Tuesday, March 22, 2011

Cuneo?


Ancora in partenza...
Tuttavia sono certo che troverò il tempo (e "serie" connessioni alla rete) per aggiornare il blue-blog.
Intanto mi voglio divertire e, anche per chi se lo fosse perso, posto il mio video preferito di Zelig 2011.

A Cuneo non ci sono mai stato.
E me ne vergogno un pò.
Ajde, Čao!

Anche a Gaza si dissente.

Incredibile:

LUI, che è stato il corrispondente da Gaza per il (nazi)Manifesto;
LUI che per anni è stato il pseudo portavoce italiano di Hamas...

Ha pubblicato dei post che esprimono dissenso contro l'attuale governo di Gaza QUI e QUI.
Ripeto, incredibile.

Il "giocattolo" di Hamas pare si sia rotto.
Come è potuto accadere?

Forse i compagnucci palestinesi, durante le ultime fredde sere invernali, non sono stati troppo delicati nei confronti del nostro giovane connazionale?

Noi gli offriamo tutta la nostra solidarietà.
Siamo consapevoli che LUI resterà un anti-sionista, ma sinceramente apprezziamo che almeno per una volta abbia scritto la verità.

Tuttavia, qualora volesse tentare un riavvicinamento al gruppo terrorista nazi-islamista che governa la Striscia di Gaza, riteniamo opportuno che si munisca di strumenti adatti ad evitare dolorose conseguenze.

Tutto secondo copione


Da "il Giornale", riporto un articolo scritto dalla deputata del PDL Souad Sbai. Con un referendum il popolo egiziano ha approvato la proposta delle modifiche alla Costituzione favorendo di fatto il partito dei Fratelli Musulmani perché forte, organizzato a livello capillare e pertanto già pronto per partecipare (e vincere) alle prossime elezioni. Ciò è accaduto perché una parte dell'Occidente, Barack Hussein in testa, ha abbandonato Mubarak ("A Bullet in the Back from Uncle Sam.") e lo ha fatto coscientemente. Quella stessa parte dell'Occidente sta completando il suo progetto, aiutando i Fratelli Musulmani e Al Qaeda a liberarsi di Gheddafi.

Insomma, tutto secondo copione.

La sinistra nostrana plaude e approva*1). E a guardar bene è la stessa sinistra che qualche anno fa si dispose a barriera per difendere il "terrorismo del Sudan" contro la volontà di Bush Jr. di intervenire con le armi e salvare la popolazione del Darfur.


L'Egitto regalato ai fondamentalisti.
Dopo il Nord Africa toccherà a noi.

L’Egitto è perso. Peggio, è nelle mani dei Fratelli Musulmani, una sigla e una realtà che ai più forse dice poco, ma che non fa dormire la notte chi qualcosa ne sa. Quando parlavamo, all’alba delle prime proteste, del rischio altissimo di fondamentalismo in Egitto, venivamo presi per visionari e il nostro timore veniva sottovalutato. Anche quando Al Qaradawi, leader spirituale dei Fratelli Musulmani, tornato al Cairo per l’occasione, chiamava alla da-wa e all'apertura del passaggio del valico di Rafah per unirsi ai fratelli palestinesi, tutti voltavano lo sguardo in altre direzioni. E oggi che il sì alle modifiche della Costituzione ha sancito definitivamente la caduta del Paese fra le spire dei Fratelli Musulmani? Di nuovo non una parola. Certo, c’è l’esclusiva attenzione per l’attacco in Libia, sul quale pure moltissimo ci sarebbe da dire, ma non è nemmeno lontanamente giustificabile che nessuno “faccia caso” a cosa accade in Egitto e alle conseguenze per loro e per noi di quelle scelte. Perché non si vuole capire che da lì parte la conquista del Nordafrica da parte del fondamentalismo oscurantista? È cecità oppure ignoranza tout court? Mentre scriviamo, la protesta infiamma anche lo Yemen, la Siria e il Bahrein. L’Egitto è solo la punta dell’iceberg di questo movimento tellurico che sconvolge il quadrante nordafricano intero e che presto guarderà con occhi avidi anche all’Europa. La sete di islamizzazione dei Fratelli Musulmani non ha fine. Se guardiamo alla Costituzione egiziana, così come è stata emendata, forse si capisce bene cosa vogliamo dire e il perché delle nostre denunce. Copti, donne e minoranze sono praticamente estromessi dalla vita politica del paese. E' escluso dalle candidature presidenziali di chi ha doppia nazionalità: Moussa e Baradei sono quindi già fuori dai giochi, con quest’ultimo preso a sassate fuori da un seggio. La favola della rivoluzione per la libertà ha presto gettato la maschera e svelato il suo volto di subdola scalata al potere politico da parte di un movimento senza scrupoli. L'Islam moderato, lasciato solo, non può far altro che assistere impotente allo sradicamento della sua libertà e identità. Il tutto si innesta in un quadro di instabilità totale, nel quale Gheddafi pare ad oggi il solo imputato, peraltro già condannato senza processo, e quindi obbligato a lasciare il suo posto, anche con le armi, che puntualmente hanno tuonato. In Italia fanno particolare impressione gli ormai ex-pacifisti dell'opposizione, le loro facce campeggiano sui manifesti in giro per le nostre città mentre rivendicano una guerra per cosiddette "ragioni umanitarie". Se ne faccia una ragione chi nasconde i propri interessi dietro alla guerra per la democrazia: dopo il Colonnello ci saranno solo e soltanto i Fratelli Musulmani in Libia. Le facce, gli occhi, le armi sono le stesse già viste a Piazza Tahrir. È tutto preordinato, scritto e orchestrato alla perfezione dai Fratelli Musulmani, con la colpevole inerzia di chi guarda ma non vede, ascolta ma non sente. Lo scandaloso baratto fra libertà ed interessi geopolitici ed economici è ormai evidente. È una responsabilità storica enorme, che qualcuno dovrà necessariamente caricarsi sulle spalle. Ma allora, forse, sarà troppo tardi, perché le dittature teocratiche oscurantiste domineranno incontrastate.
Souad Sbai è autrice del saggio " L'inganno" - Vittime del Multiculturalismo.

Personalmente rimango dell'opinione che un'accelerazione della prossima e certa invasione islamica non è il male assoluto, e potrà indurre in molti il risveglio dell'orgoglio occidentale.


1)La nostrana sinistra interventista plaude alla guerra in Libia anche perché crede che sia un modo trasversale di colpire l'odiato Berlusconi. A questo proposito vorrei far notare un fatto curioso: Berlusconi in questo ventennio ;) ha avuto così grande influenza sull'Italia da riuscire a cambiare radicalmente anche la sinistra che è diventata interventista, guerrafondaia, patriottica e nazionalista. Praticamente il nuovo fascismo.


Sunday, March 20, 2011

Chi sono veramente i Fratelli Musulmani



Riporto da Informazione Corretta l'articolo di Dimitri Buffa. Consiglio di leggere anche il pezzo di Tarek Heggy "The Reality of the Muslim Brotherhood"

“Ci prenderemo questo Paese da loro usando la democrazia che hanno ricevuto dal diavolo”.
I fratelli mussulmani dicono quello che poi fanno. Come lo diceva un Hitler ancora sconosciuto e sottovalutato quando organizzava il putsch della birreria nel 1923 e in seguito quando in carcere meditava il “Mein Kampf”.
Da mercoledì sera, dopo avere visto il documentario sui “muslim brothers”, fatto in Norvegia da un musulmano moderato di origine egiziana, lo sappiamo anche noi. Lo abbiamo visto alla Camera insieme a Souad Sbai, che ha organizzato il tutto, e al grande pensatore laico egiziano, Tarek Heggy, che ha commentato le immagini, e alla ricercatrice e d esperta di arabo e di islam Valentina Colombo. Ospiti nel pubblico i musulmani moderati d’Italia, cioè quelli che non prendono ordini dal network dei fratelli mussulmani. E che non vanno mai in tv a provocare. E che non hanno bisogno di dissimulare le proprie sembianze e di vestirsi da bravi ragazzi per farsi accettare. Che non si comportano insomma come i Tariq Ramadan de noantri. E che non hanno paura a dire, come ha detto, dopo la proiezione del filmato Gamal Bouchaib, che “per gli immigrati di fede islamica in Italia il più grande problema, dopo la predicazione estremista nelle moschee fai da te, sono i convertiti italiani”. Spesso provenienti da militanze nei movimenti antagonisti della sinistra rivoluzionaria degli anni ’70. O in quelli della destra neo nazista. Gente che ha abbracciato l’islam appunto dei fratelli musulmani per continuare la lotta al sistema. “Gente che ha risposte per tutto come i marxisti leninisti”, per citare le parole di Tarek Heggy, e che ha “un cervello che ragiona per slogan e per schemi”. Anche se poi i fratelli mussulmani considerano le persone di sinistra il loro nemico ancora di più che la democrazia. Si badi bene: questo non è il solito discorso identitario del cacio cavallo alla Pera. Qui c’è di mezzo un problema concreto: evitare che questa gente rivendichi come ha già fatto, e ottenuto, in Inghilterra, di potere applicare nei propri ghetti la legge shar’iatica.
Prendiamo qualche passo dalla traduzione italiana del filmato, è la voce narrante di uno degli autori che ci guida: “Kamil Al Najjar vive a Londra e conosce i Fratelli Musulmani meglio di molti altri. Era un membro dell’organizzazione nella sua patria. Come disertore, è minacciato di morte e non può rivelare il suo volto. Parla di Hassan al Banna che ha fondato i Fratelli Musulmani in Egitto nel 1928. Ha trasformato l’Islam da religione a ideologia politica. Oggi i Fratelli sono considerati come la più grande organizzazione islamica nel mondo. Al Najjar dice che hanno un’agenda per l’Europa. Un’agenda segreta”.
In Francia come spiega il filmato “l’agenda è già operativa”. “Lafif Lakhdar è tunisino e mi spiega che in Francia le famiglie musulmane con molti figli non sono in grado di portare tutti ad avere un’educazione. I giovani finiscono per essere disoccupati”. I Fratelli Musulmani hanno predicatori che girano tutta la Francia. Forniscono il servizio porta a porta in tutte le famiglie mussulmane. Dicono ai giovani che potranno sposare più di una donna. La poligamia è proibita secondo la legge francese, ma loro gli montano la testa e suggeriscono il trucco che pare si faccia anche in Italia nelle “moschee fai da te” del nord: “Sposa una donna pubblicamente secondo la legge francese e poi potrai sposare più donne nella Moschea”.
I fratelli mussulmani hanno due facce. Quella buona la usano per le interviste a “Limes”, come quella pubblicata su internet a Mohammad Mahdi Akef, ex mursid , o “Guida suprema della Fratellanza musulmana”. Quella cattiva la rivelano loro malgrado nel documentario in cui quello stesso personaggio ammette che quando si parla di diritti umani non sono inclusi quelli delle donne che vanno in giro seminude o degli omosessuali.
La Sbai è l’unica politica in Italia che, a costo di vivere sempre sotto potezione, ha il coraggio di portare in giro filmati come questo. Così come la Fiamma Nirenstein è l’unica a difendere sempre e comunque Israele dalle calunnie del politically correct, di destra o di sinistra che siano.
Ma siccome la madre di coloro che dialogano con i propri carnefici è sempre incinta, ci piace concludere questo articolo con la voce del giovane Gamal Bouchaib, uno dei rappresentanti dell’islam moderato in Italia, sempre poco ascoltato dalle nostre istituzioni, centrali o locali che siano. “Noi veri musulmani moderati (o sei musulmano o non lo sei ndF), a differenza di altri sciacalli che attendono la morte per nutrirsi, non vogliamo che si abbassi la guardia nei confronti dell’integralismo islamico. Perché chi cerca di creare un dialogo con il diavolo prima o poi si brucia all’inferno ..e bisogna volere essere ciechi non vedere che l’estremismo è già tornato in Egitto nella figura di Al Qaradawi “. L’imam urlante di Al Jazeera e di tutti i fratelli mussulmani del mondo. Curiosità finale: Gamal Al Banna, fratello del fondatore Hasan, ancora vive. Ed è un nemico della setta fondata dal fratello. Nel filmato fa vedere una foto di sua sorella degli anni ’50 e dice: “all’epoca il velo non lo portava nessuno ed eravamo tutti mussulmani osservanti, i fratelli musulmani hanno semplicemente trasformato la religione in un’ideologia oppressiva”.

"Tariq Ramadan is the fox..."
"Are we still willing to defend the freedom?"

ODYSSEY DOWN?

Parigi ha dato il via libera all'azione militare contro le forze armate di Gheddafi per applicare la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell'ONU, che autorizza "la creazione di una zona di interdizione al volo e di ogni altra misura atta a proteggere la popolazione civile".

I jet francesi già nel pomeriggio di ieri hanno dato inizio all'attacco distruggendo alcuni veicoli blindati ed un aereo delle forze aeree fedeli al colonnello. C'è stato un bombardamento con missili Cruise su Tripoli lanciati da 25 fra navi da guerra e sottomarini dislocati nel Mediterraneo.
Le operazioni sono attualmente in corso.
Dopo i bombardamenti francesi, uno speaker della TV di Stato ha annunciato: “
Siamo vittime di una nuova crociata da parte dei francesi e del loro presidente, il noto ebreo sionista Sarkozy. Stiamo vivendo un nuovo Iraq come avvenuto nel 2003. Bengasi è stata bombardata. Il complotto contro di noi è evidente. In questa città devono finire le divisioni e dobbiamo ritornare uniti”.
Mentre il premio Nobel per la Pace Obama Barrak Hussein schiera alcune navi della sua flotta di fronte alle coste libiche, il Presidente della Repubblica italiana Napolitano conferma la volontà dell'Italia di schierarsi con gli oppressi, con la popolazione inerme e per il nuovo "Risorgimento arabo".

E' iniziata l'operazione "Odissea dell'alba".

Da giorni si parla soltanto dell'aggressione delle forze fedeli a Gheddafi contro i civili e delle azioni di guerra contro gli insorti che pare posseggano a malapena delle vecchie armi leggere per contrastare i blindati, i MIG ed i mercenari del Rais.
Tuttavia sembra che questi "ribelli male armati" siano dei formidabili guerrieri perché hanno conquistato una dozzina di città e riescono a tener testa alle truppe del rais.
Poi se ci mettiamo di buzzo buono e spulciamo la stampa internazionale leggiamo ad esempio che "da alcuni giorni" il nuovo governo egiziano , con il beneplacito dell'amministrazione americana, sta rifornendo di armi , "perlopiù armi leggere e munizioni" il fronte dei ribelli. Inoltre agli insorti giungono "pezzi di ricambio" per i carrarmati e per gli aerei da combattimento (ieri mattina un MIG dei ribelli è stato abbattuto dalla contraerea di Gheddafi).
Insomma, pare che i ribelli non siano poi tanto male armati.

Inoltre sembrano anche ben organizzati, tanto da ricevere il plauso di Al Qaeda che, per bocca di uno dei suoi comandanti, il libico Abu Yahya al-Libi, incita gli insorti "a continuare la propria rivoluzione senza esitazione o paura nel far sprofondare Gheddafi negli abissi".

Diciamo che fino all'altro giorno ci sono giunte le cronache "romanzate" della guerra civile in Libia e queste avevano lo scopo di preparare l'opinione pubblica ad accettare ciò che è avvenuto ieri cioè l'attacco delle forze della coalizione.


E' chiaro per chi mi sta leggendo che la piega che hanno preso gli eventi in Nord Africa non ha la mia totale adesione. Parrebbe quasi che io stia prendendo le parti del rais libico, ma non è così. Volentieri vorrei vedere Gheddafi penzolare da una forca*, ma da quando ha preso il via in Algeria il"Risorgimento arabo", come lo chiama il presidente Napolitano, ho la sensazione che tutto stia accelerando, ma non nella giusta direzione.
La domanda che sorge spontanea è: che succederà poi?


Certo è che se i Fratelli Musulmani e Al Qaeda esultano per quei Paesi che hanno abbattuto o stanno per abbattere i loro governi, gli interventisti dell'ultima ora - compreso il presidente Napolitano - dovrebbero cominciare a porsi dei dubbi, magari perché domani il futuro della regione medio-orientale sarà ancora più incerto e preoccupante. Sicuramente da subito lo sarà per Israele, l'unico avamposto della Ragione e dell'Occidente in quell'area. Certamente Israele ha cominciato a preoccuparsi quando la Comunità Internazionale, con Barack Hussein Obama in testa, ha "scaricato" il suo unico alleato il Presidente Mubarak, il capo di stato egiziano che è riuscito a mantenere la pace in Medio Oriente almeno fino alla sua resa avvenuta qualche settimana fa.

Tutti i leader arabi caduti e quelli che cadranno, compreso il ridicolo Gheddafi, sebbene con "parecchi distinguo", hanno combattuto e frenato gli islamisti. Ora questi ultimi sono liberi di organizzarsi e di occupare fisicamente ed intellettualmente i "territori liberati dai sanguinari dittatori". Tutto ciò grazie anche ai Barrack Hussein Obama di tutto il mondo occidentale. A questo proposito occorre aggiungere che Daniel Pipes nel suo ultimo articolo ritiene invece che probabilmente l'intervento in Libia degli Stati Uniti appoggiati dall'Onu, dalla Nato ecc. ecc, potrebbe allontanare il pericolo che gli insorti rivolgano la loro l'attenzione agli islamisti per la leadership del Paese (mi chiedo per quanto tempo).

Per una volta mi trovo in disaccordo con Pipes perché ritengo che se siamo obbligati ad agire, lo stiamo facendo nella direzione sbagliata, opposta, contraria agli interessi dell'Occidente.

Mi ripeto, l'intervento militare occidentale oggi e l'appoggio agli insorti egiziani, algerini e tunisini a gennaio sicuramente hanno accelerato quel processo che era probabilmente irreversibile e che a mio avviso cambierà il destino del Medio Oriente e dell'Europa.

Forse le Guerre Civili sono ora più vicine e magari non è questo il male assoluto.


*D'altra parte l'amicizia di Berlusconi per il maomettano (come per il nazional-bolscevico e eurasiatista Putin) ha ridimensionato di molto la stima che avevo per il Premier: diciamo che continuo ad appoggiarlo soltanto perché è la vittima continua di quella parte di magistratura golpista che intende decidere come governare l'Italia senza chiederlo agli italiani.

Guarda il video postato da Occidental Soapbox 1979 TEHERAN 2011 CAIRO

Thursday, March 17, 2011

Personale (ma non troppo)

Suvvia, (mi) urge riacquistare il piacere di scrivere su questo blue-blog.

Confesso che avevo perduto l'abitudine (e la voglia) di lasciare i miei pensieri e le mie "denunce 1*"in rete. A parziale giustificazione va detto che per un periodo abbastanza lungo ho avuto difficoltà anche nel trovare delle serie e durature connessioni internet.

Ciò che segue sono alcuni pensieri affatto personali, ma è una buona occasione per continuare con "leggerezza" il mio viaggio cominciato qualche anno fa.


Ho trascorso 414 giorni senza rivedere né la Croazia, né l'Italia. Diciamolo, 14 mesi di fila lontano dai luoghi familiari e dalle "mie genti" non sono passati in un lampo.
Quasi con imbarazzo devo ammettere che ho sentito più volte il richiamo delle mie radici, ho pensato con nostalgia ai miei lupacchiotti e concedetemelo, ho vagheggiato intorno al ricordo delle montagne, dei vini, delle "frasche" e della cucina del mio Friuli.
Ebbene il 25 dicembre scorso arrivo in Croazia, rivedo la mia vecchia casetta, i miei libri e le mie cose e quindi festeggio il Natale con gli amici increduli. Il giorno successivo riparto per " il suolo patrio" non senza aver prima solennemente promesso di ritornare al più presto.

Elenco delle cose che ho fatto il giorno del mio rientro in Italia:

1) - raggiunto miei lupacchiotti, giocato con loro, passeggiato insieme ecc. ecc.;

2) - raccolto un paio di amici per un "frasca tour" nelle colline del cividalese (è lontano il tempo delle rinunce volontarie), bevuto tre o quattro bicchieri di autentico vino friulano (non di più, poiché le colline cividalesi pullulano di forze dell'ordine il cui unico incarico è quello di braccare e sanzionare i bevitori impenitenti);

3) - visitato i genitori che dopo avere constatato che questa volta ero tutto intero e abbastanza in salute, hanno preferito sorvolare ed offrirmi la cena di Santo Stefano piuttosto che rivolgermi quelle tipiche domandine che solitamente i papà e le mamme hanno pronte per i loro figlioli rimasti a lungo assenti. Ad esempio: "Sei finito ancora una volta in ospedale?" "Magari ti hanno arrestato?" ecc. ecc.

Ho trascorso quasi due mesi in Italia, tra buona cucina, buoni vini, salutari passeggiate, letture quotidiane di giornali veri 2* ed ottima compagnia.

Dimenticavo, ho scelto di festeggiare la notte di San Silvestro insieme ai mie due lupacchiotti, di fronte ad un crepitante fuoco, con una fantastica fiorentina ed una eccellente bottiglia di Franconia.

Ora sono di nuovo in Croazia. Non ho osato scrivere nulla sul blog durante le settimane trascorse in Italia perché sono consapevole che nel mio Paese è diventato sempre più pericoloso esprimere le proprie opinioni. Soprattutto se queste si scontrano contro il pensiero dominante che è quello di una sinistra inetta ma paradossalmente potente, perché appoggiata, forse "usata", da poteri forti. Tra questi vi è di certo quella magistratura che ha dimostrato per anni l'intenzione di voler guidare l'Italia, abbattendo i governi democraticamente eletti.
Ovviamente ne riparleremo.

Qualche minuto fa mi è arrivato un messaggio del mio amico P, il tedesco. Mi chiede se non sia giunto il momento di fare un viaggio verso sud, verso il caldo. In fondo qua c'è stata la neve fino a qualche giorno fa...
...e io non so che rispondere.

Ajde, Ciao!

1* articoli di giornali e post di bloggers amici e personali che denunciano la crescente islamizzazione dell'Europa e che si scagliano contro il "political correct", contro il relativismo culturale, contro l'ipocrisia della sinistra e dei pacifinti, contro i progetti subdoli dei movimenti eurasiatisti.

2* leggere i giornali soltanto su internet non dà molta soddisfazione.

Friday, July 09, 2010

Islam, il salto nel buio degli intellettuali laici

Da "Il Giornale" riporto un articolo di Matteo Sacchi

In Occidente va di moda minimizzare le minacce della Mezzaluna. Ma c’è qualcuno che non ci sta. Un saggio di Paul Berman smaschera i metodi e la doppiezza dei Fratelli Musulmani

Dove sono finiti gli intellettuali del mondo Occidentale? Sono volati via, persi nel cielo dell’orientalismo «senza se e senza ma». Si sono smarriti nelle enormi distese, prive di nuvole e tutte uguali, del multiculturalismo e del politicamente corretto. Venduti al vangelo secondo cui quelli che hanno ragione sono sempre gli altri. A partire da Tariq Ramadan, sul quale, a partire dal 2001, si è focalizzata l’attenzione di chi, in Europa o in America, voleva un dialogo con l’Islam.

Ecco in sintesi la tesi esposta da Paul Berman nel suo nuovo libro The flight of the intellectuals, edito negli Stati Uniti da Melville House (pagg. 299, dollari 26): uno degli atti d’accusa più decisi verso quella che potremmo definire l’ignavia dei dotti della post modernità. A trasformare il libro in una bomba non è soltanto il fatto che l’autore sia uno dei pensatori più influenti d’America, ma anche la constatazione che sia un «cervellone» left wing e una delle penne di punta di New Republic, vero tempio dei liberal. Insomma l’accusa non è lanciata in nome della «crociata» dei conservatori ma in nome del laicismo. Non è caratterizzata da prese di posizione astratte, quanto da accuse corredate di nomi e cognomi.

Il punto di partenza di Berman è il caso Salman Rushdie. Quando, ormai vent’anni fa, l’ayatollah Khomeini lanciò la sua fatwa contro lo scrittore anglo-indiano, nessuno a nord e a ovest della Mezzaluna ebbe dubbi: la libertà di parola andava difesa: si mobilitarono tutti gli intellettuali - il che non impedì l’uccisione del traduttore giapponese del romanzo, Hitoshi Igari, il ferimento del traduttore italiano, Ettore Capriolo, e dell’editore norvegese del libro. Ora, invece, i pochi scrittori o pensatori che parlano in termini critici della religione e della cultura islamica vengono lasciati soli. Anzi: spesso vengono accusati di essere loro stessi dei fanatici.

Buona parte delle penne «nobili» d’Occidente è, infatti, impegnata nello sposare la causa di un islam moderato che forse c’è e forse non c’è. Per questo Berman insiste molto sul caso Ramadan. Alcuni dei più influenti opinion maker - come l’orientalista britannico-olandese Ian Buruma e Timothy Garton Ash, professore amatissimo dal Guardian e dalla New York Review of books - si sono lasciati blandire dalle aperture dello scrittore arabo-svizzero. Hanno, invece, accusato chi, come Ayaan Hirsi Alì, ha posizioni critiche sul mondo musulmano, di essere dei «fondamentalisti dell’illuminismo». E Buruma e Garton Ash per molti americani rappresentano l’Europa che pensa, quella da ascoltare.

Insomma liberal e progressisti che sino a dieci anni fa combattevano per la laicità, adesso applaudono quel Ramadan che impedì la messa in scena di un’opera teatrale di Voltaire (è accaduto in Svizzera), trovano normale che alle sue conferenze gli uomini siedano da una parte e le donne dall’altra (meglio se velate), o che lo stesso Ramadan accusi buona parte dei filosofi francesi di essere dei cripto sionisti.

Come è potuto accadere? In parte la colpa è della vena carsica del terzomondismo. «Per gli intellettuali occidentali i poverissimi esseri umani nelle poverissime regioni del mondo appaiono essere migliori degli altri esseri umani. Sono dei nobili selvaggi...». Queste fantasie hanno provocato un razzismo alla rovescia difficile da cancellare. Ecco perché se la Alì o Magdi Allam prendono posizione contro l’infibulazione è lecito gridare che vanno bene i diritti delle donne ma non si possono fraintendere così le culture «altre». Un doppiopesismo pericoloso. Tanto più che Berman ricostruisce con dovizia di particolari la storia di Ramadan e dei Fratelli Musulmani: una storia che difficilmente può essere messa sotto il tappeto.
Il professore arabo ginevrino è legatissimo, a partire dai motivi familiari, a questa associazione. Un’associazione considerata ai limiti della legge anche in moltissimi Paesi arabi (ogni tanto cooperano all’omicidio di un presidente egiziano), un’associazione che sposò le posizioni dei nazisti allo scopo di debellare gli ebrei dalla Palestina sotto mandato inglese (il loro motto è «Allah è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad è la nostra via. Morire nella via di Allah è la nostra suprema speranza»). Su questa vicinanza in moltissimi minimizzano, quando semplicemente non fanno finta di essersela dimenticata (fingono anche di dimenticare che Hamas è nata da una costola dei Fratelli).

Eppure non occorre aver fatto studi specialistici per sapere che una delle opere più note di Tariq Ramadan è Alle origini del rinnovamento musulmano: da al-afghani a Hassan al-Banna un secolo di riformismo islamico. Nel saggio, contestatissimo persino nelle università svizzere dove Ramadan insegna, l’autore fa apparire Al Banna (suo nonno, nonché fondatore dei Fratelli) come una specie di Gandhi del mondo musulmano. Peccato che i suoi metodi fossero decisamente più violenti, cosa su cui Ramadan glissa.
Abbastanza per far arrabbiare il laico Berman, il quale si ricorda benissimo che nell’Islam esiste la taquiyya, ovvero la possibilità riconosciuta di usare un doppio linguaggio con l’infedele.

La sua domanda è: possibile che gli intellettuali liberali non fiatino proprio ora che «il fenomeno Rushdie si è metastatizzato in un’intera categoria di potenziali vittime?». E se in America il suo grido d’allarme ha almeno prodotto un bel clamore, l’Europa nicchia. Nel lungo percorso che porta dagli illuministi, con tutti i loro difetti, ai loro epigoni, che quei difetti li hanno esasperati, qualcosa si è comunque smarrito. Potrebbe essere il coraggio.

Friday, June 04, 2010

Tuesday, June 01, 2010

Dieci morti per una verità capovolta



La lucida analisi di Fiamma Nirenstein

L’episodio di ieri notte, con i suoi morti e feriti sulla nave turca, ha qualcosa di diabolico. Perché diabolico è il rovesciamento, la bugia che si sta disegnando nell’opinione pubblica internazionale, come per la battaglia di Jenin, come per la morte di Mohamed Al Dura: la verità, salvo quella tragica e che dispiace assai, dei morti e dei feriti, ne esce capovolta, capovolte le responsabilità. Le condanne volano, e hanno tutte un carattere nominalista: chi era sulle navi si chiama «pacifista» o «civile», i soldati israeliani coloro che ne hanno sanguinosamente interrotto la strada verso una «missione di soccorso». Nessuno parla di organizzazioni filo Hamas, nessuno di provocazione: ed è quello che davvero veniva trasportato da quelle navi. Oltre naturalmente, all’essenza umana di chi ci spiace comunque di veder sparire.

Prosegui la lettura su "Il Giornale"

Close-Up Footage of Mavi Marmara Passengers Attacking IDF Soldiers



"Pacifisti inermi" subiscono l'attacco dell'IDF.

Una nuova guerra contro lo stato ebraico si può realizzare soltanto con l’isolamento di Israele dalla Comunità Internazionale.

Adesso riflettiamo un attimo: ma vi sembra logico che dei "pacifisti" attacchino delle forze speciali dell'IDF?
No, non equivocatemi, ovviamente non credo che i "pacifinti" non siano in grado di compiere azioni contro Israele. Anzi, ho la sensazione che molti attentati avvenuti in passato contro dei civili israeliani si siano realizzati grazie all'apporto decisivo di pacifisti come questi .
Tuttavia, mentre penso che molti cosidetti "pacifisti" abbiano contribuito ad azioni subdole contro gli ebrei, mi viene difficile credere che possano attaccare direttamente a "viso aperto" le forze speciali dell'IDF, sperando di vincere.
Sono forse degli stupidi?
O forse no?
In fondo, se si fossero arresi, molte emittenti occidentali avrebbero comunque documentato "l'ennesimo atto di prepotenza di Israele".
Ed invece hanno reagito.
Ed è mia opinione che abbiano tentato di linciare alcuni soldati dell'IDF, proprio con lo scopo di suscitare una reazione violenta, da mostrare al mondo intero.
Il fine ultimo è manifesto: allontanare ancora una volta Israele dalla Comunità Internazionale.
Una idea nata certamente in Turchia, magari con l'input trasmesso dal nuovo amichetto di Erdoggan, Ahmadinejead .

Stiamo attenti, se la manovra riuscirà ed Israele verrà isolata, in poco tempo alcuni stati arabi (quelli che sognano "la rivincita" contro Israele) e l'Iran muoveranno guerra contro lo stato ebraico, certi che fioca, inutile e flebile sarà la voce dell'opposizione all'interno della Comunità Internazionale.

Monday, May 31, 2010

Sommations de la Marine israélienne à la "Flottille"



Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Poteva Israele evitare la sfida e lasciar passare la flottiglia? No, non poteva

Cari amici, volete capire freddamente che cos'è successo stamattina nella acque davanti a Israele? Ripensate alla famosa frase di Clausewitz: la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. La politica consiste nel cercare di accumulare consenso con gesti simbolici e discorsi, di negoziare alleanze, di imporre così degli obiettivi e di realizzarli sul terreno. La guerra sostituisce ai discorsi le azioni fisiche e punta soprattutto a indebolire il nemico, a metterlo in difficoltà, per acquisire così un vantaggio. Nel caso di Gaza l'obiettivo politico immediato è stabilire la legittimità di Hamas e della sua "lotta"; quello più a lungo termine, naturalmente, la distruzione di quell'entità "estranea" (Sergio Romano) che è Israele. La guerra non sono più i carri armati e non ancora i missili balistici e le atomiche; oggi sono i razzi Kassam, gli attentati e le azioni che indeboliscono la capacità israeliana di autodifesa.

La spedizione delle navi turche e degli attivisti di sinistra verso la Striscia è stato un atto di questa guerra, freddamente calcolato e organizzato in maniera militare. L'obiettivo dei "pacifisti" armati che le popolavano non era affatto assistere la popolazione: in quel caso avrebbero accettate le forme di trasporto indiretto dei materiali proposte da Israele. Quello era solo un pretesto. Il punto era "rompere il blocco", cioè aprire la strada a un futuro comodo rifornimento di armi pesanti per Hamas e alla sua possibilità di proiettarsi all'esterno; oppure obbligare Israele a intervenire, come ha fatto, danneggiando ancora la sua immagine internazionale, isolandolo, indebolendolo. Come si è espresso nei giorni scorsi un capo di Hamas, "noi abbiamo vinto comunque, o riapriamo il porto di Gaza, oppure smascheriamo Israele".

In termini militari questa si chiama guerra asimmetrica, ed è la strategia dei palestinesi da sempre. Di fronte a una forza militare maggiore si compiono azioni che colpiscono la normalità della vita quotidiana (gli attentati alle fattorie degli anni Cinquanta, i dirottamenti degli anni Sessanta, le stragi all'estero, gli attentati suicidi, i rapimenti e i razzi), non pensando che questo modifichi l'equilibrio militare, ma facendo sì che il nemico si trovi nell'"alternativa del diavolo" di non reagire al terrorismo che minaccia la sua popolazione e quindi logorare la sua stessa esistenza o presentarsi come oppressivo, violento e inumano. E' quel che è accaduto negli ultimi anni con la guerra in Libano, con quella di Gaza e oggi con la flottiglia allestita dai turchi. Lo scopo è delegittimare Israele, renderlo incerto sul suo stesso territorio, trasformarlo in una stato paria. Purtroppo in buona parte questo è già successo. In questa guerra asimmetrica hanno una parte importantissima le organizzazioni internazionali (pensate al consiglio dei diritti umani dell'Onu e al giudice Goldstone), le organizzazioni "umanitarie" che agiscono in maniera unilaterale, gli intellettuali e i giornalisti che invece di spiegare quel che accade producono pregiudizi e demonizzazioni. Chi legge Informazione Corretta sa bene come queste forze della guerra asimmetrica dell'informazione siano massicciamente schierate.

Poteva Israele, come hanno suggerito i soliti noti di Haaretz e dintorni, evitare la sfida e lasciar passare la flottiglia? No, non poteva. Se Hamas realizzasse l'obiettivo tattico di avere libero accesso all'esterno senza controlli israeliani – il senso della "rottura del blocco" voluta dai "pacifisti" è questo - in mezzo al Mediterraneo si stabilirebbe un santuario terroristico, una base armata inattaccabile per l'islamismo combattente, l'equivalente della Somalia o delle valli tribali del Pakistan. Anche l'Egitto, che certo non vuol bene a Israele, tiene bloccata Gaza: perché è il solo modo per contenere una minaccia terrorista globale (a parte la riconquista della Striscia, che sarebbe stata opportuna già l'anno scorso, quando Olmert e Barak non ebbero il coraggio di andare fino in fondo – ma oggi dopo Goldstone e con Obama al potere è praticamente impossibile). Fra i due rischi, un'ennesima demonizzazione globale e la liberazione strategia di Hamas, Israele ha scelto giustamente il male minore e ha mandato i suoi ragazzi ad affrontare, col minor uso della forza possibile, "pacifisti" armati e militarmente organizzati.

THE EUROVISION 2010 - L'Europa Unita che balla.




In attesa di "riaprire le comunicazioni" posto una chicca: il più grande "flash mob" dell'Europa, forse del mondo. L'intermezzo è avvenuto all'interno della più famosa manifestazione canora europea che quest'anno si è tenuta ad Oslo.
Come al solito, l'Italia non vi ha partecipato.
Dimenticavo, "Satellite", veramente bella canzone della cantante tedesca Lena, è la vincitrice dell'Eurovision 2010.

Thursday, March 18, 2010

Bacha Bazi- In Afghanistan non si dimenticano le antiche tradizioni...

Link: Vid1



Riguardo all'Afghanistan, un fenomeno certamente sconosciuto ai più, è la riduzione in schiavitù di bambini e pre-adolescenti che diventano "giocattolo" sessuale per ricchi e potenti signori.
Il fenomeno viene comunemente denominato "Bacha Bazi" che potremmo tradurre liberamente come "ragazzi per giocare".

Nel video che riporto da "The Force of Reason", un blog da seguire assolutamente, assistiamo al reclutamento di questi bimbi che, figli della miseria, il più delle volte vengono ceduti per pochi soldi ai loro aguzzini dai loro stessi genitori. Veniamo coinvolti nel loro "ammaestramento", scopriamo come vengono indotti a ballare, vestiti con abiti femminili, per eccitare le fantasie dei pervertiti. Infine ascoltiamo le testimonianze surreali di ricchi signori e comandanti militari che non nascondono di soddisfare le loro insane voglie abusando a piacimento di questi bimbi-schiavi.
Ed è nauseabondo come questi "orchi" ammettano con assoluta naturalezza i loro abusi.
Inoltre, benché questa pratica sia considerata illegale, apprendiamo che la polizia fa poco o nulla per combatterla, mentre in alcuni casi addirittura la protegge, ne diventa complice.

Ripeto: bimbi-schiavi, che a volte vengono puniti con la morte, quando tentano di fuggire dalla loro penosa situazione.


Dopo aver guardato il filmato mi sono messo alla ricerca di qualche altro blog o forum che affrontasse questo tema e ho trovato gli interventi di alcuni bloggers, anche musulmani.

Mi sono fatto l'idea che qualcuno, a mio avviso erroneamente, potrebbe ritenere che questa tradizione, insita profondamente nella cultura pashtun con origini pre-islamiche, sia per certi versi riconducibile a quella pederastia spartana descritta da Plutarco nella "Vita di Licurgo", inoltre che sia una caratteristica comune soltanto all'esigua parte della popolazione maschile con tendenze omosessuali.
Non è così. L'omosessualità non c'entra o almeno c'entra pochissimo così come poco c'entra la "pederastia pedagogica".
E' vero che ai tempi dell'antica Grecia il fenomeno dell'omosessualità era infinitamente più tollerato di quanto in seguito lo sarebbe stato con l'avvento della cristianità, ma generalmente i rapporti tra uomini adulti erano spesso oggetto di scherno. Invece ciò non avveniva quando la relazione si stabiliva tra un un ragazzo (Eromenos) ed uno più anziano (Erastes). Anzi, questo tipo di rapporto veniva incoraggiato, formalizzato e reso pubblico.
Di Socrate si dice fu l'amante del suo maestro Archelao e molti tra i discepoli di quegli antichi filosofi ebbero relazioni con i loro precettori. "Pederastia Pedagogica" come dicevo innanzi, per mezzo della quale i saggi o i comandanti vittoriosi, trasmettevano i loro valori e la la loro sapienza ai giovinetti. Pertanto il rapporto tra l'eromenos e l'erastes veniva considerato proficuo soprattutto per il più giovane e nel contempo assumeva un valore iniziatico, rappresentando un passaggio fondamentale dall'adolescenza alla vita adulta.
A parte il fatto che stiamo parlando di costumi peculiari ad una società di oltre 2000 anni fa, sebbene illuminata e "moderna" nessun paragone si può azzardare riguardo il fenomeno afghano (ma ci crediamo che esista soltanto in quella regione?) tuttavia, dal filmato si desume che, come gli antichi greci, questi "contemporanei" islamici si accompagnano a dei ragazzini, che poi nei migliori casi lasciano andare quando diventano troppo adulti.
E' l'unica assonanza con l'antica Grecia.
Questi "contemporanei" islamici non apportano nulla a questi giovinetti se non l'annientamento della loro volontà e della loro identità. Ne distruggono l'anima e le conseguenze saranno che quel giovinetto diventato adulto rischierà di ripetere a sua volta verso i più piccoli ed indifesi, gli abusi che ha dovuto subire.

Diciamola tutta: i bambini vengono "usati" semplicemente perché non ritenuti esseri senzienti, ma semplici oggetti di piacere; giocattoli, appunto.
No amici miei, quelle bestie non sono degli omosessuali, ma dei pedofili e proprio in quanto tali, vengono tollerati.
Sarà forse perché la pedofilia per gli islamici, grazie a casi eclatanti - ricordiamo Maometto o Khomeini- pare sia un peccato assai meno serio dell'omosessualità?

Leggi anche : "Afghanistan's war on children" di ABC news

Monday, March 15, 2010

"Povera Patria (schiacciata dagli abusi del potere di gente infame che non sa cos'è il pudore)"


In questa italietta del paradosso, dove il potere vero si trova nelle mani di una casta di togati che hanno in odio l'espressione democratica, i soliti giornali e le solite televisioni pubbliche (finanziate da noi tutti) hanno urlato al golpe soltanto perché il governo ha esposto con fermezza una semplice e palese considerazione:
ad ogni cittadino italiano DEVE essere garantito il diritto di voto.
Eppure, grazie ai radicali (che delusione!*) e all’atteso intervento del solito magistrato politicizzato, in Italia viene di fatto impedito a qualche milione di cittadini di esprimere la propria preferenza con il voto.
Così, per maggiore chiarezza, proviamo a ricostruire ciò che potrebbe essere avvenuto al momento della consegna delle liste presso l’ufficio circoscrizionale di Roma:
Magistrato: – Ebbene voi del PDL non avete ancora consegnato le liste ed il termine è scaduto da cinque minuti.-
Delegato del PDL: – Noi siamo all’interno di questo edificio da ben prima del termine per la consegna. Purtroppo, come avrà notato, questi tontoloni radicali, sdraiandosi sul pavimento, ci hanno di fatto impedito l’entrata all’interno dell’ufficio della cancelleria. Comunque adesso che Lei è qui con noi, può ricevere le liste dalle nostre mani.-
Magistrato: - Mi dispiace ma ormai il tempo è scaduto ed io non posso ricevere alcunché.-
E' probabile che gli uomini del PDL si siano guardati tra loro sbigottiti: sarà uno scherzo? Forse anche il magistrato è finto? Magari è un altro buontempone radicale? Uno dei delegati, forse il più coraggioso, non ne è convinto e ribadisce:
-Mi scusi, ma le rammento che noi ci troviamo qui da mezzora prima della scadenza del termine, e se comunque per pochi minuti la consegna delle liste non è avvenuta, Lei non intenderà di certo sanzionare i milioni di elettori laziali del PDL impedendo loro di votare, no?-
Magistrato – Eh mi dispiace sa, ma le regole sono regole. –
Storia finita.
NdFosca : Le regole sono regole: cinque minuti di ritardo (provocato dai radicali) sono ben più importanti dei milioni di elettori del PDL che, mi sembra palese, per la sinistra non valgono nulla o sono soltanto MERDA.
Impedire all’elettorato del centro-destra di poter esprimere il proprio voto è stato un appiglio insperato per la sinistra che sappiamo ama “vincere facile”. Difatti da decenni, non ha sentito il bisogno di adottare delle serie strategie politiche per contrastare il governo con una dura opposizione sui temi comuni, ma si pone ahimè fiduciosa nelle mani di falliti magistrati golpisti, di conduttori televisivi moralisti a senso unico, di giornali che rispondono a gruppi di potere (poco) occulti.

E’ per questo che la sinistra non ha mai avuto le palle per governare.
In verità, non le ha ritenute necessarie.
Ed i risultati si vedono, eccome!. Ogni qualvolta è capitata disgraziatamente al governo del Paese o delle regioni, si è distinta per l’indolenza nell’affrontare i problemi sociali, della sanità, dell’economia, della lotta contro la piccola e grande criminalità (leggi MAFIA), eccetera, eccetera, eccetera.
Non giriamoci intorno: i sinistri, anche i più onesti (e giuro che ci sono), aborrano il governo “del fare” , motto del centro-destra al quale di gran lunga prediligono il governo “dell’indugiare”, “del temporeggiare”, “del rimandare” ed infine “dell’aspettare”. Ma “aspettare” che??
Ecche’ ne so io?
Qualcosa.
Chiedetelo a loro.

Gli ultimi fatti accaduti a Trani sono peraltro sconcertanti: dal geniale articolo di Franco Bechis, che riporto integralmente da “Libero”, si evince che tutta l’indagine e le centinaia di intercettazioni a ministri della Repubblica e al capo del governo nascono da una inchiesta per 560 euro incassate illecitamente dall’American Express su due carte di credito.
Badate bene, non stiamo parlando di 500 milioni, o anche di 5 milioni di euro, ma di 560 eurini.
Per questa folle cifra la (costosa) macchina giudiziaria si è messa in moto e altre decine di migliaia di euro sono stati impiegati per indagare, per intercettare.
Guarda il caso si è arrivati ad intercettare anche le telefonate di alcuni ministri del governo e perfino le telefonate personali del Premier.
Certamente parecchi si riveleranno “ascolti inutili” e a questo proposito permettetemi di esprimere un pensiero personale: mi pare proprio di sentirli i commenti del finanziere-intercettatore:
- Azzo, questo Berlusconi o insulta Di Pietro, o racconta barzellette, o parla di fi..a. In tutti i casi nulla che ci serva veramente.-
Ed invece no. Alla fine viene registrata una telefonata ad un commissario dell’autorità per le
Telecomunicazioni nella quale il Premier esprime un giudizio negativo sulle trasmissioni di Santoro e di Floris e si chiede se queste un giorno verranno finalmente chiuse (come ce lo chiediamo noi, del resto).
Sembra che soltanto poche ore dopo, questa intercettazione arrivi nella sede del quotidiano comunista “IL Fatto” che la pubblica in prima pagina provocando interrogazioni parlamentari e grandi ripercussioni sul nostro malandato Paese.
Pongo 3 banali quesiti:
1)- ma a voi pare una “notiziona” che Il Premier speri nella chiusura definitiva di programmi faziosi finanziati da tutti i cittadini? Sono anni che ne parla a destra e a manca, come ne parlano pressoché quotidianamente tutti i suoi collaboratori.
2) – Il magistrato che ha deciso di passare l’intercettazione ai giornali ipotizzando un presunto reato per pressioni indebite all’autorità per le Comunicazioni è al corrente che la suddetta autorità è lottizzata? Cioè che è formata da membri di cui alcuni sono di evidente appartenenza al centro-destra, mentre altri appartengono al centro-sinistra?
In soldoni, se ci sarà un Berlusconi che si lamenta con qualcuno del suo schieramento all’interno dell’Agicom, ci sarà certamente un Bersani che farà lo stesso con un membro sinistro della medesima istituzione.
Sarebbe singolare se i capi degli schieramenti politici si lamentassero con i membri degli schieramenti opposti.
Ecco questa sarebbe certamente una “notiziona”.
3) ritengo l’ultimo quesito per certi versi, intrigante: vi immaginate che potrebbe accadere se domani si scoprisse che il Presidente degli Stati Uniti è stato intercettato per settimane dalla CIA? Questo fatto verrebbe interpretato come un attentato alla democrazia americana ed i colpevoli condannati a lunghi anni di lavori forzati.
Ma spingiamoci oltre, pensiamo “in grande”: immaginate se tutto ciò fosse accaduto a Prodi, il campione della sinistra, durante il suo inetto governo. Sarebbe esplosa la “guerra di resistenza” nelle piazze di ogni città, mentre gli investigatori colpevoli sarebbero finiti in carcere in attesa (vana) di processo.
Vi prego solo di rammentare ciò che capitò a quei funzionari o semplici cittadini (tra loro un ragazzino friulano di 17 anni) che, tramite i computer dell’Agenzia delle Entrate, per curiosità finirono per accedere ai dati personali del Prodino: furono accusati di essere delle spie. Le loro abitazioni furono perquisite a fondo; le loro vite furono rivoltate come calzini.
Povera Patria.

La tecnica della Bufala per azzoppare il Cav

Di franco Bechis. Tutto per uno scandalo da 560 euro. È per tre carte di credito American Express che si erano viste chiedere rimborsi di 689 euro invece dei 129 attesi che la procura di Trani ha messo sotto controllo il telefono del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, del commissario dell’Authority Giancarlo Innocenzi e intercettato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il suo sottosegretario Paolo Bonaiuti, decine di ministri e viceministri, segretari di partito, leader politici di maggioranza e opposizione. Uno di quei tre che giustamente protestavano per gli interessi esorbitanti era un ufficiale della Guardia di Finanza. Ha fatto denuncia alla procura di Trani e dopo settimane di indagine il pm Michele Ruggiero ha trovato altri due clienti American Express nelle stesse condizioni. Ai tre probabilmente grazie a super interessi sono stati prelevati quei 560 euro di troppo. Il pm di Trani a quel punto ha sequestrato ad American Express tutti gli atti relativi alle carte “Blue” rateali, sperando di trovare altri interessi da usuraio. Messi sotto inchiesta tutti i vertici italiani della compagnia americana. Pur avendo tutta la documentazione in mano, un gip deve avere autorizzato incomprensibili intercettazioni telefoniche ai manager American Express. Uno di questi è stato ascoltato mentre diceva: «al tg 1 ci penso io». Probabilmente il mestiere di quel manager era cercare di attutire la portata della notizia, e magari di non creare ad American Express un danno di immagine assai più rilevante di quei 560 euro. Avrà chiamato le principali testate giornalistiche. Anche il direttore del Tg1 per dire: «non amplificate la notizia». Così i magistrati di Trani hanno deciso di tenere sotto controllo tutte le mosse e le telefonate del direttore del Tg1. E hanno scoperto l’acqua calda: lui (e perfino i manager di American Express) avevano rapporti con i potenti. Minzolini addirittura con il presidente del Consiglio e i ministri! I pm si sono ingolositi: guarda che roba capitava loro fra le mani.

Titoli sui giornali
Brogliacci da titoli di prima pagina dei giornali! Cose che sulla spiaggia di Trani non capitavano da almeno 6 anni, quando un altro pm (caso fotocopia) pensò bene di avviare da lì una sfortunata “bancopoli” poi finita nel nulla: inchiesta su Banca 121, bufera in Borsa sul Monte dei Paschi, iscritto nel registro degli indagati il Governatore della Banca d’Italia, Fazio. Quest’atto che era segretato naturalmente finì dopo pochi giorni sulle prime pagine dei giornali. I politici chiesero le dimissioni di Fazio e da lì iniziò la parabola discendente del Governatore. Il procuratore capo si infuriò con il pm, ma ormai la frittata era fatta. E il danno non riparato dalla successiva assoluzione di tutti gli indagati: l’inchiesta non stava in piedi.
Non sta in piedi nemmeno l’inchiesta di oggi. Sarebbe un sollievo pensare che tutto sia dovuto solo alla voglia di protagonismo di qualche inquirente. Ma siccome Trani arriva dopo Fastweb-Telecom, che arriva dopo il fango gettato sulla cervicale di Guido Bertolaso dalla procura di Firenze che solo poche settimane prima aveva contribuito a mettere nel ventilatore il fango del pentito Gaspare Spatuzza, e arriva dopo l’allegra gestione a Bari del caso D’Addario, che arrivava dopo lo “scandalo Noemi”, beh, qualche cattivo pensiero comincia ad arrivare.
Immaginatevi il Berlusconi di fine aprile 2009: al massimo della popolarità, calato nel dramma del terremoto de L’Aquila, con davanti il passaggio che sembrava trionfale delle elezioni europee e l’organizzazione del vertice del G8. L’opposizione quasi non esiste, Walter Veltroni è saltato, Dario Franceschini sta gestendo l’agonia del Pd, Francesco Rutelli sta preparando le valigie. Berlusconi rischia di fare bingo per anni. È lì che salta fuori il punto debole del Cavaliere: il gentile sesso. Spunta Noemi e si prova senza successo a imbastire una sorta di caso di pedofilia. Ma l’arma è spuntata e davvero abborracciata. Tiene qualche settimana, ma diventa un buco nell’acqua. Lo fa anche il Pd, con una campagna elettorale lontana dai guai veri dell’Italia e centrata sulle questioni familiari/sessuali di Berlusconi. Arriva il G8, un successo. E il Cavaliere sembra più forte di prima. Così spunta fuori la D’Addario. La debolezza di una notte di Berlusconi. Si monta la panna all’inverosimile. Ma alla fine sembra una maionese: si squaglia. Berlusconi è ancora lì, tutto il potere nelle mani. E i sondaggi sono feroci con l’opposizione. Comincia a stancare perfino Di Pietro, che fino a lì ha divorato centimetro dopo centimetro lo spazio vitale degli alleati.

Arriva il pentito
Così spunta un evergreen: Dell’Utri, Palermo, la mafia, l’origine oscura dei capitali di Berlusconi, lo scudo fiscale che serve ancora a coprirla e farne perdere le tracce. Si trova il pentito, Spatuzza. Ma è un vero disastro e il castello frana al primo tentativo di conferma. E’ un dramma. Siamo alle porte della campagna elettorale per le regionali, e in Lazio scoppia anche il caso di Piero Marrazzo. Berlusconi supera tutto, non si riesce ad abbatterlo né con i vecchi né con i nuovi metodi. Quante carte restano? Il Cavaliere ha dalla sua più di una brillante operazione: via i rifiuti da Napoli, consegna record delle case ai terremotati de L’Aquila, il successo del G8. Pierferdinando Casini scherza: questo non è un governo Berlusconi, mi sembra il governo di Bertolaso. Già. Sembrava proprio così. E a febbraio scattano gli arresti alla cricca degli appalti. Ci sarà chi ne avrà combinate di tutti i colori. Ma fin dall’inzio l’inchiesta sembra puntare a Bertolaso. L’ordinanza di arresto firmata dal gup di Firenze si sofferma per pagine a pagine sui massaggi del capo della protezione civile. Sostiene che in un caso sicuramente c’è stato un rapporto sessuale. Negli altri non è chiaro, ma lui voleva sempre una “certa Francesca”. Lo scopriremo dopo leggendo tutti i rapporti dei Ros: quando il gup gira intorno alla “certa Francesca” sa benissimo chi è: i Ros da settimane l’hanno identificata e perfino interrogata. Sanno tutto anche dell’altra massaggiatrice. Ma si preferisce il dubbio e si lascia il mistero. Che diventa fango. L’Aquila? Terra di sciacalli, altro che ricostruzione. E poco importa che gli sciacalli lì non abbiano avuto nemmeno una commessa. Bertolaso? Un assatanato di sesso. Falso, ma intanto il fango gira. Il G8? Solo corruzione e favori, la cricca degli appalti. Prove nessuna: l’unica è arrivata l’altro giorno dal Tar del Lazio, che ha annullato un appalto della cricca. Quello dell’auditorium di Firenze che nell’inchiesta sembrava raccomandato da Veltroni e vinto da un imprenditore romano. Per il Tar irregolare quello, regolari le gare per la Maddalena. Ma non importa: il biglietto da visita del Cavaliere è stato frantumato nell’immaginario collettivo.
Ora arriva Trani. A guardarla di penale nulla davvero. Ma di effetto politico in campagna elettorale, tanto. Che meraviglioso assist da Trani. Si posa beato sul pasticcio dei Tar che hanno fatto fuori il Pdl da Roma e sconcertato gli elettori. Rischia di funzionare questa volta. Bisogna rifarsi a una massima di Giulio Andreotti: a pensare male si fa peccato. E talvolta ci si azzecca.

*I radicali non sono la sinistra. Non posso dimenticare il “gigante” Marco Pannella l’ultimo giorno del dicembre del 1991 a Osijek, mentre offriva il suo aiuto e l’aiuto del movimento radicale transnazionale alla lotta contro l’aggressione serba. Per me fu un colpo di fulmine, anche se non mi iscrissi mai al partito radicale, da allora ne divenni un acceso sostenitore.
I radicali non sono la sinistra, ma militando troppo a lungo in compagnia di quell’accozzaglia di figuri permeati da sentimenti fortemente antidemocratici, ne hanno subito l’influsso nefasto.

Marco... che delusione!

Friday, November 27, 2009

Ciccio Bello si è svegliato


Finalmente Giorgio "Ciccio Bello" Napolitano si esprime anche a favore della maggioranza degli italiani... o almeno ci prova.

Leggiamo da "Il Giornale:
" Colle: "Magistrati stiano al loro posto" L'Anm: "Bene, ma basta aggressioni"
Roma - Tra premier e toghe interviene il Quirinale. "L’interesse del Paese richiede che si fermi la spirale di una crescente drammatizzazione delle polemiche e tensioni non solo tra opposte parti politiche, ma tra istituzioni investite di distinte responsabilità costituzionali". Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul clima di forte tensione tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e la magistratura. "È indispensabile che da tutte le parti venga uno sforzo di autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche e che quanti appartengono alla istituzione preposta all’esercizio della giurisdizione si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione".

"Stop alla magistratura" Usa parole nette Napolitano, in una dichiarazione alla stampa, a margine di un’udienza in Quirinale, nella quale afferma che "va ribadito che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del parlamento". Parole che si configurano come una risposta a quanto è emerso dall’ufficio di presidente del Pdl, ieri, e ai timori paventati dallo stesso Berlusconi. Nulla, ribadisce Napolitano, può abbattere un governo che ha la fiducia della maggioranza delle Camere "in quanto poggia sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare".

Il resto QUI:

Non facciamo di tutta l’erba un fascio. Non sono molti i magistrati che hanno in disprezzo la democrazia e vagheggiano di governi guidati da pochi eletti (magari loro stessi o i loro mandanti), senza tenere in alcun conto la volontà popolare.
In fondo sono caduti nella stessa trappola che ha ingannato quelle centinaia di giovani che quasi quarant’anni fa si unirono per fondare le Brigate Rosse. In effetti i brigatisti possedevano l’illusoria certezza di rappresentare per la maggioranza degli italiani gli eredi spirituali dei partigiani della guerra di Liberazione. Sappiamo bene che fine fecero.
Quei pochi meschini magistrati che intendono abbattere il governo di Silvio Berlusconi si richiamano certamente ad un’epoca più recente, quando la magistratura godeva di un certo consenso popolare e “Mani pulite” mieteva le sue vittime tra colpevoli ed innocenti.
Ma, ahiloro! Siamo ormai nel 2010, l ’Italia è cresciuta e già oggi si domanda come mai Berlusconi sia oggetto di una persecuzione giudiziaria iniziata, guarda il caso, proprio nel momento del suo ingresso in politica.

Ma si domanda anche perché non venga adottato lo stesso accanimento nei confronti delle mafie, o meglio, perché invece di colpire i mafiosi, i magistrati (alcuni) mettano sotto accusa quegli uomini che hanno inferto dei colpi gravissimi alla mafia. E mi riferisco ovviamente alle innumerevoli accuse rivolte contro il leggendario capitano “Ultimo” (ora colonnello) e contro il generale Mori, capo dei Ros che catturarono Totò Reina (non dimentichiamo che accuse assurde furono rivolte anche contro il Tenente Canale, il braccio destro del giudice Borsellino, e contro altri membri delle forze dell’ordine, che a cavallo tra gli anni ‘80 e ’90, contribuirono a combattere seriamente il fenomeno mafioso).

Ma l’Italia, quella che usa la testa, incomincia pure a interrogarsi sul fatto che quei magistrati proprio adesso scovino dei “pentiti” che si fanno in quattro pur di coinvolgere Berlusconi ed i suoi collaboratori nelle vicende di Cosa Nostra.
E a onor del vero, questo florilegio di ridicole “testimonianze” appare ancora più inverosimile e bizzarro in quanto è proprio durante i governi di Berlusconi che le mafie hanno subito le peggiori sconfitte.
Inoltre non dimentichiamo che soltanto le modifiche proposte e rese operative dall’attuale maggioranza guidata dal Cavaliere hanno reso ancora più rigido il 41bis, cioè il carcere duro per i mafiosi, che già prima delle modifiche del governo, veniva considerato una tortura da una parte dell’opposizione di sinistra (e da parte della mafia).

Soltanto quest’ultimo fatto dovrebbe instillare un minimo dubbio nella mente di quella minoranza di italiani che pendono dalle labbra dei grandi moralizzatori Travaglio e Santoro , o che fino ad ora hanno creduto pedissequamente alle assurde “rivelazioni anti Berlusconi" che si possono trovare trovare sui tanti quotidiani che fanno capo allo “Squalo” De Benedetti.

Dopo le parole di Napolitano cambierà qualcosa? Non credo.
Berlusconi è oggetto di una campagna di odio che difficilmente potrà cessare.
Tuttavia è ormai chiaro che anche se questi ultimi attacchi dovessero finire in un nulla di fatto, si dovrebbe cominciare a temere seriamente per la vita del nostro Premier.

Nota: Tenente Canale, Maresciallo Lombardo e la Falsa antimafia - Chi volesse approfondire legga qui.

Thursday, November 26, 2009

Ok, mi dispiace. Va bene???

Uff, mi irrita ammetterlo ma....
Ok, sono consapevole che “mollare” per un lungo tempo il blue-blog, rappresenta uno sgarbo nei confronti di quei pochi ma sempre importanti lettori che lo visitano.
Il fatto è che io non son certo qui per "far la permanente ai ricci", anzi, il lavoro mi porta a viaggiare spesso e proprio nell’ultimo vagabondaggio è capitato un contrattempo (nulla di grave) che mi ha costretto a restare lontano dalla tastiera per un certo periodo.
Da una decina di giorni, mi trovo nuovamente sulla sponda più sfigata del Danubio, ma conto di tornare per qualche giorno in Italia (lo scorso agosto ho trascorso ben 2 giorni 2 a Udine) e nella mia amata Slavonia.
Nel frattempo cercherò di aggiornare RRR, anche perchè oltre ad un post da completare, vorrei scrivere qualcosina in più: molti sono gli spunti che la disgraziata situazione italiana ci ha offerto in questo periodo...

Wednesday, September 23, 2009

Abbandonare l'Afghanistan è una follia Possibili scenari.



Prendo lo spunto da un commento di Elly al post qui sotto, per postare alcune considerazioni sull'eventuale ritiro dei nostri soldati.
Ovviamente già il titolo non nasconde quale sia il Fosca- pensiero riguardo all'abbandono di quel Paese.


Per chi vorrebbe il ritorno dei soldati dall’Afghanistan, anche perché potrebbero risultare utili in patria per contrastare il terrorismo fondamentalista, si potrebbe ribattere che sono centinaia i musulmani “europei”, “americani”, australiani che partono dalle loro terre di “adozione” per raggiungere l’Afghanistan e per combattere contro le forze della coalizione. Questo non tanto perché i maomettani sono attaccabrighe di professione, quanto perché loro hanno ben capito, a differenza di molti di noi, l’importanza di combattere quella guerra.

Le analisi semplicistiche (o furbe) vorrebbero farci credere che siamo in Afghanistan solamente per togliere il Burka alle donne o, peggio, per controllare un territorio che potrebbe fungere da importante punto di transito del petrolio proveniente ad esempio da alcune repubbliche ex sovietiche.
In verità, stentiamo a comprendere ciò che i musulmani sanno molto bene: combattere in quel Paese significa difendere la nostra civiltà.

L’Unione Sovietica, è letteralmente crollata poco tempo dopo il ritiro dall'Afghanistan.
Ebbene, i fondamentalisti sono fermamente convinti che la fine dell’Unione Sovietica e del comunismo sia da attribuire all’intervento divino che ha voluto così colpire chi voleva portare l’ateismo nei loro territori.

Adesso mettiamo che per ipotesi le forze della nato decidessero di mollare l’Afghanistan per un motivo squisitamente occidentale e quanto mai plausibile: l’elevato costo dell’operazione (in denaro, non in vite umane) che alla fine non viene compensato da risultati eclatanti.
Quale pensate sarebbe la reazione dei fondamentalisti (di tutto il mondo)? Ve lo dico io.

“L’Occidente si è arreso all’Islam, semplicemente perché è impossibile vincere contro il popolo prediletto da Allah ”. E se non può vincere, può essere vinto.
E conquistato.
Di più, dal momento che per i maomettani chi si arrende non è certo degno dell’onore delle armi, ma è un perdente, il “Guai ai Vinti” diventerebbe il nuovo motto del fondamentalismo islamico e la “Riconquista” inizierebbe il giorno dopo il ritiro delle truppe.

Con molta probabilità, il terrorismo si propagherebbe in tutto il mondo occidentale, mentre da subito, i governi dei Paesi vicini come il Pakistan potrebbero capitolare e finire sotto il controllo dei fondamentalisti (con le terribili conseguenze che possiamo ben immaginare).
Mentre il Medio Oriente verrebbe attraversato da un ondata di fanatismo religioso, le violente insurrezioni degli immigrati maomettani bloccherebbero le capitali europee, inoltre si replicherebbe decine di volte “L’11 settembre”, nella diabolica e quanto mai errata convinzione che l’Occidente, pur di evitarsi ulteriori sofferenze, offrisse la sua resa, lasciandosi conquistare docilmente.
Personalmente a questa ultima ipotesi non credo, la “riconquista dolce” che si sta attuando in questo momento in Europa, a mio avviso, ha maggiori probabilità di successo.
Tuttavia, sono fermamente convinto che una eventuale decisione di abbandonare la guerra contro i talebani, che in definitiva è una guerra contro il fondamentalismo islamico che minaccia le nostre libertà , porterebbe agli scenari descritti e ad un periodo di rovine e disastri per l’umanità.

E allora mi chiedo: perché rischiare? Invece, tutte le forze della coalizione dovrebbero impegnarsi maggiormente in Afghanistan, abbandonando peraltro quel pudore che colpisce noi occidentali (non certo loro) quando rimangono uccisi anche degli innocenti . E basta con i piagnistei quando muoiono i nostri soldati. In fondo sono veramente pochi, rispetto ai tanti maomettani che ogni giorno, per fortuna, cadono sotto il fuoco delle nostre armi.

I nostri avi hanno combattuto affinché noi vivessimo in un mondo libero, noi abbiamo la responsabilità di conservare le libertà che ci sono state affidate. Per questo non dobbiamo tirarci indietro e, non mi stanco di ripeterlo, dobbiamo combattere con più forza e determinazione, affinché la nostra vittoria sia bruciante per le bestie maomettane.
Più umiliante sarà la loro sconfitta, maggiore sarà il periodo di pace di cui potremo godere.

E chi non è d'accordo, si fotta.

Monday, September 21, 2009

Kabul, la Folgore, gli innocenti, gli imbecilli.


Alcuni nostri soldati hanno perso la vita in Afghanistan: ok, è accaduto. In guerra occorre mettere in conto anche questo. Pertanto non mi assocerò né ai lamenti, né alle polemiche di questi giorni. Certamente sono dispiaciuto, soprattutto per il dolore che ha colpito le famiglie dei militari, ma a mio avviso, il miglior modo di onorare i paracadutisti deceduti è andare avanti, rinforzando la missione in quei territori.
D’altra parte, se l’offensiva contro il terrorismo fondamentalista ha provocato parecchi morti tra i militari della coalizione, i talebani non cantano certamente vittoria: vengono sistematicamente annientati in battaglia; i risultati più rilevanti, ma solo dal punto di vista mediatico, li ottengono solamente quando i servizi di intelligence falliscono, le informative tardano o non sono dettagliate, e le bombe scoppiano.... Sono vittorie di Pirro che a nulla varrebbero se non fossero così enfatizzate dalla stampa occidentale che per altro non tralascia mai di porre enfasi anche sul numero dei civili o presunti tali, uccisi durante le incursioni delle forze alleate.
Già i civili, altro punto dolente di questa guerra.
Chi chiede con forza l’abbandono dell’Afghanistan al suo destino, non si stanca di rammentarci il costo di quella guerra in vite “innocenti” . Ma la stampa cosiddetta “umanitaria” ed i pacifisti/finti fingono di ignorare un particolare assai importante della guerra asimmetrica dei maomettani (tutti): l’utilizzo degli “innocenti” come scudi umani.
Non mi stancherò di ripeterlo: dall”Iraq, alla Somalia, all’Afghanistan, a Gaza, bambini, donne, anziani, sono soltanto degli strumenti nelle mani di quelle bestie.
L’impatto emotivo che la morte dei civili suscita tra gli occidentali è già un trionfo per loro.

Apro una parentesi, perché a questo proposito mi torna alla mente la battaglia che avvenne a Mogadiscio nel 1993, quando una pattuglia di carri italiani di ritorno da una missione, rimase intrappolato tra le barricate alzate immediatamente dopo il loro passaggio, ed una folla di donne e bambini urlanti che fungevano da scudo ai miliziani. Questi ultimi, così protetti, furono in grado di martellare incessantemente i militari italiani con colpi di kalashnikov e di RPG.
Gli italiani avrebbero annichilito facilmente quel fronte di fuoco, ma dagli alti comandi (ben sicuri nelle loro roccaforti) giunse l’ordine di non rispondere con le armi pesanti, per il timore di provocare una strage tra i civili.
E’ chiaro che ciò era stato accuratamente calcolato dalle milizie di Aidid.

Quando si aprirono nuovi fronti offensivi, e alcune squadre italiane, con molti feriti, vennero circondate dai miliziani, si impedì nuovamente il ricorso alle mitragliatrici, mentre si comandò alle unità incursori di eliminare i centri di fuoco.
Durante una di queste azioni (suicide) morì l’ottimo sottufficiale e paracadutista da sempre Stefano Paolicchi.
Poi la situazione prese una piega diversa: i miliziani ricevettero nuovi rinforzi e gli italiani persero inspiegabilmente il contatto radio con gli “alti comandi”. Questo ultimo fatto fu decisivo per la sorte di quella battaglia, perché autonomamente si decise di proteggere i soldati accerchiati ed i feriti utilizzando la valida copertura di fuoco delle mitragliatrici M-60 e dei TOW dell’elicottero A 129, che dall’alto seguiva le operazioni.
Alla fine della giornata gli italiani ripiegarono ormai in sicurezza, ma tre di loro erano morti, mentre 19 furono i feriti. Tuttavia il bilancio delle perdite delle bestie di Aidid fu molto pesante: più di 200 morti, compresi anche qualche decina di civili di cui penso che sinceramente ”non se ne fregò nessuno” (e va bene così).
Chiusa parentesi.

Come ho già scritto in un precedente post, l’utilizzo di civili come scudi umani non significa che i maomettani siano anche dei vigliacchi: si può testimoniare di molti casi in cui i musulmani si sono comportati da leoni in battaglia, cioè la minore esperienza sul campo veniva compensata dal loro coraggio (e dall’incoscienza).
Per contro, molti occidentali che conoscono il problema, sono indotti a credere che la vita delle donne e dei bambini non abbia alcun valore per i musulmani e che pertanto siano facilmente sacrificabili. Secondo me non è esattamente così: un valore ce l’hanno, perché sia se vengono uccisi, sia se la loro presenza dissuade gli avversari dal rispondere al fuoco (come accadde a Mogadiscio), apportano comunque un vantaggio fondamentale.
Intendiamoci, tutto ciò è soltanto il prodotto di una civiltà barbara che noi non possiamo comprendere a fondo utilizzando il metro della nostra cultura.


Vorrei anticipare l’oggetto del prossimo post, ritornando per un attimo ai morti italiani a Kabul, ma soltanto per ricordare alcuni giudizi espressi da persone che d’umano hanno poco, magari l’aspetto esteriore, ma il loro cervello (se esiste) a mio avviso, è certamente più simile ad un maleodorante cesso alla turca con problemi di intasamento.
Queste persone in verità sono più bestie delle bestie fondamentaliste, perché pur essendo italiani, trovano conforto nel sapere che degli italiani come loro (che chiamano “fascistelli e mercenari”), sono morti in Afghanistan.
Sinceramente mi chiedo come sia possibile che i nazisti subumani che scrivono su questa cloaca, non si rendano conto che le parole sono importanti e le conseguenze di frasi avventate, possono essere imprevedibili. Forse aldilà di quanto quelle bestie possano immaginare.
Per mio conto, mi preme aggiungere che negli anni trascorsi nella Folgore non mi sono mai scontrato con fascistelli o mercenari*1, ma con professionisti che, nella quasi totalità dei casi*2, me compreso, avevano abbracciato il mestiere delle armi per motivi ideali e non politici.

  1. approfondiremo
  2. ho certamente incontrato dei militari (pochi) che avevano scelto di arruolarsi per necessità, o perché "conquistati" dal posto statale. "Che ci 'vuo fa' "

Blogger fa le bizze

Ok, sono tornato sul blue-blog. La novità irritante è che Blogger mi ha pubblicato due post fregandosene del mio consenso.
In soldoni, avevo salvato nelle bozze ciò che avevo scritto e per caso l’ho ritrovato pubblicato. Ok, poco male. Ho apportato qualche correzione e ho eliminato qualche refuso o commentino personale, che solitamente rimane nascosto.
Per evitare che questi inconvenienti accadano anche in futuro, almeno per qualche tempo tornerò alla sana e vecchia abitudine di scrivere il post su Word per poi trasferirlo su Blogger.
E’ una seccatura, però!