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Tuesday, May 05, 2009

Giustizia?

E’ una bella giornata per i veri maschi maomettani e per tutti quelli che considerano mogli, figlie, fidanzate e amanti proprietà assoluta.
Ma permettetemi di rivolgermi direttamente a loro.
Uè vero maschio! TU che sei profondamente convinto che se una ragazzina s’innamora di te, è perché non può essere altrimenti;
TU che sei profondamente convinto che la ragazzina dopo di te non potrà avere nessun altro uomo, per il semplice fatto che lei è diventata TUA, come la TUA auto, come il TUO cane, come le TUE mutande;
TU, che se qualcuno con delicatezza volesse porre qualche dubbio su questo personale concetto di vita di coppia, troncheresti subito con una risposta spiazzante e definitiva del tipo: “ma perchè si dice -la mia ragazza-?? Perche è MIA, non TUA, nè di nessun altro. MIA e basta.”
Ecco da oggi Tu, maschio fortunato, maomettano e non, hai anche la comprensione di questa nostra aperta e democratica magistratura italiana. Perché, mettiamo il caso che la TUA ragazzina non voglia più stare con te (sia mai), o magari accetti la corte di altri maschi (folle!). Ebbene, è chiaro che ciò ti renderebbe geloso e allora, qualora decidessi di ammazzarla, ti beccheresti soltanto il minimo della pena: 14 anni di carcere. Ovviamente obietterai che 14 anni non sono poi una bazzecola. Ma scusa devi proprio ammazzarla adesso? Aspetta un pò, in Italia e in tutta Europa si sta lavorando per un futuro migliore interamente dedicato a te e ai milioni di veri maschi come te.

Ora mi rivolgo a tutti.
Badate bene voi che per altri motivi vorreste liberarvi di una donna che vi sta seriamente sulla palle: se per caso la moglie, la fidanzata o l’amante, l’avvelenate, o simulate un incidente, o chessò ingaggiate un killer, rischiate grosso: soltanto se il delitto è stato particolarmente efferato, cioè se la donna viene sgozzata, o torturata e ammazzata di botte, potete sperare di ottenere una riduzione di pena. Aiuterebbe molto se vi dichiaraste pazzi di gelosia o magari fondamentalisti religiosi.
Ma, appartenere ad una razza diversa da quella autoctona sarebbe decisamente un bel vantaggio.

Leggi l'articolo "Uccidi la moglie per gelosia? Cassazione: sconto di pena" di Nino Matera "IL GIORNALE"

Chissà forse in Italia e nell' Europa permeata dalla "political correctness"molti stanno veramente impegnandosi affinché le moltitudini allogene (anche di quei popoli che causa del loro credo religioso appartengono a civiltà arretrate) possano sentirsi come nelle loro terre natìe, ma senza sottostare ai pericoli, alla fame o alle dittature che tanto facilmente tormentano i loro Paesi d'origine.

Chissà, forse in Italia e nell'Europa che con forza aspira ad integrarsi con la folla dei suoi invasori, ci sono magistrati, politici, intellettuali veramente convinti che quella gente meriti tutto, anche una giustizia diversa, più comprensiva e magari creata ad hoc per loro affinché non risulti troppo traumatica la lontananza dall'antica patria.

Ed i segnali ci sono. Quante volte abbiamo letto che in Germania, in Francia e adesso nel nostro Paese, degli infelici maomettani rei di aver massacrato figlie e mogli, sono stati condannati a pene detentive non gravi e comunque assai inferiori a quelle che per lo stesso reato sarebbero state comminate agli autoctoni? Chiamati a rispondere, quei magistrati "illuminati" hanno alzato le braccia ed hanno giustificato la loro condotta con l'impossibilità di giudicare serenamente delle persone che provengono da culture troppo diverse dalla nostra.
Ciò che ho scritto poco più sopra, non è una battuta.
E' certo che molti magistrati pensano (ed alcuni l'hanno espresso chiaramente) che alcune regole del nostro diritto non sono sufficientemente appropriate e che magari, soltanto per quella gente, si potrebbe utilizzare una giustizia diversa, più consona alla loro cultura.

Allogeni di ogni credo ed etnia, non disperate. In una Italia dominata da una diversa classe politica, potrà facilmente accadere che il sogno di alcuni di questi fini conoscitori della legge diventi realtà. Chissà, potremmo tornare al codice Rocco: uccidere mogli, figli e amanti sarebbe considerato delitto d'onore, con pene detentive da 3 a 7 anni.
E nel caso che dei giovani focosi maomettani stuprassero delle minorenni, niente paura: un bel "matrimonio riparatore" e tutto tornerebbe a posto.

Saturday, August 02, 2008

'Dunque, dove eravamo rimasti?' Speciale Tortora (4 parti)









"Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo “grazie” a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L’ho detto, e un’altra cosa aggiungo: io sono qui e lo so, anche per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi; sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta."

Thursday, September 02, 2004

Enzo Tortora un uomo perbene


E’ strano, se non sospetto, parlar bene di una trasmissione televisiva a cui non si è assistito. Tuttavia ammetto che prima di iniziare a scrivere questo post che riguarda lo speciale "Omnibus" (LA7) dedicato alla tragedia giudiziaria e umana di Enzo Tortora, la trasmissione mi era stata soltanto raccontata, ma con dovizia di particolari, da alcuni amici che hanno così voluto dimostrare che quel mio (lieve) pregiudizio sull’emittente di Tronchetti Provera non era del tutto fondato. Ovviamente non ci sono riusciti, ma di certo ho cominciato ad apprezzare Antonello Piroso e la sua "Omnibus".


Come altre persone che hanno commentato il programma sul sito de La7, avrei desiderato che la puntata fosse fruibile anche via Internet. E quando mi trovavo quasi alla fine di questo post, La7, bonta suà, ha pubblicato i filmati dell'intera trasmissione.

Pertanto, Qui sotto troverete solo un compendio ristrettissimo di quanto mandato in onda da Omnibus, invitando chi legge a guardare anche i video su La7 o su RRR.

Tortora fu arrestato la notte del 17 giugno di 25 anni fa con l’accusa aberrante di fare parte di un’associazione di stampo camorristico, dedita allo spaccio dei stupefacenti.
La mattina successiva Enzo Tortora, ammanettato e scortato dai carabinieri, fu consapevolmente messo alla “gogna”, facendolo passare tra due ali di folla urlante, e tra reporter e cameraman di molte testate giornalistiche italiane e straniere.

I magistrati basavano le accuse principalmente sulle “testimonianze” fornite da due “pentiti” un camorrista,Giovanni Pandico, e da un killer delle prigioni, certo Pasquale Barra detto “o animale”, perché dopo aver fatto a pezzi un detenuto ne aveva mangiato le viscere.

In seguito, nella prospettiva di ricevere dei benefici carcerari, altri detenuti fecero a gara per accusare Tortora di spaccio di droga e perfino di essere il mandante di alcuni omicidi.

Alla fine i giudici disponevano di almeno quindici diverse deposizioni contro il presentatore.

Ma delle prove reali non esistevano. Contatti diretti del presentatore televisivo con i camorristi non furono mai trovati.


L’indizio più "interessante" in mano ai magistrati fu una lettera*1 della redazione di “Portobello” (la trasmissione di cui Tortora era stato conduttore) indirizzata a un camorrista detenuto nel carcere di Napoli. La lettera trattava di alcuni pizzi (stoffe) che il detenuto voleva mettere in vendita a “Portobello”, ma la redazione non li prese in considerazione e pertanto inviò le scuse e 800.000 lire come risarcimento.

Il presentatore passò sette mesi in carcere, quindi agli arresti domiciliari per questioni di salute.


Pannella gli offerse di diventare europarlamentare per aiutarlo e sostenere la sua battaglia giudiziaria, ma nel dicembre del 1985 Tortora, onesto fin in fondo, decise di dimettersi dalla carica europea per rinunciare al’immunità e tornò agli arresti domiciliari.

Nel settembre dell’86 venne assolto con formula piena dalla Corte di appello di Napoli. Il 20 febbraio 1987 tornò come conduttore a “ Portobello”. Il pubblico lo accolse con un lungo, commosso applauso.

Lui cominciò con le parole che danno il titolo alla trasmissione di Piroso:

Dunque, dove eravamo rimasti…”


Il 17 giugno del 1987 esattamente quattro anni dopo il suo arresto, fu assolto con formula piena anche dalla Cassazione. Un anno dopo si spense per un tumore.

Molti si ricordano la frase che esclamò al termine della sua difesa durante il processo del 1986:

«Io grido: “Sono innocente”. Lo grido da tre anni , lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento! Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi


Durante la tragica vicenda giudiziaria, dopo la definitiva assoluzione e perfino dopo la sua morte alcune grandi testate giornalistiche non cessarono di gettare fango su Enzo Tortora, tentando a più riprese di convincere l’Italia della sua colpevolezza.


Nella trasmissione di Piroso emerge anche il risvolto amaro dei magistrati che aspirano a diventare delle star televisive, che sbagliano, non ammettono i loro sbagli, non si danno per vinti e si proteggono sempre tra loro.

Malgrado la tragedia di Tortora spinse qualcuno a sollecitare il referendum per la responsabilità civile dei giudici, le “starlette togate che lo vollero distruggere non furono mai toccate. Anzi, alcuni vennero promossi ad incarichi più prestigiosi.


Piroso ricorda anche il ruolo della Forleo. Ricordate Clementina Forleo, il gup che assolse i tre islamici catturati a Milano in quanto secondo lei non arruolavano dei terroristi, ma dei guerriglieri?

E’ significativo che nel 1994, quando la famiglia di Tortora querelò il camorrista Melluso che seguitava nelle infamie contro il defunto presentatore, fu proprio la Forleo ad assolverlo, ma il peggio avvenne dopo, quando affermò:

L’assoluzione di Enzo Tortora rappresenta in realtà soltanto la verità processuale e non anche la verità reale del fatto storicamente accaduto”.

Insomma, per il “giudice”, Tortora poteva essere stato veramente un camorrista.

Un “Bravo!” ad Antonello Piroso e alla redazione di “Omnibus”, per avere ricordato a tutti, specialmente a quella stragrande maggioranza di spettatori che proviene dalla Sinistra, la tragedia di un uomo perbene e nel contempo la fallibilità, l’arroganza e la sete di gloria che contraddistingue una buona parte della magistratura italiana.


"DUNQUE, DOVE ERAVAMO RIMASTI?" Special de LA7 in tre parti

Note *1 da Wikipedia