Monday, July 02, 2007

Le strane Analogie del Manifesto


Informazione Corretta c’invita a leggere un articolo di Michele Giorgio sul Manifesto del 29 giugno scorso. “A proposito di Hamas e della sharia. A Gaza, in Palestina e nel mondo arabo”. Il commento di IC lo troverete QUI. Ciò che io desidero aggiungere è un commento a questo frammento dell'articolo:

"Non è peraltro estraneo a questo ragionamento il ricordare sempre più di frequente - lo ha fatto qualche giorno fa anche Liberazione - le simpatie per il nazismo del Gran mufti di Gerusalemme Aminal-Husayni L'equazione è semplice: se il mufti palestinese è stato nazista vuol dire che tutti i palestinesi di quell'epoca hanno tifato per Hitler. Una trovata perversa ma priva di qualsiasi logica. Sarebbe come accusare tutto movimento sionista di aver collaborato con il nazismo solo perchè il suo alto funzionario Rezso Kasztner aveva avuto strette relazioni con Adolf Eichmann."


A mio avviso, immaginare un rapporto di similitudine tra Amin al-Husayni e Rezso Kasztner è volutamente fuorviante. Il Mufti, fu un criminale di guerra come altri nazisti e, a causa dei britannici, fu amnistiato. Le armate musulmane che raggiunsero le Waffen SS nei Balcani erano sotto il suo diretto controllo. Gli uomini che si addestrarono con le squadre naziste in Olanda sarebbero diventati i futuri capi dei gruppi armati che dalla fine del conflitto seminarono il terrore tra gli ebrei. Ma il nazismo di Amin non termina con Hitler. Già dall’inizio degli anni ’50, continuò a ricevere finanziamenti "nazisti" tramite il banchiere François Genoud.

Ma per quanto riguarda l'affermazione che non tutti i palestinesi furono dei nazisti, ciò mi sembra ovvio. Tuttavia occorre ricordare che i leader palestinesi che non approvavano il pensiero di Amin al-Husayni, rischiavano la vita. E ciò dalla grande rivolta del 1936, quando più di seimila arabi moderati vennero massacrati dalle bande del Muftì nella Palestina del Mandato britannico. Mentre Amin fu nazista, il suo degno nipote Arafat, ne fu solo simpatizzante, nella misura in cui i gruppi neo-nazisti potevano finanziarlo.

Non dimentichiamo poi che alcuni giornali dell’ultra destra (per esempio il National Zeitung di Monaco), negli anni ’70 appoggiarono Arafat e l’OLP.
In alcuni casi anche favorendo l’arruolamento di occidentali nelle bande del terrorista palestinese.

Il gran giornalista Giorgio ci vuole passare il messaggio che le “simpatie” di Amin per il nazismo non furono molto diverse da quelle di Rezso Kasztner.
Un lettore delicato e ammodo, in quest’audace similitudine, vi troverebbe un filo d’ipocrisia. Fosca, che è poco delicato, anzi, diciamolo, è proprio un villano, preferisce non pubblicare ciò che gli sta passando or ora per la testa. Ma solamente controbattere, affermando che Reszo Kasztner, se l’accusa mossagli dal pubblico ministero al processo del 1953 è vera, fu solo un uomo che approfittò della disgrazia di migliaia di ebrei in Ungheria, per arricchirsi.

Kasztner, ebreo ungherese giunto in Israele dopo il conflitto, entrò quasi subito nel partito laburista e, prima del processo, fu portavoce del ministro dell’industria. A questo punto un altro ebreo d’origine ungherese, Malchiel Grunwald, lo accusò di avere avuto stretti rapporti con Heichmann che si occupava della deportazione degli ebrei ungheresi nei campi di concentramento, ma l’accusa più infamante contro Kasztner fu di aver garantito la salvezza solamente di quegli ebrei che potevano permettersi di pagargli grosse somme di danaro . Difatti, tra i 1865 ebrei salvati dalla trattativa di Reszo con Heichmann, ci furono almeno 50 appartenenti alla sua famiglia e alla cerchia d’amicizie. Gli altri erano solo dei ricchi ebrei che, per l’accusa, sborsarono fino a 1000 dollari a testa pur di salvarsi.

Il processo del 1953 nacque contro Grunwald per diffamazione nei confronti di Reszo, ma in seguito fu l’ungherese a pagarne il prezzo. Venne anche accusato di aver contribuito a convincere i giudici del processo di Norimberga a non perseguire un altro nazista, Kurt Becher.

Per il pubblico ministero, Kasztner aveva venduto l’anima al diavolo. E in Israele, per decenni, si fece riferimento all’ungherese come ad un novello Faust.

Il processo terminò nel 1955 e Kasztner fu assassinato due anni dopo.

Ecco, abbiamo accennato alla storia dell’ebreo ungherese che “trattò” con Eichmann. Sinceramente, vi trovate alcune similitudini con la vita di Amin Al Husseini? Credete che il buon Giorgio, Giornalista del Manifesto abbia ragione a proporre analogie di questo tipo? Nel caso di risposta negativa, quali saranno i motivi che hanno spinto il giornalista ad inserire nel suo articolo due personaggi che tra loro nulla hanno in comune?

1 comment:

Elly said...

*risatina*
Già il fatto che scrive sul Manifesto, dà un'idea di che razza di pseudogiornalista sia. Così come i suoi colleghi, è troppo indaffarato a tirar l'acqua al suo mulino (e ad abbindolare i lettori ignoranti) per rendersi conto che chiunque (con un minimo di cultura sull'argomento o con un po' di iniziativa nel cercare altre fonti) potrebbe facilmente smascherare le idiozie che scrive. Mi viene automatico pensare che paragonare un personaggio scomodo appartenente al popolo "loro amico" ad un ebreo è solo l'ennesima trovata per spostare l'attenzione dai loro amichetti arabi al solito capro espiatorio ebreo. Peccato che qui il paragone facesse pietà... ma sono sicura che qualche centinaio di idioti ora inizierà ad andare in giro a ripetere la storia a pappagallo. -.-