Il caso è estremo ma fa seguito a una serie di sentenze degne di una giurisprudenza da Paese del Maghreb. Già dal 2002 un magistrato aveva stabilito che i dipendenti musulmani possano fermarsi a pregare in orario di lavoro (sia pure in accordo con l’azienda). Nello stesso anno un altro tribunale stabilì la legittimità del rito di macellazion islamico (in deroga alle rigidissime norme previste dalla legge tedesca). Una battaglia durissima durata 15 anni è stata quella sulle preghiere dei muezzin. Nel 1992 la Corte costituzionale stabilì un principio: i centri di preghiera islamici hanno il diritto di diffondere con gli altoparlanti le loro preghiere. Per le rituali cinque volte al giorno e a partire dal levar del sole. Qualche anno fa una cittadina dell’Assia, Dillenburg, cercò di proteggere il sonno degli abitanti ricorrendo a un cavillo: il disturbo potenziale alla sicurezza della circolazione creato dal rumore. Il tribunale amministrativo bocciò anche questo tentativo. In nome del principio di uguaglianza chi vuole far tacere i muezzin dai minareti deve emettere un’ordinanza che zittisca anche campane e campanili. Commento di Der Spiegel: «Evidentemente da queste parti il principio di uguaglianza vale anche per quelli che con l’uguaglianza non vogliono avere nulla a che fare». Un altro caso famoso riguarda una polemica tra un Imam estremista di origine turca, Yaukub Tasci e la Zdf, il secondo canale della tv. Quest’ultima fu condannata e obbligata a togliere dal suo sito la definizione di «predicatore d’odio» usata per Tasci. Al processo fu dimostrato che durante le sue prediche l’Imam definiva i tedeschi «schifosi infedeli». Nessun provvedimento, anche minimo, fu preso contro di lui. Tutte sentenze emesse nel nome del rispetto delle differenze culturali. Che coinvolgono spesso anche minorenni. Abbastanza comuni sono, per esempio, i ricorsi delle famiglie islamiche contro la partecipazione delle figlie a lezioni di ginnastica (o, peggio, di nuoto) e a gite scolastiche. Di solito i ricorsi vengono accettati e le ragazze esentate, a meno che le lezioni e le gite non vengano effettuate a sessi rigorosamente separati. Il risultato, secondo le organizzazioni che si occupano di uguaglianza tra uomo e donna, è che sempre meno ragazze di religione islamica partecipano alle attività sportive o alle attività comuni delle classi. Un problema ancora da poco, sottolinea Der Spiegel, di fronte a una decisione del ministero della Sicurezza sociale che dal 2004 ha di fatto riconosciuto la poligamia in Germania. Le prestazioni del servizio sanitario, ha chiarito a suo tempo il ministero, si estendono a tutte le mogli del lavoratore che paga i contributi. L’unica condizione è che a riconoscere il diritto a più mogli sia il Paese (islamico) di provenienza.

Giuro che leggo anche i giornali del centrosinistra. Finanche l’Unità e Liberazione.
Eppure non vi trovo mai un accenno al pericolo dell'islamizzazione in Europa.
Sarà un caso?


Monday, March 19, 2007

In Europa è Jihad. Parte III



“It is far too easy to get a Swedish whore……I guess you can say they get fucked to pieces.” Hamid.
Un Paese in Europa ha il più alto numero di immigrati musulmani. Ma ha anche il primato delle violenze sessuali su minori: una statistica pubblicata nel 2005 dal Consiglio Nazionale per la Prevenzione del crimine di Stoccolma svela che nell’anno precedente furono 467 gli stupri di bambine sotto i 15 anni.

La Svezia di oggi è una nazione dove sempre più numerosi sono i crimini perpetrati da giovani e giovanissimi di religione islamica e dove lo stupro, che diventa strumento per oltraggiare le giovani occidentali, è comune quasi quanto lo scippo in alcune città italiane.

Come già accade in Norvegia, parte della classe politica svedese non permette che si parli di razzismo anti-occidentale, in quanto ha la convinzione che ciò possa deteriorare quel sogno (disilluso) di vivere in una società di eguali, moderna e multiculturale. Pertanto le cronache dei crimini commessi dai cittadini “non occidentali” vengono riportate dai giornali in modo neutro e mai si insiste sulla provenienza dei malfattori. Un esempio eclatante è la cronaca riportatata da alcuni giornali svedesi riguardo alle violenze subite da due ragazze, Jenny e Linda (foto sopra), stuprate e massacrate di botte. Nei giornali fu riportato che gli stupratori erano due svedesi, un finlandese, un somalo. Ma la versione raccontata dalle vittime era sostanzialmente diversa: si trattava di quattro nord africani.
Forse la verità si trovava nel mezzo: i due cittadini svedesi erano di origine somala, così come il filandese. L’ultimo, quello identificato come realmente somalo, era nell’attesa di ricevere la cittadinanza svedese.

Abbiamo detto che lo stupro di ragazze e ragazzine svedesi è così comune nelle città, che tra non molto gli svedesi non si stupiranno di trovare nelle vetrine di alcuni negozi delle cinture antiviolenza, insomma delle vere proprie cinture di castità, re-inventate da alcune ragazze ventenni. Una delle creatrici, Nadja Björk, ha affermato che il profitto che deriverà da quest’operazione commerciale sarà nulla in confronto alla soddisfazione di contribuire a ridurre il numero delle violenze commesse contro le sue coetanee.

Eppure nella Svezia del 2007, nessuno crede ad una flessione della criminalità.
Malmo, seconda città del Paese, grande centro commerciale e culturale, ha un tasso di banditismo che a noi italiani parrebbe inconcepibile per una città del Nord Europa. Il numero degli stupri è quasi di sei volte superiore a quello registrato nella città di Copenaghen, maggiore in estensione e popolazione.
Di fatto metà dei cittadini è d’origine non autoctona. Questo comporta una sorta di ghettizzazione che ha la sua causa-effetto nella comparsa di centinaia di bande di giovanissimi rapinatori e stupratori che scorazzano indisturbati dalla periferia al centro della città rubando e saccheggiando.
A questo proposito, Feriz e Partimi, membri di una banda albanese, hanno detto che in Kosovo erano abituati ad uccidere i serbi, in Svezia hanno trovato una situazione totalmente diversa, in quanto gli svedesi "sono dei codardi" e “If they get injured, they just have themselves to blame for being weak”.
E’ sempre la solita storia: per i musulmani chi si dimostra debole si deve vergognare e non merita pietà.
Svedesi codardi? In effetti, la criminalità e così diffusa che in certe piccole città anche le forze dell’ordine evitano di contrastare le bande islamiche, poiché queste non si fanno scrupolo di minacciare di morte le loro famiglie.
Non è raro nemmeno che molte ragazzine siano rapite di fronte a persone che non fanno nulla per fermare l’aggressione. Sì, forse molti svedesi sono dei codardi, tuttavia in Svezia le minacce di morte ai testimoni dei processi per stupro sono all’ordine del giorno, e pare non esistano strutture e programmi per la loro protezione.

Durante un’intervista a dei giovanissimi studenti musulmani di una scuola della periferia di Stoccolma questi non hanno avuto alcuna esitazione ad etichettare le loro compagne di scuola come semplici “puttane svedesi” che “meritano di essere scopate a sangue”.
Sono ragazzi di 15, 16 e 17 anni, che provano un odio profondo per le loro coetanee bianche.

In un’altra intervista, riguardo allo stupro di gruppo subito da una ragazzina svedese, gli stessi ragazzi hanno risposto che “It is not as wrong raping a Swedish girl as raping an Arab girl” perché “le svedesi probabilmente hanno già fatto sesso prima dello stupro, mentre le arabe devono mantenere integra la loro verginità fino al matrimonio ed uno stupro sarebbe causa di vergogna per la loro famiglia.” Certo, il ragionamento fila.
L’odio è il comune denominatore. E’ sintomatico il caso di un ventunenne musulmano accusato solo (!) di due stupri, ma anche di avere accoltellato e sfregiato otto donne in diversi pub. Arrestato, al processo disse di avere agito “accecato dall’odio verso le puttane svedesi”.

E importante sottolineare che mentre buona parte dei giovani musulmani ritengono che tutte le ragazze svedesi siano delle “puttane”, le autorità cercano di non offendere la loro sensibilità religiosa, con la speranza che magari un giorno tutti potranno finalmente vivere in amore e fratellanza nella società multiculturale. Ed allora, come già detto, dalle cronache dei giornali scompare la nazionalità d’origine degli stupratori; scompaiono le statistiche che riguardano i gruppi etnici coinvolti nei reati di stupro ecc. ecc.
Un piccolo esempio del political correct svedese: nel 2005, due ragazze furono espulse temporaneamente dalla loro scuola perché indossavano un maglione con l’immagine della bandiera nazionale. Il Preside giustificò il suo gesto sostenendo che ostentare la bandiera poteva risultare offensivo per gli studenti immigranti.

Non abbiamo la possibilità di affermare con certezza quanti stupri siano commessi ogni anno dai giovani di religione musulmana (per le ragioni che ben conosciamo), ma i rapporti della Polizia svedese informano che 2.631 furono gli stupri (denunciati) nel 2004, con un incremento del 30% rispetto all’anno precedente - rammento che la Svezia ha circa 10 milioni d’abitanti e 1 milione sono gli stranieri -. Un altro rapporto della Polizia afferma che su 10 bande criminali, nove sono composte da cittadini di provenienza non occidentale e di religione musulmana.
Infine, l'avvocatessa Ann Christine Hjelm in un suo rapporto del 2003, quando era ancora possibile farlo, rivelava che ai cittadini di religione musulmana erano ascritti l'85% degli stupri commessi durante il periodo esaminato (tre anni)
Insomma, basta fare 2+2.

C'è del marcio in Nord Europa.
E in Francia? Ci arriviamo.

Fonti: Fjordman, Cage,Viking Observer,Winds of Chang, FrontPage, Balder, Sudkuriren, The weekly Standard,

Continua.

Sunday, March 11, 2007

In Europa è Jihad. Parte II



Oslo, abitanti 580.000. A dicembre 2006 300 casi di stupro denunciati.

Nella Norvegia dei fiordi e delle “stavkirker”, le chiese lignee inserite nell’elenco dei patrimoni dell’umanità, la capitale Oslo ha un triste primato: il rapporto popolazione percentuale di crimini contro le donne è il più alto d’Europa: come se a Roma, città di più di 2.800.000 abitanti, ci fossero quattro denuncie per stupro ogni giorno. 1)
Ovviamente ci riferiamo ai soli reati denunciati.

In sei anni, i reati di stupro nella sola città di Oslo sono quasi triplicati. AftenPosten del settembre 2001 ci informa che 111 sono gli stupri compiuti nell’anno precedente, di cui 72 commessi da cittadini “non occidentali”, 25 commessi da cittadini norvegesi o "occidentali", mentre 14 sono classificati come commessi da individui di etnia sconosciuta.
Non è un caso se ci riferiamo al 2001 perché, sebbene alcune organizzazioni musulmane, dopo l'uscita della statistica delle etnie coinvolte nei reati di stupro, abbiano fortemente condannato la violenza dei loro stessi fratelli (nuovi immigrati e giovani della seconda e terza generazione d’immigranti), promuovendo anche manifestazioni di piazza e dibattiti all’Università, tutto questo sembra essere dimenticato solo pochi anni dopo. Nel senso che le violenze contro le donne aumentano in modo vertiginoso, ma le statistiche scompaiono.
O meglio, non sono più ufficiali: la politica, in nome di una vagheggiata società moderna multiculturale, cerca di contrastare la discussione, viva in questi anni in Norvegia, che ha come oggetto la violenza sessuale come fenomeno peculiare ad una parte non minoritaria dell’immigrazione musulmana. A mio avviso, questa sorta di censura ha il suo apice nella legge contro la discriminazione, dell’aprile del 2005.
Chiunque non potrebbe che approvare una legge che sanzioni duramente il razzismo. Tuttavia, già la sua impostazione offre dei motivi di dissenso. Difatti, in soldoni, si afferma che qualunque cittadino norvegese sospettato di discriminazione razziale o religiosa “ è colpevole fino a che non dimostri la propria innocenza”.
Fjordman si chiede (ed io pure) come sia possibile che il diritto acquisito di qualsiasi individuo del mondo occidentale, ossia risultare innocente finché non venga provato il suo coinvolgimento in un reato, possa in questo caso e solo in questo, essere stravolto. In ogni modo la legge è passata. E le statistiche, come già detto, sono magicamente scomparse. Inoltre, pare che nei quotidiani casi di stupro raccontati dalla stampa norvegese, difficilmente appaia il nome dei rei, se identificati dalla polizia, e tantomeno siano segnalate le loro etnie e le religioni di appartenenza. - a meno che non vi sia un identikit certo.

Si può essere scettici sul fatto che esista un odio profondo di una parte degli immigrati musulmani verso il popolo norvegese. Eppure sembra sia così.

Un solo esempio: durante una partita di calcio finita male (disordini, feriti ecc. ecc) i giocatori curdi di una delle squadre in campo, il Djerv, hanno intimidito alcuni spettatori con la minaccia della decapitazione, minacciando pure di stupro tre ragazze (la più giovane aveva 11 anni).
Una stupida partita di calcio della categoria dilettanti, trasformata in un megafono per il nuovo Jihad. Incredibile?
E in Svezia? Peggio!
Fonti: Fjordman, Aftenposten leggi anche Femina Novo
per la foto: Conflict

1) Un corollario: i casi di stupro sono così frequenti in questi ultimi anni, che si impostano anche cause e dibattiti sui problemi ( e sulle ingiustizie) del risarcimento dovuto alle vittime. leggi

Continua

Thursday, March 08, 2007

In Europa è Jihad. Parte I



Da noi in Italia non è ancora molto diffuso e pochi ne parlano, ma è quanto mai attuale nel Nord Europa, in Francia e anche nel Regno Unito.
Mi riferisco allo stupro come metodo di lotta religiosa: una particolarissima forma di Jihad scatenata da uomini di religione musulmana contro le bambine e le giovani donne occidentali.
NORD EUROPA - Nel 2004 il 70% delle violenze a donne danesi è stato compiuto da cittadini musulmani; nello stesso anno, anche a Oslo in Norvegia, si è avuto il più alto numero di stupri (Dagsavisen). A questo proposito Gunnar Larsen, ispettore del reparto Crimini Violenti della citta di Oslo ha affermato che il - 65% degli stupri è da attribuire a cittadini "non occidentali" ...-

Nel 2004, dopo la pubblicazione dei dati relativi all'incremento degli stupri compiuti da musulmani, Shahid Mehdi muftì di Copenhagen ha dichiarato che "le donne che rifiutano di coprirsi il capo chiedono di essere stuprate"
Non meravigliamoci perchè la giustificazione a queste mostruosità arriva nientemeno che da un Professore dell'Università di Oslo, che si erge a difensore della tolleranza della multiculturale società norvegese. Unni Wikan (una donna, badate bene) afferma che “Norwegian women must take their share of responsibility for these rapes” in quanto i musulmani trovano i loro modi di vestire troppo provocanti. L'esimio professore prosegue il suo strampalato pensiero sostenendo che -le donne norvegesi hanno il dovere di comprendere che per vivere in una società multiculturale occorre adattarsi, pertanto è giusto che modifichino il loro stile di vita-. E quei cittadini musulmani? Loro non possono adattarsi a vivere come delle persone civili?
Fonti: Fjordman, Jihad Watch, Aftenposten

Continua.